Torna Visionär, il Festival del Nuovo Cinema

banner_auteurs_maiu-1

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, alla sua prima edizione, Visionär Film Festival torna e raddoppia: più film, più sale cinematografiche, una nuova sezione e molte altre novità. Di questi tempi, dove la cultura e l’arte sembrano avere sempre meno spazio, lo sviluppo e il successo di un nuovo festival cinematografico vanno accolti con entusiasmo e partecipazione. Anche per questo abbiamo deciso, già dallo scorso anno, di abbracciare Visionär, un festival di cinema per talenti emergenti che si svolge a Berlino dal 2 al 7 maggio 2018.

Continua a leggere

Annunci

Cannes 2015: Moretti, Sorrentino e Garrone per un concorso da brividi

Presentato questa mattina il 68° Festival di Cannes, il concorso più ambito da qualunque cineasta, la Champions League del cinema, il meglio del cinema mondiale che per dieci giorni riempirà di arte e di vita quella cittadina di mare nel Sud della Francia. La selezione presentata questa mattina è semplicemente da mettere i brividi (per la straordinaria qualità dei nomi presenti). L’Italia sarà rappresentata dai suoi tre habitué, ovvero Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, al Festival rispettivamente con “Mia madre”, “Youth” e “Il racconto dei racconti”: forse questo è davvero l’anno buono per riportare la Palma d’Oro in Italia. Gli altri nomi in concorso però non sono da meno: c’è Jacques Audiard con “Dheepan” (titolo provvisorio!), Valerie Donzelli, che dopo il magnifico “La guerra è dichiarata” porta sullo schermo una sceneggiatura originale di Truffaut (!!!), dal titolo “Marguerite et Julien”. C’è Todd Haynes con “Carol”, Kore-eda con “Our little sister”, c’è il “Macbeth” di Justin Kurzel con Marion Cotillard, c’è Gus Van Sant con “The sea of trees” e Denis Villenevue con “Sicario”. Insomma, tanta roba. La conferenza stampa è stata anticipata da un divertente cortometraggio firmato dai fratelli Coen, con Josh Brolin protagonista. A proposito della selezione del Festival Thierry Fremaux ha dichiarato che “è bellissima e rischiosa”, con ben otto registi esordienti. Tra le pellicole fuori competizione ci sarà spazio anche per il primo film diretto da Natalie Portman, “A tale of love and darkness”, l’ultimo di Woody Allen, “Irrational Man” (con Joaquin Phoenix), il film d’animazione “Il piccolo principe”, tratto dal celebre libro per ragazzi. Inoltre, un piccolo avviso a proposito dei selfie: “Non saranno proibiti ma porteremo avanti una campagna per rallentare questa pratica ridicola e grottesca”, ha affermato lo stesso Fremaux. Attesa allora per il 13 maggio, quando si apriranno le danze. Lo spettacolo è garantito.

FILM IN CONCORSO:
DHEEPAN (TEMPORARY TITLE) by Jacques AUDIARD
LA LOI DU MARCHÉ (A SIMPLE MAN) by Stéphane BRIZÉ
MARGUERITE ET JULIEN (MARGUERITE AND JULIEN) by Valérie DONZELLI
IL RACCONTO DEI RACCONTI (THE TALE OF TALES) by Matteo GARRONE
CAROL by Todd HAYNES
NIE YINNIANG (THE ASSASSIN) by HOU Hsiao Hsien
SHAN HE GU REN (MOUTAINS MAY DEPART) by JIA Zhang-Ke
UMIMACHI DIARY (OUR LITTLE SISTER) by Hirokazu KORE-EDA Hirokazu
MACBETH by Justin KURZEL
THE LOBSTER by Yorgos LANTHIMOS
MON ROI by MAÏWENN
MIA MADRE by Nanni MORETTI
SAUL FIA (SON OF SAUL) by László NEMES
YOUTH by Paolo SORRENTINO
LOUDER THAN BOMBS by Joachim TRIER
THE SEA OF TREES by Gus VAN SANT
SICARIO by Denis VILLENEUVE

