Recensione “El Camino” (2019)

L’attesa è finita: 6 anni dopo la fine di “Breaking Bad” possiamo finalmente conoscere il destino di Jesse. Il film è esattamente come ce lo si poteva aspettare, almeno da un punto di vista narrativo: 80% fan service, 20% vero film. Per usare le parole dello stesso Vince Gilligan, creatore della serie e regista del film, “El Camino” è un costante deja vu, una rimpatriata di volti noti che scorre davanti allo schermo, tra passato e presente.

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Recensione “Joker” (2019)

Anche in una macchina perfettamente oliata, la rottura di un ingranaggio può provocare gravi disastri. Se poi quella macchina è la società in cui viviamo, la follia di uno dei suoi ingranaggi può allora destabilizzare l’intero sistema: secondo la Treccani infatti la società è un “Insieme di uomini organizzato sulla base di un sistema più o meno strutturato di rapporti naturali, economici, culturali, politici”. Ma cosa succede se i rapporti sono sbilanciati, crudeli, oppressivi?

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Capitolo 271

Finalmente è arrivata la mia stagione preferita: l’autunno. Oggi mi arriva anche il divano per la casa nuova e la squadra divano/autunno/film sarà finalmente pronta per scendere in campo. Nel frattempo, come vi dicevo, mi sto liberando della mia collezione di dvd per passare o al blu ray o direttamente al noleggio online, per questione di spazio e di qualità. Più di 200 dvd da portare a vendere al mercatino dell’usato. Ieri li stavo tirando fuori dalle scatole e ho cominciato a ricordare dove mi trovavo e in che occasione ho comprato gran parte dei film che possiedo: il cofanetto de “La Storia Infinita” comprato la prima volta che sono stato a Napoli o il dvd di “Fino all’ultimo respiro” che trovai su una bancarella di Parigi, per fare un esempio. Toccare quei cofanetti con mano è stato un bel viaggio nel passato. Ad ogni modo, no regrets!

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Recensione “Yesterday” (2019)

Seppur diretto da Danny Boyle, “Yesterday” è un film di Richard Curtis a tutti gli effetti. Il problema con Curtis, in questo caso sceneggiatore, è che ti fa sempre innamorare delle sue protagoniste: la Keira Knightley di “Love Actually” è sempre da qualche parte nei miei sogni più romantici, Marianne di “I love Radio Rock”, presentata sulle note di Otis Redding, mi fa ancora battere il cuore, per non parlare di Rachel McAdams in “Questione di tempo”, che è la donna da amare per eccellenza. Vedete, i film di Richard Curtis, che abbia firmato la sceneggiatura o la regia, mi hanno aiutato a innamorarmi, su questo non c’è dubbio. Parafrasando Nick Hornby: vedevo un suo nuovo film, con una scena che mi scioglieva dentro, e prima che me ne accorgessi stavo già cercando qualcuna, e prima che me ne accorgessi, l’avevo già trovata. Il cinema di Richard Curtis ti fa perdere in una specie di trasognamento e a quel punto hai bisogno di qualcuna da sognare, e poi la trovi, e allora, beh, cominciano i guai.

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Recensione “C’era una volta… a Hollywood” (“Once Upon a Time… in Hollywood”, 2019)

Quando sei in sala e ti viene voglia di applaudire durante la proiezione, significa che stai guardando un film di Quentin Tarantino. “C’era una volta… a Hollywood” amplia ancor di più gli orizzonti del cineasta californiano, che stavolta mette su un enorme omaggio al cinema degli anni 60, riuscendo ad emozionarci per poi farci esplodere in risate fragorose. In oltre due ore e mezza troviamo un po’ di tutto: dal consueto citazionismo spinto (tra cui il periodo d’oro dei western all’italiana) a personaggi reali inseriti in un contesto che si può definire solo con un aggettivo: tarantiniano.

