Oscar 2018: Le scene più belle dei candidati come Miglior Film

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Ho finalmente visto tutti e nove i film candidati come Miglior Film ai prossimi Academy Awards. Si tratta di nove film senza dubbio interessanti, alcuni bellissimi, altri un po’ meno, ma una cosa è certa: ognuno di essi è una conchiglia che racchiude una o più perle al suo interno. In ognuno di essi c’è (almeno) una scena che ci ha dato grandi emozioni, sensazioni che porteremo con noi fino alla cerimonia del 4 marzo, notte in cui si svolgerà la novantesima edizione degli Oscar. In seguito affronteremo l’annosa questione riguardante chi vincerà e chi spero che vinca (anche per quanto riguarda le altre categorie, stay tuned), nel frattempo andiamo a goderci una carrellata di scene selezionate e raccontate dal sottoscritto: una per ognuno dei nove film nominati come Best Picture. Ovviamente, per quanto riguarda i film che non avete ancora visto, è consigliabile saltare la lettura per evitare spoiler e rivelazioni importanti.

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Il meglio del Sundance Film Festival 2018

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Si è concluso due giorni fa il Sundance, festival di cinema indipendente creato da Robert Redford, ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per i cinefili di tutto il mondo: basti pensare che a questo festival, negli anni, sono state presentate pellicole come “Le Iene”, “The Blair Witch Project”, “Little Miss Sunshine”, “Donnie Darko”, “Clerks”, “Moon”, “500 Giorni Insieme”, “Whiplash”, “Boyhood”, “Manchester by the sea”, “Prossima Fermata: Fruitvale Station” o la sorpresa degli Oscar 2018 “Scappa – Get Out”, solo per fare alcuni nomi. L’edizione 2018 è stata vinta da “The Miseducation of Cameron Post” di Desiree Akhavan, film ambientato in un centro di conversione per omosessuali. Non potendo fisicamente essere a Park City, nello Utah (anche perché al Festival sono ammessi solo corrispondenti di testate statunitensi), sono andato a fare le pulci a qualche sito americano per cercare i migliori titoli di questa edizione. Chissà quali di questi film riusciremo a vedere in Italia, nel frattempo lasciamoci incuriosire da questa lista…

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Masters of Cinematography #6 – Janusz Kaminski

Sta per arrivare anche in Italia il nuovo film di Steven Spielberg, “The Post”, con Tom Hanks e Meryl Streep. Quale migliore occasione per un nuovo capitolo di Masters of Cinematography se non questa, da dedicare al direttore della fotografia che ha reso grande il cinema di Spielberg negli ultimi venticinque anni? Sto parlando del polacco Janusz Kaminski, in profumo di nomination all’Oscar proprio con “The Post”. Kaminski di statuette ne ha già vinte due (nel 1994 per “Schindler’s List” e nel 1999 per “Salvate il soldato Ryan”), da aggiungere ad altre quattro nomination per la migliore fotografia (“Amistad”, “Lo scafandro e la farfalla”, “War horse”, “Lincoln”). Kaminski, nato a Ziebice nel 1959, arriva negli Stati Uniti nel 1981 come rifugiato politico e sei anni più tardi ottiene una laurea in cinema al Columbia College di Chicago. Sarà l’incontro con Spielberg e lo straordinario lavoro svolto in “Schindler’s List” a cambiargli la carriera, rendendolo uno dei nomi più importanti nel panorama della fotografia cinematografica.

Speciali precedenti:
#1 Nestor Almendros
#2 Vittorio Storaro
#3 Roger Deakins
#4 Emmanuel Lubezki
#5 Sven Nikvist

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Schindler’s List (Steven Spielberg)

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Top 20 – I migliori film del 2017

E anche il 2017 è volato via… Un altro anno pieno di cinema, di immagini, di piccole e grandi emozioni. Siamo stati comodamente seduti sulla poltroncina del cinema, tuttavia, seppur immobili, abbiamo cantato, ballato e pianto nella città delle stelle, abbiamo sentito il freddo gelido del Massachusetts, riscoperto le vie della Forza, comunicato con intelligenze superiori e provato davvero ogni genere di emozione. Come da tradizione, ecco la classifica dei miei migliori film dell’anno, stilata in base alle pellicole uscite nelle sale italiane nel 2017: è sempre bene ripetere che si tratta di una classifica che riflette i gusti personali del sottoscritto e non pretende di ergersi come verità assoluta per ciò che riguarda il cinema di quest’anno solare. Si tratta di una classifica di emozioni, piuttosto che di film, da queste parti siamo fatti così. Premesso ciò, voi che titoli avreste inserito?

