Top 20 – I migliori film del 2012

Ed ecco un altro anno di cinema che se ne va: un 2012 probabilmente meno ricco di grandi nomi rispetto allo scorso anno, ma senza dubbio pieno di grandi film che ricorderemo nei tempi a venire. La classifica qui di seguito è stilata in base ai film usciti nelle sale italiane in tutto il 2012, come di consueto riflette i gusti personali del sottoscritto e non pretende di ergersi come verità assoluta per ciò che riguarda il cinema di questo anno solare. Si tratta di una classifica di emozioni, piuttosto che di film, da queste parti siamo fatti così, e piuttosto che abbassare la testa al business senza anima di Hollywood, ci piace emozionarci con qualcosa di vero. Premesso ciò, voi che film avreste inserito?

1. Diaz (Daniele Vicari)

2. Paradiso amaro (The Descendants, Alexander Payne)

3. La guerra è dichiarata (La guerre est déclarée, Valerie Donzelli)

4. Ruby Sparks (Jonathan Dayton e Valerie Faris)

5. Tutti i nostri desideri (Toutes nos envies, Philippe Lioret)

6. Il sospetto (Jagten, Thomas Vinterberg)

7. Il castello nel cielo (Laputa, Hayao Miyazaki)

8. Moonrise Kingdom (Wes Anderson)

9. Another Earth (Mike Cahill)

10. Eva (Kike Maillo)

11. Cesare deve morire (Paolo e Vittorio Taviani)

12. Un sapore di ruggine e ossa (Des rouilles et d’os, Jacques Audiard)

13. C’era una volta in Anatolia (Bir zamanlar Anadolu’da, Nuri Bilge Ceylan)

14. Reality (Matteo Garrone)

15. Woody (Robert B. Weide)

16. Cogan (Andrew Dominik)

17. Argo (Ben Affleck)

18. La parte degli angeli (The angels’ share, Ken Loach)

19. Piccole bugie tra amici (Les petits mouchoirs, Guillaume Canet)

20. Hunger (Steve McQueen)

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Capitolo 187 (Speciale Festival di Roma 2012)

E anche questo Festival è andato, per la settima volta abbiamo messo le tende all’Auditorium e aperto gli occhi alle pellicole selezionate, non sempre tutte all’altezza delle aspettative. Alcune sorprendenti, alcune deludenti, alcune appassionanti, alcune soporifere: ecco per voi una piccola e breve guida alla settima edizione del Festival di Roma. Tutti i film visti dal sottoscritto dalla A alla Z, o meglio, da “Alì ha gli occhi azzurri” fino a “il Volto di un’altra”. E stavolta diamo anche i numeri, o meglio, i voti.

Alì ha gli occhi azzurri (Concorso) voto 6,5: C’è chi lo definisce una “Haine” all’amatriciana. Fatto sta che si sta sviluppando un nuovo filone di cinema di periferia (vedi il bellissimo “Et in terra pax”), che a modo suo, nonostante il pericoloso sentore di deja-vu, affascina. Bravo Giovannesi.

Animals (Alice nella Città) voto 5: Il “Donnie Darko” spagnolo? Gli piacerebbe. Una scuola, un ragazzo turbato che parla con un orsacchiotto di peluche (che però non è divertente come Ted), e il costante tentativo di voler sorprendere il pubblico, senza riuscirci fino in fondo.

la Bande de jotas (Fuori concorso) voto 6: Marjane Satrapi, dopo “Persepolis” e “Pollo alle prugne”, mette in piedi un film realizzato tanto per divertirsi, basato sull’espediente dello scambio delle valigie, dal quale nasce poi tutta la pellicola. Due innocui giocatori di badminton trasformati in killer. Diverte, ma non troppo.

Blackbird (Alice nella Città) voto 8: Uno dei migliori film visti al Festival. Completo, emozionante, a tratti kafkiano (“Il processo” è un punto di riferimento): un ragazzo viene arrestato con l’accusa di voler programmare una strage nella sua scuola, stile Columbine. Il protagonista si ritrova catapultato ingiustamente in un mondo non suo, in cui dovrà dimostrare la sua innocenza di fronte alla comunità e soprattutto di fronte alla ragazza che ama. Bellissimo

Bullet to the head (Fuori concorso) voto 6,5: Walter Hill rispolvera l’action movie anni 80 e chiama uno dei volti simbolo di quel decennio, l’intramontabile Sylvester Stallone. Un’ora e mezza di ironia, botte, spari, caccia all’uomo, ma soprattutto di intrattenimento. Non si prende mai troppo sul serio, e questa è la sua forza.

il Canone del male (Concorso) voto 7,5: Takashi Miike è un maestro, e qui mette in piedi una giostra di follia dove il mattatore è un professore di liceo, popolarissimo tra gli studenti, insospettabile autore di una strage folle e calcolata. Un film che parte lentamente e aumenta di ritmo con il passare dei minuti, fino allo spettacolare bagno di sangue finale, sulle note di “Mack the Knife” cantata da Ella Fitzgerald.

il Cecchino (Fuori concorso) voto 6,5: Placido espatria e con il suo film francese realizza il classico polar d’oltralpe, con il vecchio poliziotto alla ricerca della verità che cambierà la sua vita. Un bel poliziesco, fa il suo dovere senza infamia, avendo dalla sua un paio di ottimi attori come Daniel Auteuil e Matthew Kassowitz.

le 5 leggende (Fuori concorso) voto 6,5: Il film di Natale della Dreamworks, con i personaggi amati e creduti dai bambini che qui si trasformano in eroi per impedire all’Uomo nero di conquistare le paure dei piccoli e distruggere il mito di Babbo Natale, della fata dei denti, del coniglio pasquale, dell’omino dei sogni e dell’ultimo arrivato, Jack Frost. Tanti buoni sentimenti e qualche bella trovata.

Comme un lion (Alice nella città) voto 6,5: Un ragazzo senegalese viene mandato (dopo un lauto pagamento) in Francia per partecipare a dei provini calcistici. L’ingaggio però si rivela una truffa e il protagonista si ritrova solo, senza soldi, senza amici, in un Paese sconosciuto. Con il suo talento conquisterà la fiducia di un allenatore di periferia, che lo aiuterà come un figlio. Bello, anche se nel finale perde qualcosa.

