Capitolo 237

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E alla fine arrivò marzo, con la notte degli Oscar, le elezioni e i primi giorni caldi dopo una gelida coda invernale. Sugli Oscar abbiamo detto di tutto e di più, quindi non aggiungerò mezza parola, mentre qualcosa da dire ce l’ho a proposito delle ultime visioni di questo periodo, tra Netflix, dvd, film rivisti e cose più o meno nuove. In questo capitolo ho pure aggiunto la voce “serie tv”, ancora poi dite che parlo solo di film…

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Andiamo al cinema: i film in uscita nei prossimi mesi

Meno di tre mesi e anche il 2013 sarà un ricordo. Ancora tre mesi prima di chiudere definitivamente anche quest’anno la classifica dei migliori film visti in sala. L’estate è ormai passata e con essa anche il caldo e la necessità di stare all’aria aperta. È tempo dunque di tornare dentro i cinema, magari mentre fuori piove o fa freddo. Ecco una selezione dei film più interessanti che ci aspettano quest’autunno. Mi raccomando, andate al cinema: potrebbero essere le due ore migliori della vostra giornata.

Gloria (10 ottobre): Film cileno diretto da Sebastian Leilo. Orso d’argento a Berlino, la storia di una donna di quasi 60 anni, la Gloria del titolo, divorziata e alla ricerca continua di qualcuno con cui condividere la vita.

The Family (17 ottobre): Il nuovo film di Luc Besson, con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer e Tommy Lee Jones. Una famiglia di mafiosi è costretta a trasferirsi dagli Stati Uniti in un piccolo paesino della Normandia, all’interno del programma  protezione testimoni. Qui cominceranno una nuova vita, senza però abbandonare le loro vecchie abitudini…

Giovani Ribelli (17 ottobre): Presentato a Venezia all’interno delle Giornate degli Autori, il film di John Krokidas è la storia di Ginsberg, Kerouac e Burroughs quando erano ancora adolescenti. Con Daniel Radcliffe.

Jobs (17 ottobre): Neanche ha fatto in tempo a morire e subito gli hanno fatto il film. Biopic su Steve Jobs, diretto da Joshua Michael Stern.

Una piccola impresa meridionale (17 ottobre): Il nuovo film di Rocco Papaleo dopo il successo di “Basilicata Coast to Coast”. Un ex prete viene esiliato dalla madre in un vecchio faro dismesso per evitare che in paese si venga a sapere che si è spretato. Qui viene raggiunto dal cognato cornuto e giorno dopo giorno da una serie di personaggi in cerca di redenzione.

Don Jon (24 ottobre): Esordio da regista per Joseph Gordon-Levitt, con lui stesso protagonista insieme a Scarlett Johansson. Storia di un ragazzo amato dalle donne ma ossessionato dal porno.

Il Quinto Potere (24 ottobre): Diretto da Bill Condon, la storia di Julian Assange e del fenomeno WikiLeaks. Con Daniel Bruhl, già in sala nei panni di Niki Lauda nel bellissimo “Rush”.

Old Boy (24 ottobre): Il nuovo film di Spike Lee è il remake del capolavoro omonimo di Park Chan-Wook. Josh Brolin è il protagonista in cerca di vendetta, dopo esser rimasto inspiegabilmente rinchiuso per vent’anni.

La vita di Adele (24 ottobre): Il film di Kechiche trionfatore al Festival di Cannes. La quindicenne Adele sogna di trovare l’amore della sua vita e quando incontra il bel Thomas sembra realizzarlo. Ma nei suoi desideri comparirà una misteriosa ragazza dai capelli blu, che le sconvolgerà la vita.

Before Midnight (31 ottobre): Terzo capitolo della meravigliosa trilogia di Linklater, con Julie Del e Ethan Hawk. Se avete visto “Before Sunrise” e “Before Sunset” sapete di che stiamo parlando.

Miss Violence (31 ottobre): Il film greco che ha emozionato Venezia. Il giorno del suo undicesimo compleanno una ragazza si butta dal balcone e muore con un sorriso stampato in volto. Polizia e servizi sociali indagano, la famiglia cerca di dimenticare e tornare alla vita. Ma in realtà cosa nasconde questo gesto?

Giovane e bella (7 novembre): Il nuovo film di François Ozon con la splendida Marine Vacht. Lo abbiamo visto a Cannes e ci è piaciuto, anche se Ozon ha il “difetto” di realizzare sempre bei film, ma mai un capolavoro. I desideri sessuali di una giovane ragazza parigina che comincia a fare la escort un po’ per gioco, un po’ per noia.

La gabbia dorata (7 novembre): Lo abbiamo visto e lo abbiamo amato. Esordio del regista spagnolo Diego Quemada-Diez, la storia di tre ragazzi in fuga attraverso il Messico per cercare di raggiungere gli Stati Uniti e una vita migliore. Un’odissea amara e indimenticabile.

