Premi César, “Tutto sua madre” domina la cerimonia, Kechiche a mani vuote

Si è appena conclusa la 39° cerimonia di premiazione dei César, gli Oscar francesi. La crema del cinema transalpino si è riunita a Parigi per la serata che ha riservato non poche sorprese: la prima, incomprensibile, è il mancato riconoscimento a “La vita di Adele”, per chi scrive il miglior film in assoluto del 2013. Non è stato però così per l’Accademy francese, che ha lasciato campo libero al film d’esordio di Guillaume Gallienne, vero e proprio dominatore della serata con ben cinque premi, compreso quello per miglior opera prima e miglior film (gli altri tre sono andati alla sceneggiatura non originale, al montaggio e allo stesso Gallienne come miglior attore). Unica consolazione per il film vincitore del Festival di Cannes è il César come migliore attrice emergente alla meravigliosa Adele Exarchopoulos (mentre l’eccellente Lea Seydoux non è sembrata molto felice quando a ricevere il premio di miglior attrice è stata l’imprevedibile Sandrine Kiberlain di “9 mois ferme”). Il miglior attore emergente è invece Pierre Deladonchamps, protagonista de “Lo sconosciuto del lago”. A mani vuote anche Kechiche, che si è visto sfilare il César per la miglior regia dal collega Roman Polanski, premiato per la sua “Venere in pelliccia”. Le sorprese non finiscono qui: “Alabama Monroe” è il miglior film straniero, il film belga riesce nell’impresa di superare titoli del calibro di “Gravity”, “Django Unchained” e “La grande bellezza”, andrà così anche domenica a Los Angeles? A proposito di Oscar, il cortometraggio “Avant que de tout perdre”, in lizza anche per l’Accademy Award di domenica prossima, conferma il suo percorso trionfale, aggiudicandosi il premio nella categoria di appartenenza. Tante sorprese in una bella serata presentata dall’esuberante Cecille De France: aspettando gli Oscar di domenica, abbiamo già avuto un gustoso antipasto.

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Recensione “Molière in bicicletta” (“Alceste à bicyclette”, 2013)

Basta un film così, una commedia agrodolce, un eccellente trio di interpreti, un bel soggetto e poco altro per confermare ancora una volta la superiorità del cinema francese all’interno del panorama cinematografico europeo. Philippe Le Guay, che già ci aveva divertito con il pregevole “Le donne del 6° piano”, scomoda addirittura Molière per realizzare un film delizioso: Fabrice Luchini, Lambert Wilson e Maya Sansa sono il trio perfetto per sollevare il soffice velo di amicizia e malinconia che dorme sopra le teste dei protagonisti, attori sulla scena, attori nella vita.

Serge ha abbandonato da tempo la carriera da attore per ritirarsi a vita privata in una paesino isolato, dove vive come un eremita. A disturbare la sua quiete arriva il collega Gauthier, attore nel pieno della sua carriera, che gli propone di recitare insieme a teatro “Il misantropo” di Molière. Serge non sa se accettare o no, ma decide comunque di condividere qualche pomeriggio con il suo amico per provare le battute e godersi la bellezza dell’opera. L’amicizia ritrovata, la poesia di Molière e l’incontro con una donna italiana, Francesca, restituiscono a Serge la gioia di vivere, ma i rapporti fra i tre si riveleranno pieni di contraddizioni e difficoltà.

“Il mondo” di Jimmy Fontana fa da sottofondo a questo curioso ménage à trois, in cui l’arte, l’amore per il teatro e la bellezza dei paesaggi della Île de Ré, sono in realtà il motore decisivo delle azioni dei personaggi. Fabrice Luchini si dimostra un attore versatile e imprevedibile, Lambert Wilson ha lo sguardo del Marcello Mastroianni dei tempi migliori, Maya Sansa si muove tra i due con sensualità e leggerezza. Sono loro tre il vero successo di questo bel film, in cui l’opera di Molière sembra essere più moderna e attuale che mai: così come nella lettura del testo, i due protagonisti si scambiano continuamente i ruoli, fino ad una chiusura inaspettata, forse amara, ma in qualche modo riconciliante.

