“Ready Player One”: usciremo vivi dagli anni 80?

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Questa settimana ospitiamo su UVDC il commento al film di Marco Caizzi, che abbiamo inviato alla proiezione stampa in qualità di esperto di videogames e di cinema fantascientifico. L’articolo non contiene spoiler.

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Gli ultimi Jedi siamo noi

“Gli Ultimi Jedi”, il nuovo episodio della saga di “Star Wars”, è finalmente nei cinema di tutto il mondo, due ore e mezza di imprese mirabolanti pervase da una genuina gioia di sentirsi bambini, seduti al sicuro sulla poltroncina di una sala buia a fare il tifo per i buoni. Siete già andati a vederlo? Se sì, potete andare tranquillamente avanti nella lettura, piena di spoiler, al contrario vi rimando alla recensione vera e propria, dove non c’è neanche uno spoiler sulla trama e che potete leggere qui. Dunque, se ancora non avete visto il film, l’espressione basita di Luke Skywalker dice tutto: correte a vederlo, poi potrete proseguire nella lettura. Dopo il Maestro Jedi cominciamo a parlare seriamente e l’articolo sarà tutto, ma proprio tutto, un grosso ed enorme spoiler. Jedi avvisato mezzo salvato.

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Recensione “Dunkirk” (2017)

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Un paio di premesse: la prima è che quando ho sentito che doveva uscire un altro film sulla Seconda Guerra Mondiale il mio istinto mi ha suggerito un eloquente “che palle”. La seconda premessa riguarda il regista: Nolan in passato mi ha fatto strappare i capelli dalla meraviglia, ma ormai è già qualche anno che ha smesso di convincermi: l’ultimo Batman l’ho trovato insopportabile, mentre “Interstellar” era stupendo tecnicamente quanto debole a livello narrativo. Insomma, non è che fossi così convinto di questo “Dunkirk” (ma poi perché nel titolo italiano lasciare il nome inglese della città francese di Dunkerque? Come se in Italia producessero un film sulla città tedesca Mainz e nei paesi anglofoni lasciassero il titolo italiano, cioè Magonza). Questioni toponomastiche a parte, dicevo che non sono partito convinto a proposito di questa operazione; poi però è successo che a luglio tutto il mondo conosciuto ha cominciato a osannare il film di Nolan: la cosa più importante che ho letto diceva che “sembrava un film di Stanley Kubrick” (non ricordo chi l’avesse detto, ma penso che dovrebbe rispondere di tutto ciò in qualche tribunale). Insomma, mi ero convinto di trovarmi davanti ad una sorta di epifania cinematografica, una di quelle opere capace di cambiare la mia concezione della settima arte. “Dunkirk” invece è “soltanto” un bel film, magari anche un gran bel film, che però non si avvicina assolutamente dalle parti del capolavoro, come hanno cercato di farmi bere da mesi.

La storia si basa sulla battaglia di Dunkerque, una delle storie più incredibili accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, che già in passato aveva avuto l’onore di essere trasformata in un film. In poche parole: le truppe anglo-francesi, braccate dall’esercito nazista, riuscirono ad essere evacuate dal porto di Dunkerque grazie ad un vero e proprio miracolo militare (anche se nel film di Nolan i francesi sono pressoché inesistenti e già questa scelta narrativa dovrebbe dar da pensare). La cosa più bella di questo film è senza dubbio l’idea di raccontare le tre linee narrative (terra, acqua e cielo) in tre lassi temporali differenti (una settimana, un giorno, un’ora), per poi farle coincidere nel climax finale. Idea straordinaria. Un’altra cosa che ho amato molto è l’assenza visiva del nemico tedesco, la cui presenza si fa sentire dal fischio delle pallottole e dalle esplosioni assordanti delle sue bombe. Cose meno belle? Un’ora e mezza di colonna sonora, pesante, opprimente, che dà l’impressione di esser stata messa là proprio per coprire le magagne del regista (la parte legata al cielo, dunque all’aviazione, si serve della musica per dare pathos ad una serie di inutili primi piani sui piloti).

Ripeto: è un film bellissimo che rischia di annegare nel suo realismo, una pellicola di grande potenza che paradossalmente paga in maniera eccessiva la campagna messa in atto per supportarlo. Resta comunque un film da vedere, se non altro per la sua durata: un’ora e quaranta passa sempre abbastanza in fretta. A mio modesto parere non è uno dei film dell’anno, ma senza dubbio è il primo grande film della nuova stagione cinematografica: buon anno a tutti, se questo è l’inizio, direi che ci aspettano grandi cose.