Drug war (Concorso) voto 6: Talpe, infiltrati, gangster, droga, mafia cinese. Johnnie To è sempre lui, anche se mi aspettavo decisamente di più. Nonostante alcune trovate eccellenti, il film appare poco ispirato, un po’ debole, e alla lunga annoia un po’. Ma lo stile di To riesce sempre a portare i suoi film almeno alla sufficienza, come in questo caso.

E la chiamano estate (Concorso) voto 4: Il peggior film del Festival, presuntuoso, banale, con dialoghi bruttissimi, tempi morti a ripetizione e una fotografia inguardabile. Il regista Paolo Franchi lo ha definito un film coraggioso, non a torto: c’è voluto coraggio a produrre una cosa del genere. Sono stato costretto a lasciare la sala dopo neanche un’ora, non è qualcosa che mi capita spesso. Un insulto per lo spettatore.

un Enfant de toi (Concorso) voto 7: Non capisco perché sia piaciuto soltanto a me e a pochi altri, è un film bellissimo, troppo lungo sicuramente (2 ore e 20), ma bellissimo. Un triangolo amoroso mai banale, dialogato in modo brillante e mai noioso, con una protagonista capace di reggere il film sulle sue spalle, ago della bilancia di una storia simile ad una partita a scacchi: può annoiare, a me ha appassionato.

Eterno ritorno: provini (Concorso) voto 5,5: Film ucraino originalissimo quanto faticoso. Un uomo, innamorato di due donne, ritrova un’amica che non vede da anni e le chiede un consiglio su quale delle due scegliere: la stessa scena è ripetuta praticamente per tutto il film, alternando gli attori, le ambientazioni, il tono. Queneau e i suoi esercizi di stile sono dietro l’angolo. Un film capace di raccontare le infinite possibilità del cinema, ma bisogna avere pazienza. Bellissimo il bianco e nero.

Full Metal Jacket (Evento speciale): Niente voto in questo caso, per manifesta superiorità. Il Festival ha celebrato i 25 anni del capolavoro di Kubrick riproponendo il film su grande schermo. Alle 9 del mattino la sala era gremita di appassionati, e rivedere una pellicola così bella su schermo cinematografico è stata una delle esperienze più memorabili di questa edizione del Festival.

Full Metal Joker (Evento speciale) voto 6,5: Documentario-intervista incentrato su Matthew Modine, protagonista di “Full Metal Jacket”. Oltre ad un curioso quanto affascinante parallelo tra il Marcello de “La dolce vita” e il Joker di Kubrick, quel che ne esce fuori è un bellissimo ritratto di una persona speciale, impegnata nel sociale, che parla di pace nel mondo con una delicatezza ed una passione degna del miglior Gandhi. Lavoro molto interessante.

Gegenwart (Cinemaxxi) voto 5,5: Documentario tedesco incentrato su un forno crematorio. Praticamente senza dialoghi, a parlare sono le immagini fisse (costruite meravigliosamente). Esteticamente impeccabile, ma un po’ troppo freddo, e alla lunga stancante.

a Glimpse inside the mind of Chales Swan III (Concorso) voto 8: Il mio film preferito di questo Festival. Folle, curioso, assurdo, divertente, dolce, con un protagonista eccezionale e quell’allegra pazzia che fa pensare un po’ a Wes Anderson, un po’ ai Coen. E poi quei tre grandi: Charlie Sheen, Bill Murray, Jason Schwarzman. Grandioso.

Ixjana (Concorso) voto 5: Thriller esoterico, onirico, un po’ alla Polanski, un po’ alla Pawlikowski. Sembra che i polacchi facciano solo film strani, e alla lunga quasi incomprensibili. Bella la fotografia, l’atmosfera, e le schitarrate elettriche della sua colonna sonora. Non basta.

Jeunesse (Alice nella Città) voto 6,5: Trasposizione cinematografica della vicenda autobiografica della regista Justine Malle, figlia di Louis, che nel film racconta la storia di una ragazza di vent’anni alle prese con la malattia degenerativa del padre e i palpiti d’amore. “I want you” di Bob Dylan illumina la colonna sonora. Bellino, leggero, come i film francesi sanno essere.

Main dans la main (Concorso) voto 7: Valerie Donzelli torna dopo il bellissimo “La guerra è dichiarata” e stavolta cambia registro, affidandosi ad una commedia romantica e assurda, in cui la sua coppia di personaggi è costretta a stare sempre insieme a causa di un curioso incantesimo. Leggero e dolce, ironico, da amare.

Marfa Girl (Concorso) voto 6,5: Larry Clark racconta lo squallore della provincia americana, ridotta al sesso e alla violenza. Bellissima l’ambientazione texana al confine tra USA e Messico, bellissima la fotografia. Funziona, checché se ne dica.

Mental (Fuori concorso) voto 5,5: Al Festival è stato molto amato, in realtà è una commedia australiana che finge di essere divertente, cerca di essere scorretta a tutti i costi, e mi ha annoiato terribilmente. Toni Collette è bravissima, ma il suo personaggio (una sorta di Mary Poppins scorretta) è insopportabile.

the Motel life (Concorso) voto 6,5: Bello, ma lo stanno osannando un po’ troppo. Classico film americano, si tratta di una storia d’amore fraterno, innevata dalle atmosfere di Reno, povero centro abitato del Nevada. Molto belli gli inserti animati all’interno della pellicola, ottima la colonna sonora (Bob Dylan e Johnny Cash duettano la meravigliosa “Girl from North Country”), bravissimi gli attori.