1. La La Land (Damien Chazelle)
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Cosa vedremo nel 2018: da “Lady Bird” a Steven Spielberg

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Il 2017 è ormai agli sgoccioli e manca davvero poco prima di poter archiviare l’annata: la mia tradizionale Top20 annuale è praticamente pronta (devo recuperare un paio di cosette prima di poterla pubblicare ufficialmente), devo sopravvivere al Natale e soprattutto ai 90 minuti di Juventus-Roma. Poi potrò definitivamente proiettarmi verso il nuovo anno, ai nuovi film che vedremo, alle nuove emozioni che proveremo. Andiamo allora a dare un’occhiata ai titoli più attesi del 2018. Ovviamente sono i più attesi da me, non c’è neanche bisogno di dirlo, quindi se cercate porcate con i supereroi e missioni impossibili avete proprio sbagliato sito.

Tutti i soldi del mondo: Si è parlato tanto di questo film, soprattutto per la clamorosa sostituzione di Kevin Spacey, rimpiazzato da Christopher Plummer. Si tratta pur sempre di Ridley Scott, motivo per cui sarà probabilmente questo il primo film da vedere del 2018.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri: Tra i film più belli del 2018 e probabilmente la cosa più bella che vedrete a gennaio. L’ho già visto e lo rivedrò volentieri, è bellissimo. Dal regista di “In Bruges”.

Ella & John: Il primo film americano di Paolo Virzì fa pensare molto ad una pellicola di Alexander Payne. Protagonisti attempati, una grande voglia di vivere e poi la strada, il viaggio, l’avventura. Dal trailer sembra il classico film per me. Mi aspetto grandi cose.

The Shape of Water: Il nuovo film di Guillermo Del Toro ha vinto Venezia, un biglietto da visita niente male e senza dubbio un ottimo motivo per andare al cinema.

L’ora più buia: Winston Chuchill è un personaggio che merita un approfondimento cinematografico e a quanto pare Gary Oldman, nei suoi panni, è davvero straordinario. Motivo in più per guardarlo.

Chiamami col tuo nome: Il nuovo film di Luca Guadagnino negli Stati Uniti sta facendo sfracelli, sembra essere uno dei film più belli dell’anno. Mi incuriosisce, anche se nei confronti del regista non ho mai grandi aspettative.

Downsizing: Un regista per il quale invece ho sempre enormi aspettative, che non vengono mai disattese, è Alexander Payne, presenza fissa nella mia personale Top 5 di registi ancora in attività. Ovviamente lo andrò a vedere anche stavolta.

The Post: Steven Spielberg, Tom Hanks, Meryl Streep. Scusate se è poco.

Isle of Dogs: Ma quanto c’è mancato Wes Anderson? Nel 2018 tornerà con un nuovo film in stop motion, che dal trailer si preannuncia S T U P E N D O. Attesa spasmodica.

Logan Lucky: Il film di Soderbergh, già visto alla Festa del Cinema di Roma, è un bello spasso e merita senza dubbio un salto al cinema. Cast incredibile e un ottimo livello di intrattenimento.

Don’t Worry: Non so se arriverà in Italia nel 2018, ma è un film di Gus Van Sant e da queste parti un film di Gus Van Sant significa “andare al cinema immediatamente”.

Han Solo – A Star Wars Story: Vabbè ma di che stiamo parlando? Per un drogato di Star Wars uno spin off su Han Solo diretto da Ron Howard è un appuntamento da cerchiare in rosso sul calendario (a proposito, esce il 23 maggio).

Io sono tempesta: Daniele Luchetti è un regista che amo molto, tra l’altro sono stato suo studente ed ho avuto modo di constatare quanto sia splendido come persona. I suoi film non mi hanno mai deluso, motivo per cui questa sua ultima fatica meriterà senz’altro una capatina al cinema.

La profezia dell’armadillo: Se tutto va bene dovrebbe uscire nel 2018 il film tratto dal primo libro di Zerocalcare. La trasposizione un po’ mi preoccupa, ma la curiosità è tanta.

I Tonya: Uno dei film più belli del 2018 (sicuramente sarà sulla mia Top 20 del prossimo anno). Margot Robbie è bravissima e il film è girato divinamente. Da non perdere perché è davvero molto bello. Segnatevelo.