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Twin Peaks 2017: Le origini del male (Episodio 8)

L’Episodio 8 ha circa 15 minuti quasi convenzionali (convenzionali se si parla di Twin Peaks, ovvio) e i restanti 45 davvero molto complicati da raccontare. Una puntata decisamente non classificabile, forse folle, forse geniale, ma davvero difficile da comprendere. L’apertura è dedicata alla fuga del Cooper malvagio: è in auto con Ray, e sappiamo da uno dei primi episodi che il Doppelganger vuole far fuori il ragazzo (lo abbiamo scoperto quando Cooper soffoca la ragazza sul letto del motel). Approfittando di una sosta, Cooper prova a uccidere Ray, ma questi lo anticipa e gli spara più colpi. Sul corpo insanguinato del demone compaiono degli uomini neri, uno dei quali avevamo già visto in un paio di occasioni nei precedenti episodi (nella cella accanto al preside della scuola e nell’obitorio). Va detto che questi personaggi sono decisamente simili al barbone di “Mulholland Drive”, un dettaglio che dà seguito alle teorie secondo le quali il film del 2001 è ambientato nello stesso universo di Twin Peaks. Gli uomini neri, dicevamo: questi si accalcano intorno a Cooper, gli spargono il sangue sul volto, lo toccano, estraggono dal petto una sorta di gelatina con al suo interno nientepopodimeno che il viso di Bob sghignazzante. Ray fugge terrorizzato, telefona ad un certo Phillip (Jeffries?) spiegandogli che Cooper dovrebbe essere morto, ma che se non dovesse esserlo, lo potrà raggiungere alla “Fattoria”. Cooper ovviamente si risveglia: è vivo.

La storia prosegue con un live dei Nine Inch Nails (!) al Roadhouse. Qui finisce la parte comprensibile di questo ottavo episodio e cominciano videoarte e tutto il resto. Da qui in poi la scena sarà quasi interamente in bianco e nero. Siamo nel luglio del 1945, nel deserto del New Mexico vediamo un fungo atomico (la data e il luogo corrispondono al celebre Test Trinity, la prima detonazione di un’arma nucleare, due settimane prima delle bombe su Hiroshima e Nagasaki). Il fungo atomico genera al suo interno una creatura che a sua volta vomita una gelatina con molte uova (forse la garmonbozia, il dolore e sofferenza di cui si nutrono i demoni?), oltre alla gelatina vista prima con all’interno il volto di Bob. Sempre nel New Mexico, ma nel 1956, da una delle uova esce uno strano insetto, mentre un gruppo di uomini neri (che sembrano esser stati generati da quella curiosa esplosione del ’45) dapprima aggredisce due passanti, quindi uno di loro penetra in uno studio radiofonico e, dopo aver interrotto i Platters (il cui chitarrista si chiamava David Lynch…) e ucciso due impiegati, ripete alla radio una stramba litania che fa svenire chi la ascolta: “Questa è l’acqua, questo è il pozzo: bevi fino in fondo e calati. Il cavallo è come il bianco degli occhi e oscuro all’interno”. Lo strano insetto di cui sopra intanto si introduce nella bocca di una giovane donna: non prevedo niente di buono. Gli uomini neri sembrano uscir fuori da una sorta di mini market e, come mi dicono i colleghi amici più informati di me, anche in “Fuoco cammina con me” gli spiriti si riunivano in una stanza proprio sopra un “convenience store”.

Una piccola parentesi. Secondo alcune teorie la giovane donna potrebbe essere Sarah Palmer da giovane. Nel ’56 la ragazza dimostra circa 15 o 16 anni e l’attrice che interpreta Sarah Palmer è nata nel 1941, quindi le date coinciderebbero. Inoltre ci potrebbe essere un legame tra il cavallo bianco nominato nella litania e lo stesso animale più volte apparso alla madre di Laura (ma questo legame è un po’ forzato, lo ammetto). E poi, come affermano sempre i miei amici, se così non fosse, perché spostare l’azione dal 1945 al 1956? Solo per farci ascoltare i Platters? Non credo (edit: a distanza di giorni si fanno molto insistenti le voci che fanno riferimento alla Signora Ceppo: la ragazza che ingoia il misterioso insetto è dunque una giovane Margaret? Vedremo).

Nel mondo parallelo intanto (la Loggia Bianca?), il Gigante viene a conoscenza della “nascita” di Bob. Preoccupato, comincia a levitare e genera dal suo cervello una sfera dorata con al suo interno il viso di Laura Palmer. Una dama elegante, la Senorita Dido (come leggiamo sui titoli di coda), bacia la sfera e la lancia in una sorta di tubo che si preoccuperà di ricollocare la sfera dorata sulla Terra, in un punto che inequivocabilmente corrisponde a Twin Peaks. Non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che il Gigante abbia creato Laura Palmer per fronteggiare Bob, in un’ennesima variazione sul tema “Bene contro Male”: uno scontro di cui conosciamo fin troppo bene l’esito. Tra l’altro una sfera dorata aveva già fatto la sua comparsa nel momento in cui il Cooper buono aveva preso il posto di Dougie: la pallina era stata raccolta da Mike, all’interno della Loggia Nera.

L’esplosione atomica del 1945 è stata dunque l’origine del male che abbiamo visto in “Twin Peaks”? Così sembra. Curioso inoltre il fatto che nei precedenti episodi, nell’ufficio dell’FBI, dietro Gordon Cole è appeso un manifesto raffigurante proprio un fungo atomico. Ora, chiunque volesse provare a dare una spiegazione a questo episodio può accomodarsi. Ora ci aspettano due settimane di domande: chi sono gli uomini neri (nei titoli di coda uno di loro è citato come Woodsman, l’uomo del bosco)? Che rapporto c’è tra Phillip Jeffries e Cooper? Che ne sarà della ragazza con la rana-mosca in bocca, si tratta davvero di Sarah Palmer? La cosa certa è una: quello che David Lynch ha mostrato in questo episodio è una nuova frontiera dello show televisivo. Nessuno ha mai osato tanto, nessuno si è spinto così oltre ed è naturale chiedersi cosa succederà ancora nei restanti episodi (tra due settimane saremo esattamente a metà stagione). Avrei bisogno di un po’ più di normalità, ma chi sono io per chiedere tanto a David Lynch? La prossima settimana niente Twin Peaks, lo show ritorna tra due settimane e, mentre noi saremo qui a formulare teorie assurde, Lynch ci osserva e se la ride, dall’alto della sua onniscienza. Due settimane per una nuova puntata. Ce la faremo? Nell’attesa abbracciamoci forte e cerchiamo di sostenerci a vicenda.

