“Once Upon a Time in Hollywood”: le prime immagini del nuovo film di Tarantino

Il 26 luglio uscirà nelle sale americane il nuovo film di Quentin Tarantino, “Once upon a time in Hollywood” (“C’era una volta a Hollywood” nella versione italiana, che da noi uscirà presumibilmente dopo l’estate). Il titolo richiama immediatamente al cinema di Sergio Leone, per Tarantino una fonte d’ispirazione più volte dichiarata. Nel cast straordinario troviamo Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Tim Roth, Kurt Russell, Bruce Dern, Emile Hirsch, Dakota Fanning, Luke Perry, il fedelissimo Michael Madsen e molti altri. Su Vanity Fair sono uscite in esclusiva alcune immagini ufficiali del film che rendono il fotografo di scena di Tarantino uno dei lavori più invidiabili dell’universo (ho sbagliato tutto nella vita!). Qui di seguito trovate tutte le immagini, buon fomento!

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Recensione “12 Anni Schiavo” (“12 Years a Slave”, 2013)

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Uno dei film più attesi di questa prima parte dell’anno, sia per le nove nomination agli Oscar, sia per le tante voci che danno il film di Steve McQueen tra i protagonisti di questa stagione cinematografica. Non è mai facile muovere delle critiche a un film che sta raccogliendo così tanti consensi, ed è ancor più difficile farlo quando il tema trattato è così delicato. Eppure quello che è stato definito come “il capolavoro di Steve McQueen” non va oltre una pienissima sufficienza. Troppo poco per un film così ambizioso, non credete? Non è colpa del regista: le inquadrature di McQueen sono meravigliose, alcune assolutamente memorabili (basti pensare alla lunga scena a inquadratura fissa in cui il protagonista è appeso a una corda, mentre la vita intorno a lui scorre indifferente). Non è certamente colpa degli attori: Chiwetel Ejiofor centra il ruolo che vale una carriera (meraviglioso quel suo sguardo, così dignitoso anche laddove trapela sgomento e paura), Michael Fassbender al contrario salta fuori dagli schemi, incarnando perfettamente la parte dello schiavista senza scrupoli. Allora a cedere forse è proprio la storia?

Solomon Northup, nero nato libero nel nord degli Stati Uniti, viene improvvisamente rapito e venduto come schiavo, ritrovandosi catapultato in un mondo che non avrebbe mai potuto immaginare. Lontano da sua moglie e dai suoi figli, Solomon dovrà combattere con una quotidianità feroce e crudele, fatta di schiavitù, frustate e continue umiliazioni, in una perpetua lotta per la sopravvivenza.

Non fraintendetemi: è una vicenda incredibile, ancor più forte al pensiero che è realmente accaduta (il film è tratto dall’autobiografia scritta da Solomon Northup nella seconda metà dell’800). Atroce, indubbiamente potente, ma a livello cinematografico troppo poco avvincente. Per quanto i fatti siano estremi, per quanto le sofferenze insopportabili, sono però pochi i momenti in cui la storia di Salomon evolve, la maggiorparte del film è “soltanto” una testimonianza del trattamento al quale venivano sottoposti gli schiavi. Non mancano ovviamente i momenti di grande interesse, ma si ha come l’impressione che la tanto agognata ricerca della libertà da parte del protagonista sia quasi piegata alla rassegnazione. Ed è qui che la parabola di interesse cede, tenuta in piedi soltanto da un cast formidabile e dalla bravura del regista. Inoltre il contrasto tra le due parti del film sarebbe stato ancora più efficace se si fossero approfondite maggiormente le scene iniziali con la vita di Solomon da uomo libero. Piaciuto? Magari sì, ma con le dovute riserve.

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Capitolo 203

“Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà”. Parliamo della pioggia, ormai grande costante di questo mese estivo, che tanto estivo poi non sembra. Monsoni romani a parte, è un mese di buon cinema, bei concerti, l’apertura delle prime arene estive (già chiuse per il maltempo) e cosette di questo tipo. Inutile perdersi in chiacchiere, tanto vale buttarci subito sui soliti commentini ai film visti ultimamente. Enjoy!

Passioni e desideri (2012): Fernando Mereilles torna al cinema. Il regista del capolavoro “City of God” si dimostra ancora una volta un autore versatile, che ama raccontare storie di vario genere. Stavolta si tratta di un film corale, dal cast internazionale, con location sparse tra Europa e Stati Uniti, e m’è piaciuto. “Lui è ricco, non ha bisogno di leggere. I libri sono per i sognatori poveri”. Meirelles sa fare cinema.

Terapia e pallottole (1999): Unica commedia in cui Robert De Niro ha un senso e riesce anche a far ridere, e neanche poco. Un classico, la coppia con Billy Crystal funziona in maniera impeccabile e il film fa quello che ogni commedia dovrebbe fare: tanto ridere. Da ripescare, perché sono sicuro che non ve lo vedete da anni.

