Recensione “A Ghost Story” (2017)

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Novanta minuti di poesia sull’infinita ineluttabilità del tempo, sull’incapacità di lasciare andare il passato, sulla perdita, sul concetto di spazio ma soprattutto una storia d’amore originale, tenera e straordinariamente convincente. Il film di David Lowery è tutto questo e molto altro: dialoghi ridotti al minimo, parole di contorno che girano intorno ai lunghi silenzi di scene in cui la concezione di tempo è relativa e dove lo spazio muta ad ogni battito di ciglia. Il film, acclamatissimo al Sundance Festival, è un’opera poetica ed originale sull’elaborazione del lutto, per la prima volta affrontata dal punto di vista di un fantasma: Casey Affleck, nonostante il lenzuolo addosso, mette in mostra una vasta gamma di emozioni, dalla rabbia alla malinconia, dalla speranza alla paura, dalla confusione all’ironia.

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