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Twin Peaks 2017: Salute all’FBI (Episodio 7)

Se le prime sei puntate di questa stagione potevano esser viste come gli episodi della nuova serie di David Lynch, l’episodio 7 può essere invece visto a tutti gli effetti come un episodio di Twin Peaks. Se i fan più nostalgici avevano bisogno di essere nutriti, stavolta hanno davvero di che abbuffarsi. Procediamo con ordine.

Questa settima, bellissima, sinfonia si apre con Jerry Horne strafatto in mezzo al bosco: telefona al fratello dicendogli che qualcuno gli ha rubato la macchina. Siamo a Twin Peaks dunque, poco dopo ci spostiamo nell’ufficio dello sceriffo: Hawk sta mostrando allo sceriffo Truman la sua recente scoperta. Il biglietto che si trovava nel bagno della centrale sono in realtà tre fogli: ebbene sì, le teorie che giravano nei giorni scorsi erano dunque esatte, si tratta infatti di tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer (!!!). Le annotazioni di Laura riguardano Annie, che le è apparsa in sogno per dirle che il buon Dale è nella Loggia è non riesce ad uscire (sogno di cui peraltro troviamo traccia in “Fuoco cammina con me”). Annie è ovviamente Annie Blackburn, la sorella di Norma, la fiamma di Dale Cooper nelle ultime puntate della seconda stagione di Twin Peaks, che fu portata da Windom Earle nella Loggia Nera per attirare Cooper e ucciderlo. Lo ricordate, no? Bene, il diario segreto di Laura era stato affidato ad Harold Smith, l’agorafobico appassionato di orchidee, morto suicida (?). In questo diario, ritrovato da Donna, mancavano delle pagine. Su una di queste pagine ritrovate, Laura aveva annotato: “Ora so che non è Bob. So di chi si tratta”. Ovviamente parliamo di Leland Palmer. Hawk intuisce che Leland, smascherato da sua figlia, abbia strappato le pagine compromettenti dal diario e le abbia nascoste nel bagno della centrale di polizia quando fu portato là per essere interrogato sull’omicidio di Renault (temendo di venir perquisito, Leland avrebbe nascosto le pagine proprio dentro i bagni della polizia). Ma se il buon Dale era nella Loggia e non poteva uscire, quello che ne uscì chi era? Noi ovviamente lo sappiamo, Hawk invece avrà bisogno ancora di qualche puntata, probabilmente.

Abbiamo un buco di venticinque anni da riempire, qualche tassello nuovo lo otteniamo da Doc Hayward, in diretta Skype con lo sceriffo: l’ultima volta che il dottore aveva visto Cooper, dopo il suo ritrovamento nei boschi, era in ospedale, nel reparto rianimazione. Là gli aveva visto ancora una strana espressione, a suo dire. Tra l’altro pare che Cooper si fosse recato là in rianimazione per “tenere d’occhio” Audrey Horne, finita in coma dopo l’esplosione della bomba alla banca. Ho una teoria, la butto là: Richard Horne è il figlio del Doppelganger di Cooper. Sappiamo che Bob non si faceva molti problemi ad infilarsi tra le lenzuola di donne incoscienti o addormentate, potrebbe dunque aver ingravidato lui, tramite Cooper, Audrey? Visto il carattere e il comportamento di Richard, la cosa non sarebbe poi così sorprendente.

Le vicende si spostano ora nell’obitorio di Buckhorn, in Sud Dakota. Scopriamo che il corpo senza testa appartiene ad un uomo di cinquant’anni, le cui impronte appartengono – sorpresa sorpresa – al Maggiore Briggs. Ma se il corpo appartiene ad un cinquantenne morto la settimana precedente, come potrebbe mai essere quello di Garland, che se fosse stato ancora vivo avrebbe circa settant’anni? Questa è la giusta osservazione di Winston dei Ghostbusters, direttore dell’aviazione militare, al telefono con la sua assistente. Nel frattempo, per non farci proprio mancare niente, nei corridoi dell’obitorio si aggira l’uomo nero che avevamo visto nella seconda puntata, lo spirito che era fuggito dalla cella accanto a quella del direttore della scuola, accusato proprio dell’omicidio del corpo senza testa. Uomo nero che poi fa pensare tantissimo a quello di “Mulholland Drive”, sempre di Lynch, ovviamente.