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Recensione “It – Capitolo 2” (2019)

Due anni dopo il successo del primo capitolo di “It” e ventisette anni dopo i fatti accaduti allora, Pennywise è tornato e sembra più arrabbiato che mai. I “perdenti” sono cresciuti, hanno dimenticato il passato e sono diventati tutti persone di successo (tranne Mike, l’unico ad essere rimasto nel Maine e a non aver dimenticato). La bellezza delle pagine di Stephen King, seppur con molte licenze, riprende vita nel lavoro di Muschietti, dove l’horror, come nel romanzo, è soltanto un pretesto per raccontare molto di più: la forza soverchiante della memoria, le paure dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi, i traumi infantili e il modo in cui riescono ad incidere sulla psiche ma soprattutto la magia del crescere insieme, nonostante la brutalità del mondo, e del ritrovarsi ancora una volta, adulti senza essere davvero cresciuti, ancora spaventati dai traumi di un passato nascosto nei labirinti della mente e mai davvero dimenticato.

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Recensione “Blinded By The Light” (2019)

C’è un curioso rapporto tra il cinema e Bruce Springsteen. Il Boss, uno dei cantautori più amati al mondo, aveva partecipato ad un divertente cameo nel film cult “Alta Fedeltà” di Stephen Frears. Prima di allora Sean Penn, nel suo debutto alla regia, aveva basato il suo “Lupo Solitario” interamente sulla canzone “Highway Patrolman” del Boss. In seguito le sue canzoni hanno ispirato splendidi documentari (“Springsteen and I”) o ancora altri film (“Thunder Road”, meravigliosa pellicola indipendente purtroppo inedita in Italia).

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Recensione “L’Ospite” (2019)

Dopo “Orecchie”, uno dei film italiani più interessanti del decennio, Daniele Parisi e Silvia D’Amico tornano in quel che si potrebbe definire una sorta di seguito ideale del film di Alessandro Aronadio. Stavolta alla regia c’è il fiorentino Duccio Chiarini e al centro della storia ci sono coppie in crisi, coppie che scoppiano o in bilico tra diverse possibilità.

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Capitolo 266

Più di un mese è passato dall’ultimo capitolo di “Una vita da cinefilo” e tantissime cose sono cambiate: Totti non è più alla Roma, ho traslocato, è cominciata l’estate, sono uscite le nuove stagioni di due delle mie serie tv preferite, sono stato in Grecia per lavoro e ora sono nella mia residenza pugliese, in quella che potremmo definire vacanza (ma con il mio lavoro non posso mai chiamarla davvero vacanza: c’è sempre qualche email da inviare, qualche cosa da aggiornare, qualche immagine a cui lavorare…). Per tutti o quasi tutti questi motivi il tempo per vedere film è stato davvero poco, soltanto cinque film nell’ultimo mese. Ma si sa, è estate, il periodo in cui il tempo è una questione relativa, in cui le ore si dilatano e si restringono a seconda dell’umore, della giornata, del calciomercato e di tantissimi altri fattori. Che la passiate lavorando o in relax, buona estate a tutti voi e a tutte voi.

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Recensione “Dark” – Stagione 2 (2019)

Bentornati a Winden, anche se, come ormai abbiamo compreso, non è importante il dove, ma il quando. La serie tedesca, un cult istantaneo alla sua uscita nel dicembre del 2017, ritorna con una seconda stagione che invece di dissipare i dubbi, li amplifica, in un loop di intermittenze cerebrali che potrebbe quasi far invidia a David Lynch (ho detto quasi, non scaldatevi). Un consiglio: all’inizio di questa seconda stagione non è previsto alcun riassunto della prima, quindi fareste bene a rivedere la stagione precedente se volete minimamente sperare di comprendere qualcosa di questa nuova appena uscita (altrimenti visitate questo sito, creato appositamente da Netflix per aiutare a districarvi). Pronti a saltare nel tempo? Dopo l’immagine della macchina del tempo si entra in una pericolosissima zona Spoiler, quindi siete avvisati. La materia oscura ci sta per avvolgere…

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