Cannes 65: vince Haneke, a Garrone il Grand Prix della Giuria

Si è chiusa la 65a edizione del Festival di Cannes dopo dieci giorni di pioggia e freddo. Qualcuno direbbe che questa edizione del festival sarà ricordata più per il maltempo che per la qualità dei film in concorso, ad ogni modo la premiazione ha messo più o meno tutti d’accordo, nonostante qualche assenza eccellente. È dunque Michael Haneke il trionfatore di Cannes, al suo quarto premio sulla Croisette (dopo “La pianista”, Grand Prix nel 2001, “Niente da nascondere”, miglior regia nel 2005, e il capolavoro “Il nastro bianco”, Palma d’oro nel 2009). Il suo “Amour”, storia d’amore tra due pensionati, ha dominato il concorso fino ad essere accolto sul palco dei vincitori da una standing ovation che non ha risparmiato i due straordinari interpreti, Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva.

Un po’ di orgoglio anche per l’Italia, con Matteo Garrone che centra il suo secondo Grand Prix consecutivo (dopo quello per “Gomorra”, nel 2008): “Reality” è una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione, e sul ruolo della televisione al suo interno. La giuria presieduta da Nanni Moretti, che a Cannes è di casa, ha infine premiato la regia di Carlos Reygadas per “Post Tenebras Lux” (probabilmente il premio più discusso e immeritato), la sceneggiatura di “Beyond the hills” (firmata da Cristian Mungiu, già vincitore della Palma nel 2007 con il bellissimo “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”), l’interpretazione maschile di Mads Mikkelsen per “The hunt” di Vinterberg e infine quelle femminili di Cristina Flutur e Cosmina Stratan per “Beyond the hills” (lasciando a bocca asciutta la splendida Marion Cotillard di “Rust and bone” di Audiard). Il premio della giuria è invece andato a Ken Loach, per il bel “The angels’ share”.

Tra i film che ricorderemo di questo non proprio memorabile Cannes 65 c’è senza dubbio il meraviglioso “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson, e lo stravagante “Le grand soir”, diretto dagli inseparabili Benoit Delépine e Gustave de Kervern (già registi degli strepitosi “Louise-Michel” e “Mammuth”), meritato vincitore del premio speciale della giuria nella sezione Un certain regard. “Rust and bone” di Audiard è sembrato invece l’unico in grado di competere con Haneke per la conquista della Palma, mentre la grande delusione è stata rappresentata da uno dei film più attesi, “On the road” di Walter Salles, la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Jack Kerouac, le cui atmosfere sono sembrate solo un lontano ricordo.

pubblicato su Livecity

Annunci

Cannes 2012: annunciato il programma del Festival, c’è anche Garrone

L’attesa è finita: è stato finalmente annunciato il programma ufficiale del prossimo Festival di Cannes, che quest’anno si svolgerà dal 16 al 27 maggio. Audiard, Haneke, Cronenberg, Garrone, Anderson, Salles, Kiarostami, Loach: sono soltanto alcuni dei nomi che compongono la rosa dei film in concorso, anche quest’anno ricchissima di qualità. L’Italia, oltre al Presidente di Giuria Nanni Moretti, sarà rappresentata da “Reality” di Matteo Garrone (in concorso), “Io e te” di Bernardo Bertolucci e dal “Dracula” di Dario Argento (entrambi fuori dalla competizione). C’è grande attesa per “Amour” di Michael Haneke (che già aveva vinto la Palma d’Oro nel 2009 con “Il nastro bianco”) e tanta curiosità per “Beyond the hills” di Cristian Mungiu (vincitore nel 2007 con “4 mesi 3settimane e 2 giorni”). E poi Vinterberg, Resnais, Miike… Ecco qui di seguito tutto il programma di Cannes 2012.