Loro: Figuratevi se mi perdo il nuovo film di Paolo Sorrentino. Altra grande attesa, è un regista che mi piace moltissimo.

Ore 15.17 – Attacco al treno: Clint Eastwood da qualche anno a questa parte sta perdendo parecchi colpi, ma il suo nuovo film, interpretato dagli stessi ragazzi che hanno vissuto la storia vera di questo attentato, desta parecchia curiosità.

Vita e morte di John F. Donovan: Xavier Dolan e Jessica Chastain sono due nomi di grande richiamo per il sottoscritto: il più grande talento registico emerso nell’ultimo decennio con una delle migliori attrici della sua generazione. Impensabile perdermelo.

A Ghost Story: Ancora non c’è una data di uscita, quindi non è detto che lo potrete vedere ma vi auguro davvero di sì, con tutto il cuore, perché per quanto mi riguarda è uno dei film più belli che ho visto quest’anno (non essendo uscito in sala però non potrà rientrare nella mia classifica). Con Casey Affleck in lenzuolo bianco e Rooney Mara. Stupendo.

Last Flag Flying: Anche in questo caso non c’è ancora una distribuzione italiana, ma non posso pensare che un film di Richard Linklater non esca al cinema da noi, quindi penso proprio che presto avremo qualche buona notizia. Neanche a dirlo, il film è meraviglioso e Bryan Cranston meriterebbe almeno una nomination agli Oscar (cosa che non avverrà visto che finora è stato snobbato da tutte le premiazioni). Imperdibile.

Soldado: Il seguito di “Sicario” uscirà a giugno negli Stati Uniti. Se tutto va bene riusciremo a vederlo anche noi il prossimo anno. Alla regia Stefano Sollima. Grande curiosità, io un euro ce lo punto.

Ready Player One: Film di fantascienza distopica diretto (ancora!) da Steven Spielberg. Anche questo uscirà negli States nel 2018, speriamo di non dover aspettare troppo per vederlo anche qui da noi.

Lady Bird: Dulcis in fundo, il mio film più atteso del 2018. Sto impazzendo all’idea che non potrò vederlo prima di aprile (a meno di non riuscire a trovare un dvd americano su Amazon…). Il film d’esordio di Greta Gerwig, che qui sul blog è praticamente di casa, sta riscuotendo un successo senza precedenti negli Stati Uniti e ha tutti gli elementi per diventare uno dei miei film preferiti del decennio. Sono pronto a scommettere che finirà sul podio della mia prossima Top 20…

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“Una Vita da Cinefilo” e l’esplosione dei Cineblogger

Il numero di novembre della rivista “8½”, progetto editoriale realizzato da Cinecittà, è incentrato interamente sul fenomeno dei cineblogger, ovvero la critica cinematografica online. All’interno del magazine, tra gli altri contenuti, troviamo una bella lista con i 10 blog cinematografici “più autorevoli, innovativi, efficaci e originali”. Pensate un po’, il nostro amato “Una Vita da Cinefilo” è all’interno di questo elenco (segue “ooooh” di stupore), al fianco di colleghi molto più illustri come “I 400 calci” o “L’antro atomico del Dr. Manhattan”, per citarne un paio. “Ciò che rende Una Vita da Cinefilo meritevole di una visita è la competenza spontanea e mai accademica del suo autore, amante di Nick Hornby tanto da parafrasare nel titolo un saggio dello scrittore (Una vita da lettore) e da replicarne lo stile genuino e professionale”. In fondo all’articolo il blog è definito “un bar vivace e sereno contro il logorante baccano dei moderni social network”. Nelle immagini la copertina del numero di novembre e l’articolo completo dedicato a “Una Vita da Cinefilo” (cliccateci sopra per leggerlo). Sempre bello vedersi riconosciuto un merito e vedere apprezzati tanti sforzi, ancor di più se a farlo è un professionista stimato e competente come Emanuele Rauco, che ringrazio di cuore. Se vi interessa sfogliare online il numero dedicato ai cineblogger potete farlo a questo link, per il resto questo è l’ultimo post autocelebrativo di questo mese, ve lo prometto. Grazie e, oh, se il baccano dei social network sarà talmente logorante da rovinarvi le Feste, ora sapete dove trovare un po’ di serenità.