Questione di tempo (7 novembre): Dal regista di “Love Actually” e “I Love Radio Rock”, una nuova commedia romantica in cui il protagonista scopre di poter viaggiare indietro nel tempo e poter cambiare così il corso della sua vita. Bill Nighy nella parte del padre vale come sempre il prezzo del biglietto.

The Counselor (14 novembre): Il nuovo film di Ridley Scott con un cast di tutto rispetto: Brad Pitt, Michael Fassbender, Cameron Diaz, Penelope Cruz e Javier Bardem. La storia di un avvocato che cerca di entrare nel giro della droga e nel mondo del crimine.

Il paradiso degli orchi (14 novembre): Dal romanzo che aperto la meravigliosa saga di Belleville firmata da Daniel Pennac, finalmente il film, dopo anni di progetti rifiutati dallo stesso scrittore. La storia di Benjamin Malaussene, di professione capro espiatorio in un grande magazzino. Quando esplodono degli ordigni all’interno del centro, sarà il primo ad essere sospettato. Regia di Nicolas Bary.

The Third Person (14 novembre): Nuovo film del Premio Oscar Paul Haggis. Tre coppie in tre differenti città del mondo. Un modo per raccontare le relazioni sentimentali al giorno d’oggi.

Venere in pelliccia (14 novembre): Ultima fatica di Roman Polanski, dove la messa in scena di uno spettacolo teatrale rischia di saltare poiché il regista non riesce a trovare l’attrice giusta per il ruolo della protagonista.

2 Giorni a New York (5 dicembre): Seguito del simpatico “2 giorni a Parigi” diretto anch’esso da Julie Delpy. Una coppia, lui newyorkese, lei parigina, riceve a sorpresa la visita della famiglia di lei, mettendo a dura prova l’armonia tra i due.

Blue Jasmine (5 dicembre): Il nuovo film di Woody Allen, vi serve sapere altro?

Lo Hobbit: la desolazione di Smaug (13 dicembre): Il primo capitolo ci aveva deluso parecchio. Continua l’avventura di Bilbo Baggins, diretta dal solito Peter Jackson.

The Wolf of Wall Street (12 dicembre): La storia del broker Leonardo Di Caprio, alle prese con l’era degli yuppies nell’ultimo film di Martin Scorsese.

The Zero Theorem (19 dicembre): Ultimo lavoro di Terry Gilliam, che dopo i Monty Python torna ad affrontare la ricerca del senso della vita. Stavolta toccherà al genio dell’informatica Matt Damon cercare una risposta. Con Christoph Waltz.

Grace di Monaco (19 dicembre): Nicole Kidman è la principessa Grace Kelly di Monaco, nel film di Olivier Dahan. Con Tim Roth.

Capitolo 203

“Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà”. Parliamo della pioggia, ormai grande costante di questo mese estivo, che tanto estivo poi non sembra. Monsoni romani a parte, è un mese di buon cinema, bei concerti, l’apertura delle prime arene estive (già chiuse per il maltempo) e cosette di questo tipo. Inutile perdersi in chiacchiere, tanto vale buttarci subito sui soliti commentini ai film visti ultimamente. Enjoy!

Passioni e desideri (2012): Fernando Mereilles torna al cinema. Il regista del capolavoro “City of God” si dimostra ancora una volta un autore versatile, che ama raccontare storie di vario genere. Stavolta si tratta di un film corale, dal cast internazionale, con location sparse tra Europa e Stati Uniti, e m’è piaciuto. “Lui è ricco, non ha bisogno di leggere. I libri sono per i sognatori poveri”. Meirelles sa fare cinema.

Terapia e pallottole (1999): Unica commedia in cui Robert De Niro ha un senso e riesce anche a far ridere, e neanche poco. Un classico, la coppia con Billy Crystal funziona in maniera impeccabile e il film fa quello che ogni commedia dovrebbe fare: tanto ridere. Da ripescare, perché sono sicuro che non ve lo vedete da anni.

To the wonder (2012): Malick è un essere superiore, e su questo non ci piove. Stavolta non è un capolavoro, ci può stare, ma è comunque un film molto poetico, che ispira, che non lascia indifferenti. Certamente non ha avuto l’impatto devastante di The Tree of Life, ma quelle immagini non le gira nessuno. E quella luce poi… Non sarà un capolavoro, ma me lo rivedrei adesso.

World War Z (2013): Meno brutto di quanto potessi pensare. Ha ritmo, lo sguardo contrito di Brad Pitt e in fin dei conti fa il suo dovere. E poi c’è Favino che come si muove fa rumore e attira gli infetti (sta cosa mi ha fatto troppo ridere). Certo, è pieno di buchi e di cose assurde, ma alcune trovate sono decisamente interessanti, oltre ad una scena d’apertura veramente girata bene. Per una serata poco impegnativa ci può stare tranquillamente, l’importante è essere consapevoli di cosa si sta guardando.