Concorso
Moonrise Kingdom, di Wes Anderson
De Rouille et d’os, di Jacques Audiard
Holy Motors, di Leos Carax
Cosmopolis, di David Cronenberg
The Paperboy, di Lee Daniels
Killing Them Softly, di Andrew Dominik
Reality, di Matteo Garrone
Amour, di Michael Haneke
Lawless, di John Hillcoat
In Another Country, di Sangsoo Hong
Taste of Money, di Sangsoo Im
Like Someone In Love, di Abbas Kiarostami
The Angels’ Share, di Ken Loach
Beyond the Hills, di Cristian Mungiu
Baad El Mawkeaa, di Yousry Nasrallah
Mud, di Jeff Nichols
Vous n’avez encore rien vu, di Alain Resnais
Post Tenebras Lux, di Carlos Reygadas
On the Road, di Walter Salles
Paradies: Liebe, di Ulrich Seidl
Jagten, di Thomas Vinterberg

Fuori concorso
Io e te, di Bernardo Bertolucci
Une Journee particuliere, di Gilles Jacob e Samuel Faure
Therese Desqueiroux, di Claude Miller
Dario Argento’s Dracula, di Dario Argento
Ai To Makoto, di Takashi Miike
Madagascar 3 – Europe’s Most Wanted, di Eric Darnell e Tom Mcgrath
Hemingway & Gellhorn, di Philip Kaufman

Special Screenings
Der Müll Im Garten Eden, di Faith Akin
Roman Polanski: A Film Memoir, di Laurent Bouzereau
The Central Park Five, di Ken Burns, Sarah Burns e David Mcmahon
Les Invisibles, di Sébastien Lifshitz
Journal De France, di Claudine Nougaret e Raymond Depardon
A musica segundo Tom Jobim, di Nelson Pereira Dos Santos
Villegas, di Gonzalo Tobal
Mekong Hotel, di Apichatpong Weerasethakul

Un Certain Regard
Miss Lovely, di Ashim Ahluwalia
La Playa, di Juan Andrés Arango
Les Chevaux de Dieu, di Nabil Ayouch
Trois Mondes, di Catherine Corsini
Antiviral, di Brandon Cronenberg
7 Dias en La Habana, di B. Del Toro, P. Trapero, J. Medem, E. Suleiman, J. C. Tabio, G. Noe e L. Cantet
Le Grand soir, di Benoit Delepine e Gustave Kervern
Laurence Anyways, di Xavier Dolan
Despues De Lucia, di Michel Franco
Aimer à perdre la raison, di Joachim Lafosse
Mystery, di Lou Ye
Student, di Darezhan Omirbayev
La Pirogue, di Moussa Toure
Elefante Blanco, di Pablo Trapero
Confession of a Child of the Century, di Sylvie Verheyde
11.25 The Day He Chose His Own Fate , di Koji Wakamatsu
Beasts of the Southern Wild, di Benh Zeitlin

pubblicato su Livecity

Il programma di Cannes 2012: un errore o uno scherzo?

Stamattina sul sito ufficiale del Festival di Cannes è uscito per qualche minuto l’elenco dei film in concorso il prossimo maggio sulla Croisette. Pochi minuti dopo l’elenco era sparito, immediatamente rimosso. Dall’ufficio stampa del Festival si parla di uno scherzo, ma c’è chi invece spera che si tratti di un errore, visti i nomi degli autori comparsi sulla lista misteriosa. Ad ogni modo dobbiamo aspettare il 19 aprile per sapere ufficialmente se questi film saranno effettivamente al Festival, che si terrà dal 16 al 27 maggio.

Tra i film della lista, burla o errore che sia, troviamo Moonrise Kingdom di Wes Anderson (unico film già annunciato ufficialmente, poiché aprirà il Festival), Big House di Matteo Garrone, The Burial di Terrence Malick, Cosmopolis di David Cronenberg, De rouille et d’os di Jacques Audiard, The Master di Paul Thomas Anderson, No di Pablo Larrain, Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, Provizoriu di Cristian Mungiu, Stoker di Park Chan-Wook.

In attesa del 19 aprile, possiamo comunque cominciare a fantasticare sul grande cinema che ci aspetta nei prossimi mesi.