Tutto pronto per il Sundance Film Festival 2014

Poche ore all’inizio del Sundance Festival, punto di riferimento per il cinema indipendente americano e non solo. La kermesse, fondata da Robert Redford, ogni anno regala gioielli e piccoli grandi capolavori, basti pensare ad alcuni dei titoli visti a Park City negli anni passati: “Clerks”, “Memento”, “Il calamaro e la balena”, “Me and you and everyone we know”, “Frozen River”, “Man on wire”, “Winter’s bone”, “Animal Kingdom”, “Tyrannosaur”, “Another Earth”, “Re della Terra Selvaggia”, “Searching for Sugar Man”, per citarne alcuni. Da domani, fino al 26 gennaio, altro giro, altra corsa: sono oltre 120 i film presenti in cartellone, dalle anteprime mondiali ai documentari, ad una sezione apposita dedicata a film già visti in altri festival. Insomma, c’è un po’ di tutto. Andiamo a vedere quali sono i film più attesi, nella speranza di vederli prima o poi anche sugli schermi dei cinema italiani.

Boyhood (Richard Linklater): La trilogia dei “Before” ci ha emozionato per quasi vent’anni. Ma non è l’unico progetto di Linklater basato sul passare del tempo: le riprese di questo nuovo film sono cominciate nel 2002 e sono finite soltanto due anni fa. La storia è quella di una coppia divorziata (Ethan Hawke e Patricia Arquette) e l’impatto che hanno sul loro figlio, che nella storia (e nella realtà) cresce dall’infanzia fino all’adolescenza.

Frank (Lenny Abrahamson): Dopo la quasi certa nomination agli Oscar con “12 anni schiavo”, Michael Fassbender si mostra in una versione totalmente differente. Il film è la trasposizione in commedia della vera storia di Chris Sievey, un comico che decide di guidare una band musicale attraverso un alter ego (perennemente nascosto sotto una maschera di cartapesta). Uno dei titoli più interessanti in concorso al Festival.

Finding Fela (Alex Gibney): Documentario sulla figura di Fela Kuti, il musicista nigeriano che ha portato alla ribalta la musica Afrobeat. Ritmo, politica, amore, scenari suggestivi: la vita di Fela Kuti contiene abbastanza materiale per un documentario indimenticabile (non a caso a Hollywood è in lavorazione un biopic).

I Origins (Mike Cahill): Il film d’esordio di Cahill, “Another Earth”, era un vero e proprio gioiello cinematografico, vincitore del premio speciale della giuria proprio al Sundance (nel 2011). Cahill adesso ha scritto, diretto, prodotto e montato questo nuovo film a proposito di un biologo molecolare che insieme alla sua collega di laboratorio scopre qualcosa che potrebbe avere conseguenze drammatiche per la società.

Laggies (Lynn Shelton): Dalla regista di “Humpday” una nuova commedia stavolta incentrata su una sorta di sindrome di Peter Pan che colpisce la protagonista, interpretata da Keira Knightley, una ventottenne che vive ancora come un’adolescente.

Life Itself (Steve James): Uno dei film più attesi è il documentario dedicato alla vita di Roger Ebert, l’unico critico cinematografico ad aver vinto il premio Pulitzer. Già questo è un buon motivo per volerlo vedere. Aggiungeteci Martin Scorsese tra i produttori (e gli intervistati), e l’attesa si fa spasmodica. Per gli amanti del cinema e delle parole che si spendono sopra i film, è una pellicola imperdibile.

The trip to Italy (Michael Winterbottom): Tra i registi di punta di questa edizione del Sundance, Winterbottom propone un documentario (a grandi tratti mockumentary) che segue la coppia Steve Coogan e Rob Brydon in un viaggio on the road dalla Liguria fino a Capri.

Wish I was here (Zach Braff): Dopo l’apprezzatissimo “La mia vita a Garden State”, Zach Braff (lo ricorderete nei panni di JD in “Scrubs”) torna dietro la macchina da presa con una nuova commedia finanziata interamente attraverso una raccolta fondi attuata sul web.

Ritorna il Festival Arcipelago, ribalta internazionale del cortometraggio

Aprirà i battenti dal 2 al 6 dicembre, all’Ambra alla Garbatella e alla Casa del Cinema di Roma, la 2.1a edizione di ARCIPELAGO – Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini. La storica rassegna dedicata al cinema breve e alle forme più innovative di racconto audiovisivo si presenta quest’anno parzialmente rinnovata anche nella sede: oltre alla Casa del Cinema, nuova ribalta per i corti da tutto il mondo sarà infatti l’Ambra alla Garbatella.
 