Un capitolo a parte riguarda Diane. La ex segretaria di Cooper sembra portare molto rancore nei confronti dell’FBI e, inizialmente, manda a quel paese sia Albert che Cole. Tra lei e Cooper qualcosa deve essere andata storta. Cole riesce però a convincerla ad incontrare Cooper in cella: Diane, in lacrime dopo l’incontro, dice a Cole che l’uomo che conosceva è cambiato. Non si tratta degli anni o dell’aspetto, si tratta della sua anima. I due tra l’altro accennano ad una notte, l’ultima in cui si sono visti, a proposito della quale Cole vorrebbe saperne di più (probabile pensare che il Cooper malvagio l’abbia violentata, o le abbia comunque fatto del male). “Noi due dobbiamo parlare”, afferma Diane, prima di lanciarsi, cicchetto in mano, in un brindisi glaciale: “Salute all’FBI”. Questa è senza dubbio una delle scene più emozionanti della puntata.

Torniamo a Twin Peaks: Andy sta indagando sull’omicidio del bambino investito da un camion nella puntata precedente. Il possessore del camion è spaventatissimo, dice che gli dirà tutto e dà appuntamento all’agente di polizia due ore dopo in un altro posto. Nel luogo dell’appuntamento Andy si ritroverà da solo con il tema di Laura Palmer che aleggia inquietante in sottofondo: al tizio sembra proprio che sia successo qualcosa. Le sorprese di questa puntata ricchissima non finiscono qua: mentre in South Dakota il Cooper malvagio sta organizzando la sua evasione, Dougie a Las Vegas riceve la visita di sua moglie e della polizia. Fuori dall’ufficio arriva il sicario nano per ucciderlo, ma Doug, improvvisamente e incredibilmente, lo disarma con due colpi alla gola, riuscendo perfino a bloccargli la mano sulla pistola, puntata verso il pavimento. La visione dell’Albero con il cervello gli ripete più volte “stringigli la mano!”. Scena da brividi. Tra l’altro le tv giungono sul luogo dell’attentato per intervistare gli astanti: è forse possibile che il Cooper buono finisca in televisione e che qualcuno a Twin Peaks lo possa vedere e riconoscere? Lo scopriremo tra sette giorni.

Torniamo ancora a Twin Peaks, luogo principale di questo episodio. Al Great Northern, Benjamin Horne riceve finalmente per posta la chiave della stanza appartenuta a Cooper 25 anni prima: la cosa non lo lascia di certo indifferente. Intanto la sua nuova assistente, Ashley Judd, sente uno strano brusio proveniente dalle pareti di legno: si tratta senza dubbio di Josie Packard, intrappolata nel legno dell’albergo dai tempi della seconda stagione. Tra Ashley Judd (Beverly) e Ben Horne sembra esserci una certa tensione sessuale, la prima tornerà comunque a casa dal marito malato. Al Roadhouse intanto un altro membro dei fratelli Renault (ma quanti erano?) parla al telefono di giovani donne e di soldi da pagare: nel locale continuano dunque gli strani traffici di una volta.

La puntata si chiude con la fuga del Cooper malvagio, che torna dunque in libertà, e con una breve scena al Double R, con un ragazzo che cerca disperatamente un certo Bing (il figlio di David Lynch, come risulta nei titoli di coda, membro di una delle band che avevano concluso una delle puntate precedenti al Roadhouse). Episodio splendido. Cosa aspettarci dal prossimo? Beh, il Cooper malvagio è in libertà, il Cooper buono sta recuperando il senno e Hawk ha scoperto tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer. Siamo quasi a metà stagione e la grande, meravigliosa impressione è che il meglio debba ancora arrivare. Nella speranza di non vedere più una scena di due minuti e mezzo con un tizio che passa la scopa per terra, la domanda che risuona nelle case di tutti noi è soltanto una: quanto manca a lunedì prossimo?

Laura Dern  in a still from Twin Peaks. Photo: Patrick Wymore/SHOWTIME

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Twin Peaks 2017: Non morire (Episodio 6)

Neanche a dirlo, il sesto episodio del nuovo “Twin Peaks” pone ancora più interrogativi su tutto ciò che avevamo visto nelle cinque puntate precedenti. Le linee narrative stavolta sono due: Twin Peaks e Las Vegas (più un piccolo grande extra che vede protagonista Albert). Dunque, dopo la inquietante scena della telefonata dal carcere del South Dakota, niente Doppelganger in questo nuovo episodio. Partiamo subito dal momento più alto di questa sesta parte: Diane. Albert sotto il diluvio entra in un bar (insultando Gene Kelly e il suo “Cantando sotto la pioggia”) e saluta la celebre, attesissima Diane. La mia teoria dopo l’episodio 4 era dunque giusta: la donna che Albert doveva incontrare, l’unica che poteva riconoscere Cooper, era proprio Diane (e come avevo previsto è Laura Dern a interpretarla). La scena dura soltanto pochi secondi, ma è senza dubbio l’apice dell’episodio: “Ciao, Albert”.