My sweet orange tree (Alice nella città) voto 7,5: Film brasiliano sorprendente, emozionante. In un piccolo paesino un bambino le combina di tutti i colori. L’amicizia con un uomo solitario gli permetterà di aprire le porte dell’immaginazione e di rendere speciali le loro esistenze, nonostante la mediocrità che li circonda. Film bellissimo.

una Pistola en cada mano (Fuori concorso) voto 6,5: Commedia spagnola ad episodi, in cui al centro delle storie ci sono le difficoltà degli uomini, in un sottofondo di divorzi, tradimenti, problemi di coppia. Da applausi l’incontro cinematografico tra il miglior attore argentino (il grande Ricardo Darin) e uno dei più bravi attori spagnoli (il sempre impeccabile Luis Tosar), protagonisti del terzo episodio, il migliore del film. Diverte e chiude bene il Festival.

Populaire (Fuori concorso) voto 7: Sembra un film statunitense degli anni 50 (guarda caso proprio il periodo in cui è ambientata la pellicola), con una protagonista femminile acconciata e ricalcata sull’immagine di Audrey Hepburn. Diverte, fa sorridere, ma lascia anche grande spazio all’amore, che non manca mai. Anche quando imita quello americano il cinema francese ha un altro passo, c’è poco da fare. Si chiude sulla frase cult “L’America per il business, la Francia per l’amore!”. Con Romain Duris e Berenice Bejo (bellissima quando suona al pianoforte il “Clair de lune” di Debussy…).

Ralph Spaccatutto (Alice nella Città) voto 7: Il film Disney-Pixar di Natale. L’antagonista di un videogioco di trent’anni fa è stufo di essere sempre il cattivo, e invade un altro game della salagiochi nel tentativo di essere eroe. Nasceranno un sacco di guai. Idea geniale, una sorta di “Toy Story” o di “Una notte al museo” in tema di videogames, con comparsate d’eccezione (Ken e Ryu di Street Fighter, il barista Tapper, Sonic, Pacman…) e idee geniali. Sbancherà i botteghini.

Steekspel (Cinemaxxi) voto 7: L’esperimento di Verhoeven è uno dei film più apprezzati a questo Festival, una giostra di amori, tradimenti, truffe, sotterfugi e risate. Film realizzato con una sceneggiatura praticamente scritta dagli utenti del web, che il regista aveva invitato a partecipare dopo aver messo in rete soltanto i primi quattro minuti di film. Da recuperare.

Suspension of disbelief (Cinemaxxi) voto 6: Quando si cerca di fare David Lynch senza essere David Lynch è un po’ un problema. Un film che indaga sulla morte di una ragazza dopo una festa movimentata: l’arrivo di sua sorella gemella nella casa del protagonista, uno sceneggiatore che sta scrivendo la storia del film stesso. All’interno del film, un altro film ancora, che sta interpretando la figlia del protagonista. Arzigogolato, ma a tratti funziona. Pecca un po’ di presunzione, ma ad ogni modo risulta un lavoro interessante.

il Volto di un’altra (Concorso) voto 6,5: Un film italiano diverso dagli standard tradizionali, volutamente sopra le righe, dove piovono tazze del cesso, cacca e un inspiegabile meteorite. Una critica kitsch alla società dell’apparenza, ai meccanismi contorti della televisione, che non smette mai di intrattenere. Non è piaciuto a tutti, ma secondo noi Pappi Corsicato funziona alla grande.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 8): Ultimo giorno di proiezioni, domani i verdetti

Non sembra vero, il Festival di Roma sta per finire. I segni di questi nove giorni (compreso il giorno 0, che per la stampa è stato il vero e proprio inizio) sono ben visibili sui volti di colleghi e appassionati che hanno frequentato l’Auditorium in questo periodo, e ovviamente anche sul mio. Le palpebre ormai sono pesanti come macigni, nella mente le immagini dei film si accavallano e si mischiano, rendendo complicata un’analisi più approfondita. Ma proviamoci.

Innanzitutto occupiamoci prima di ciò che è successo oggi. In mattinata abbiamo visto l’ultimo film in concorso, “The Motel Life” dei fratelli Polsky, in cui gli sfortunati fratelli Emile Hirsch e Stephen Dorff fuggono da Reno in seguito ad un incidente in cui ha perso la vita un bambino. Una storia piena di neve e disperazione, intermezzata da alcuni bellissimi inserti animati (interpretazione visiva delle storie che il personaggio di Hirsch racconta al fratello), conclusa dalla splendida “Girl from North Country” duettata da Bob Dylan e Johnny Cash, talmente meravigliosa da rendere bello anche un film poco più che discreto.

La sezione Alice nella Città si conferma invece una delle poche sezioni ad uscire a testa alta da questo Festival: oggi ha strappato lacrime ed applausi il bellissimo “My sweet orange tree”, un film brasiliano sul rapporto tra un bambino vivace e incompreso e un misterioso e gentile signore del suo villaggio. Non è mancato chi l’ha definito il miglior film visto in questo Festival.
C’era molta curiosità anche per “La bande des jotas” di Marjane Satrapi, un simpatico divertissement on the road, in cui le strade della Spagna si trasformano nel terreno di un’improbabile caccia all’uomo effettuata da una donna misteriosa (accompagnata da due sconosciuti che per pietà si trasformeranno nei suoi sicari personali). Carino, passato piuttosto in sordina nonostante il nome della regista di “Persepolis” e “Pollo alle prugne”.
A chiudere il Festival ci ha pensato la pellicola fuori concorso di Cesc Gay, “Una pistola en cada mano”, un film a episodi basato su incontri casuali e sulle difficoltà degli uomini, con divorzi e tradimenti di fondo. Su tutti spiccano per bravura il grande Ricardo Darìn e il sempre impeccabile Luis Tosar, protagonisti del terzo episodio. Un film divertente, in cui il botta e risposta dei suoi duetti è il punto di forza di ogni storia.

Una nota di biasimo per il Festival è rappresentata dai pessimi sottotitoli delle pellicole straniere: refusi, errori ed orrori praticamente in ogni pellicola, una vergogna che ha trovato l’apice nella proiezione di “Eterno ritorno: provini”, dove gli errori erano praticamente ovunque. In questi giorni abbiamo ripetutamente incontrato “un’uomo” scritto con l’apostrofo, “kidnappers” (“rapitori”) tradotto in “rapinatori”, “don’t worry” tradotto “scialla”, “con la” trasformato più volte in “colla”, oltre a vari errori di battitura (lettere ripetute o invertite all’interno della stessa parola). Segno evidente di una sciatteria che non andrebbe sottovalutata.