Quattro le competizioni in programma ad Arcipelago 2013, dove fanno spicco, nel  Concorso Internazionale The Short Planet, 25 tra i migliori cortometraggi internazionali, non ultimo una curiosa e provocatoria animazione tedesca, Sonntag 3 di Jochen Kuhn, che, in apertura del Festival, ipotizza una bizzarra relazione extraconiugale della Cancelliera di ferro. Della compagine internazionale, in rappresentanza del nostro paese, fanno parte anche Allah is Great di Andrea Iannetta, primo italiano mai ammesso al Film and Television Institute di Pune, in India, e l’acuto sguardo pasoliniano di Cargo, del promettente figlio d’arte Carlo Sironi.
 
Direttamente dalla première barese al Bif&st dello scorso marzo, torna dunque a Roma ConCorto, il concorso nazionale cortometraggi che ha tenuto a battesimo molti registi delle ultime generazioni, tra cui Pappi Corsicato, Roberta Torre e Edoardo Winspeare. Stessi corti proposti in anteprima nel capoluogo pugliese, ma diversa (di professionisti del cinema) la giuria che li giudicherà, dopo quella popolare del festival di Felice Laudadio, guidata da Daniele Vicari. Tra i 19 cortometraggi italiani nuovamente in gara non mancano i nomi di spicco: si parte da Paolo Sassanelli (che con la sua seconda prova da regista, Ammore, a sorpresa si lascia alle spalle i toni da commedia del precedente ‘Uerra in favore di un crudo e toccante dramma sugli abusi domestici) eRoberto Herlitzka (interprete di Genesi, storia sulla memoria, le radici e la terra dalla quale la regista Donatella Altieri fa emergere lo straordinario talento del piccolo Claudio Salvato), passando per Lorenza Indovina nelle paradossali vesti della badante italiana di un anziano rumeno (Dreaming Apecar di Dario Leone) e Ginevra Elkann, produttrice di Il fischietto di Lamberto Sanfelice (una bambina è impegnata nel delicato percorso di elaborazione di un grave lutto, con Thomas Trabacchi), per arrivare al gradito ritorno di Gianluca Sodaro (uno dei migliori talenti “brevi” emersi negli anni ’90) con il mystic gothic God’s Got His Head in the Clouds, prodotto anche con fondi lituani e musicato nientemeno che dal compositore preferito da David Lynch, Angelo Badalamenti. Unico cortometraggio d’animazione in concorso è il graffiante e surreale apprendistato religioso narrato in Preti di Astutillo Smeriglia (nome d’arte di Antonio Zucconi, astronomo di professione, già premiato ad Arcipelago 2010 con Il pianeta perfetto), mentre senz’altro più nutrita è la compagine dei documentari e dintorni, composta da The Art of Super-8. The Analogic Revolution di Camillo Valle (una “romantica” apologia della più immortale delle pellicole), Silvio. Here I Am di Mattia Coletti e Carlo Migotto (la storia – vera e assai curiosa – di un entusiasta della pratica della sottomissione, di casa sui set porno), Melodico di Valerio Ciriaci (un barbiere salernitano trapiantato nella Little Italy del Bronx, tra scommesse sui cavalli e passione canora), The Highest Cost di Matteo Brunetta (due soccorritori di Ground Zero e la loro battaglia per far valere i propri diritti di malati di tumore per cause di servizio), ESP di Enrico Bartolucci (un sobrio colpo d’occhio sul calcio non professionistico affiora da una trasferta nella provincia italiana di una squadra di dilettanti della banlieu parigina) e – ultimo, ma non meno interessante – il raffinato lavoro di montaggio di vecchi film e immagini d’archivio Sottoripa, realizzato dal fotografo genovese Guglielmo Trupia ad illustrare l’omonimo poema dell’inglese Julian Stannard. Sempre in concorso, tra gli altri cortometraggi di finzione figurano anche Inassenza, notevole opera prima del montatore barese Domenico De Orsi (due sorelle, due lutti, due città tra loro lontane – e un’impaginazione visuale molto personale e stimolante); il saggio finale al CSC di Michele Vannucci Nati per correre (un esemplare micro-bildungsroman su due “centauri”, padre e figlio); l’algida tranche de vie di una famiglia di montanari messa in scena dall’altoatesino Ronny Trocker in Eiszeit (Era glaciale), prodotto dalla scuola francese Le Fresnoy; il sorprendente monologo di Rumore bianco di Alessandro Porzio, interpretato da Claudia Vismara (già nella serie tv Mediaset Come un delfino); l’episodio di caccia al partigiano (ma protagonista, in questo caso, è un manipolo di repubblichini) narrato da Adel Oberto in Il Conte, saggio di diploma alla londinese National Film and Television School; il grottesco Ansia&Grevedi Irene Carlevale, che ricorda il duo Rezza&Mastrella, ma al quadrato. E, infine, Road to Sundance di Tak Kuroha (pseudonimo dell’italianissimo regista pubblicitario Agostino Porro): un road movie onirico e meta-cinematografico che attraversa alcune delle più vigorose scenografie naturali degli States.
 