Rendez-vous – Appuntamento con il nuovo cinema francese (III edizione)

Si svolge a Roma dal 16 al 21 aprile 2013 Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese, terza edizione di un festival esclusivo dedicato al nuovissimo cinema francese. Il 2012 è stato in Italia, dopo il successo degli Anni 80, l’anno record del cinema francese, che ha conquistato l’8,5% del mercato con “Quasi amici” (82,5 milioni di biglietti venduti) ma anche con il successo di “Cena tra amici” e soprattutto di “Un sapore di ruggine e ossa”. Il boom del cinema francese si spiega ancora una volta grazie a un’industria che non dimentica gli artigiani-professionisti, capace di confezionare film popolari, come assicurare film d’autore e sperimentali, con un’offerta contro-corrente, che trova un pubblico resistente, fedele, e sempre meno di nicchia. A questo cinema che sostiene prima di tutto il pluralismo e la diversità, nei temi come nei generi, che valorizza le differenze, raccontando la complessità di mondi che sono oggi i paesi, è dedicata la manifestazione Rendez-vous. Di seguito il programma completo.

Martedì 16 Aprile
16.00 – I film labirinto di Pierre Coulibeuf (Maxxi)

Mercoledì 17 Aprile
16.00 – I film labirinto di Pierre Coulibeuf (Maxxi)
19.00 – Dans la maison / Nella casa di François Ozon (Quattro Fontane, proiezione a inviti)

Giovedì 18 Aprile
15.00 – Ressources humaines / Risorse umane di Laurent Cantet (Casa del Cinema)
16.00 – Elle s’en va di Emmanuelle Bercot (Quattro Fontane)
17.00 – Entre les murs / La classe di Laurent Cantet (Casa del Cinema)
18.00 – Amitiés sincères di S. Archinard, F. Prévot-Leygonie (Quattro Fontane)
19.30 – Incontro con Laurent Cantet (Casa del Cinema)
19.30 – Cortometraggio + Les Gouffres di Antoine Barraud (Villa Medici)
20.00 – 20 ans d’écart / 20 anni di meno di David Moreau (Quattro Fontane)
21.00 – Foxfire di Laurent Cantet (Casa del Cinema)
21.00 – Cortometraggio + Camille Redouble di Noémie Lvovsky (Villa Medici)
22.00 – Une histoire d’amour di Hélène Fillières (Quattro Fontane)

Venerdì 19 Aprile
15.00 – Mauvaise fille di Patrick Mille (Casa del Cinema)
17.00 – Le Capital di Costa-Gravas (Casa del Cinema)
19.00 – Incontro con Costa-Gravas (Casa del Cinema)
19.30 – Programma di cortometraggi (Villa Medici)
20.00 – Quand je serais petit di Jean-Paul Rouve (Casa del Cinema)
21.00 – Cortometraggio + Etoile du jour di Sophie Blondy (Villa Medici)
22.00 – Mes séances de lutte di Jacques Doillon (Casa del Cinema)

Sabato 20 Aprile
15.00 – Journal de France di Raymond Depardon, Claudine Nougaret (Casa del Cinema)
17.00 – Du vent dans mes mollets di Carine Tardieu (Casa del Cinema)
19.00 – Queen of Montreuil di Solveig Anspach (Casa del Cinema)
19.30 – Cortometraggio + L’age atomique di Héléna Klotz (Villa Medici)
21.00 – Holy Motors di Leon Carax (Casa del Cinema)
21.00 – Cortometraggio + Augustine di Alice Winocour (Villa Medici)

Domenica 21 Aprile
15.00 – Le jour des corneilles di Jean-Christophe Dessaint (Casa del Cinema)
17.00 – Télé Gaucho di Michel Leclerc (Casa del Cinema)
19.30 – Camille Claudel 1915 di Bruno Dumont (Casa del Cinema)
21.00 – Lola di Jacques Demy (Casa del Cinema)

Torna il My French Film Festival, la rassegna cinematografica online dedicata al cinema francese

Dal 17 gennaio al 17 febbraio torna con la sua terza edizione il My French Film Festival, una kermesse cinematografica totalmente rivoluzionaria: si tratta infatti del primo festival cinematografico che si svolge interamente online. Un concetto inedito che ha come obiettivo di far scoprire e conoscere il cinema francese in tutto il mondo, grazie alla possibilità di vedere i film sottotitolati in ben 12 lingue differenti, tra cui l’arabo, il turco, il polacco, il giapponese, oltre ovviamente all’italiano. Dieci lungometraggi in concorso più altri tre film fuori concorso, da aggiungere ai dieci cortometraggi in competizione, tutti rigorosamente “Made in France”.