Stoker (2012): Park Chan Wook è un regista che amo in maniera particolare. Vibravo nell’attesa di questo suo primo film occidentale, e le aspettative erano piuttosto alte. Ripagate fino in fondo. La storia, dal vago sentore hitchcockiano, cattura sin dalla prima scena, ma se c’è una cosa che mi ha fatto veramente godere è la messa in scena. Ogni inquadratura, ogni frame, la composizione dell’immagine, la fotografia: per uno come me che lavora con le foto un film di questo tipo non può che essere una goduria per gli occhi. Bellissimo.

Salvo (2013): Premiato a Cannes, il film di Fabio Grassadonia parte con una lentezza allucinante, salvo (scusate, non ho resistito) riprendersi nella seconda parte, con una storia che tiene, che cattura, che funziona decisamente. Piaciuto, ma non mi è entrato nel cuore. A suo modo però è un film storico per me, ma non starò qui a spiegarvi il motivo…

Slevin patto criminale (2006): Sono anni che sento parlare di questo film, e grazie al passaggio televisivo sono riuscito a colmare questa piccola lacuna. Il classico gangster-movie un po’ caciarone e ironico, sullo stile di Guy Ritchie e Quentin Tarantino. Un cast pazzesco per un film decisamente piacevole, ormai un cult per la celebre “mossa Kansas City”. Perfetto per una serata estiva con pizza e amici.

Searching for Sugar Man (2012): Ci sono alcuni film che sembrano girati appositamente per essere amati da me. Questo è uno di questi! Il documentario è uno dei miei generi cinematografici preferiti, i cantautori chitarra acustica e testi di denuncia sociale mi fanno impazzire, la bella musica e storie di rinascita non mi lasciano mai indifferente. Mettete insieme tutto ciò e avrete un film stupendo, con una colonna sonora pazzesca. Enorme, imperdibile!

Capitolo 200

Attenzione, attenzione!!! A quasi cinque anni di distanza dalla nascita di questa rubrica, “Una vita da cinefilo” raggiunge la veneranda quota di 200 capitoli!!! Bisogna festeggiare, urlare, cantare, approfittare della primavera, gioire, amare, andare al cinema, bere, e infine leggere. 200, comunque meno rispetto ai gol in serie A di Francesco Totti, e meno anche degli spartani di Leonida, ma ad ogni modo un traguardo invidiabile (è quasi il doppio rispetto alla carica dalmata della Disney!). Bisogna festeggiare, perciò chiederemo al nostro amico Jay Gatsby di organizzare una bella festicciola in nostro onore, alla quale siete tutti invitati. Grazie a voi.

E morì con un felafel in mano (2001): Uno dei migliori film australiani dello scorso decennio. Il protagonista è Noah Taylor, il celebre supporto tecnologico di “Vanilla Sky”, un trentenne confuso e pieno di problemi, molti dei quali causati dai suoi pittoreschi coinquilini, tra riti pagani, minacce della polizia e frodi. Notevole la colonna sonora, con Moby, Nino Rota, U2, Nick Cave e molti altri. E a proposito: “Perché le tre del mattino è sempre l’ora preferita per metter su un cd di Nick Cave, cadere in depressione e suicidarsi?”. Da recuperare.

Station agent (2003): Piacevolissima sorpresa sbucata nel mezzo della notte dalla programmazione del digitale terrestre. Un appassionato di treni affetto da nanismo (ricordate “Funeral Party”? È lui!) eredita una vecchia stazione in disuso, in un paesino sperduto. Il suo bisogno di tranquillità e silenzio viene messo in discussione dall’incontro con il cubano Joe, dalla parlantina facile, e dalla artista Olivia, che si è isolata dopo la morte del figlio. Tre solitudini si incontrano e crescono insieme. Commedia agrodolce, premio del pubblico al Sundance Film Festival. Bello!

Treno di notte per Lisbona (2011): Classico film che vai a vedere al cinema per noia e che invece ti emoziona a bestia. Jeremy Irons è un vecchio professore che lavora a Berna, e che è ormai affossato nel grigiore della sua esistenza. Una mattina salva una ragazza dal suicidio e in un libro trovato nella giacca di lei trova stimoli, risposte e illuminazioni, oltre ad un biglietto di treno per Lisbona, per quella stessa notte. Decide di partire verso il Portogallo dove, nella ricerca dell’autore del libro e della ragazza scomparsa, troverà quella vita che non ha mai vissuto, attraverso le storie che dai tempi della dittatura portoghese, arriveranno fino alla sua anima. Bellissimo, una sorpresa inaspettata.