Del concorso nazionale documentari Extra Large vale la pena segnalare almeno Ebrei a Roma di Gianfranco Pannone, autore al quale Arcipelago dedicò nel 2005 un’ampia personale, e – fuori concorso – l’appassionato Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio, che incontrerà il pubblico il 4 dicembre alle 19.30, all’Ambra alla Garbatella.
 
Il quarto concorso, new entry dell’edizione 2013 di Arcipelago, è World Wide Series: sedici serie web internazionali che saranno visibili, dopo il 6 dicembre, anche sul nuovo sito “fiancheggiatore” del festival, filmoids.net, di imminente lancio, che traccerà la strada per la futura evoluzione della manifestazione cinematografica che per prima in Italia, già dalla fine degli anni ’90, ha indagato e riflettuto sulle dinamiche innovative del digitale e di Internet nell’audiovisivo. Alcune delle più note web series italiane, veri e propri “casi” di culto su YouTube (Lost in Google, GeeKerZ, Stuck, inTRIPPMENT, Kubrick – Una storia porno), si confronteranno con una selezione assai eterogenea, per generi, temi e sforzo produttivo, di cui fanno parte, tra le altre, la serie pakistana iDeewane (recitata in urdu, ma ambientata a New York), il musical carcerario canadese/filippino Prison Dancers, la commedia satirica sulla censura libanese Mamnou3! (Proibito!), la comune di indignados spagnoli raccontata in Libres, il Batman pensionato di The Dark Knight Retires, fino ai bizzarri alieni dell’americano The Power Inside, interpretato da Harvey Keitel.
 
Tra gli Eventi Speciali in programma, oltre allo storico appuntamento con la sezione Carta Bianca co-organizzata con il DAMS Roma Tre (e dedicata quest’anno al Roma Tre Film Festival), Arcipelago punta i riflettori su due realtà emergenti del nostro panorama audiovisivo: la pioniera piattaforma italiana di produzione, promozione e distribuzione di cinema indipendente Cineama (con il composito “programma errante” Storie e sogni “love cost”) e la giovanissima Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, voluta e diretta da Daniele Vicari, Valerio Mastandrea e Elio Germano, assieme alla Provincia di Roma, dei cui allievi verranno mostrate alcune esercitazioni realizzate durante il primo biennio appena concluso, in un programma intitolato, non senza ragione, Le prime cose belle.

Qui il programma completo del Festival: www.arcipelagofilmfestival.org

Festival di Roma 2013 (Giorno 7): Auditorium in delirio per “Hunger Games”

Vorrei un paio di orecchie nuove, per favore. O quantomeno un paio di timpani di ricambio. Già so che stanotte mi sveglierò nel sonno con le urla delle fan di “Hunger Games” nelle orecchie, il mio incubo peggiore. Stamattina l’accesso alle sale del Festival si è rivelato difficoltoso, per non dire improbabile. Un formicaio di ragazzine ha bloccato ogni accesso, con il risultato che siamo arrivati tutti quasi in ritardo alle proiezioni del mattino. Il peggio doveva ancora arrivare. La conferenza stampa di “Catching Fire”, secondo episodio della saga in questione, è stata una farsa: quasi tutte le domande dei giornalisti riguardavano le sensazioni provate da Jennifer Lawrence nell’indossare questo ruolo e come le è cambiata la vita dopo l’Oscar. A tenere banco, oltre all’attrice, soprattutto il simpatico Josh Hutcherson, che ha messo in ombra persino il suo collega Liam Hemsworth, praticamente una comparsa (sia nel film che alla conferenza stampa). Il red carpet serale è stato una bolgia, per un momento ho pensato di essere morto e di trovarmi all’inferno: ragazzine in lacrime, urla stridule, e in tutto ciò gli attori non si sono neanche fermati per gli autografi di rito (cosa che, nonostante non me ne possa fregà de meno, non ho trovato molto carina).

