Annunciato “Ghostbusters 3”, ecco il trailer!

Giornata da ricordare per i fan degli anni 80. Nel pomeriggio è stato annunciato, tramite il teaser che vedete in fondo all’articolo, un nuovo sequel per i “Ghostbusters”: stavolta non parliamo del reboot al femminile di pochi anni fa, si tratta proprio di un sequel per il capolavoro originale del 1984 firmato Ivan Reitman.

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Recensione “A royal weekend” (“Hyde Park on Hudson”, 2012)

Erano più o meno sette anni, dai tempi del bellissimo “Broken Flowers” di Jim Jarmusch, che non godevamo di Bill Murray in un ruolo così importante, nel caso in questione nel ruolo del presidente Franklin Delano Roosevelt. Anche se la pellicola di Roger Michell è narrata in prima persona da Daisy, “amica intima” del presidente, è l’esuberante ex acchiappafantasmi il vero centro di gravità del film, capace di rubare la scena a tutti gli ottimi interpreti che lo circondano. Non è un caso se i momenti più interessanti del film sono quelli in cui compare Murray, costretto a reggere sulle spalle una pellicola tutto sommato graziosa ma incapace di lasciare un segno forte e deciso nel ricordo dello spettatore.

Nel giugno del 1939 il presidente Roosevelt ospita il Re e la Regina d’Inghilterra nella villa in campagna di sua madre. È la prima volta che i Reali britannici si spingono negli Stati Uniti, il motivo è ben chiaro: chiedere il sostegno statunitense nella guerra ormai imminente con la Germania. In un contesto storicamente così importante e decisivo, i Reali si trovano circondati da una situazione piuttosto informale rispetto alle loro abitudini: il presidente Roosevelt è un uomo alla mano, che ama essere circondato dalle donne (sua moglie Eleanor, la madre, la segretaria Missy, la vicina Daisy), quelle stesse donne che avranno un ruolo fondamentale per la riuscita di questo memorabile weekend.

Guardando la pellicola è inevitabile pensare a “Il discorso del re”, con cui il film di Michell ha in comune il balbettante Re inglese, stavolta interpretato da Samuel West. Il problema di “A royal weekend” (il cui titolo originale tra l’altro è “Hyde Park on Hudson”) è che non ha il coraggio di schierarsi, cinematograficamente parlando: poteva essere una commedia brillante, ma si frena ogni qual volta ne ha l’occasione; poteva uscirne un film drammaticamente intenso, ma rinuncia anche ad essere questo. Ciò che sembra alla fine, è un film a metà, molto ben interpretato, pulito, che però non riesce ad andare oltre il suo compitino. Porta a casa la sufficienza, ma niente di più.

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Recensione “Moonrise Kingdom” (2012)

Wes Anderson è una di quelle persone che si han voglia di abbracciare appena finisci di vedere un loro film. Uno di quei registi che fa venir voglia di tornare bambini e allo stesso tempo ci mormora di non preoccuparci troppo dell’età. Il solito meraviglioso circo di tinte unite e buffe trovate, che almeno per una sera ci mette in pace con il mondo: una fuga d’amore, ma anche dall’indifferenza e il rigore degli adulti, talvolta troppo “adulti” per comprendere la semplicità dei sentimenti, la bellezza della libertà, l’avventura della vita.

1965. Su un’isola del New England vive la giovane Susy, incompresa dai genitori, proprio a pochi passi dal campeggio del coetaneo Sam, un piccolo orfano rimasto senza famiglia, abbandonato anche dai suoi nuovi tutori. I due si incontrano, si innamorano e decidono di scappare insieme per seguire un antico sentiero. Sulle loro tracce i genitori di Susy (Bill Murray e Frances McDormand), lo sceriffo del posto (Bruce Willis), il capo del gruppo scout di Sam (Edward Norton) e la temibile referente dei servizi sociali (Tilda Swinton): chi per un motivo, chi per un altro, vanno tutti alla ricerca dei fuggitivi, anche perché sulla zona sta per riversarsi una furiosa tempesta.

Anderson conferma il suo straordinario gusto per la semplicità delle immagini, la cura dei dettagli (come le tute dei Tenenbaum, quelle della banda di Steve Zissou o le valigie in viaggio per il Darjeeling, questa volta sono le divise degli scout l’elemento ricorrente della pellicola), oltre all’estro creativo e alla perfetta direzione dei suoi attori, grandi o piccoli che siano. A concludere il tutto, la solita finezza musicale (il film si apre con una fuga di Purcell, ed è proprio una fuga quella a cui assisteremo nella pellicola), dove è “Le temps de l’amour” di Françoise Hardy a suggellare il primo bacio tra i due meravigliosi ragazzini. Lontani echi truffautiani risuonano nella soffice ingenuità dei suoi protagonisti e di un regista che sa affidare all’ironia e alla buffa tenerezza del vivere il cuore pulsante del proprio cinema.

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Recensione “A glimpse inside the mind of Charles Swan III” (2012)

Roman Coppola, dopo l’esordio nel 2001 seguito da una lunga serie di videoclip, torna a dirigere un lungometraggio affidandosi stavolta alla buona influenza ricevuta dalle collaborazioni con il suo amico Wes Anderson (con cui ha scritto le sceneggiature de “Il treno per il Darjeeling” e del recentissimo “Moonrise Kingdom”): lo stile del suo film infatti fa inevitabilmente tornare alla mente le strampalate situazioni della cinematografia di Anderson, con i suoi antieroi e le sue dolci secchiate di malinconia. Charles Swan III, interpretato da un Charlie Sheen in stato di grazia, è un personaggio indimenticabile, ingenuamente cattivo, inevitabilmente caciarone e combinaguai (ben affiancato dalla simpatia di Jason Schwartzman e dal sarcasmo di Bill Murray).

Charles Swan III è un celebre graphic designer: quando una sera la sua ragazza lo lascia, la sua vita si trasforma in un incubo. Il suo cuore spezzato lo porta ad immaginare le situazioni più assurde, e soprattutto a cercare le cause della fine del suo rapporto con la amata e odiata Ivana. Nel suo percorso di autoanalisi, circondato dagli amici più curiosi, il cinico protagonista dovrà ritrovare se stesso e accettare il corso degli eventi.

Un meraviglioso protagonista a metà strada tra il Drugo dei Coen e il Royal Tenenbaum di Wes Anderson, situazioni immaginarie al limite dell’assurdo, una busta piena di scarpe appesa ad un albero, un tassista russo che spaccia caviale, una memorabile dichiarazione d’amore, un tucano domestico e una colonna sonora perfetta. Come non amare questo film? Ditemelo voi, perché io non ci sono riuscito. Ancora un altro Coppola per continuare ad amare il cinema: avercene di famiglie così.

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