No (2012): Pablo Larrain in questo momento è uno dei più importanti cineasti dell’America Latina, e questo film ne è l’ennesima prova. Nel Cile del 1988 il dittatore Pinochet, a causa di forti pressioni internazionali, è costretto a indire un referendum dove potrebbe essere confermato alla guida del Paese per altri otto anni. L’opposizione teme di aver già perso in partenza, sia a causa di possibili brogli, sia a causa del poco tempo a disposizione per far valere le proprie idee. Al giovane pubblicitario Gael Garcia Bernal viene affidato il compito di guidare la campagna per il No e la sua idea sarà rivoluzionaria: convincere il popolo non con la tristezza e la paura della morte, ma con l’allegria. Candidato all’Oscar come miglior film straniero, è ancora nei cinema: correte a vederlo.

Il grande Gatsby (2013): Un mesetto fa un’amica mi aveva convinto a leggere il libro prima dell’uscita del film: “Per quanto possa esser bello il film, non sarà mai bello come il libro di Fitzgerald. Meglio sapere la storia prima di vedere il film, piuttosto che prima di leggere il libro”. Mai consiglio fu più saggio: il libro, finito di leggere in un bar di Berlino, mi ha fatto piangere lacrime calde, è di una bellezza infinita. Tutto ciò per dire che avevo qualche aspettativa prima del film, che in realtà non è così male, ma che in fin dei conti poteva essere molto meglio. Il problema è che Luhrmann e Fitzgerald appartengono a due mondi diversissimi, e la loro contaminazione ha dato luogo ad un film non esageratamente riuscito, che è senza dubbio piacevole per gli occhi, ma non per il cuore. Ad ogni modo mi rivendo il consiglio della mia amica: leggetevi il libro prima di vedere il film.

La casa (2012): Il film originale, che lanciò Sam Raimi nella storia del cinema, è stato uno dei primi film che ho visto in vita mia (sì lo so, ho avuto un’infanzia particolare!), ed uno dei film ai quali sono più affezionato in assoluto. Mi sembrava doveroso vedere e giudicare questo remake, che in realtà è di una bruttezza imbarazzante: povero di idee, politicamente corretto, noioso. Dimenticate i tempi in cui Bruce Campbell si ritrova solo nella notte, circondato da demoni, con schizzi di sangue verde che macchiano lo schermo e altre meraviglie del genere. Qui è tutto molto meno interessante, dalla fotografia alla regia, dalle interpretazioni alle (discutibili) trovate in fase di scrittura. Sapere che Sam Raimi e Bruce Campbell sono i produttori di questo remake mi ferisce il cuore: per soldi hanno venduto anche loro l’anima al diavolo. Uno dei peggiori film visti negli ultimi anni.

Machuca (2004): Altro film cileno che altro non fa che alimentare la nostalgia per quel magnifico Paese che mi ha ospitato un annetto fa… Si tratta di una delle pellicole più celebri della cinematografia cilena, la storia di due ragazzini (uno borghese, l’altro povero) che stringono amicizia nel Cile di Allende, poco prima del colpo di stato di Pinochet che avrebbe portato desolazione e terrore. Molto carino, splendida e tenera la scena in cui i due protagonisti baciano la bella Manuela Martelli, tra un sorso di latte e un bacio. E pensare che cinque anni fa ho studiato in biblioteca per sei mesi gomito a gomito proprio con lei, a saperlo le avrei offerto almeno un cappuccino, o un latte macchiato! Scherzi a parte, un bel film.

L’ultimo spettacolo (1971): Peter Bogdanovich racconta con malinconia e realismo la vita quotidiana in un paesino del Texas, alle soglie della guerra in Corea. Una piccola sala di proiezione è il centro nevralgico della vita giovanile del paese, dove un giovanissimo Jeff Bridges e il suo migliore amico hanno le prime esperienze sentimentali e sessuali, e la vita va avanti, tra i baci di Cybill Shepherd (sì, la stessa stupenda ragazza di “Taxi Driver”) e il bisogno di sentirsi qualcuno. Il bellissimo bianco e nero aiuta ad alimentare la macchina del ricordo e della malinconia. Un intenso affresco della provincia statunitense degli anni 50.

