Recensione “Yesterday” (2019)

Seppur diretto da Danny Boyle, “Yesterday” è un film di Richard Curtis a tutti gli effetti. Il problema con Curtis, in questo caso sceneggiatore, è che ti fa sempre innamorare delle sue protagoniste: la Keira Knightley di “Love Actually” è sempre da qualche parte nei miei sogni più romantici, Marianne di “I love Radio Rock”, presentata sulle note di Otis Redding, mi fa ancora battere il cuore, per non parlare di Rachel McAdams in “Questione di tempo”, che è la donna da amare per eccellenza. Vedete, i film di Richard Curtis, che abbia firmato la sceneggiatura o la regia, mi hanno aiutato a innamorarmi, su questo non c’è dubbio. Parafrasando Nick Hornby: vedevo un suo nuovo film, con una scena che mi scioglieva dentro, e prima che me ne accorgessi stavo già cercando qualcuna, e prima che me ne accorgessi, l’avevo già trovata. Il cinema di Richard Curtis ti fa perdere in una specie di trasognamento e a quel punto hai bisogno di qualcuna da sognare, e poi la trovi, e allora, beh, cominciano i guai.

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Capitolo 270

Casa nuova, vita vecchia: questo che state leggendo è il primo capitolo della mia vita da cinefilo scritto nella mia nuova dimora, ancora mezza vuota e invasa da pacchi e scatoloni, con la connessione internet del cellulare in attesa dell’allaccio, ma pronta ad una svolta epocale: per evitare di traslocare quattro pacchi pieni di dvd e per migliorare sensibilmente la qualità della visione, ho deciso che, lentamente e con 130 anni di ritardo, comincerò a trasformare la collezione di dvd in una collezione di blu ray. Ci vorranno pazienza e dedizione (e molti mercatini dell’usato), ma presto o tardi avrò la mia nuova collezione di film. Vi terrò aggiornati.

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Recensione “Fleabag” (Stagione 1-2)

Nello slang inglese la parola Fleabag indica una persona scorretta e probabilmente non c’è titolo migliore per questa bellissima serie tratta da una piece teatrale scritta dalla protagonista Phoebe Waller-Bridge. In due stagioni (12 puntate in totale) la protagonista, una donna di cui non conosciamo il nome, tenta di sopravvivere alla problematica frenesia della sua vita, tra rapporti complicati con la famiglia, la morte della sua migliore amica e una sfera sessuale e sentimentale piena di fragilità.

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Recensione “L’Ospite” (2019)

Dopo “Orecchie”, uno dei film italiani più interessanti del decennio, Daniele Parisi e Silvia D’Amico tornano in quel che si potrebbe definire una sorta di seguito ideale del film di Alessandro Aronadio. Stavolta alla regia c’è il fiorentino Duccio Chiarini e al centro della storia ci sono coppie in crisi, coppie che scoppiano o in bilico tra diverse possibilità.

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Capitolo 263

La primavera tarda ad arrivare, cantava Francuzzo Battiato, e io mi sono adeguato a questo inverno prolungato facendo ciò che più amo durante la stagione invernale: guardare film. Io vorrei avere una vita sociale più appassionante, è la pioggia che me lo impedisce. Per questo motivo abbiamo oltre dieci film di cui parlare in questo capitolo, forse è un record: il prossimo capitolo lo faccio uscire prima, promesso.

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Capitolo 262

In questo capitolo abbiamo ben 9 film di cui parlare. Il motivo di questa clamorosa impennata nella media di pellicole viste in queste due settimane va sicuramente trovato in Now Tv. Non avendo Sky ho deciso di abbonarmi per un paio di mesi a questo servizio on demand per seguire la nuova stagione di Game of Thrones in contemporanea con il mondo reale (ed è la prima volta che posso farlo, cosa mi ero perso!). Ad ogni modo, ho un pacchetto per le serie tv che include anche due settimane di film, prima della scadenza della prova gratuita: per questo motivo, appena ne ho occasione, mi guardo un film del catalogo, per sfruttare pienamente questa opportunità e al tempo stesso le vacanze pasquali. La primavera intanto tarda ad arrivare.

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Recensione “La Caduta dell’Impero Americano” (“La Chute de l’Empire Américain”, 2018)

Denys Arcand nel 1986 girava “Il Declino dell’Impero Americano”, seguito poi nel 2002 dal premio Oscar “Le Invasioni Barbariche”: il regista canadese chiude idealmente la sua trilogia con un nuovo film che di questi due si potrebbe definire il seguito spirituale. Arcand sembra essere maturato ancora di più, concentrandosi stavolta sul dio denaro, uno dei più grandi mali del nostro tempo.

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Recensione “I Fratelli Sisters” (“The Sisters Brothers”, 2018)

Nel buio di una notte senza luna la voce di Joaquin Phoenix sferza l’oscurità. Subito dopo la scena è squarciata dal bagliore aggressivo del fuoco degli spari. Bastano pochi secondi a Jacques Audiard per introdurci i protagonisti della storia, i due fratelli Sisters del titolo, uno violento e impulsivo, l’altro riflessivo e sognatore, ma entrambi piuttosto pericolosi. La miniera d’oro del cinema western trova linfa vitale in questa nuova pellicola, la prima in lingua inglese per Audiard, vincitore del Leone d’argento per la migliore regia alla Mostra di Venezia dello scorso anno.

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Capitolo 261

“Aprile dolce vedereunbottodifilm”, diceva il proverbio, se non sbaglio. Grazie ai Cinema Days, ovvero alla settimana di cinema a 3 euro, ho recuperato un po’ di cose, anche se i veri botti di fine stagione devono ancora arrivare. Ad ogni modo in questo nuovo capitolo abbiamo la bellezza di 8 film di cui parlare, 7 dei quali li ho visti per la prima volta. Buona visione.

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