pubblicato su Livecity

Festival di Cannes (Giorno 12): Elio Germano è il miglior attore

La 63° edizione del Festival di Cannes si è conclusa quest’oggi: il mio avatar ha festeggiato la vittoria di Elio Germano buttandosi nelle acque della Costa Azzurra, una vera soddisfazione internazionale per il cinema italiano e per l’Italia. Sì, certo, sarebbe il caso di commentare anche gli altri premi assegnati, ma in questo momento non posso fare a meno di esaltarmi per la strepitosa conquista del nostro grande Elio, che il mio avatar ha incrociato poco prima della premiazione. Che vi avevo detto ieri? “Tra gli attori sembra scontato il premio a Javier Bardem per lo stesso “Biutiful”, anche se l’Elio Germano visto ne “La nostra vita” sembra essere tra i favoriti”: e così è stato. Già, perché il nostro attore ha vinto in ex-aequo con uno dei più grandi interpreti dell’ultimo decennio, Javier Bardem, straordinario anche nel film di Inarritu. La dedica di Elio Germano è un altro piccolo capolavoro, che chiude questa bella giornata di sole e il Festival di Cannes con un motivo in più per sentirsi soddisfatti (nonostante la censura del Tg1, che ha tagliato il discorso di Elio): «Siccome i nostri governanti in Italia rimproverano sempre al cinema di parlare male della nostra nazione, io volevo dedicare questo premio all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia un Paese migliore nonostante la loro classe dirigente». Monumentale.

Il miglior film, sorpresa totale del festival (ma da una giuria presieduta da Tim Burton ci si poteva aspettare davvero di tutto), è stato il tailandese “Lung Boonmee Raluek Chat” di Apichatpong Weerasethakul, che tradotto in inglese è stato chiamato “Uncle Boonmee who can recall his past lives”, che è stato presentato venerdì scorso ma che il mio avatar non si è filato di striscio (e chi se l’aspettava potesse vincere?). Il Gran Premio della Giuria è andato a “Des Hommes et des Dieux”, uno dei film più interessanti visti a questa edizione del Festival, edizione piuttosto sotto la media e sotto le attese, ma comunque densa di proposte interessanti. A far compagnia ai migliori attori Elio Germano e Javier Bardem c’è l’attrice di “Copia conforme”, ovvero la bella Juliette Binoche, il testimonial del festival (sui manifesti c’era il suo volto ma va bene così). La sceneggiatura migliore è quella del coreano “Poetry”, il miglior regista è Mathieu Amalric (altra sorpresa) per “Tournée”, mentre il premio della giuria è andato a “Un homme que crie”.

Tante le sorprese dunque, anche per quanto riguarda gli esclusi: “Another Year” di Mike Leigh sembrava potesse agguantarsi almeno un premio, soprattutto per quanto riguarda il miglior film, ma così non è stato, quindi applausi per il vincitore. Il mio avatar forse resta in Francia ancora per un po’, lo lascio libero di godersi un po’ di ferie dopo questi giorni di lavoro, mentre la vita romana continua. In attesa dell’inizio della rassegna “Cannes a Roma”, dichiaro concluso il mio diario dalla Croisette, e lascio il mio avatar libero di vagare per il mondo, fino al prossimo festival…

elio

Recensione “Il Nastro Bianco” (“Das Weiße Band”, 2009)

Il_nastro_bianco

La Palma d’Oro dell’ultimo festival di Cannes finalmente sventola anche in Italia: che Haneke fosse un grande regista lo si sapeva già da tempo, ma che fosse in grado di firmare un’opera così magistrale e intensa non era un dato così certo. Sembra invece che il regista austriaco abbia deciso di alzare decisamente il livello della sua già ottima filmografia, offrendo un film lungo (145 minuti) ma mai pesante, misterioso e mai banale, concreto e mai superficiale, immortalandolo in un meraviglioso bianco e nero (applausi al direttore della fotografia Christian Berger) che condisce la pellicola di quell’autorialità che profuma di grande classico.

La vicenda si svolge in un piccolo villaggio della Germania, alla vigilia della Grande Guerra. La vita del villaggio viene smossa da una serie di strane vicende che non risparmiano nessuno: i bambini del coro, il maestro, il pastore, il medico, l’intendente, il barone, la levatrice e i contadini. Nessuno sembra davvero innocente, nessuno sembra totalmente colpevole: gli occhi del maestro e la sua voce fuoricampo ci conducono per mano attraverso un piccolo e anonimo villaggio tedesco nell’anno che precedette la prima guerra mondiale.

Grandi silenzi condiscono le strepitose immagini di Haneke (ogni inquadratura sembra essere una fotografia d’epoca): i bambini ci guardano, direbbe il nostro Vittorio De Sica, ci giudicano, ma sono anche in grado di punire? Non è questo ciò che interessa davvero il regista, bensì la rigida e punitiva educazione che gli adulti del villaggio infliggono alla loro progenie, quella generazione che un paio di decenni dopo infliggerà al mondo la sua creatura più mostruosa: il nazismo.

nastro bianco, poster, locandina, film, haneke