Bronson (2008): Ci sono alcuni film che riescono a convincere dopo soli cinque minuti; “Bronson” è uno di questi. Diretto da Nicolas Winding Refn prima del successo di “Drive”, si tratta della storia vera del detenuto più celebre del Regno Unito, salito alla ribalta per la sua condotta violenta e per la sua voglia di apparire. Esteticamente è un film memorabile, spinto alla teatralità estrema, pieno di colori, quasi grottesco nella sua assurda visione della realtà. Ma in tutto ciò appare originale e pieno di ritmo, la violenza c’è ma non è mai gratuita, ed è il protagonista a rubare la scena a tutto ciò che lo circonda. Un eccellente antipasto, in attesa dell’imminente “Only God Forgives”.

pubblicato su Livecity

Andiamo al cinema: le uscite di Maggio 2013

Il nostro maggio farà a meno del vostro coraggio? Speriamo di no per voi, perché i cinema sono pronti a riempirsi di grandi film. C’è il Festival di Cannes in arrivo, e con esso i botti di una primavera intensa, ricca di cinema di alto livello. Come ogni mese eccoci qua allo scopo di consigliarvi le migliori uscite cinematografiche del mese, perché con i prezzi che hanno raggiunto le sale al giorno d’oggi, sbagliare film è decisamente qualcosa da evitare.

02.05.13
Il cecchino: Visto lo scorso autunno al Festival di Roma, il nuovo film di Michele Placido è un onestissimo poliziesco (il polar tanto amato dai francesi) ambientato a Parigi, con Daniel Auteuil, Mathieu Kassovitz, Luca Argentero e Violante Placido. Non sarà un capolavoro ma se volete passare un paio d’ore di buon cinema non troppo impegnato, è il film giusto da vedere.

Muffa: Film turco che ha riscosso parecchi consensi lo scorso anno a Venezia. È la storia di un ferroviere che non ha più notizie di suo figlio da ormai 18 anni, quando fu arrestato a causa delle sue idee politiche. Ogni mese manda una lettera al Ministero degli Interni e alla Questura per ribadire la sua speranza di ritrovare il figlio perduto. Un giorno, riceve finalmente una risposta… Interessante.

09.05.13
La Casa: Atteso remake del capolavoro cult di Sam Raimi del 1981. È un film pericoloso, perché costretto a fare i conti con la storia del cinema horror, ma ad ogni modo va visto proprio per soddisfare questa curiosità: sarà all’altezza del precedente? Ovviamente no (senza Raimi né Bruce Campbell non c’è partita), ma potrebbe rivelarsi comunque un horror di buon livello. Per gli amanti del genere.

No: Ultima fatica del cileno Pablo Larrain, candidato agli Oscar come miglior film straniero. La vera storia sul referendum che si è svolto in Cile nel 1988, allo scopo di confermare o allontanare il dittatore Augusto Pinochet, strafavorito alla vigilia (anche grazie alle pressioni da lui esercitate sul popolo). Ad un giovane pubblicitario viene affidata la campagna per il NO, con pochi mezzi a disposizione e sotto il controllo del governo il giovane Saavedra concepirà un’idea ambiziosa: la libertà è allegria. Con Gael Garcia Bernal protagonista, potrebbe essere uno dei film del mese.

Post Tenebras Lux: Tanti applausi lo scorso anno a Cannes per questo film messicano, diretto da Carlos Reygadas. Juan e la sua famiglia si trasferiscono dalla città in campagna, ritrovandosi catapultati in un mondo totalmente differente, con altri tempi, altre abitudini. Un’altra vita, spiazzante, contrastante, che porterà Juan a porsi delle domande…

16.05.13
Il grande Gatsby: Dal celebre romanzo di Francis Scott Fitzgerald, l’atteso film che aprirà il prossimo Festival di Cannes. Diretto da Baz Luhrmann e interpretato da Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire, la storia di Nick Carraway, un uomo del Midwest, che trasferitosi a Long Island resta affascinato dallo stile di vita del suo vicino di casa, il signor Gatsby. Diventerà testimone di tutto ciò che accadrà…

23.05.13
La grande bellezza: Il nuovo film di Paolo Sorrentino, in competizione al Festival di Cannes. Toni Servillo è un celebre giornalista che si muove tra cultura e mondanità in una Roma calda, inafferrabile, affascinante. Altro film candidato ad essere il migliore del mese, e il nome del regista ormai è una garanzia. Da vedere.

Capitolo 199

Soltanto un capitolo ci separa dal traguardo dei 200. Lo avreste creduto? Io probabilmente no. Ma non è ancora il momento delle (auto)celebrazioni, soprattutto con tutti questi film di cui dobbiamo parlare. È strano pensarci, ma di tutte le direzioni che prendono le nostre vite, di tutti i cambiamenti che si susseguono anno dopo anno, il cinema resta una grande costante, e non è poco. Ci dovremmo pensare più spesso, ogni volta che ci lamentiamo: nessuno è davvero povero quando può avere il cinema.

Noi non siamo come James Bond (2012): Grazioso documentario italiano che racconta la storia di un’amicizia con ironia e originalità. Spunti di riflessione e quella giusta dose di nostalgia che lentamente si diffonde in tutte le scene. Fa bene vedere questi film, perché sono realizzati con passione, con amore, e poi un film con due amici che vogliono incontrare Sean Connery per domandare a James Bond il segreto dell’immortalità è un film che andrebbe visto sulla fiducia. Bello.

