Oscar 2019 – La Diretta

Tutto pronto, o quasi, per la Novantunesima edizione della Notte degli Oscar. Chi si porterà a casa la statuetta? Come da tradizione Una Vita da Cinefilo seguirà la cerimonia in diretta (che in Italia verrà trasmessa su Sky e in chiaro su La8, in tv e in streaming): su questo post aggiornamenti in tempo reale con commenti, chiacchiere, battutine cretine, fotografie e tutto ciò che dovete sapere per seguire la serata. Se preferite, potete seguire la nostra diretta live anche su Twitter.

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Inarritu in volo sugli Oscar: il miglior film è “Birdman”

Anche questa nottata è passata. Al risveglio ci resta negli occhi appesantiti dal sonno l’immagine sorridente di Alejandro Gonzalez Inarritu, dominatore assoluto della serata con quattro premi Oscar “pesanti”. Ci resta anche negli occhi Patricia Arquette e il suo discorso a favore delle donne (che ha scatenato l’entusiasmo di Meryl Streep), l’annuncio della meravigliosa Jessica Chastain per il secondo Oscar consecutivo al geniale direttore della fotografia Emmanuel Lubezki (“Chiiivooo”), la standing ovation per la performance di John Legend sulle note di “Glory” (miglior canzone, unico Oscar per “Selma”). Purtroppo al risveglio ci siamo ritrovati anche a fare i conti con la delusione per la netta disfatta di “Boyhood”. Ad ogni modo l’87a edizione degli Accademy Awards, a livello di show, non sarà tra le più memorabili: la conduzione di Neil Patrick Harris, nonostante una bellissima introduzione, è risultata decisamente piatta e sottotono. Non si è riso molto, quasi per niente anzi, inoltre il ritmo non è stato proprio esaltante (“Not my tempo!”, direbbe il Fletcher di J.K. Simmons in “Whiplash”). Certo, cogliere un momento storico come il selfie di un anno fa era probabilmente impensabile, ma certamente ci si poteva aspettare qualche gag in più. Parliamo dunque dei premi attraverso i film che li hanno ricevuti:

Birdman: Come già detto quattro Oscar per il film di Inarritu, tutti Oscar importanti (miglior film, miglior regia, migliore fotografia e miglior sceneggiatura originale). Secondo consecutivo per il genio di Emmanuel Lubezki dunque, ma anche il secondo consecutivo per un regista messicano (dopo la statuetta di un anno fa ad Alfonso Cuaron). Quello al quale tenevamo di più, ovvero il premio a Michael Keaton, è però sfumato a favore di Eddie Redmayne (“La teoria del tutto”).

Boyhood: Il capolavoro di Richard Linklater porta a casa solo una statuetta per la migliore attrice non protagonista (Patricia Arquette). Erano sei le nomination ricevute dal film, ma se quella per Ethan Hawke (e probabilmente anche quella per il montaggio) non aveva speranze di trasformarsi in Oscar, quelle per regia, sceneggiatura originale e miglior film erano nettamente alla sua portata. Hawke e Linklater dunque restano a mani vuote per il secondo anno consecutivo (un anno fa portarono a casa la nomination per la sceneggiatura di “Before Midnight”). Il regista potrà comunque consolarsi con l’Orso d’Argento vinto a Berlino e i vari Golden Globes.

The Grand Budapest Hotel: L’Accademy ha deciso di consacrare Wes Anderson. Più che il regista stesso, sono stati consacrati coloro che hanno contribuito a creare l’universo di Anderson, il suo mondo, coloro insomma che con il loro apporto hanno letteralmente dato forma alla creatività del regista. Quattro Oscar dunque: miglior trucco e acconciatura, migliori costumi (l’italiana Milena Canonero, al suo quarto Oscar), migliore scenografia e miglior colonna sonora (finalmente Alexandre Desplat, giunto all’ottava nomination, vince il suo primo Oscar).

Whiplash: La grande sorpresa di questa nottata, il vero e proprio outsider, capace di portarsi a casa ben tre statuette, tutte assolutamente meritate: miglior montaggio, miglior sonoro e miglior attore non protagonista a J.K. Simmons, straordinario.

Ida: Il premio per il miglior film straniero resta in Europa, ad aggiudicarselo è la stupenda pellicola polacca realizzata da Pawel Pawlikowski. Nonostante l’assenza ingiustificata del canadese “Mommy” e del turco “Winter Sleep” nella cinquina da Oscar (dove invece ha incredibilmente trovato spazio l’argentino “Storie pazzesche”), “Ida”, nominato anche per la miglior fotografia, ha meritato ampiamente la statuetta. Applausi.

Altri premi: I migliori attori protagonisti sono Eddie Redmayne (“La teoria del tutto”) e la strepitosa Julianne Moore di “Still Alice”: entrambi premi meritatissimi, nonostante sperassimo di veder salire sul palco il grande Michael Keaton di “Birdman” e la commovente Marion Cotillard di “Due giorni, una notte”. La sceneggiatura non originale regala a “The Imitation Game” il suo unico Oscar (che per noi avrebbe dovuto vincere “Whiplash” o addirittura Paul Thomas Anderson per “Vizio di forma”). Per il miglior film d’animazione “Big Hero 6”  la spunta su “Dragon Trainer 2”, mentre c’è un pizzico di gloria anche per “Interstellar”, “American Sniper” e “Selma”, vincitori rispettivamente di un Oscar per i migliori effetti speciali, il miglior montaggio sonoro e la migliore canzone.

