Recensione “Blinded By The Light” (2019)

C’è un curioso rapporto tra il cinema e Bruce Springsteen. Il Boss, uno dei cantautori più amati al mondo, aveva partecipato ad un divertente cameo nel film cult “Alta Fedeltà” di Stephen Frears. Prima di allora Sean Penn, nel suo debutto alla regia, aveva basato il suo “Lupo Solitario” interamente sulla canzone “Highway Patrolman” del Boss. In seguito le sue canzoni hanno ispirato splendidi documentari (“Springsteen and I”) o ancora altri film (“Thunder Road”, meravigliosa pellicola indipendente purtroppo inedita in Italia).

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Recensione “Fleabag” (Stagione 1-2)

Nello slang inglese la parola Fleabag indica una persona scorretta e probabilmente non c’è titolo migliore per questa bellissima serie tratta da una piece teatrale scritta dalla protagonista Phoebe Waller-Bridge. In due stagioni (12 puntate in totale) la protagonista, una donna di cui non conosciamo il nome, tenta di sopravvivere alla problematica frenesia della sua vita, tra rapporti complicati con la famiglia, la morte della sua migliore amica e una sfera sessuale e sentimentale piena di fragilità.

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Recensione “La Fantastica Signora Maisel” (“The Marvelous Mrs. Maisel”, Stagione 1-2)

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Un bel giorno mi arriva un messaggio da una delle mie fonti più attendibili: “Guardati la Signora Maisel su Prime, te ne innamorerai”. Una premessa del genere meritava curiosità e attenzione, e così, senza sapere neanche di cosa parlasse, ho cominciato a vederla. Pochi giorni fa ho finito la seconda stagione e ora provo quel tipico senso di abbandono che ti assale quando finisci una serie che hai amato: fortunatamente la terza stagione è già in cantiere, anche perché dopo i vari premi ricevuti sarebbe impossibile non mandarla avanti (su tutti i Golden Globe come migliore serie tv commedia e i due consecutivi alla strepitosa protagonista Rachel Brosnahan).

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Recensione “Juliet, Naked” (2018)

Quando si pensa a Nick Hornby la mente va automaticamente a libri come “Febbre a 90°”, “Alta Fedeltà” o “About a Boy”, tutte opere realizzate negli anni Novanta. Purtroppo quella che probabilmente è la sua migliore opera degli ultimi dieci (e forse quindici) anni non ha avuto la stessa fortuna dei romanzi già citati: sto parlando di “Tutta un’altra musica” (“Juliet, Naked” in originale), altro splendido racconto di amore e rock, che viene riproposto adesso in una pellicola di Jesse Peretz con la speranza di restituire al libro di Hornby il successo che merita.

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Recensione “Barry” (2018)

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Qualche giorno fa, per combattere l’afa romana, sono andato in piscina con un amico cinefilo (che tra l’altro gestisce anch’egli un blog, Inglorious Cinephiles). Chiacchierando di film e serie tv a bordo vasca mi ha parlato di questa nuova serie della HBO, “Barry”, la cui trama sembrava essere davvero accattivante: Barry, ex-soldato diventato un sicario, deve recarsi a Los Angeles per uccidere un ragazzo, Ryan, che divide la sua vita tra la palestra ed un corso di recitazione. Il caso vuole che Barry venga accidentalmente scambiato per un nuovo iscritto del corso, scoprendo una volta sul palcoscenico che la sua vita finalmente ha uno scopo: vuole diventare un attore. Il problema è far conciliare la sua professione di assassino prezzolato con i corsi di teatro tenuti da Henry Winkler (sì, proprio lui, Fonzie di “Happy Days”).

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Recensione “Parigi a piedi nudi” (“Paris Pieds Nus”, 2016)

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Il belga Dominique Alba e la canadese Fiona Gordon, coppia di artisti che vive in un’ex-fattoria trasformata in open space nei dintorni di Bruxelles, dirige e interpreta una dolce commedia romantica che strizza continuamente l’occhio a Jacques Tati e ai grandi del cinema muto, da Chaplin a Keaton. Il film è composto da una lunga serie di sequenze divertenti, dove la gag è sempre dietro l’angolo e dove i dialoghi sono ridotti all’osso: a parlare è soprattutto la grande fisicità dei due protagonisti, in giro per Parigi alla ricerca di una straordinaria fuggiasca, Emmanuelle Riva, qui alla sua ultima interpretazione.

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Recensione “Love” – Stagione 3 (2018)

Love Season 3 trailer (screen grab) CR: Netflix

Gus e Mickey sono tornati per l’ultima volta. Lo show firmato da Judd Apatow si conclude alla terza stagione, dopo 34 episodi dedicati alla storia d’amore tra due giovani adulti, alle prese con alti e bassi, con tutte le fasi che caratterizzano la vita di coppia. Non racconta niente di straordinario Apatow, ma la sua serie è così fresca, credibile, genuina, che si finisce con l’amarla, nonostante i difetti.

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Recensione “The Big Sick” (2017)

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Purtroppo nel momento in cui “The Big Sick” è uscito in sala, il disastroso titolo italiano (“Il matrimonio si può evitare… l’amore no”) era riuscito nella formidabile impresa di tenermi lontano dal volerlo vedere. A fine dicembre però ho trovato la pellicola di Michael Showalter in molte liste dei migliori film dell’anno, a tal punto da incuriosirmi: le commedie romantiche indipendenti mi piacciono, mi sembrava doveroso darle una chance. Ho cominciato così a vederlo senza neanche guardare il trailer, senza sapere niente sulla trama: è così che andrebbe visto ogni film, anche se lo so, è proprio difficile. La prima mezzora mi è sembrato di trovarmi davanti un film sì carino, buffo, ma uguale a tantissimi altri titoli di questo genere. Una sorta di versione cinematografica, un po’ meno geniale, di “Master of None”. Il secondo atto del film però cambia totalmente le carte in tavola, permettendo alle emozioni di prendere il sopravvento, ed è qui che “The Big Sick” riesce a conquistare. Prima di andare oltre, serve un accenno alla trama.

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Recensione “C’est la vie” (“Le Sens de la Fête”, 2017)

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Qualunque sia il nostro umore, non c’è davvero niente di meglio di una bella commedia corale, ben scritta, divertente e spassosa ma soprattutto non banale. L’accoppiata Eric Toledano e Olivier Nakache, dopo aver conquistato il mondo e il botteghino con il bellissimo “Quasi amici”, compie un altro piccolo miracolo: confermarsi autori di successo. Questa volta il pretesto per scatenare il loro talento comico è l’organizzazione di un matrimonio elegante, il dietro di quinte di una cerimonia dove ogni richiesta è un ostacolo, dove ogni momento può sorgere un problema diverso e dove la responsabilità di tutto è sulle spalle di una sola persona, qui interpretata dal sempre eccellente Jean-Pierre Bacri, direttore d’orchestra di un gruppo di attori affiatato e brillante.

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