Oblivion (2013): Film di fantascienza che tutto sommato non è altro che un blob di tanti altri film del genere, ma che in fin dei conti risulta piacevole da vedere. Mentre lo guardavo mi sono venuti in mente “Moon”, “Guerre Stellari”, “Armageddon”, “Fahrenheit 451”, “Il pianeta delle Scimmie” e forse anche un pizzico di “Solaris”, giusto per citarne qualcuno. Ma Tom Cruise ci mette sempre la presenza, e alla fine mi sono anche divertito. Certo, mai una volta che capiti a me di vedere Olga Kurylenko che mi cade dal cielo…

Ed Wood (1994): Trovato in tv in una notte buia e tempestosa, un altro dei gioielli firmati da Tim Burton. Vedere l’entusiasmo e la passione con la quale Ed Wood si dedicava a fare (male) ciò che amava, è un bellissimo insegnamento per tutti. Della serie “fa’ ciò che ami, e vaffanculo tutto il resto”. Due annotazioni: il doppiatore di Martin Landau (cioè Michele Kalamera, lo stesso di Clint Eastwood in “Gran Torino”, per esempio) è un genio, come apre bocca io rido. L’altra riguarda la scena del bar, dove Orson Welles e Ed Wood, ovvero il migliore e il peggiore, sono afflitti dallo stesso problema: i produttori che vogliono mettere bocca su ogni decisione riguardante i film da girare. È magia.

Scatti rubati (2010): Mi ha sorpreso molto trovare questo film in tv, doppiato in italiano e con un titolo italiano. “L’homme qui voulait vivre sa vie” è passato un po’ in sordina dal Festival di Roma del 2010, dove lo avevo piuttosto apprezzato, ed ero certo non fosse mai stato distribuito in Italia. E poi invece me lo trovo così, di notte, su RaiMovie. Buon film con Romain Duris, meritava forse un pochino di fortuna in più.

Nella casa (2012): L’ultimo film di François Ozon, molto atteso a dire la verità, forse troppo. I primi trenta o quaranta minuti sono da manuale: ero letteralmente appiccicato alla poltroncina del cinema, rapito, volevo assolutamente sapere cosa sarebbe successo dopo. Il problema è che dopo, verso la fine, il film si perde un po’, e lentamente sembra soffrire di mancanza di idee, quasi come il giovane protagonista. Buon film, ma poteva essere decisamente migliore, peccato.

Spring breakers (2012): Appena visto il trailer avevo già capito che questo film non mi sarebbe piaciuto. Ero prevenuto, lo ammetto, e non me ne vergogno. Ma al Kino del Pigneto, in compagnia di buoni amici, non dico mai di no, ed è così che sono finito a guardare questo film irritante, figlio di una generazione pop, di quella faccia degli Stati Uniti che mai riuscirò a digerire. In mezzo a cotanto fastidio, riconosco la potenza di un paio di sequenze: la lettera (angosciante, a pensarci!) che la protagonista scrive alla nonna (era alla nonna? Non ricordo) e una canzone di Britney Spears (sic!) interpretata al ralenti dalle protagoniste e dall’ottimo James Franco, di fronte ad un tramonto che sembrava renderli eterni.

Il profeta (2009): Capolavoro, non mi vengono in mente altre parole. Jacques Audiard racconta con maestria un prison-movie che racchiude in sé la perfezione. Ascesa al potere di un piccolo arabo, silenzioso ma vispo. Non abbiamo bisogno di un profeta per dire che questo film sarà ricordato nei decenni come una delle migliori pellicole francesi degli anni 2000.

A hero never dies (1998): Johnnie To l’ho conosciuto grazie a “Vendicami”, un film del 2009 che ho amato. Lo scorso novembre l’ho ritrovato al Festival di Roma con il buon “Drug war”. Quando ho trovato questo film del 1998 in tv, ho capito subito che avrei dovuto vederlo, perché lo avrei amato. Così è stato. To ha un meraviglioso gusto per l’estetica, per le immagini: le sue scene d’azione sono dei balli di sangue e di piacere per gli occhi. In questo caso è imperdibile l’incontro al bar tra i due protagonisti, prima del gran finale. Bellissimo, un gioiello del cinema di Hong Kong. Da recuperare.