Aspetteremo i verdetti di domani per tirare le somme, ma quella di Marco Muller non è stata di certo una delle edizioni più indimenticabili del Festival. I film di un certo livello si contano sulle dita di una mano, così come i momenti davvero memorabili (a nostro parere rappresentati dalla presenza di Stallone e dalla eccellente celebrazione dei 25 anni di “Full Metal Jacket”, tra cui la mostra fotografica di Modine). Ad ogni modo, come già detto, aspettiamo domani per tirare le somme.
Nel frattempo il letto ci aspetta, dopo quasi dieci giorni senza sonno. Domani mattina finalmente si dorme, non sembra vero!

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Festival di Roma 2012 (Giorno 7): Applausi a scena aperta per Roman Coppola

Grande giornata quest’oggi per il Festival di Roma, che sembra essersi tenuto le cartucce migliori per il gran finale. Sono stati presentati altri tre film in concorso, l’ucraino “Eterno ritorno: provini” (che vedremo domani), il bellissimo “Un enfant de toi” e soprattutto “A glimpse inside the mind of Charles Swan III” di Roman Coppola, che ha strappato applausi e risate, con il suo folle racconto che inevitabilmente fa pensare alla cinematografia di Wes Anderson (con il quale Coppola ha scritto le sceneggiature di “Il treno per il Darjeeling” e “Moonrise Kingdom”). Bill Murray, annunciato prima del Festival, ha dato buca (anzi, per dirla con le parole del suo indimenticabile dottor Venkman: “Ci ha smerdato”): in compenso il film che lo vede al fianco di Jason Schwartzman e soprattutto del geniale protagonista Charlie Sheen non tradisce le attese, confermando quelle voci che lo volevano come uno dei migliori film del Festival. Lo è, senza dubbio. Roman Coppola, figlio di Francis Ford e fratello di Sofia, ci regala una commedia dai personaggi meravigliosamente folli: quest’occhiata dentro la mente di Charles Swan III dona leggerezza, risate, buone vibrazioni a raffica. Avercene di film così.

L’altro film in concorso di questa mattina, il francese “Un enfant de toi” di Jacques Doillon, si aggiunge alla cortissima lista delle migliori pellicole viste in questo Festival. Dialoghi brillanti, una sceneggiatura quasi teatrale, con tre protagonisti (più una straordinaria bambina) che si dividono la scena in un triangolo amoroso mai banale, mai scontato, mai noioso. Unica pecca sono i 140 minuti di durata: se si fosse tagliata una mezzoretta avremmo avuto un prodotto davvero completo, che avrebbe potuto seriamente ambire al Marc’Aurelio d’oro. Resta comunque un film pregevole, da amare (nonostante i pareri contrastanti raccolti fuori dalla sala). Per gli appassionati di cinema francese, ma non solo.

Nel pomeriggio abbiamo recuperato l’ormai cult “Bullet to the head” di Walter Hill, che ieri avevamo snobbato, a dimostrazione che il passaparola può fare la fortuna di un film (anche se non è proprio questo il caso, visto che sono stato praticamente l’unico a non vedere il film ieri!). Mi sono dovuto ricredere: è un film divertente, che non si prende sul serio, e fa di questa ironia la sua forza, oltre soprattutto a Sylvester Stallone, messo lì da Hill per completare alla perfezione la sua operazione anni 80. Un film di uomini duri, di combattimenti corpo a corpo, di battute ironiche e ritmo forsennato. Intrattiene per un’ora e mezzo, una benedizione dopo una settimana di film d’autore (non che Walter Hill non lo sia, ma insomma, ci siamo capiti). Subito dopo abbiamo assistito all’incontro con Walter Hill, che ieri ha ricevuto il Maverick Award. Un piacevole rendez-vous con la sua cinematografia: che bello rivedere le immagini dei suoi film, da “The Driver” a “I guerrieri della notte”, da “Danko” a “Geronimo”, da “I cavalieri dalle lunghe ombre” a “Mississipi adventure”. La conferma che gli incontri con registi e attori sono sempre uno dei punti di forza del Festival romano (che forse quest’anno avrebbe dovuto puntare ancora di più su questo tipo di programmazione).

Domani ultimo giorno di proiezioni inedite, prima delle repliche del sabato e la premiazione. L’ultimo film in concorso da presentare sarà “The motel life”, con Emile Hirsch, mentre a chiudere il Festival ci penserà lo spagnolo Cesc Gay con “Una pistola en cada mano” (forte della presenza di Ricardo Darìn, protagonista de “Il segreto dei suoi occhi” e di “Un cuento chino”, trionfatore della scorsa edizione). Domani ci sarà spazio anche per Marjane Satrapi e la sua ultima fatica, “La bande de jotas”, mentre nel pomeriggio è previsto un incontro con James Franco e Douglas Gordon. Questi gli ultimi colpi di un Festival agli sgoccioli, dove le voci a proposito dei vincitori cominciano a rincorrersi: domani cercheremo di fare ordine e, come d’abitudine, dare i nostri pronostici.
Sabato mattina finalmente si dorme qualche ora in più: non vedo l’ora.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 6): Stallone conquista l’Auditorium

Se ci sarà una giornata che sarà ricordata come simbolo della settima edizione del Festival di Roma, quella giornata sarà oggi. Il motivo? Sylvester Stallone, ovvero Rocky Balboa e John Rambo in persona. Il suo tappeto rosso è stato senza dubbio il più rumoroso e affollato di questo Festival, e la sua conferenza stampa, in compagnia del regista Walter Hill, la più seguita. Hill, che domani inconterà il pubblico, ha presentato questa mattina “Bullet to the head”, un action movie che sembra riportare lo spettatore ai film d’azione degli anni 80, con tanta ironia e tanti muscoli. Il consenso nei confronti del film è stato piuttosto unanime, e ci costringerà a recuperare la pellicola nella proiezione di domani pomeriggio.