Dopo due edizioni da spettatori, quest’anno faremo parte della giuria. Sono quattro i premi previsti: il premio della giuria tecnica (con Michel Hazanavicius presidente e il nostro Emanuele Crialese tra i giurati), il premio della stampa internazionale (assegnato da dieci giornalisti da tutto il mondo), il premio dei Social Network (assegnato da una giuria di 100 bloggers scelti tramite Facebook), oltre al tradizionale premio del pubblico. Per il pubblico vedere un film sarà possibile con 1,99 euro per ogni lungometraggio e 0,99 euro per ogni corto. Inoltre è possibile acquistare un pacchetto con tutti i lungometraggi a 11,99 euro o tutti i corti a 5,99 euro, o ancora meglio tutto il festival completo al prezzo di 15,99 euro (tutte le informazioni sul sito del My French Film Festival).

Tutti i film in competizione sono già usciti nelle sale francesi tra la fine del 2011 e ottobre del 2012, a testimonianza di come l’obiettivo principale del festival sia di voler rendere noto il cinema francese soprattutto all’estero. Una splendida occasione per confrontarci con una cinematografia da sempre tra le migliori al mondo e poter scoprire dei gioielli altresì sconosciuti.

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Recensione “Un amore di gioventù” (“Un amour de jeunesse”, 2011)

Kierkegard diceva: “La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”. Mia Hansen-Love, una delle più promettenti registe francesi degli ultimi anni, sembra abbia incentrato la sua terza pellicola intorno a questa citazione, affidando alla strepitosa Lola Créton, quasi esordiente, il compito di condurre l’altalena di emozioni di Camille, la protagonista del film. La regista trentenne cambia totalmente atmosfera rispetto alla sua pellicola precedente (“Il padre dei miei figli”, film bellissimo), portando sullo schermo uno dei connubi più celebri della storia dell’umanità: amore e adolescenza. Un tema già affrontato in decine di altri film, che qui però riesce a trovare una strada propria, con onestà e passione, senza un’ombra di superficialità.

Camille e Sullivan sono giovani, si amano, sembrano essere inseparabili. Per lei l’amore è tutto, per questo quando Sullivan decide di partire per il Sudamerica, la situazione precipita. Camille resta così da sola con i suoi ricordi, strazianti, amplificati dai sogni e dalle illusioni dell’adolescenza. Il tempo passa, le lettere di Sullivan diventano sempre più sporadiche finché lui non decide di interrompere la loro relazione. Passano gli anni, Camille non sembra riuscire a dimenticare il suo grande amore, almeno finché non incontra Lorenz, un architetto di cui diventa assistente e amante. Proprio quando Camille sembra aver ritrovato la sua strada, Sullivan torna nuovamente nella sua vita.

La splendida voce della cantautrice cilena Violeta Parra (“Volver a los 17” e soprattutto “Gracias a la vida”) accompagna i silenzi e le assenze, l’inverno dell’anima di Camille, in attesa di un futuro che sembra correre più veloce di lei. Lo sguardo della Hansen-Love non è mai invadente, è anzi tenero, discreto, è lo sguardo di qualcuno che sembra stia raccontando qualcosa che ha conosciuto, che ha toccato con mano, un mondo che forse appartiene a gran parte di noi. Lola Créton da parte sua si consacra come una delle nuove muse del cinema francese, con i suoi 19 anni il futuro è suo (e di Mia Hansen-Love). Un film che vibra tra i vicoli di Parigi e il cielo della campagna francese, risuonando come un soffio di leggerezza nella grande orchestra del cinema francese.