Al di là di tutto questo rumore oggi è stata una giornata piuttosto positiva dal punto di vista cinematografico: tre film in concorso, uno più interessante dell’altro, tutti e tre da apprezzare. “Take Five” di Guido Lombardi è uno di quei film di genere che in Italia vediamo troppo poco (ma al Festival è già il secondo, contando il bellissimo “Song ‘e Napule” dei Manetti): cinque rapinatori improbabili e disperati trovano il modo di svuotare il caveau di una banca. Il problema è tornare tutti a casa e aspettare il momento giusto per recuperare il bottino, rimasto in un tunnel nelle fogne di Napoli. La Camorra inoltre si mette in mezzo, complicando ancor di più la situazione della banda. Ritmo, bei personaggi, vivacità: il film di Lombardi funziona. Ancora di più funziona il cileno “Volantin Cortao” di Diego Ayala e Anibal Jofré, uno spaccato di vita cilena, tra difficoltà economiche e sociali: i due protagonisti si muovono per la periferia di Santiago come aquiloni tagliati (come da titolo), anime perse, quasi alla deriva. Taglio documentaristico, scene efficaci, protagonisti credibili: il film cileno, nato da un progetto universitario, potrebbe essere l’outsider nella scelta per il miglior film. Infine la giostra di colori firmata da un Takashi Miike votato all’assurdo: il suo “The Mole Song” è difficile da etichettare, sfugge ad ogni regola, è un gangster movie girato con un gusto particolare per il kitsch, che si inabissa nella demenzialità per uscirne poi fuori con la genialità. Raramente ho visto un film così strambo, e raramente forse mi sono così inaspettatamente divertito. Un pessimo agente di polizia, con un grande senso per la giustizia, si infiltra in un clan della Yakuza per impedire il commercio di droga. Follia totale, di cui sogno il seguito (il finale accenna vagamente a questa possibilità). Strepitoso.

Domani gli ultimi film in concorso, “Tir” e “Another Me”, dopodiché sarà il momento di tirare un po’ le somme e azzardare qualche pronostico. Ora tutti a nanna, c’è bisogno di far riposare le orecchie…

Josh Hutcherson

Auditorium

Festival di Roma 2013 (Giorno 2): “Dallas Buyers Club” è già tra i favoriti

Secondo giorno di Festival e seconda levataccia. Sveglia alle 8, sonno a non finire, ma anche tanta voglia di scendere all’Auditorium. Stamattina c’erano due film che sono già tra i favoriti nelle rispettive categorie: “Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallée (in concorso) e “En solitaire” di Christophe Offenstein (Alice nella Città).

Il primo è un classico film americano, ma nel senso buono: storia potente (“ovviamente” ispirata a fatti realmente accaduti), attori in stato di grazia, argomenti importanti (l’AIDS e soprattutto una denuncia nei confronti delle case farmaceutiche, spesso accusate di anteporre i propri interessi a quelli degli esseri umani). Insomma, il classico film che strappa applausi e dà un senso alla nostra lunga giornata. Inutile dirlo, è già tra i favoriti per la vittoria finale, così come lo è Matthew McConaughey per la migliore interpretazione maschile. Esagero: non è mai stato così bravo in tutta la sua carriera, e questo film potrebbe portarlo addirittura nella cinquina degli Oscar (spero solo che non vinca qui a Roma, per il semplice fatto che in tal caso dovrei nuovamente cercare di capire come si scrive il suo cognome). La storia si svolge negli anni 80 in Texas, dove Ron, cowboy sopra le righe, scopre di essere sieropositivo. Un film così avrebbe vinto probabilmente a mani basse la scorsa edizione del Festival, ma il motivo è semplice: lo scorso anno in concorso erano presenti solo anteprime mondiali. Quest’anno invece alcuni dei film selezionati sono già passati da altri Festival internazionali: è per questo che abbiamo in concorso film come “Dallas Buyers Club” (già passato tra gli applausi al Festival di Toronto, per dire). In pratica il direttore Muller, con questo passo indietro a proposito delle anteprime mondiali, non ha fatto altro che prendere la rincorsa per portare il Festival un po’ più avanti. Bene così.

