Recensione “Chiamami col tuo nome” (“Call me by your name”, 2017)

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L’estate è quella stagione in cui succedono cose che volano fuori dall’ordinario. Chiaro, anche nelle altre stagioni possono accadere fatti eccezionali, ma quando succedono d’estate hanno sempre un sapore diverso, più speciale forse, soprattutto quando si è adolescenti. Tutti noi conserviamo nel cuore un’estate in qualche località fuori città, dove il tempo sembrava essere sospeso e dove magari ci siamo innamorati per la prima volta. O forse per la seconda volta, che importa. Se per me poteva essere un’estate degli anni ’90, con la colonna sonora composta da Oasis e Cranberries, per il giovane diciassettenne di questo film, Elio, è stata l’estate del 1983, quando la radio passava l’ultimo singolo di Franco Battiato. Molti, se non tutti, sono sopravvissuti ad un’estate così, e poco cambia se nel film l’orientamento sessuale può essere diverso dal nostro o se sono differenti le località, gli accenti, i cibi.

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Recensione “Un amore di gioventù” (“Un amour de jeunesse”, 2011)

Kierkegard diceva: “La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”. Mia Hansen-Love, una delle più promettenti registe francesi degli ultimi anni, sembra abbia incentrato la sua terza pellicola intorno a questa citazione, affidando alla strepitosa Lola Créton, quasi esordiente, il compito di condurre l’altalena di emozioni di Camille, la protagonista del film. La regista trentenne cambia totalmente atmosfera rispetto alla sua pellicola precedente (“Il padre dei miei figli”, film bellissimo), portando sullo schermo uno dei connubi più celebri della storia dell’umanità: amore e adolescenza. Un tema già affrontato in decine di altri film, che qui però riesce a trovare una strada propria, con onestà e passione, senza un’ombra di superficialità.

Camille e Sullivan sono giovani, si amano, sembrano essere inseparabili. Per lei l’amore è tutto, per questo quando Sullivan decide di partire per il Sudamerica, la situazione precipita. Camille resta così da sola con i suoi ricordi, strazianti, amplificati dai sogni e dalle illusioni dell’adolescenza. Il tempo passa, le lettere di Sullivan diventano sempre più sporadiche finché lui non decide di interrompere la loro relazione. Passano gli anni, Camille non sembra riuscire a dimenticare il suo grande amore, almeno finché non incontra Lorenz, un architetto di cui diventa assistente e amante. Proprio quando Camille sembra aver ritrovato la sua strada, Sullivan torna nuovamente nella sua vita.

La splendida voce della cantautrice cilena Violeta Parra (“Volver a los 17” e soprattutto “Gracias a la vida”) accompagna i silenzi e le assenze, l’inverno dell’anima di Camille, in attesa di un futuro che sembra correre più veloce di lei. Lo sguardo della Hansen-Love non è mai invadente, è anzi tenero, discreto, è lo sguardo di qualcuno che sembra stia raccontando qualcosa che ha conosciuto, che ha toccato con mano, un mondo che forse appartiene a gran parte di noi. Lola Créton da parte sua si consacra come una delle nuove muse del cinema francese, con i suoi 19 anni il futuro è suo (e di Mia Hansen-Love). Un film che vibra tra i vicoli di Parigi e il cielo della campagna francese, risuonando come un soffio di leggerezza nella grande orchestra del cinema francese.

pubblicato su Livecity