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Recensione “Piccole bugie tra amici” (“Les Petits Mouchoirs”, 2010)

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Forse spinto dal successo recente del premio Oscar Jean Dujardin (che in questo film ha un piccolo ruolo, seppur fondamentale), arriva nelle sale italiane “Les petits mouchoirs”, ultima fatica dell’instancabile Guillaume Canet, regista, attore (ma non in questo film) e sceneggiatore, due anni dopo gli applausi riscossi dal film al Festival di Roma. I piccoli fazzoletti del titolo originale sono in realtà quei veli di menzogna e ipocrisia che coprono il volto di un gruppo di vecchi amici riunitosi in una casa al mare poco dopo un tragico episodio: l’incidente stradale che ha mandato all’ospedale uno di loro. Canet prende come modello di riferimento “Il grande freddo” di Lawrence Kasdan, riunisce alcuni dei migliori attori francesi del momento (tra cui Marion Cotillard e François Cluzet) e crea una banda di personaggi ognuno a suo modo protagonista.

Un gruppo di amici parte per passare le vacanze nella grande villa al mare di Max, il più anziano di loro. Nonostante la splendida atmosfera, tra l’immensità dell’oceano, barche di lusso e vino rosso, il pensiero dei sette amici è costantemente rivolto a Ludo, uno di loro, rimasto gravemente ferito in seguito ad un incidente stradale. E così si fa finta che vada tutto bene, ci si copre dietro quelle piccole e grandi bugie che evitano disagio, ma che in realtà rovinano la chimica e l’atmosfera, almeno finché le maschere non vengono buttate giù, lasciando scorrere la verità a cavallo delle onde dell’oceano.

Canet mescola sapientemente dramma e commedia, il dolce e l’amaro, tirando fuori da ogni personaggio fragilità, debolezze, ma anche una grande forza interiore. Ed è così che un film di due ore e mezza scivola leggero fino ai titoli di coda, lasciando lo spettatore con il desiderio di voler continuare a seguire le vicende dei suoi splendidi protagonisti. Si potrebbe accusare il regista di aver gonfiato il film con troppe scene madri e forse di aver esagerato con la musica di sottofondo, ma trattandosi di una splendida colonna sonora (David Bowie, Janis Joplin, Creedence, Damien Rice, Eels, Ben Harper, Paul Anka e molti altri), chiudiamo volentieri un occhio. Un bellissimo film, credibile in ogni sua piccola sfumatura, divertente e commovente al tempo stesso.

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Recensione “L’amante inglese” (“Partir”, 2009)

Il titolo francese è “Partir”, ovvero “andare via”: un titolo sicuramente più significativo e meno furbo rispetto a quello scelto dalla distribuzione italiana, dal vago sentore truffautiano, che omaggia (inconsapevolmente?) Marguerite Duras. Scelta del titolo a parte (ma è un argomento che ci sta sempre particolarmente a cuore), il film di Catherine Corsini è una storia d’amore poco convenzionale ma molto intensa e coinvolgente, che ha dalla sua una straordinaria Kristin Scott Thomas, che già avevamo apprezzato in terra francese soprattutto nel bellissimo “Ti amerò sempre” (“Il y a longtemps que je t’aime”) di Philippe Claudel.

Suzanne, una donna inglese che vive da anni a Nîmes, in Francia, passa le giornate in una sorta di prigione dorata: una routine quotidiana asfissiante e noiosa, un marito ricco che può comprarle tutto, ma non le emozioni. Queste le premesse che spingeranno Suzanne tra le braccia di un operaio spagnolo, Ivan: quella che sembra una piccola avventura si trasforma in una passione sfrenata, l’occasione per la donna inglese di riprendere in mano la sua vita e lasciarsi tutto alle spalle pur di tornare a essere se stessa, anche se ciò dovrà comportare una rovinosa distruzione del suo mondo circostante.

Quando il desiderio irrompe nella vita quotidiana non c’è più nulla di certo: al cuore non si comanda, sembra voler dire la regista, che ci offre una visione dell’amore a metà strada tra la tragedia greca e i classici della letteratura russa, spiazzando lo spettatore con un finale particolarmente estremo. In realtà ciò che Catherine Corsini sembra voler dire è l’importanza di vivere delle proprie emozioni, anche se queste comportano un prezzo alto da pagare. Si ha come l’impressione che da un caldo abbraccio sotto il sole si levi una voce che urla: «e voi, cosa siete disposti a fare?».

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