“La Grande Bellezza” riporta l’Oscar in Italia

Anche questa notte degli Oscar è andata. Una delle più attese per quanto riguarda gli italiani: dopo sedici anni la statuetta torna nella nostra penisola. “La Grande Bellezza” è un film che può piacere e può non piacere, ma non si può che essere felici per questo storico riconoscimento. Che bello vedere Paolo Sorrentino che, Oscar in mano, ringrazia le sue fonti d’ispirazione (sbizzarrendosi dai Talking Heads a Fellini, da Martin Scorsese a Diego Armando Maradona). Alle sue spalle, meravigliosa interpretazione di un sorridente Toni Servillo nella parte dell’Oscar. Scherzi a parte è stata una nottata piacevole, con poche sorprese, anzi, quasi nessuna, ma che ricorderemo con la stessa nostalgia che provavamo fino a ieri per l’urlo di Sophia Loren che annunciava la vittoria di Roberto Benigni nel ’98.

Il miglior film alla fine, come da pronostico, è stato “12 anni schiavo” (che si è aggiudicato anche la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale e per la migliore attrice non protagonista, la grande Lupita Nyong’o). A dominare la serata è stato però “Gravity”, vincitore di sette Oscar (tutti premi tecnici, ovviamente, a parte la colonna sonora e il meritato riconoscimento alla straordinaria regia di Alfonso Cuaron): ci rende particolarmente felici l’Oscar al direttore della fotografia, Emmanuel Lubezki (il DoP di “The Tree of Life”, tanto per rendervi l’idea). A mani vuote, ma si sapeva, Leonardo Di Caprio: stavolta ha dovuto cedere il passo allo straordinario Matthew McConaughey di “Dallas Buyers Club” (per cui è stato premiato anche Jared Leto come attore non protagonista). La migliore attrice ovviamente è stata Cate Blanchett, mentre il premio per la migliore sceneggiatura è andato a “Her” di Spike Jonze (evviva!).

I momenti da ricordare non sono mancati: a parte il già citato Paolo Sorrentino, il suo inglese malandato e le sue strepitose fonti d’ispirazione, il momento più alto della serata è stato la selfie scattata da Bradley Cooper su idea della presentatrice Ellen DeGeneres, che in pochi minuti è diventato il tweet più celebre della storia di Twitter (oltre un milione di retweet!). Altri momenti meravigliosi sono stati, in ordine sparso: Bill Murray che rende omaggio a Harold Ramis; Brad Pitt che distribuisce piattini di carta per mangiare la pizza (in uno degli sketch più riusciti della serata); il rapper Pharrell che fa ballare Lupita Nyong’o, Amy Adams e anche Meryl Streep; l’abbraccio tra McConaughey e Di Caprio, dopo l’annuncio per il miglior attore. Alle 6 del mattino (italiane) tutti a letto: ci vorranno 12 anni di sonno per riprenderci…

Premi César, “Tutto sua madre” domina la cerimonia, Kechiche a mani vuote

Si è appena conclusa la 39° cerimonia di premiazione dei César, gli Oscar francesi. La crema del cinema transalpino si è riunita a Parigi per la serata che ha riservato non poche sorprese: la prima, incomprensibile, è il mancato riconoscimento a “La vita di Adele”, per chi scrive il miglior film in assoluto del 2013. Non è stato però così per l’Accademy francese, che ha lasciato campo libero al film d’esordio di Guillaume Gallienne, vero e proprio dominatore della serata con ben cinque premi, compreso quello per miglior opera prima e miglior film (gli altri tre sono andati alla sceneggiatura non originale, al montaggio e allo stesso Gallienne come miglior attore). Unica consolazione per il film vincitore del Festival di Cannes è il César come migliore attrice emergente alla meravigliosa Adele Exarchopoulos (mentre l’eccellente Lea Seydoux non è sembrata molto felice quando a ricevere il premio di miglior attrice è stata l’imprevedibile Sandrine Kiberlain di “9 mois ferme”). Il miglior attore emergente è invece Pierre Deladonchamps, protagonista de “Lo sconosciuto del lago”. A mani vuote anche Kechiche, che si è visto sfilare il César per la miglior regia dal collega Roman Polanski, premiato per la sua “Venere in pelliccia”. Le sorprese non finiscono qui: “Alabama Monroe” è il miglior film straniero, il film belga riesce nell’impresa di superare titoli del calibro di “Gravity”, “Django Unchained” e “La grande bellezza”, andrà così anche domenica a Los Angeles? A proposito di Oscar, il cortometraggio “Avant que de tout perdre”, in lizza anche per l’Accademy Award di domenica prossima, conferma il suo percorso trionfale, aggiudicandosi il premio nella categoria di appartenenza. Tante sorprese in una bella serata presentata dall’esuberante Cecille De France: aspettando gli Oscar di domenica, abbiamo già avuto un gustoso antipasto.