Cosa vedere al Cinema

Piccola guida su cosa vedere al cinema. Tutti i film in questa lista sono attualmente presenti nelle sale italiane. Clicca sul titolo per leggere la recensione completa.
Ultimo aggiornamento: 31 marzo 2021

Spencer: Pablo Larrain non sbaglia mai un film, ormai è assodato. Stavolta, dopo aver raccontato il dramma di Jackie Kennedy dopo l’assassinio di JFK, si butta in quel terreno delicato che risponde al nome di Diana Spencer, immaginando come devono esser stati i tre giorni della Famiglia Reale durante il Natale in cui Diana decise di divorziare da Carlo. Un dramma vestito (e la parola non è casuale) da thriller psicologico, tra inquietanti note jazz, visioni ansiogene e apparizioni notturne di regine decapitate (Anna Bolena). Il punto di rottura sembra costantemente dietro l’angolo, Larrain ti toglie il respiro facendo sentire la sua Diana (e noi che la guardiamo con empatia) in uno stato di perenne apnea. Kristen Stewart è impressionante, il modo in cui riesce a modulare la voce e a parlare come Lady D è incredibile, riesce a mostrarsi fragilissima e forte al tempo stesso, conquistandoci definitivamente nelle scene in cui è con i figli William e Harry. Il settore tecnico merita altresì lodi a profusione, dai costumi, al trucco, alle scenografie. Bellissimo film.
VOTO 7

Parigi, 13Arr: Jacques Audiard, dopo essersi cimentato a modo suo con il western (il bellissimo “I fratelli Sisters” del 2018), torna in patria e soprattutto a Parigi, nel quartiere “Les Olympiades” (come da titolo originale), area urbana del 13° Arrondissement. Non è la Parigi di periferia estrema vista in film come “L’odio” o il più recente “I miserabili” e ovviamente non è neanche la Parigi da cartolina di Woody Allen o di Amelie Poulain. Una volta, domandando ad un amico cosa fosse per lui Parigi, mi rispose che “Parigi sono tanti incontri” e probabilmente questa è la definizione più calzante non solo della Ville Lumiere, ma anche dell’essenza del film di Audiard. Si tratta infatti di una Parigi (in bianco e nero) ubriaca d’amore, fluida, multirazziale, fatta di incontri e labili equilibri sociali. Audiard racconta la quotidianità di ragazzi e ragazze in cerca di un posto nel loro mondo, di qualcuno da amare, non così giovani da poter vivere la vita in totale edonismo ma neanche così vecchi da doversi rassegnare alla routine dell’età adulta. Nel frattempo, mentre cercano di capire meglio se stessi, fanno sesso con qualcuno, perché c’è sempre un vuoto da dover riempire con qualcosa, seppur spesso si tratti di effimera serendipità. Se è vero, come diceva John Lennon, che la vita è ciò che ti accade mentre sei intento a fare altri piani, questo film è davvero pieno di vita come pochi altri (e Lucie Zhang è bravissima).
VOTO 7,5

Licorice Pizza: Paul Thomas Anderson ci regala probabilmente il suo film più solare di sempre, in un mondo dominato da adolescenti maturi e determinati, dove gli adulti sono pressoché assenti e, quando ci sono, sono infantili, bambineschi. Siamo negli anni 70, la vita si vive giorno per giorno e, allora come oggi, è davvero complicato scegliere a chi si vuole bene. Paul Thomas Anderson ci regala così un film molto diverso da quelli a cui ci ha abituato, al tempo stesso però ci dona due ore di attrazione sapiosessuale, di amicizia, di romanticismo mai scadente, di bisogno dell’altro per affermare se stessi: “Non ti ricorderai mai di me” “Mi ricorderò di te. E tu ti ricorderai di me”. E noi, inevitabilmente, ricorderemo “Licorice Pizza” come un grande film.
VOTO 8

Belfast: Kenneth Branagh, Oscar per la miglior sceneggiatura originale, realizza quello che molto probabilmente è il film più sentito e ispirato della sua carriera, in cui coglie a piene mani dal suo passato, in quello che può definirsi a tutti gli effetti un film autobiografico: la storia si svolge nella capitale nordirlandese nel 1969, anno dei tumulti e degli scontri tra protestanti e cattolici. Il giovane Buddy è alle prese con una vita quotidiana tutto sommato felice, è protetto e amato dalla sua famiglia, che tuttavia sta seriamente considerando di lasciare la città per cercare fortuna in Inghilterra (e soprattutto per allontanarsi da una quotidianità costellata da scontri e pericoli costanti). Il film, quasi interamente in bianco e nero, è meraviglioso, emozionante, pieno di cuore. Resta dentro anche mesi dopo averlo visto.
VOTO 8

Drive My Car: Tre ore per adattare un racconto breve di Murakami sono forse troppe, ma quanta bellezza. Se si riesce a sopravvivere al primo atto, si entra poi in un mondo poetico, ricco di fascino. Un regista teatrale ha perso la moglie e due anni dopo il fattaccio si trova a Hiroshima per dirigere un’opera di Cechov. Qui gli viene affidata una giovane autista con cui il protagonista si aprirà lentamente e finirà con l’instaurare un bellissimo dialogo, riuscendo lentamente (molto lentamente) a lottare contro i suoi demoni, concedendosi nuovamente di vivere. Non sarò ipocrita: il film è bello, a tratti splendido, ma è davvero difficile, tosto, impegnativo. Bisogna essere pazienti e aprirsi ad esso, se si riesce in questo il premio sarà grande tanto quanto l’impegno profuso nel seguire il film. Oscar come Miglior Film Straniero.
VOTO 7

CODA: A sorpresa questo piccolo film di Sian Heder ha sbaragliato una concorrenza piuttosto affiatata e ha vinto l’Oscar come Miglior Film. La prima parte è molto carina, divertente, ti permette di affezionarti facilmente a questa famiglia fuori dall’ordinario, le buone idee però cominciano a scemare piuttosto presto fino a scadere nel più prevedibile, scontato e facilone dei finali. Meritato l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista per Troy Kotsur, una follia totale quello per Miglior Film (in un anno con Kenneth Branagh e Paul Thomas Anderson). Classico film da domenica pomeriggio su Canale5. Un ottimo inizio, poi il crollo. Sfiora la sufficienza perché gli attori sono davvero bravi (la madre è la grande Marlee Matlin, già premio Oscar per “Figli di un dio minore” e volto noto per i fan di “West Wing”) e, nonostante l’idea di base sia stata presa dal francese “La Famiglia Belier” (di cui è il remake), l’ambientazione a Gloucester, comunità peschiera del Massachusetts, è calzante.
VOTO 6