A proposito di unanimità, il film “E la chiamano estate” di Paolo Franchi sembra aver messo più o meno tutti d’accordo: è il peggior film in concorso al Festival. C’è addirittura chi durante la proiezione si è alzato in piedi urlando «E lo chiamano film???», giocando con il titolo della pellicola. La conferenza stampa stavolta non è stata una formalità: le domande (a volte anche esageratamente) provocatorie dei giornalisti hanno trovato di fronte i silenzi del regista, inizialmente chiuso dietro i suoi «Passiamo ad un’altra domanda», per poi dunque chiarire in una maniera più signorile il suo modo di fare cinema. Se il suo film non sarà ricordato nella storia del Festival, al contrario la conferenza stampa è risultata piuttosto memorabile.

Oggi è stata una giornata ricca di conferenze stampa: Matthew Modine ha partecipato all’incontro sul documentario incentrato su di lui, l’interessante “Full Metal Joker”, che svela un lato dell’attore sconosciuto ai più. Durante la conferenza Modine ha parlato della sua visione del mondo, una visione di pace e fratellanza, in cui l’attore ha dimostrato tutta la sua sensibilità, citando Gesù Cristo, Ghandi, incoraggiando una democrazia fatta di parole e non di guerre (una teoria espressa alla CNN dopo l’11 settembre, a causa della quale è stato minacciato di morte). L’indimenticabile Soldato Joker di Kubrick si è dimostrato una persona veramente da scoprire, in un incontro che sarebbe stato bello prolungare oltre la conferenza stampa.

Per quanto riguarda i film in concorso stasera è stato presentato alla stampa anche il secondo film a sorpresa, “Drug War” di Johnnie To, sul quale avevamo riposto le nostre speranza di veder impennare la qualità del concorso. Sicuramente è una pellicola ben girata, ma ci è apparsa decisamente poco ispirata, a dimostrazione che il maestro di Hong Kong va decisamente in difficoltà senza una sceneggiatura all’altezza. Le meravigliose sequenze di “Vendicami” sono sembrate un ricordo lontano.

Una curiosità: stasera, poco prima del red carpet di Stallone, sopra la cavea dell’Auditorium qualcuno ha proiettato alcune scritte di protesta nei confronti dell’Enel, protesta interrotta in pochi minuti da un faro puntato sul rivestimento della Sinopoli, che ha impedito ulteriori proiezioni “pirata”. Una protesta silenziosa notata da pochissimi dei presenti, che però ci sembrava doveroso riportare.
Per quanto riguarda la giornata di domani ci aspettavamo tutti la presenza di Bill Murray, che però a quanto pare ha deciso di disertare all’ultimo momento il Festival, privandolo di uno dei personaggi più interessanti tra i nomi annunciati alla vigilia. L’attore sarebbe dovuto venire a presentare “A glimpse inside the mind of Charles Swan III” di Roman Coppola, co-sceneggiatore di alcune pellicole di Wes Anderson (“Il treno per il Darjeeling” e “Moonrise Kingdom”), oltre ad essere figlio del grande Francis Ford Coppola. La giornata di domani si annuncia ricca di proiezioni, visto che saranno presentati anche il francese “Un enfant de toi” e l’ucraino “Eterno ritorno: provini”, entrambi in concorso.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 5): Ci sono “Le 5 leggende” ma non Jude Law

Un gran bel caldo ha accompagnato questa nuova giornata di Festival. L’evento di maggior richiamo della giornata è stata la presentazione del film d’animazione “Le 5 leggende”, prodotto da Guillermo Del Toro, una favola natalizia orientata a catturare le fantasie degli spettatori più piccoli. Vana l’attesa per Jude Law, presente sabato scorso a Roma, il quale, nonostante le insistenze di Muller, ha disertato la kermesse romana, lasciando delusi molti fan accorsi all’Auditorium (oggi pomeriggio bastava farsi una passeggiata nei pressi del red carpet per sentire la domanda «Ma viene Jude Law?»).

Noi, per imitare il buon Jude, abbiamo disertato la proiezione, preferendogli fortunatamente una pellicola della sezione Alice nella Città, “Blackbird”. Film indipendente canadese, “Blackbird” di Jason Buxton è per quanto ci riguarda la sorpresa del Festival (senza esagerare possiamo affermare che si tratta di una delle migliori pellicole proiettate in questi cinque giorni): un ragazzo viene accusato dalla polizia di voler pianificare una strage nella sua scuola per vendicarsi del bullismo dei suoi compagni di corso. Alcune prove contro di lui sembrano essere schiaccianti, ma il protagonista sa di essere innocente, e tenterà di dimostarlo in ogni momento, forte dei sentimenti provati per la bella Deanna. Film veramente interessante, completo, in ogni singola scena, capace di alternare con disinvoltura la vita dentro e fuori dal carcere minorile. Bellissimo, applausi a scena aperta.

Abbiamo recuperato il film di Michele Placido, “Il cecchino”, con Daniel Auteuil e Matthew Kassowitz, il classico polar francese che fa perfettamente il suo dovere, senza mai un calo di ritmo. Placido si conferma un buonissimo regista di film di genere, e probabilmente dovrebbe continuare su questa strada. In serata è stato presentato “Ixjana”, film polacco in concorso: nonostante l’ottima messa in scena (la fotografia e l’uso delle luci è affascinante) la pellicola dei fratelli Skolimowski si dimostra contorta e pretenziosa, sia nei suoi tentati percorsi onirici che nella più definita strada reale. Alla fine si fatica a venirne a capo ed è la confusione a vincere.

Domani probabilmente sarà il momento del grande evento di tutto il Festival: l’arrivo all’Auditorium di Walter Hill, indimenticabile regista de “I guerrieri della notte”, e soprattutto di Sylvester Stallone, che scommettiamo riuscirà a trasformare il tappeto rosso in un grande sventolìo di locandine, poster e foto di Rocky e Rambo. I due arrivano dunque al Festival per presentare il loro ultimo film, “Bullet to the head”, un action movie che a dirla tutta non promette granché, oltre alle botte, le esplosioni, le sparatorie, frasi ad effetto di Stallone e le solite cose del genere. Probabilmente io e la mia puzza sotto il naso ce ne andremo invece nella sala a fianco a goderci tutta la maestosità di “Full metal jacket” su grande schermo.
Sono fatto così, mi piace il bel cinema, che posso farci?