A Las Vegas Cooper, nei panni di Doug, continua ad essere disorientato, per usare un eufemismo. Ancora una volta gli compare Mike dalla Loggia Nera per dirgli che deve assolutamente svegliarsi e, soprattutto, non morire (“Don’t die”!). Doug riesce, grazie alle solite visioni luminose, a finire il lavoro che gli era stato commissionato per non perdere il posto. I suoi sembrano scarabocchi senza senso, ma a quanto pare risultano essere decisivi e di fondamentale importanza per il suo capo. Al tempo stesso Janey-E (la moglie di Doug, ovvero Naomi Watts) incontra i creditori del marito aggredendoli verbalmente e saldando il debito di Doug dovuto a motivi di gioco d’azzardo (tra i creditori c’è addirittura Daniel Faraday di “Lost”!). Intanto un nano cattivissimo, evidentemente un sicario, riceve un plico contenente due fotografie: una di Doug e l’altra della donna che nell’episodio precedente voleva urgentemente che lo stesso Doug fosse ucciso. Il nano uccide la donna e le sue colleghe a colpi di cacciavite.

A Twin Peaks intanto cominciano a succedere cose strane: Richard Horne si ritrova coinvolto in un traffico di droga e, trattato a pesci in faccia (anche a causa di una strana moneta “magica”) da un certo Red, comincia a dare di matto, investendo a tutta velocità un bambino in mezzo alla strada. Ad assistere alla scena, oltre agli abitanti di Twin Peaks, c’è Carl, il gestore del parcheggio per roulotte di “Fuoco cammina con me”, che subito dopo l’impatto vede uno strano spirito uscire dal corpo del bambino e volatilizzarsi in cielo. Carl da piccolo è sparito nei boschi vicino Twin Peaks, quindi è presumibile che anche lui abbia il “dono” di vedere gli spiriti. Nell’ufficio di polizia intanto Hawk, grazie ad una moneta e al marchio raffigurante un nativo americano (il retaggio di cui parlava la Signora Ceppo nel primo episodio), trova l’indizio che stava cercando sulla porta del bagno, o più precisamente dentro la porta del bagno. Hawk estrae dal suo interno un biglietto, ma non ci è ancora dato sapere di cosa si tratti.

Ah, dimenticavo. All’inizio di questa stagione il gigante fa a Cooper i nomi di Richard e Linda, “due piccioni con una fava”. Richard potrebbe dunque essere Richard Horne e Linda invece viene nominata da Mickey, un ragazzone che si fa dare un passaggio da Carl in città perché deve andare all’ufficio postale per ritirare la posta di Linda (che ancora non sappiamo chi sia). Che collegamento ci sarà tra loro due? Perché Cooper potrebbe prendere due piccioni con una fava?

Diane a parte non è stata una puntata particolarmente esaltante, la matassa continua ad avvolgersi e al tempo stesso a dipanarsi. Aspettiamo fiduciosi il prossimo episodio, sperando che Cooper riesca “assolutamente” a svegliarsi, che Diane riesca a dirci di più sul Doppelganger e che Hawk ci riveli questo incredibile indizio avente a che fare con la sparizione del nostro amatissimo agente dell’FBI.

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Twin Peaks 2017: La mucca è saltata sulla Luna (Episodio 5)

Il quinto è probabilmente l’episodio più incomprensibile di questa terza stagione. Per ora. Scopriamo alcune cose nuove, vengono introdotti altri personaggi ancora, ma di fatto non abbiamo idea di come possa svilupparsi il tutto. Da dove cominciare? Partiamo da Las Vegas: Dougie a quanto pare deve dei soldi a qualcuno (50mila dollari, probabilmente a causa della sua “passione” per il gioco d’azzardo) e sua moglie Naomi Watts gli raccomanda di chiamare i suoi creditori per consegnare i soldi ed essere finalmente lasciati in pace. Doug lavora in una società di assicurazioni e, tra caffè e parole importanti del suo passato (“Agente”, “fascicoli”) sembra stia vagamente riprendendo il senno, ma ci vorrà ancora un bel po’ a quanto pare. L’episodio si conclude con il nostro che resta affascinato dalla statua di un cowboy, al quale accarezza le scarpe. Intanto la chiave della stanza di Cooper al Great Northern di Twin Peaks, andata persa nella macchina di Jade (l’amante di Doug), viene trovata dalla escort e spedita per posta all’albergo: l’arrivo della chiave a Twin Peaks avverrà probabilmente in una delle prossime puntate e, statene certi, sarà un momento piuttosto emozionante.

South Dakota. Il Cooper malvagio è ancora in prigione ed i momenti più emozionanti dell’episodio sono legati a lui: davanti allo specchio afferma che Bob è ancora con lui (i due avevano “fatto amicizia” nella Loggia Nera, subito dopo la morte di Windom Earle). La sua telefonata sarà il momento WhatTheFuck della puntata: digita tantissimi numeri, fa impazzire gli schermi della prigione, nomina una persona (il signor Strawberry) che manda nel panico il direttore del carcere e, mentre il caos domina la scena, il Doppelganger afferma: “La mucca è saltata sulla Luna” (verso di una celebre filastrocca per bambini, “Hey Diddle Diddle”). Nel frattempo, a Buenos Aires (ultima residenza conosciuta di Philip Jeffreys, da quanto emerge in “Fuoco cammina con me”), un congegno elettronico, dopo essersi acceso, sparisce nel nulla (stesso congegno che avevamo visto spegnersi ad inizio puntata dopo l’intervento di una donna che vuole urgentemente vedere Doug morto).