To the wonder (2012): Malick è un essere superiore, e su questo non ci piove. Stavolta non è un capolavoro, ci può stare, ma è comunque un film molto poetico, che ispira, che non lascia indifferenti. Certamente non ha avuto l’impatto devastante di The Tree of Life, ma quelle immagini non le gira nessuno. E quella luce poi… Non sarà un capolavoro, ma me lo rivedrei adesso.

World War Z (2013): Meno brutto di quanto potessi pensare. Ha ritmo, lo sguardo contrito di Brad Pitt e in fin dei conti fa il suo dovere. E poi c’è Favino che come si muove fa rumore e attira gli infetti (sta cosa mi ha fatto troppo ridere). Certo, è pieno di buchi e di cose assurde, ma alcune trovate sono decisamente interessanti, oltre ad una scena d’apertura veramente girata bene. Per una serata poco impegnativa ci può stare tranquillamente, l’importante è essere consapevoli di cosa si sta guardando.

Stoker (2012): Park Chan Wook è un regista che amo in maniera particolare. Vibravo nell’attesa di questo suo primo film occidentale, e le aspettative erano piuttosto alte. Ripagate fino in fondo. La storia, dal vago sentore hitchcockiano, cattura sin dalla prima scena, ma se c’è una cosa che mi ha fatto veramente godere è la messa in scena. Ogni inquadratura, ogni frame, la composizione dell’immagine, la fotografia: per uno come me che lavora con le foto un film di questo tipo non può che essere una goduria per gli occhi. Bellissimo.

Salvo (2013): Premiato a Cannes, il film di Fabio Grassadonia parte con una lentezza allucinante, salvo (scusate, non ho resistito) riprendersi nella seconda parte, con una storia che tiene, che cattura, che funziona decisamente. Piaciuto, ma non mi è entrato nel cuore. A suo modo però è un film storico per me, ma non starò qui a spiegarvi il motivo…

Slevin patto criminale (2006): Sono anni che sento parlare di questo film, e grazie al passaggio televisivo sono riuscito a colmare questa piccola lacuna. Il classico gangster-movie un po’ caciarone e ironico, sullo stile di Guy Ritchie e Quentin Tarantino. Un cast pazzesco per un film decisamente piacevole, ormai un cult per la celebre “mossa Kansas City”. Perfetto per una serata estiva con pizza e amici.

Searching for Sugar Man (2012): Ci sono alcuni film che sembrano girati appositamente per essere amati da me. Questo è uno di questi! Il documentario è uno dei miei generi cinematografici preferiti, i cantautori chitarra acustica e testi di denuncia sociale mi fanno impazzire, la bella musica e storie di rinascita non mi lasciano mai indifferente. Mettete insieme tutto ciò e avrete un film stupendo, con una colonna sonora pazzesca. Enorme, imperdibile!

Recensione “Bastardi Senza Gloria” (“Inglorious Basterds”, 2009)

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“Ogni uomo sotto il mio comando deve portarmi cento scalpi di nazisti, e io voglio i miei scalpi!”. Parola del tenente Aldo Raine, ovvero Brad Pitt, che sotto la mano di Quentin Tarantino si trasforma nel più spietato degli antinazisti. Segni particolari: cicatrice sul collo e un pesante accento del Tennessee. La Seconda Guerra Mondiale al cinema è stata ripresa sotto ogni punto di vista, dal serio al comico, ma il regista americano di suo ci mette una spettacolare versione della violenza, citazioni a tutto spiano e il solito carico di personaggi memorabili.

1944. Nella Francia occupata dai tedeschi, un gruppo di ebrei americani decide di trasformarsi in una banda di cacciatori di nazisti: i “bastardi” non intendono fare prigionieri, ma solo uccidere e seviziare i nemici. Inoltre prendono parte all’Operazione Kino, un attentato organizzato da una ragazza ebrea sopravvissuta al massacro della propria famiglia, in cui si pensa di uccidere le massime cariche naziste presenti all’anteprima di un nuovo film sull’eroismo tedesco.

“Quella sporca dozzina” incontra “Quel maledetto treno blindato” (film italiano di Castellari che ha ispirato il film di Tarantino), ciò che ne esce fuori è puro cinema di intrattenimento, dove non mancano scene e personaggi memorabili: la maxisparatoria nel bar, dove Diane Kruger perde la scarpetta in pieno stile Cenerentola, Melanie Laurent signora vendetta (in rosso), il temuto “Orso Ebreo”, senza dimenticare la banda dei “bastardi”. Per la prima volta Tarantino si sposta temporalmente nel passato per ambientare un suo film: cambiano i tempi, ma non la sostanza pulp, molto pulp, pure troppo.

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