The exorcism of Emily Rose (2005): Lo avevo visto al cinema e mi era moderatamente piaciuto. Lo hanno rifatto in tv, e non essendoci di meglio, me lo sono rivisto. Buon film, mi sono sempre piaciuti i cosiddetti legal movie (i film che raccontano un processo), e la componente horror (i flashback sulla vicenda di Emily Rose) non è affatto male. Devo dire che pensavo facesse abbastanza paura, poi però all’intervallo hanno fatto il Tg4 con i faccioni di Alfano e Berlusconi…

Andiamo al cinema: le uscite di Aprile 2013

Pasquetta, pesci d’aprile, ed ecco che comincia così uno dei mesi più belli dell’anno. Comincia con una primavera che ancora non è pronta ad esplodere, ma che siamo sicuri ci darà grandi soddisfazioni con il passare dei giorni. Sarà un mese bello pieno di cinema, quindi ecco come di consueto la nostra lista con i migliori film in uscita questo mese (ve lo dico: se cercate roba come “Iron Man 3” cascate proprio male)

04.04.13
Come un tuono: Bellissimo film di Derek Cianfrance, già noto per il recente “Blue Valentine”. Ryan Gosling e Bradley Cooper nello stesso film, splendido soprattutto nella prima parte. Ad ogni modo uno dei migliori film di questo mese (e poi c’è una scena in cui Gosling canta “Dancing in the dark” di Springsteen, vale da sola il biglietto).

Hitchcock: Non è un capolavoro, ma è un film che inevitabilmente incuriosisce. Uno dei più grandi registi di tutti i tempi alle prese con la realizzazione di uno dei più celebri film di sempre, “Psyco”. Anthony Hopkins veste i panni del regista. Va visto, anche solo per curiosità.

Jimmy Bobo – Bullet to the head: Normalmente su questa pagina non trovate film d’azione, ma qui si tratta di Stallone che lavora per il grande Walter Hill, uno che ha diretto un capolavoro come “I guerrieri della notte”, tanto per dirne una. Il film in questione lo abbiamo visto al Festival di Roma, è sì un film d’azione, ma è anche divertente, intrattiene il giusto, non si prende troppo sul serio. Piaciuto.

11.04.13
Noi non siamo come James Bond: Documentario italiano in cui due amici che combattono contro un tumore, partono insieme per ripercorrere i luoghi della loro vita, in un road movie che li porterà alla ricerca di Sean Connery, per loro l’unico e vero James Bond, al quale vogliono chiedere il segreto dell’immortalità. Intimo e pieno di amore per la vita, speriamo in una distribuzione decente.

Il volto di un’altra: Spassoso e strampalato film di Pappi Corsicato, kitsch e al tempo stesso assurdo, ma più che piacevole. Metafora grottesca sulla società basata sull’apparenza e non sui valori. Se non avete la puzza sotto il naso vi farà divertire.

18.04.13
Bomber: Film inglese indipendente, che non abbiamo ancora visto ma che potrebbe rivelarsi una bella sorpresa. L’ottantenne Alistair, ex pilota della RAF, torna nella sua originaria Germania per chiedere scusa alla popolazione del villaggio tedesco da lui bombardato durante la guerra. Con lui lo sbandato figlio Ross, trentenne che ancora non sa che fare nella vita. Si tratta di una commedia on the road che ha tutte le carte in regola per rivelarsi grande (parola di Alexander Payne, che lo ha definito un film “pazzo e meraviglioso”).

Chavez – L’ultimo comandante: Documentario di Oliver Stone dedicato a Hugo Chavez, storico presidente del Venezuela, morto il mese scorso. Il film è stato presentato a Venezia nel 2009, è ovviamente privo del capitolo più recente (la morte, appunto), ma è un documento importante per conoscere gli aspetti di un uomo che ha dedicato la vita al suo Paese.

Treno di notte per Lisbona: Film drammatico con Jeremy Irons. Un professore svizzero salva la vita di una ragazza portoghese. Nella sua giacca da lui trovata sul ponte, trova un libro che lo scuoterà profondamente. Decide così di partire per il Portogallo per rintracciare la ragazza e l’autore del libro, scoprendo un Paese vittima della dittatura, e scoprendo infine se stesso. Potrebbe essere interessante.

25.04.13
Kiki consegne a domicilio: Film del 1987 di Hayao Miyazaki, che grazie alla Lucky Red torna a splendere al cinema, come tutte le pellicole del maestro dell’animazione giapponese. Ogni film di Miyazaki è un film da vedere e rivedere mille volte.

Capitolo 197

E finalmente arrivò la primavera. Dopo la pioggia e il freddo, ritorna la stagione più bella, con i film più belli (speriamo) e le giornate più indimenticabili (vabbè…). Archiviamo questo lungo inverno con la bellezza di altri dieci film, e visto che l’elenco è notevole, buttiamoci subito nella lettura. Buon 21 marzo!

Alice nelle città (1973): Splendido film di Wim Wenders, on the road in bianco e nero per le strade della Germania (ma con tratti di Stati Uniti e Olanda). È una pellicola pervasa da quella poesia che nei film di oggi si riesce a trovare ogni tanto solo nel cinema indipendente. Un bellissimo film d’autore, da recuperare e da amare (su youtube c’è il film completo, andate a cercarlo!).