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Festival di Roma 2012 (Giorno 3): Pioggia all’Auditorium

Giornata piuttosto anonima per il Festival di Roma: questa domenica di pioggia, fulmini e tempesta è cominciata sotto il segno di Stanley Kubrick, una sorta di angelo custode che sta contribuendo a tenere in piedi la kermesse romana, grazie alla presentazione della mostra fotografica, gli incontri con Emilio D’Alessandro e Matthew Modine, il documentario sull’attore e soprattutto con la proiezione di “Full Metal Jacket” di questa mattina, un evento ospitato da Roma per il 25° anniversario del film. «C’è chi la domenica mattina va a messa, chi va al Festival di Roma a vedere “Full Metal Jacket”. Ognuno sceglie la sua religione», come scrivono gli utenti di Twitter, e noi oggi abbiamo scelto Kubrick.

Dopo il film abbiamo assistito a “Full Metal Joker”, un documentario-intervista che racconta Matthew Modine (che, una volta per tutte, si pronuncia “Modìn” e non “Modain”) sotto un aspetto inedito, analizzando il film di Kubrick da un punto di vista piuttosto originale (il Vietnam come il sistema dei media dentro il quale siamo tutti vittime). Un lavoro interessante che sarà replicato mercoledì mattina prima dell’incontro con l’attore.

In contemporanea questa mattina è stato presentato alla stampa il primo film a sorpresa del concorso: “1942” di Feng Xiaogang, con Adrien Brody, il film più costoso della storia del cinema cinese. «Un polpettone alla “Via col Vento”», si sente dire tra i corridoi del Festival, anche se il commento più eloquente ci è sembrato il seguente: «Non è un film, è un sequestro di persona». Non sorprende il fatto che il film a sorpresa (il gioco di parole è voluto) sia una pellicola cinese, visto che c’è Muller alla direzione. E sorprende ancora meno l’annuncio del secondo film a sorpresa, “Drug War” di Johnnie To, un altro film cinese, ma di un autore che porta sicuramente a Roma il suo nome e la sua maestria artistica (ricordate il bellissimo “Vendicami” del 2009?): almeno questa è una buona notizia. Già, ci affidiamo a queste piccole speranze per salvare un Festival che forse possiamo definire il più povero mai visto a Roma. Povero di grande qualità (escludendo Miike e la Donzelli, si è visto davvero ben poco), povero di pubblico e povero anche a livello di programma: gli altri anni ricordiamo che non si riusciva a respirare un momento, tanta era la mole di film in programmazione. Quest’anno invece ci ritroviamo con intere ore libere, soprattutto nella fascia pomeridiana (a meno di non volersi appisolare sulle poltrone durante le scadenti proiezioni di Panorama Italia). Il punto è che il livello del concorso in linea di massima si è mantenuto sulla mediocrità delle altre edizioni, mentre le categorie di contorno si sono indebolite vistosamente. Cinemaxxi non è riuscito minimamente a supplire a quella fonte di inesauribile meraviglia che era la celebre e compianta sezione Extra, Alice nella Città è diventata una categoria totalmente indipendente e quest’anno ha subìto anch’essa un vistoso calo di qualità, mentre su Panorama Italia abbiamo già accennato (basterebbe descrivervi la montagna di fischi che ha accolto i titoli di coda del film di Lucarelli per dare un’idea del livello di questa sezione).

Torniamo ai film. Tra le pellicole in concorso abbiamo assistito in serata alla proiezione stampa di “Marfa girl”, di Larry Clark, discusso regista di “Ken Park”. Tanto (tantissimo) sesso, tanta violenza, ma anche tanto squallore, che trasuda dalle atmosfere di questa piccola città del Texas, Marfa appunto, al confine con il Messico. Se si guarda oltre le continue scene di sesso (in fin dei conti funzionali alla storia) ci si può perdere nella noia e nella folle e angosciante tristezza di questo piccolo centro abitato. Non sarà un film indimenticabile, ma almeno è uno dei pochi film in concorso (finora) capace di raccontare qualcosa in maniera differente, e con questi chiari di luna ce lo teniamo stretto.

In serata chiusura con “Jeunesse” (Alice nella Città), film autobiografico diretto da Justine Malle, figlia di Louis. Juliette ha 20 anni ed è innamorata di Benjamin. Suo padre sta morendo a causa di una malattia degenerativa. Il dolore per il distacco e la perdita da un lato, la scoperta della sessualità e dell’amore dall’altra. Carino nella costruzione e nel soggetto, perde un po’ sulla qualità (soprattutto la fotografia da fiction televisiva). Sempre bello però ascoltare “I Want You” di Bob Dylan, talmente straordinaria che funzionerebbe in qualunque scena di qualunque film.

Domani arriva il primo film francese di Michele Placido (“Il cecchino”, fuori concorso), la seconda opera di Pappi Corsicato (“Il volto di un’altra”, in concorso) e il messicano “Mai morire” (in concorso), mentre Sylvester Stallone è arrivato a Roma e domani pomeriggio terrà un incontro con il pubblico nel Teatro di Tor Bella Monaca. E speriamo che esca un po’ di sole.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 2): Paul Verhoeven è l’uomo del giorno

Secondo giorno di Festival. Quest’oggi siamo arrivati all’Auditorium di prima mattina, per assistere alla proiezione del primo film italiano in concorso: “Alì ha gli occhi azzurri”, ennesima variazione sul tema della gioventù romana, che offre spunti interessanti e mantiene vivo l’interesse per almeno tre quarti di film, ma finisce un po’ col perdersi nella spiaggia di Ostia. Il coraggio di Claudio Giovannesi va però apprezzato: la trappola del cliché era dietro l’angolo, ma in qualche modo il regista ha saputo come servirsene, e talvolta evitarlo.