A Twin Peaks intanto facciamo la conoscenza di Rebecca, o Becky (Amanda Seyfreid), che a quanto sembra è la figlia di Shelly. Becky sembra una ragazza dolce, ma frequenta uno sbandato e si fa di cocaina. Potrebbe essere la nuova Laura Palmer, chissà… Quant’è bella la scena del suo trip, in primissimo piano e capelli al vento? Al Double R ritroviamo Norma che consiglia e consola Shelly, mentre in altre due scene ambientate a Twin Peaks vediamo addirittura Nadine (che guarda il webshow del Dottor Jacoby, sempre più fuori di testa) e Mike, l’ex di Donna, che ora dirige una società. Altro momento assurdo nel finale: un ragazzo al Roadhouse consegna del denaro (probabilmente legato a qualche affare di droga) al poliziotto che prendeva in giro Andy e la Signora Ceppo nella quarta puntata. Subito dopo aggredisce una ragazza dentro il locale, insultandola e rivolgendole orribili minacce. Chi sarà mai? La sorpresa viene svelata sui titoli di coda: nei credits troviamo il nome di Richard Horne. Vista l’età possiamo azzardare che si tratti del figlio di Audrey, nato magari dopo quella notte d’amore sull’aereo di Billy Zane. Ne sapremo di più nelle prossime puntate.

Altre informazioni che abbiamo scovato in questa puntata sono le impronte digitali di Garland Briggs, ritrovate per la sedicesima volta in 25 anni su un luogo del delitto; un anello (regalato a Doug da sua moglie) finito nello stomaco del corpo senza testa della prima puntata. Che altro? Tammy, l’assistente di Gordon Cole, confronta le impronte di Dale Cooper con quelle del suo Doppelganger e dalla sua espressione potrebbe forse aver trovato qualcosa. Insomma, le vicende da seguire si svolgono in tre luoghi differenti: Las Vegas, dove Doug sembra dotato di superpoteri (dopo le slot, grazie ad una “luce verde” riesce a capire che un suo collega sta mentendo, usando per la prima volta delle parole che non aveva ascoltato in precedenza), mentre nel casinò si presentano dei proprietari piuttosto violenti (tra cui Jim Belushi, che vuole assolutamente ritrovare Mister Jackpot) che licenziano il direttore pensando che sia in combutta con il misterioso vincitore delle slot. South Dakota, dove il Cooper malvagio è rinchiuso nella prigione dello Stato (dove si sta dirigendo anche un’agente del Pentagono, mandata da Ernie Hudson di “Ghostbusters”, per seguire le impronte di Briggs) e dove la polizia cerca di capirne di più sull’omicidio del corpo senza testa. Il terzo luogo è ovviamente Twin Peaks, dove per il momento non accade quasi nulla, ma è nell’aria qualcosa di importante. Le domande sono plurime e le vicende, lentamente, stanno cominciando a legarsi: tra una settimana troveremo qualche risposta o avremo ancora più interrogativi? Sono propenso a pensare alla seconda.

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Vai alla recensione dell’episodio 6

Twin Peaks 2017: Hellooo-ooo (Episodio 3-4)

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I primi venti minuti sono qualcosa di totalmente folle e al tempo stesso spaventoso. Un piccolo capolavoro di bellezza e meraviglia, il tutto per raccontare l’uscita di Dale Cooper dalla Black Lodge. Quello che vediamo potrebbe essere veramente l’interno del cervello di David Lynch (me lo immagino proprio così, angosciante e magnifico). Le tinte viola, la donna senza occhi che mette in guardia il nostro da una spaventosa presenza, della quale possiamo udire i passi (il momento “affossa unghie nel divano”, per quanto riguarda questo episodio). Nell’apice del surrealismo, Cooper, immerso nello spazio profondo, vede la testa di Garland Briggs (!!) che sussurra le parole “Rosa blu” (che era uno degli indizi sul caso di Teresa Banks in “Fuoco cammina con me”, se ricordate). Mentre Dale tenta di uscire da questo mondo irreale, in quello reale il suo doppio cattivo si sta sentendo decisamente male. Ma non è tutto: la grande sorpresa è che c’è un altro doppio di Cooper (!), Doug, che a quanto pare è però controllato dal braccio di Mike (di cui indossa anche il celebre anello verde di “Fuoco cammina con me”). Il nostro amato Cooper sbuca fuori da una presa elettrica, ma dopo 24 anni nella Loggia Nera ha ovviamente qualche problema sia motorio che comunicativo. Ci sono già momenti di sublime ironia: Cooper si abbassa per cercare le chiavi del Great Northern Hotel e così evita di essere ucciso da un misterioso cecchino (ovviamente qualcuno che voleva uccidere Doug, ma non si sa ancora bene chi e perché). Mentre Hawk continua le sue ricerche nell’archivio della polizia, in compagnia di Andy e Lucy (meraviglioso lo scambio di battute sul coniglio di cioccolato), Cooper è finito in un casinò, dove grazie a delle segnalazioni inspiegabili (un simbolo che richiama tende e pavimento della Loggia Nera), vince montagne di soldi alle slot machine, senza neanche rendersene conto (già di culto il suo urlo di giubilo: “Hellooo-oooo”).

