Una vita da fumetto #18 – Traslochi

Le cose importanti

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Recensione “Yesterday” (2019)

Seppur diretto da Danny Boyle, “Yesterday” è un film di Richard Curtis a tutti gli effetti. Il problema con Curtis, in questo caso sceneggiatore, è che ti fa sempre innamorare delle sue protagoniste: la Keira Knightley di “Love Actually” è sempre da qualche parte nei miei sogni più romantici, Marianne di “I love Radio Rock”, presentata sulle note di Otis Redding, mi fa ancora battere il cuore, per non parlare di Rachel McAdams in “Questione di tempo”, che è la donna da amare per eccellenza. Vedete, i film di Richard Curtis, che abbia firmato la sceneggiatura o la regia, mi hanno aiutato a innamorarmi, su questo non c’è dubbio. Parafrasando Nick Hornby: vedevo un suo nuovo film, con una scena che mi scioglieva dentro, e prima che me ne accorgessi stavo già cercando qualcuna, e prima che me ne accorgessi, l’avevo già trovata. Il cinema di Richard Curtis ti fa perdere in una specie di trasognamento e a quel punto hai bisogno di qualcuna da sognare, e poi la trovi, e allora, beh, cominciano i guai.

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Recensione “C’era una volta… a Hollywood” (“Once Upon a Time… in Hollywood”, 2019)

Quando sei in sala e ti viene voglia di applaudire durante la proiezione, significa che stai guardando un film di Quentin Tarantino. “C’era una volta… a Hollywood” amplia ancor di più gli orizzonti del cineasta californiano, che stavolta mette su un enorme omaggio al cinema degli anni 60, riuscendo ad emozionarci per poi farci esplodere in risate fragorose. In oltre due ore e mezza troviamo un po’ di tutto: dal consueto citazionismo spinto (tra cui il periodo d’oro dei western all’italiana) a personaggi reali inseriti in un contesto che si può definire solo con un aggettivo: tarantiniano.

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Capitolo 270

Casa nuova, vita vecchia: questo che state leggendo è il primo capitolo della mia vita da cinefilo scritto nella mia nuova dimora, ancora mezza vuota e invasa da pacchi e scatoloni, con la connessione internet del cellulare in attesa dell’allaccio, ma pronta ad una svolta epocale: per evitare di traslocare quattro pacchi pieni di dvd e per migliorare sensibilmente la qualità della visione, ho deciso che, lentamente e con 130 anni di ritardo, comincerò a trasformare la collezione di dvd in una collezione di blu ray. Ci vorranno pazienza e dedizione (e molti mercatini dell’usato), ma presto o tardi avrò la mia nuova collezione di film. Vi terrò aggiornati.

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Recensione “It – Capitolo 2” (2019)

Due anni dopo il successo del primo capitolo di “It” e ventisette anni dopo i fatti accaduti allora, Pennywise è tornato e sembra più arrabbiato che mai. I “perdenti” sono cresciuti, hanno dimenticato il passato e sono diventati tutti persone di successo (tranne Mike, l’unico ad essere rimasto nel Maine e a non aver dimenticato). La bellezza delle pagine di Stephen King, seppur con molte licenze, riprende vita nel lavoro di Muschietti, dove l’horror, come nel romanzo, è soltanto un pretesto per raccontare molto di più: la forza soverchiante della memoria, le paure dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi, i traumi infantili e il modo in cui riescono ad incidere sulla psiche ma soprattutto la magia del crescere insieme, nonostante la brutalità del mondo, e del ritrovarsi ancora una volta, adulti senza essere davvero cresciuti, ancora spaventati dai traumi di un passato nascosto nei labirinti della mente e mai davvero dimenticato.

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Capitolo 269

Da che mondo è mondo, l’inizio del Festival di Venezia ma soprattutto quello del campionato di calcio segnano definitivamente l’inizio di una nuova annata, qualunque sia la data. L’estate tramonta malinconicamente alle nostre spalle mentre ci prepariamo ad altri dodici mesi di film, serie tv e tutto quanto. Avete ricaricato le batterie? Siete pronti per una nuova stagione? Io vi rispondo appena finisco il trasloco. Buon 2019/2020 a tutti voi!

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A proposito di “Blinded By The Light”, Springsteen e Noi

Il rapporto tra Springsteen e i suoi fan è quanto di più viscerale possa esistere nel mondo della musica (guardate ad esempio il bellissimo documentario “Springsteen and I”) e non è una sorpresa se il film “Blinded By The Light” utilizzi le sue canzoni per spingere un ragazzo inglese di famiglia pachistana, costretto a crescere in una città grigia in cui il futuro che è stato confezionato per lui gli sta strettissimo, fuori dai confini dei suoi desideri, sia geografici che sentimentali (e sorprende ancor meno che il film sia tratto da una storia vera). A me è capitata più o meno la stessa cosa e immagino, come a me, anche a centinaia di altri fan del Boss.

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Recensione “Blinded By The Light” (2019)

C’è un curioso rapporto tra il cinema e Bruce Springsteen. Il Boss, uno dei cantautori più amati al mondo, aveva partecipato ad un divertente cameo nel film cult “Alta Fedeltà” di Stephen Frears. Prima di allora Sean Penn, nel suo debutto alla regia, aveva basato il suo “Lupo Solitario” interamente sulla canzone “Highway Patrolman” del Boss. In seguito le sue canzoni hanno ispirato splendidi documentari (“Springsteen and I”) o ancora altri film (“Thunder Road”, meravigliosa pellicola indipendente purtroppo inedita in Italia).

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Capitolo 268

In teoria notte di San Lorenzo, stelle cadenti, desideri. In pratica 40 gradi, città deserta, cinema e serie tv. Da che mondo è mondo agosto è il mese peggiore dell’anno, quest’anno è ancora peggio del solito, soprattutto quando ti sei fatto le vacanze a luglio e ora devi muoverti per Roma neanche fossi il protagonista di “28 giorni dopo” o Will Smith in “Io sono leggenda”. Se stasera dovessi vedere una stella cadente, le chiederò di far arrivare la fine del mese più velocemente possibile.

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