Zodiac (2007): Cinque anni fa, quando uscì al cinema, fu molto criticato. Non ne capisco il motivo. Il film di Fincher va che è un piacere: girato benissimo, con una fotografia meravigliosa, pieno di tensione, ottimi attori (Jake Gyllenhaal, Robert Downey jr, Mark Ruffalo), una storia vera e assurda. Impeccabile, l’ho amato al cinema, e l’ho amato ora che l’ho rivisto.

L’onda (2008): Altro bellissimo film tedesco! Un professore cerca di spiegare l’autarchia all’interno di un liceo, creando in una settimana un regime fascista in miniatura. Gli studenti si lasciano coinvolgere e la situazione degenera. Anche questo è un film che ho amato al cinema, e che ho amato adesso che sono riuscito a rivederlo. Da recuperare.

Flight (2012): Buon film di Zemeckis, ma facile da dimenticare. Un pilota (Denzel Washington) sotto effetto di droghe e alcool riesce a salvare, con una manovra folle, i passeggeri dell’aereo che sta pilotando. È un eroe, ma anche un drogato alcolizzato, e l’inchiesta che segue l’incidente potrebbe inchiodarlo. Una particina folle per il grande John Goodman. Si può vedere, ma insomma, si può anche evitare.

Il lato positivo (2012): Bella sorpresa, un po’ troppo confezionato appositamente per piacere al pubblico, ma bello. Il finale forse si lascia andare un po’ troppo sulla scia della commedia romantica banale, ma non rovina eccessivamente il giudizio complessivo. Valerio Mastandrea su twitter ha detto che “Il lato positivo de Il lato positivo è De Niro con il DASPO”, che da un lato è anche vero (finalmente ritroviamo Bob De Niro in un ruolo decente), ma aggiungerei la eccezionale interpretazione di Jennifer Lawrence (quanto è vero che i leggings non mentono mai…) e una bellissima colonna sonora (“Girl from North Country” duettata da Bob Dylan con Johnny Cash muove sempre qualcosa dentro di me).

La scelta di Barbara (2012): Ancora un film tedesco, il terzo di questo capitolo (penso sia un record). Ritengo che il cinema non abbia assolutamente esaurito il suo ruolo all’interno della tematica “Germania Est”, e che siano stati girati pochi film a proposito (o quantomeno pochi sono i film usciti dai confini nazionali). È un contesto affascinante e tragico, che a mio parere andrebbe approfondito molto di più: penso a “Goodbye Lenin”, “Le vite degli altri”, “Cosa fare in caso di incendio”, per fare qualche nome. “La scelta di Barbara” ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino, ed è senza dubbio uno dei migliori film in circolazione in questo periodo. Da vedere.

Persepolis (2007): Bello, divertente, così come lo ricordavo. L’Iran raccontato da chi l’ha vissuto, da chi l’ha lasciato, da chi ci è tornato, con un’aria scanzonata, leggera ma anche malinconica. Piacevole, è come sedersi al pub con qualcuno che torna da un viaggio e ti racconta la sua storia.

Il postino (1994): Ecco uno di quei film che non avevo mai visto e che vanno visti per forza. Vedere adesso questo magnifico Pablo Neruda in esilio in Italia, dopo che un anno fa ho visitato il Cile e le case in cui ha vissuto, mi ha trasmesso una sensazione particolare, ha creato un legame più forte tra me e questo film, l’ultimo di Massimo Troisi. “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve!”. Obbligatorio.

Come un tuono (2012): Derek Cianfrance è un regista che mi piace. Amo il modo in cui fa recitare gli attori, li getta all’interno di un flusso, di una corrente che in qualche modo si rivela trascinante. È il film che ci guadagna (soprattutto penso a “Blue Valentine”). Stavolta la pellicola si triplica, con tre storie legatissime l’una all’altra, ma al tempo stesso diverse tra loro. Tra Ryan Gosling e Bradley Cooper vince il primo per manifesta superiorità dell’attore, ma anche a livello di personaggio, di storia. I primi quaranta minuti sono davvero bellissimi, poi il film rallenta un po’, restando comunque una pellicola che merita il prezzo del biglietto.

Match Point (2005): Il miglior Woody Allen degli anni 2000? Forse. È un film che ho amato molto, tanto da comprarlo anche in dvd, ma rivedendolo oggi a distanza di tanti anni ho approfondito un lato che non avevo mai considerato: la profonda antipatia di ogni personaggio. Questo contesto di ricchezza, di lusso, di alta società mi mette i brividi, e se in passato trovavo forte che il protagonista se la cavasse, adesso lo trovo profondamente ingiusto. Resta comunque un film bellissimo, basato sulla splendida frase introduttiva: “chi disse “preferisco avere fortuna piuttosto che talento”, percepì l’essenza della vita”.

pubblicato su Livecity