Nella sede dell’FBI intanto tornano altri due grandi personaggi: Albert e Gordon Cole (!), ai quali arriva la telefonata che stavano aspettando da 24 anni: Cooper è tornato! C’è tantissima carne al fuoco in questo secondo episodio: l’inquietante presenza nel mondo parallelo (definita “mia madre” da una delle misteriose donne di questo mondo altro, si tratterà della stessa cosa che ha ucciso i due amanti a New York?), il ritorno di Dale Cooper nel mondo reale, Doug il sosia, la sorte del Doppelganger malvagio, le ricerche di Hawk (basate sui suoi retaggi indiani), la partenza di Albert e Gordon per andare a ritrovare Cooper. E c’è sempre il mistero di New York (di cui Albert e Gordon Cole sono a conoscenza). Una grande differenza rispetto alle prime due stagioni della serie è che allora i personaggi entravano in scena sempre nello stesso luogo (Twin Peaks), tutto ciò che non succedeva a Twin Peaks non veniva mostrato (a parte le piccole parentesi all’One Eyed Jack). Qui invece gli scenari cambiano continuamente (cosa che già avevamo visto però in “Fuoco cammina con me”): c’è la sede dell’FBI, autostrade, casinò, luoghi situati in parti molto distanti e differenti tra loro. La sensazione però è una: la storia, presto o tardi, tornerà a svolgersi interamente a Twin Peaks…

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EPISODIO 4
Se Twin Peaks vi era mancata, qui cominciamo a ritrovare molte delle suggestioni appartenenti alla prime due stagioni della serie. Il mistero si infittisce, addirittura David Lynch, attraverso il suo Gordon Cole, dichiara di non riuscire a comprendere cosa sta succedendo. Figurati noi, David. Allora, cerchiamo di vederci un po’ più chiaro: Mike dice a Cooper che è stato ingannato, ci sono due Cooper (il fu Doug e il Cooper maligno) e che uno dei due deve essere eliminato. Cooper ancora non è riuscito a tornare in sé, ma scopriamo che il suo sosia Doug ha una casa e una famiglia (Naomi Watts è la moglie) a Las Vegas. Qui assistiamo ad alcuni momenti decisamente interessanti: Cooper si guarda allo specchio e stavolta il riflesso ci consegna semplicemente la sua immagine. Suo figlio alza il pollice e lui gli restituisce il gesto di rimando, che bellezza (per non parlare della scena con il caffè!). Per quanto riguarda Dougie, a parte l’aver vinto migliaia di dollari alle slot, non sappiamo più nient’altro.

Altro capitolo: le impronte del Cooper malvagio hanno fatto in modo che la polizia del South Dakota telefonasse all’FBI, dove a gestire le cose adesso è Denise (!!!). Gordon Cole e Albert si recano dunque nella prigione statale dove Cooper è stato arrestato per possesso di droga e armi: qui i tre si incontrano dopo più di due decenni e Cooper afferma, dopo il solito gesto con il pollice alzato, di aver lavorato sotto copertura con Philip Jeffries (l’agente interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”, anche lui testimone della Loggia Nera). A parte gli straordinari scambi di battute tra Gordon e Albert, qui la situazione è piuttosto seria: i due agenti capiscono subito che c’è qualcosa che non va in Cooper e pensano che sia qualcosa di ben peggiore di una “Rosa Blu”: dal film sappiamo che con Rosa Blu nell’FBI di Lynch si parla dei casi che hanno a che fare con il sovrannaturale (penso sia legato al fatto che una rosa blu in natura non esiste). I due sanno che devono parlare con una donna per poterne sapere di più, l’unica che può capire se Cooper è davvero lui (la mia teoria è che si tratti della celebre Diane e che il personaggio sarà interpretato da Laura Dern, presente in tutti i poster di questo nuovo Twin Peaks ma ancora non comparsa nella serie).

Chiudiamo con la nostra amata Twin Peaks: nell’ufficio dello sceriffo Truman (il fratello di Harry, molto malato e dunque sostituito) Hawk sta ancora cercando indizi su Cooper tra i file risalenti al caso Laura Palmer. Arriva proprio qui la scena da brividi (e mi stanno tornando mentre scrivo): Bobby Briggs è diventato un agente di polizia (!!) e, alla vista della storica foto di Laura, comincia a piangere pensando a tutti i ricordi che lo legano a lei (mentre il tema di Badalamenti si affaccia per la prima volta in questa stagione, procurandoci emozioni forti). Scopriamo inoltre che Garland Briggs è morto ai tempi in cui Cooper è sparito e che è stato proprio l’agente dell’FBI a vederlo per l’ultima volta (era forse Bob o il doppelganger di Cooper in cerca di informazioni?). Briggs tra l’altro muore in un incendio e il fuoco, come sappiamo, è qualcosa di molto caro ai demoni della Loggia Nera (ci sarà dunque un collegamento tra la morte di Briggs, l’incontro con Cooper e la morte in un incendio?). A contribuire al mood inconfondibile di Twin Peaks ci pensano ancora Lucy e Andy, che ci presentano loro figlio Wally (Michael Cera!), un biker che cerca di imitare Marlon Brando con pessimi risultati (Andy nella prima puntata ci aveva detto che suo figlio era nato lo stesso giorno del grande attore).