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Gli ultimi Jedi siamo noi

“Gli Ultimi Jedi”, il nuovo episodio della saga di “Star Wars”, è finalmente nei cinema di tutto il mondo, due ore e mezza di imprese mirabolanti pervase da una genuina gioia di sentirsi bambini, seduti al sicuro sulla poltroncina di una sala buia a fare il tifo per i buoni. Siete già andati a vederlo? Se sì, potete andare tranquillamente avanti nella lettura, piena di spoiler, al contrario vi rimando alla recensione vera e propria, dove non c’è neanche uno spoiler sulla trama e che potete leggere qui. Dunque, se ancora non avete visto il film, l’espressione basita di Luke Skywalker dice tutto: correte a vederlo, poi potrete proseguire nella lettura. Dopo il Maestro Jedi cominciamo a parlare seriamente e l’articolo sarà tutto, ma proprio tutto, un grosso ed enorme spoiler. Jedi avvisato mezzo salvato.

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Recensione “Dark” (2017)

La nuova serie cult targata Netflix arriva dalla Germania e mi ha praticamente costretto a passare il weekend davanti allo schermo: dieci puntate, una storia ipnotica, intrigante, che lentamente svela i tasselli di un puzzle complicato ma affascinante. Tre livelli temporali, colpi di scena, una gran colonna sonora e tanta, tantissima pioggia.

Sfatiamo subito il mito che si tratti della risposta tedesca a “Stranger Things”: chiaramente ci sono alcune strizzatine d’occhio alla serie dei fratelli Duffer, soprattutto nelle prime puntate (i riferimenti anni 80, il ragazzino scomparso, la centrale nucleare al posto del laboratorio di Hawkins), ma “Dark” vive di vita propria, è cupa, spaventosa, molto più adulta e certamente meno divertente rispetto a “Stranger Things”. La serie dello svizzero Baran Bo Odar si scrolla di dosso anche il pesante paragone con “Twin Peaks”: certamente l’idea di un piccolo paese di provincia dove tutti si conoscono e dove dentro ogni casa c’è un segreto non può non far pensare al capolavoro di Lynch, ma le somiglianze finiscono qui (a parte quel “sta succedendo di nuovo”, ripetuto dal vecchio Helge nella prima puntata, che cita testualmente il Gigante della seconda stagione di “Twin Peaks”). Per quanto mi riguarda non ci sono dubbi: “Dark” è la sorpresa televisiva di questo 2017. Curatissima sotto ogni aspetto, la serie tedesca si è già lasciata dietro migliaia di adepti che su Twitter implorano per avere delle risposte e soprattutto una seconda stagione il più presto possibile. Perché come al solito la domanda non è dove, ma quando…

Bene, la recensione senza spoiler finisce qui. Volete saperne di più? Entrate nelle grotte insieme a Jonas…

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Masters of Cinematography #5 – Sven Nykvist

Quinto appuntamento con i Maestri della Fotografia Cinematografica. Dopo gli straordinari Deakins e Lubezki, facciamo un bel salto indietro con gli anni e andiamo ad occuparci dell’uomo che ha reso grande il cinema di Ingmar Bergman: il direttore della fotografia Sven Nykvist. In cinquant’anni di carriera Nykvist ha lavorato ad oltre 130 film, curando venti film di Bergman e vincendo due premi Oscar: uno per “Sussurri e Grida” nel 1973, di cui è impossibile dimenticare la dominante rossa, e un altro nell’83 per “Fanny e Alexander”. Il suo stile è caratterizzato da naturalismo e semplicità, elementi con cui ha sviluppato la sua maestria nell’uso della luce e delle ombre. Celebre per il suo bianco e nero, di cui è forse uno dei più grandi interpreti, con le sue atmosfere ha saputo perfettamente ricreare il mood delle pellicole di Bergman, al quale il suo nome è legato in maniera praticamente indissolubile. Nel 1996 diventa il primo europeo ad entrare nell’American Society of Cinematographers.

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Sussurri e Grida (Ingmar Bergman)

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Fanny e Alexander (Ingmar Bergman)

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La locandina di “Wonder Wheel”, ultimo film di Woody Allen

Il 1° Gennaio 2018 esce nei cinema italiani il nuovo film di Woody Allen, “Wonder Wheel”. Oggi è stata pubblicata la locandina del film, con la mitica ruota panoramica di Coney Island protagonista del poster e molto probabilmente fulcro della storia (come suggerisce il titolo). In attesa della pellicola, godiamoci questo splendido manifesto.
Sembra proprio che il nuovo anno inizierà alla grande…

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