Capitolo 263

La primavera tarda ad arrivare, cantava Francuzzo Battiato, e io mi sono adeguato a questo inverno prolungato facendo ciò che più amo durante la stagione invernale: guardare film. Io vorrei avere una vita sociale più appassionante, è la pioggia che me lo impedisce. Per questo motivo abbiamo oltre dieci film di cui parlare in questo capitolo, forse è un record: il prossimo capitolo lo faccio uscire prima, promesso.

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Capitolo 262

In questo capitolo abbiamo ben 9 film di cui parlare. Il motivo di questa clamorosa impennata nella media di pellicole viste in queste due settimane va sicuramente trovato in Now Tv. Non avendo Sky ho deciso di abbonarmi per un paio di mesi a questo servizio on demand per seguire la nuova stagione di Game of Thrones in contemporanea con il mondo reale (ed è la prima volta che posso farlo, cosa mi ero perso!). Ad ogni modo, ho un pacchetto per le serie tv che include anche due settimane di film, prima della scadenza della prova gratuita: per questo motivo, appena ne ho occasione, mi guardo un film del catalogo, per sfruttare pienamente questa opportunità e al tempo stesso le vacanze pasquali. La primavera intanto tarda ad arrivare.

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Recensione “La Caduta dell’Impero Americano” (“La Chute de l’Empire Américain”, 2018)

Denys Arcand nel 1986 girava “Il Declino dell’Impero Americano”, seguito poi nel 2002 dal premio Oscar “Le Invasioni Barbariche”: il regista canadese chiude idealmente la sua trilogia con un nuovo film che di questi due si potrebbe definire il seguito spirituale. Arcand sembra essere maturato ancora di più, concentrandosi stavolta sul dio denaro, uno dei più grandi mali del nostro tempo.

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Recensione “I Fratelli Sisters” (“The Sisters Brothers”, 2018)

Nel buio di una notte senza luna la voce di Joaquin Phoenix sferza l’oscurità. Subito dopo la scena è squarciata dal bagliore aggressivo del fuoco degli spari. Bastano pochi secondi a Jacques Audiard per introdurci i protagonisti della storia, i due fratelli Sisters del titolo, uno violento e impulsivo, l’altro riflessivo e sognatore, ma entrambi piuttosto pericolosi. La miniera d’oro del cinema western trova linfa vitale in questa nuova pellicola, la prima in lingua inglese per Audiard, vincitore del Leone d’argento per la migliore regia alla Mostra di Venezia dello scorso anno.

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Capitolo 261

“Aprile dolce vedereunbottodifilm”, diceva il proverbio, se non sbaglio. Grazie ai Cinema Days, ovvero alla settimana di cinema a 3 euro, ho recuperato un po’ di cose, anche se i veri botti di fine stagione devono ancora arrivare. Ad ogni modo in questo nuovo capitolo abbiamo la bellezza di 8 film di cui parlare, 7 dei quali li ho visti per la prima volta. Buona visione.

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Capitolo 260

Ad un passo dalla primavera, finalmente. Marzo come da tradizione è un mese un po’ pazzo, ho praticamente disertato i cinema (non dovrei dirlo!), anche se conto di recuperare qualcosa domani che è mercoledì. Solo 6 film visti per ora in quest’ultimo residuo di inverno, oltre a qualche serie tv iniziata e seguita con grande lentezza. Bando alle ciance, andiamo a parlare di ciò che ho visto ultimamente.

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Recensione “Mid90s” (2018)

L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard. Visto che gli Anni 80 sono stati ormai ripresi e citati a dismisura da film e serie tv, Hill passa dunque al decennio successivo, quello che ha realmente vissuto da adolescente, omaggiandolo prima con il titolo e poi con le sue Tartarughe Ninja, Hulk Hogan, i Nirvana, il Super Nintendo, le Liquidator, le serate Blockbuster e molto altro, raccontando il suo mondo in 4:3 e dandoci quasi l’impressione di osservare il girato di una videocamera amatoriale.

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Capitolo 259

Marzo è un mese pericoloso per un cinefilo. Arrivano le prime giornate calde, le ore di luce aumentano e la sera è quasi piacevole uscire a bere una cosa con gli amici. La vita sociale risorge dalle tenebre invernali e bussa alla porta con insistenza, mentre film e serie tv ti guardano con gli occhi gonfi di lacrime di chi non vuol essere abbandonato. Soluzione momentanea: uscire a bere prima di cena e dedicare la serata al Cinema. Tuttavia la primavera si avvicina, altre battaglie tra vita reale e vita da cinefilo sono in procinto di esplodere. Ne sapremo di più nel prossimo capitolo…

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Capitolo 258

Oggi vi sto scrivendo da un pullman che mi sta riportando a Roma dopo alcuni giorni di lavoro nelle Marche. Il gioco della settimana è stato quello di trovare scorci in pieno stile Twin Peaks tra i monti marchigiani e devo dire di essermi immedesimato piuttosto bene, tra ceppi di legno, alberi a perdita d’occhio e paesini in cui tutti si conoscono. Ma parliamo di film, in attesa di recuperare le ultime due pellicole candidate agli Oscar, ci sono state diverse visioni piuttosto interessanti.

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Recensione “La Casa di Jack” (“The House That Jack Built”, 2018)

Il cinema di Lars Von Trier, specialmente nell’ultimo decennio, oscilla costantemente tra la genialità e la follia, in una competizione senza vincitori né vinti. Il nuovo film del regista danese, grazie al quale è stato nuovamente ammesso al Festival di Cannes dopo le infelici dichiarazioni a proposito di Hitler nel 2011, è un viaggio infernale nella mente di un serial killer: ingegnere nel cervello, architetto nel cuore, psicopatico nell’anima.

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