Finita la proiezione siamo corsi al bar per una meritata quanto fugace colazione, puntulmente saltata a causa dell’arrivo tra i corridori del Festival di Matthew Modine, presidente della giuria della sezione Cinemaxxi, ma soprattutto attore protagonista di “Full Metal Jacket”, quell’indimenticabile soldato Joker che oggi ha presentato la splendida mostra fotografica sul film di Kubrick, della quale avevamo già parlato ieri. Il buon Joker si è dimostrato disponibile con i presenti, spiritoso (quando gli abbiamo chiesto una foto ci ha simpaticamente risposto «5 euro, please», per poi concedersi di fronte all’obiettivo). Festival significa anche questo: passeggiare insieme a Matthew Modine mentre racconta le sue foto e il suo rapporto con Kubrick («Stanley era come il mago di Oz»). Magic moments.

Poco dopo abbiamo incontrato Valerie Donzelli e sentendola parlare abbiamo capito perché i suoi film sono così belli: perché lei è esattamente come appare nei film, spontanea e soprattutto genuina. Ride, racconta, parla, spalanca gli occhi, pensa e poi ancora racconta: «Non ho mai fatto una scuola di cinema, ho imparato a fare cinema guardando film. Truffaut appartiene al mio bagaglio culturale, ma quello che mi ha segnato è stato il primo film che ho visto al cinema: E.T.».

A rubare la scena in questo secondo giorno di Festival ci ha pensato Paul Verhoeven, regista di “Atto di forza”, “Robocop”, “Basic Instinct”, “Starship Troopers” e molti altri, che ha presentato al pubblico il suo esperimento cinematografico: “Steekspel”, un film sceneggiato dagli utenti del web. Il regista ha messo in rete soltanto i primi 4 minuti di film, lasciando al pubblico la possibilità di sviluppare la sceneggiatura della pellicola: sulla scrivania di Verhoeven sono arrivati circa 700 script, dai quali si è giunti infine al prodotto conclusivo, una divertentissima giostra di equivoci, doppi giochi, amori e tradimenti. Dopo la proiezione il regista ha incontrato gli spettatori, raccontando l’evoluzione del film e lasciando anche spazio ad un commento inevitabile sul recente remake di “Atto di Forza”: «Non mi è piaciuto molto perché sembrava prendersi troppo sul serio. Il mio “Atto di Forza” era più ironico, e devo dire che io e Arnold abbiamo ricevuto più critiche positive ora che è uscito il remake rispetto a quando uscì il mio film!».

Tra gli altri film presentati oggi ha riscosso un buon successo la pellicola australiana (fuori concorso) “The Mental”, diretta da P.J. Hogan e interpretata da Toni Collette. Nonostante gli applausi del pubblico a noi è sembrato un film che finge di essere divertente, concede sì qualche sorriso, ma alla lunga stucca. Decisamente deludente. Tra le pellicole in concorso invece sembra aver affascinato il decamerone russo firmato da Aleksey Fedorchenko (“Silent Souls”), che parte in sordina per poi conquistare. Probabilmente un film da tenere d’occhio.

Domani, a parte il derby Lazio-Roma che si giocherà a poche centinaia di metri dall’Auditorium (che oggi sembrava davvero essersi trasformato nel bar dello sport, visto che in fila per entrare in sala non si parlava d’altro), è prevista in mattinata la proiezione di “Full Metal Jacket” per i cinefili incalliti che avranno il coraggio di fiondarsi al Festival alle 9 di domenica mattina, per un film che probabilmente conoscono a memoria: abbiamo la sensazione che il Teatro Studio sarà gremito. Tra i film in concorso verranno invece presentati il cinese “1942”, con Adrien Brody, e soprattutto “Marfa girl”, di Larry Clark. Curiosità per il fuori concorso “Populaire”, con Romain Duris. Ma abbiamo il netto sentore che domani, tra le 15 e le 17, l’Auditorium sarà molto, troppo, vuoto e silenzioso.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 1): Si comincia!

Dopo le proiezioni stampa di ieri è ufficialmente cominciata oggi la settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la prima sotto la gestione di Marco Muller. Ieri era ancora tutto in fase di montaggio, mentre oggi al nostro arrivo ogni cosa era al suo posto. Il tappeto rosso era là dove doveva essere, il colore era al punto giusto, gli stand tutti in piedi e perfettamente funzionanti e soprattutto lei, la sorpresa delle sorprese, un grande punto a favore della nuova gestione: la nuovissima e meravigliosa Sala Stampa! Finalmente una sala ben attrezzata, ampia, luminosa, bellissima.

Per quanto riguarda il primo giorno abbiamo avuto l’impressione di vedere poca gente o quantomeno è mancata quella calca che spesso accompagnava le aperture del Festival, anche se il passaggio di Takashi Miike sul tappeto rosso ha fatto registrare un bel numero di curiosi. Girano voci su un presunto calo di vendite per quanto riguarda i biglietti, ma senza dati ufficiali non è il caso di stare qui a parlarne. Occupiamoci piuttosto dei film. L’apertura del concorso, quest’anno affidata ad “Aspettando il mare” del tagiko Bakhtiar Khudojnazarov ha sembrato avere i classici difetti di alcuni film d’autore asiatici: immagini ben confezionate, che però non bastano ad evitare una grande pesantezza di fondo. Molto più successo ha avuto invece “Il canone del male” di Miike, di cui abbiamo già parlato ieri, che ha risvegliato il pubblico con la sua spettacolarizzazione della violenza (a tal punto che il regista si è presentato sul tappeto rosso con un tirapugni sulla mano).

