Recensione “Omicidio al Cairo” (“The Nile Hilton Incident”, 2017)

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Il regista svedese di origine egiziana Tarik Saleh prende spunto da un omicidio realmente avvenuto nel 2008, in cui era implicato un pezzo grosso del Parlamento locale, portandolo nel 2011, nella calda atmosfera che in seguito sfocerà nell’ormai storica “primavera araba”, come l’hanno ribattezzata i media. Un thriller che sa di polvere e tabacco, esotico nella sua bellissima ambientazione egiziana, puntuale nel raccontare una società in declino, un’epoca sull’orlo del precipizio, ad un passo da un cambiamento storico.

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Recensione “The Post” (2017)

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Probabilmente uno dei migliori film di Steven Spielberg in questo millennio, se non il migliore: “The Post”, come spesso accade quando il cinema entra nelle redazioni dei giornali, è appassionante e coinvolgente, anche se purtroppo ci lascia con l’amaro in bocca per una professione che un tempo era davvero svolta con un idealismo e dei valori che oggi, tra fake news e bufale, sembrano davvero merce rara. Spielberg indugia sulle rotative del Washington Post così come sul carattere dei suoi carismatici protagonisti (ottimo Hanks, mentre per Meryl Streep ho ormai da tempo esaurito gli aggettivi) e, nonostante la patina marcatamente vintage, il suo film è Cinema puro.

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Recensione “Dark Night” (2016)

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Quante volte siamo andati al cinema in vita nostra? Non posso neanche azzardare una risposta, mi verrebbe il mal di testa. Pensate con quanti estranei abbiamo condiviso la sala cinematografica, le emozioni di un film, per poi, subito dopo i titoli di coda, tornare alla nostra quotidianità. Non per tutti è stato però così: nella notte tra il 19 e il 20 luglio del 2012, nella cittadina di Aurora (Colorado), dodici spettatori sono rimasti uccisi durante una sparatoria avvenuta proprio all’interno della sala cinematografica, a pochi minuti dall’inizio de “Il cavaliere Oscuro – Il ritorno” (“Dark Knight Rises” in originale, da qui il gioco di parole che dà il titolo al film).

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Capitolo 235

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Eccoci a febbraio. Tempo di recuperi in vista degli Oscar ma è anche tempo di uscire un po’ di casa, visto che a Roma l’inverno non è mai arrivato, anzi, nel cortile di casa le mimose sono già in fiore. In queste ultime due settimane, come potete vedere, il blog è cambiato, così come la grafica: è tutto più bello (spero) e più grande, ma ovviamente a non cambiare, purtroppo per voi, sono i contenuti. In compenso ci sono tante immagini in più (da buon fotografo non posso resistere al loro richiamo visivo) e qualche altra cosetta che vi lascio scoprire da soli. Bene, dopo questo breve riassunto delle novità vi lascio finalmente al motivo per cui immagino che siate qui: i film.

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“Altered Carbon”: Le Catene della Colpa (Episodio 1×01)

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[Recensione NO SPOILER] Appena sbarcata su Netflix, la serie “Altered Carbon” racconta un futuro distopico che ha moltissimi debiti con il padre del genere, Philip K. Dick. A livello visivo è impossibile infatti non pensare a “Blade Runner”, con la sua gigantesca città tecnologica, piovosa, dove il confine tra la realtà e il digitale è talmente sottile da perdercisi nel mezzo. La Bay City della nuova serie Netflix non sembra dunque tanto diversa dalla Los Angeles del film di Ridley Scott, allo stesso modo la società di “Altered Carbon” ricorda quella di un altro racconto di Dick, “Minority Report”, la cui trasposizione per il grande schermo fu affidata a Steven Spielberg. Al di là dei riferimenti e degli omaggi, inevitabili quando ci si occupa di fantascienza distopica, la serie creata da Laeta Kalogridis (tratta da un romanzo cyberpunk di Richard K. Morgan) fa il possibile per vivere di vita propria, in un mondo dove la morte non è la fine e dove il corpo umano è una semplice custodia per la coscienza.