Se le prime puntate dunque sono servite come una sorta di premessa e di introduzione ai personaggi, vecchi e nuovi, in questo quarto episodio le cose cominciano a prendere una direzione (incomprensibile, ma pur sempre una direzione). Sappiamo che uno dei due Cooper deve essere eliminato, ci sono delle morti sospette (per overdose) tra gli adolescenti di Twin Peaks, Gordon Cole e Albert sanno che c’è qualcosa di molto strano intorno a loro, mentre il Cooper/Doug non riesce ancora ad uscire dal torpore. Tanta voglia di saperne di più e tanta attesa per i prossimi episodi.

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Twin Peaks 2017: il ritorno di David Lynch (Episodio 1-2)

“Twin Peaks” è tornato. Sembra incredibile a pensarci, ma dopo 25 anni abbiamo nuovamente la possibilità di parlare di una nuova stagione di una delle serie più amate della storia della tv. E così sono passati 25 anni. Io ero un ragazzino allora, adesso sono più o meno un adulto. Ho meno capelli ma in compenso oggi esiste Internet e fortunatamente ho un blog sul quale poter scrivere queste righe: per la prima volta nella storia di “Una vita da Cinefilo” ci sarà, settimana dopo settimana, una recensione per ogni puntata di questo nuovo Twin Peaks. Appuntamento dunque ogni sette giorni, tra lunedì e martedì, con un’analisi sulla puntata appena uscita, con considerazioni a caldo e teorie varie ed eventuali. Mi aspetto la vostra partecipazione nei commenti, qui e su Facebook. Neanche a dirlo, tutto ciò che leggerete dopo l’immagine di Laura Palmer è assolutamente pieno di spoiler. “Let’s Rock!”.

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EPISODIO 1 e 2
L’attesa finalmente è finita. La prima cosa che viene in mente è senza dubbio questa: le prime due ore di questo nuovo show ci regalano tanto David Lynch e forse poco “Twin Peaks”, come ci si poteva in fondo aspettare. Tra le cose più belle possiamo senza dubbio festeggiare il fatto che i misteri non manchino mai: nella Loggia Nera troviamo il Gigante che annuncia a Cooper il ritorno di Laura Palmer (“è nella nostra casa ora”), prima di consegnargli un nuovo enigma: “Ricordati: 430. Richard e Linda. Due piccioni con una fava” (???). Ho amato molto la comparsa di Leland Palmer che chiede a Cooper di trovare Laura (richiesta interessantissima a mio parere, anche perché Laura è sparita dalla Loggia, risucchiata chissà dove). E poi facciamo la conoscenza del braccio di Mike (cioè il Nano delle prime due stagioni), che si è evoluto in una sorta di albero senziente e parlante. Nel mondo reale sembra interessante la storia del preside della scuola di Buckhorn, posseduto da un demone che gli fa prima uccidere una donna per poi sparire non potendo più sfruttare il suo ospite, ormai sotto la custodia della polizia (come fece Bob con Leland, per capirci). L’esperimento di New York  è un altro mistero decisamente intrigante: cosa era quella “cosa” che esce fuori dal box durante la scena di sesso (sesso e morte in Lynch e in Twin Peaks vanno di pari passo)? Inoltre, il ritorno di Laura Palmer nella Loggia Nera è piuttosto emozionante (“Salve Agente Cooper, lei può uscire adesso”), ma soprattutto: dove diavolo è finita? Ovviamente sono da apprezzare le piccole comparse dei vecchi personaggi che dal punto di vista dell’effetto nostalgia fanno bene il loro dovere (in particolare Lucy nella stazione di polizia, le ricerche di Hawk, le osservazioni sempre ermetiche della Signora Ceppo e Sarah Palmer intenta a fumare mentre guarda un sanguinoso documentario naturalistico). Le premesse sono piuttosto interessanti.

Tra le cose meno belle non posso non citare la mancanza di quell’atmosfera che aveva reso “Twin Peaks” quello che è: un mix di kitsch, grottesco e surreale, immerso in colori vividi, illuminazioni enigmatiche e cariche di ansia. Mi ha deluso molto l’uso del digitale nella Loggia Nera: sia le tende che i pavimenti sono stati ricostruiti al computer e, rispetto alla scenografia della serie originale, non essendo reali non riescono a trasmettere quella stessa sensazione di pericolo e di tangibile disagio che avevamo provato nel finale della seconda stagione. Altra grave mancanza: la colonna sonora è quasi assente, manca totalmente quel sound pressoché unico che contribuiva a creare l’atmosfera di cui sopra (a parte la canzone nel finale). Inoltre non ho molto amato il doppelganger di Cooper, giustamente spietato ma troppo appariscente: Bob sapeva essere molto più discreto. Su questo fronte mi aspetto comunque sviluppi interessanti, mi riservo dunque il giudizio su questo personaggio più avanti.

In conclusione il potenziale per una bella stagione c’è: il pilota non poteva certamente avere la carica esplosiva ed emozionale della prima puntata della prima stagione, ma ci sono molti elementi che promettono grandi cose, oltre ad alcuni momenti di grande tensione, che fanno letteralmente affondare le unghie nel divano (o sul letto, o dovunque l’abbiate vista). “Si tratta del futuro oppure si tratta del passato”? La domanda di Mike, nella Loggia Nera, non può non farci pensare a questa nuova stagione: sarà “Twin Peaks” come lo conosciamo, o qualcosa di totalmente nuovo?

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