Nella sezione Alice abbiamo assistito allo spagnolo “Animals” di Marçal Forés, altro figlio della celebre scuola catalana che sta rilanciando la cinematografia ispanica. La pellicola, presentata come una via di mezzo tra “Ted” (per via dell’orsacchiotto parlante) e “Donnie Darko” (per i tratti caratteriali del protagonista), ci è sembrata un po’ un pasticcio: il film effettivamente fa vagamente pensare alla pellicola di Richard Kelly, ma si perde lungo la strada, dimostrandosi forse troppo pretenziosa (ma ringraziamo il regista per averci fatto conoscere i “Los Claveles”, una rock band madrilena piuttosto interessante). Per quanto riguarda il concorso tanti applausi e tanti sorrisi sui volti degli spettatori della proiezione stampa di “Main dans la main”, il nuovo film di Valerie Donzelli, che dopo il meraviglioso “La guerra è dichiarata” ci regala un film di tutt’altro genere, ma sicuramente di grande valore. La Donzelli ha un grande talento: la semplicità. Per questo i suoi film sanno emozionare. Questa volta si tratta di una commedia romantica, in cui un ragazzo e una donna, differenti in tutto, si baciano improvvisamente e a causa di un qualche incantesimo sono costretti ognuno a seguire i passi dell’altro. Stare sempre insieme, fare gli stessi gesti, vivere la stessa vita: è possibile tutto ciò tra due persone che (forse) non si amano? Tante risate, ironia e la dolcezza di sentirsi a casa: i film della Donzelli ci sembrano avvolti dello stesso calore umano e della stessa tenue semplicità del cinema di un certo François Truffaut, e scusate se è poco.

Al di là dei film il Festival regala anche altro, gratuitamente, per tutti: due splendide esposizioni fotografiche. La prima, “Soul of stars”, con i ritratti di Francesco Escalar alcuni divi del cinema italiano e internazionale: in particolare abbiamo trovato meravigliosi e intensi gli scatti a Laura Morante, Monica Bellucci, Dario Argento, Stefania Rocca. Più o meno per altri motivi abbiamo invece apprezzato lo splendido scatto ad Eva Green…
L’altra mostra, “Full Metal Jacket Diary”, racchiude una selezione di scatti inediti e preziosissimi: il backstage fotografico della pellicola di Stanley Kubrick curato dal protagonista del film, Matthew Modine, che si rivela essere un fotografo di pregiata fattura. I suoi ritratti, le atmosfere ricreate, le inedite immagini di Kubrick al lavoro sono un patrimonio per la storia del cinema. Un’esposizione talmente bella che quasi da sola può valere il Festival.

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Muller presenta il suo Festival di Roma e ufficiosamente annuncia Quentin Tarantino

Settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la prima per Marco Muller dopo otto anni di Venezia. Il nuovo cervello della kermesse romana si presenta subito con una notizia bomba, che tutti aspettavano ma alla quale credevano in pochi: «Django calcherà l’Auditorium». Muller annuncia ufficiosamente la presenza di Quentin Tarantino al Festival, spiegando che tra pochi giorni ci sarà un comunicato che spiegherà «tutto ciò che vogliamo fare con Tarantino», che al momento non ci è però dato sapere.

Concorso. Saranno quindici le pellicole in lizza per il Marc’Aurelio d’oro, tredici annunciate più due a sorpresa («che saranno film di grandi autori», promette Muller). I titoli più interessanti sono quelli di Roman Coppola (“A glimpse inside the mind of Charles Swan III”, con Charlie Sheen e Bill Murray, probabilmente presenti al Festival), Takashi Miike (“Lesson of evil”), Valérie Donzelli (“Main dans la main”, con cui spera di bissare il successo de “La guerra è dichiarata”) e Pappi Corsicato (“Il volto di un’altra”).

Fuori concorso. Sarà presente a Roma Walter Hill, regista del meraviglioso “I guerrieri della notte”, al Festival per il premio alla carriera (denominato Maverick Award) e per presentare il suo nuovo film, “Bullet to the head”, con Sylvester Stallone, anche lui presente a Roma. Tra gli altri film fuori concorso (in attesa del comunicato su Tarantino) le nuove pellicole di Marjane Satrapi (“La bande de jotas”) e Michele Placido (“Le guetteur”, con Daniel Auteuil e Mathieu Kassovitz), oltre all’ennesimo e fortunatamente ultimo capitolo di “Twilight”, il film d’animazione prodotto da Guillermo Del Toro (“Le 5 Leggende”) e le due pellicole che apriranno e chiuderanno il Festival: “Aspettando il mare” di Bakhtiar Khudojnazarov e “Una pistola en cada mano” del catalano Cesc Gay (con Ricardo Darìn, che quest’anno speriamo vivamente di incontrare all’Auditorium).

Altre sezioni. Non c’è più Extra, la sezione migliore delle precedenti edizioni del Festival, sostituita da CinemaXXI, «una sezione Extra ampliata», afferma Muller. Fortunatamente c’è ancora Mario Sesti, e questo significa che i film di questa sezione ancora una volta saranno le pellicole da tenere d’occhio in maniera particolare, perché è qui che si nascondono gemme preziose. La selezione di CinemaXXI è stata parzialmente annunciata, la lista completa dei film sarà presentata in una conferenza stampa apposita. Resta intatta e totalmente indipendente la sezione di Alice nella Città, con ben dodici film in concorso e una serie di eventi e proiezioni speciali. Ampio spazio anche al cinema nostrano, con la nuova sezione “Prospettive Italia”, composta esclusivamente da opere prime e seconde della nuova onda di registi italiani (sette lungometraggi in concorso, sei documentari e sei cortometraggi, oltre a numerosi altri film fuori concorso).

Giurie. Il presidente della giuria internazionale del Concorso sarà Jeff Nichols, regista del bellissimo “Take Shelter”. A presiedere invece la giuria internazionale di opere prime e seconde ci sarà Matthew Modine, l’indimenticato soldato Joker di “Full Metal Jacket”, che per l’occasione presenterà all’Auditorium una mostra fotografica con i suoi scatti privati ed esclusivi presi sul set del film di Stanley Kubrick, con immagini inedite del regista.

Altro. Per la prima volta il Festival rinuncia alla sala più bella dell’Auditorium, la Santa Cecilia, occupata in quei giorni dal Festival del Jazz. In compenso ci saranno ben tre sale esterne costruite per l’occasione, oltre alle solite Petrassi, Sinopoli e Teatro Studio. Tutti pronti dunque, dal 9 al 17 novembre, per la settima edizione del Festival, che deve ancora regalare qualche bomba (l’ufficialità della presenza di Quentin Tarantino e l’annuncio dei restanti due film in concorso).

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