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Il meglio del Sundance Film Festival 2018

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Si è concluso due giorni fa il Sundance, festival di cinema indipendente creato da Robert Redford, ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per i cinefili di tutto il mondo: basti pensare che a questo festival, negli anni, sono state presentate pellicole come “Le Iene”, “The Blair Witch Project”, “Little Miss Sunshine”, “Donnie Darko”, “Clerks”, “Moon”, “500 Giorni Insieme”, “Whiplash”, “Boyhood”, “Manchester by the sea”, “Prossima Fermata: Fruitvale Station” o la sorpresa degli Oscar 2018 “Scappa – Get Out”, solo per fare alcuni nomi. L’edizione 2018 è stata vinta da “The Miseducation of Cameron Post” di Desiree Akhavan, film ambientato in un centro di conversione per omosessuali. Non potendo fisicamente essere a Park City, nello Utah (anche perché al Festival sono ammessi solo corrispondenti di testate statunitensi), sono andato a fare le pulci a qualche sito americano per cercare i migliori titoli di questa edizione. Chissà quali di questi film riusciremo a vedere in Italia, nel frattempo lasciamoci incuriosire da questa lista…

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Recensione “Il Filo Nascosto” (“Phantom Thread”, 2017)

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Una buona abitudine che ho preso negli ultimi mesi è quella di non guardare più trailer di film che già so che devo vedere, di film che sia per il nome del regista o per l’argomento trattato non hanno bisogno di presentazioni. In questo caso non avevo assolutamente idea di cosa trattasse la storia, a parte qualcosa a proposito di moda, ma il nome di Paul Thomas Anderson era più che sufficiente per trascinarmi davanti allo schermo senza farmi troppe domande. Tutto ciò per dire che ho affrontato la storia senza sapere cosa aspettarmi: una storia d’amore? un thriller? un dramma? Le premesse c’erano tutte, la prima mezzora è alquanto intrigante, ma se da un punto di vista tecnico Anderson conferma ampiamente di essere un regista grandioso (il film a livello visivo è davvero un immenso piacere), la storia non è riuscita del tutto ad agganciarmi, lasciandomi piuttosto perplesso soprattutto nel suo atto conclusivo.

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Capitolo 234

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Uno non si può distrarre un attimo che si ritrova a dover scrivere nuovamente di otto film (tutti piuttosto recenti, tra l’altro). Va bene che la mia vita d’inverno è tutta casa e cinema, e che a volte le due cose coincidono, va bene anche che la mancanza di serie tv da seguire in maniera ossessiva ha aumentato la quantità di film, ma così forse sto un po’ esagerando. Scherzo, non mi sto lamentando, anzi, se potessi ne guarderei ancora di più…

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Recensione “Ella & John” (“The Leisure Seeker”, 2017)

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“Scambierei tutti i miei domani per un singolo ieri” cantava Janis Joplin nell’indimenticabile “Me and Bobby McGee”, canzone portante del primo lavoro in lingua inglese di Paolo Virzì. Ed è un po’ quello che cercano di fare Helen Mirren e Donald Sutherland, la Ella e il John del titolo, tentando di allontanarsi  dagli inevitabili problemi della terza età per ritrovare la libertà e la leggerezza della loro gioventù. Non credo di esagerare nell’affermare che è appena diventato il mio film preferito del regista toscano, in quanto una sorta di summa del suo cinema: c’è ironia e leggerezza, vitalità, ma al tempo stesso dramma, nostalgia, malinconia. Soprattutto c’è amore, tantissimo amore.

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Recensione “C’est la vie” (“Le Sens de la Fête”, 2017)

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Qualunque sia il nostro umore, non c’è davvero niente di meglio di una bella commedia corale, ben scritta, divertente e spassosa ma soprattutto non banale. L’accoppiata Eric Toledano e Olivier Nakache, dopo aver conquistato il mondo e il botteghino con il bellissimo “Quasi amici”, compie un altro piccolo miracolo: confermarsi autori di successo. Questa volta il pretesto per scatenare il loro talento comico è l’organizzazione di un matrimonio elegante, il dietro di quinte di una cerimonia dove ogni richiesta è un ostacolo, dove ogni momento può sorgere un problema diverso e dove la responsabilità di tutto è sulle spalle di una sola persona, qui interpretata dal sempre eccellente Jean-Pierre Bacri, direttore d’orchestra di un gruppo di attori affiatato e brillante.

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