“En solitaire”, in concorso nella sezione Alice nella Città, è la storia di una splendida regata intorno al mondo di Yann Kermadec, skipper francese in gara per la Vendée Globe (una delle competizioni più affascinanti al mondo). Il problema è che invece di essere in solitaria, come da titolo, la sua regata si trasforma ben presto in una “solitaria a due”, a causa di un giovane clandestino finito a bordo della nave (alzi la mano chi non sta pensando a “Chi trova un amico trova un tesoro”, con Bud Spencer e Terence Hill). Una splendida storia, avvolta da un’ambientazione meravigliosa (sempre tra le acque, dalla Francia al Sudafrica, fino a Capo Horn e quindi di nuovo in Francia). A dare il volto al protagonista è François Cluzet, noto tra gli spettatori italiani per la sua interpretazione in “Quasi amici” (ma in realtà dovreste recuperare molti titoli della sua filmografia, uno meglio dell’altro): l’attore francese oggi sarà presente al Festival, e sarebbe divertente far credere ai curiosi di turno che si tratta di Dustin Hoffman (la somiglianza è clamorosa). Una nota a parte per quel che riguarda l’accesso alla Sala Santa Cecilia, che quest’anno è tornata a far parte del Festival (lo scorso anno fu esclusa a causa della concomitanza con il Festival del Jazz): allora, tutti gli accreditati hanno accesso a tutte le sale dell’Auditorium, basta presentare il pass e via (giustamente, quando non si tratta di proiezioni per la stampa, l’accesso è permesso solo dopo l’entrata del pubblico pagante). Tutto ciò però non vale per quanto riguarda la Santa Cecilia: la politica dei biglietti per entrare in questa sala è qualcosa che va oltre l’umana comprensione. Se non fosse stato per l’ufficio stampa della Lucky Red (che distribuirà il film dal prossimo 21 novembre), appostato all’entrata per salvare gli accreditati dalla beffa, oggi molti di noi non sarebbero riusciti a vedere “En Solitaire”. Questo perché per gli spettacoli della Santa Cecilia anche gli accreditati devono disporre di un biglietto da ritirare nell’unica cassa disponibile dentro l’Auditorium, questo significa fare magari mezzora di coda per rimediare un tagliando per il film. “Assurdo” è il commento più frequente che si può ascoltare a proposito. Ma vabbè, fortuna che esistono uffici stampa previdenti (e buoni amici che a volte fanno la coda per te).

A segnare la giornata di oggi però sarà la passerella di Jared Leto, unico attore di “Dallas Buyers Club” a giungere a Roma. Già da stamattina, dietro le transenne del red carpet, una folla di ragazze urlanti, inneggianti ai 30 Seconds to Mars (la band dell’attore, per chi non lo sapesse). I cinefili magari aspettano con più interesse l’arrivo di Alex De la Iglesia, a Roma per presentare il suo spassoso horror “Las brujas de Zugarramurdi”, che ha già riscosso gli applausi della stampa in mattinata (a proposito di questo film vi dirò di più lunedì).

Ore 16.30. Per quel che riguarda il resto della giornata da segnalare file “chilometriche” per la proiezione pomeridiana de “L’ultima ruota del carro”, di cui vi ho già parlato ieri, l’incontro tra John Hurt e il pubblico, che sta avvenendo in questo momento, e un altro film in concorso, il messicano “Manto acuifero”, che ha ottenuto i primi fischi di questo Festival (nonostante le repliche di due giornalisti spagnoli, che lo hanno definito comunque “migliore delle vostre telenovelas italiane”, ed è tutto dire). Da parte mia, mentre sul red carpet sta sfilando il cagnolone protagonista di “Belle e Sebastien”, è arrivato il momento di concedermi una delle tisane che distribuiscono gratuitamente allo stand della Ricola.

Ore 01.00. Finalmente a casa, di ritorno dall’ultima proiezione di giornata: “Little Feet” di Alex Rockwell (categoria CineMaxxi) è una sorta di filmino di famiglia (i due bambini protagonisti sono i figli del regista) raccontato con grazia, tenerezza e amore per il cinema. Fa venir voglia di prendere una macchina da presa e divertirsi: Wes Anderson lo avrebbe amato da impazzire. In chiusura di Festival una notiziaccia: Scarlett Johansson, attesa domani in conferenza stampa, salterà l’incontro con i giornalisti (probabilmente andrà in Curva Sud a vedere Roma-Sassuolo) e si presenterà al Festival solo in serata, per sfilare sul red carpet. Poco male, ci accontenteremo di Joaquin Phoenix e Spike Jonze. E della Roma di Rudi Garcia in streaming, subito dopo…

Cannes 2013: Il programma ufficiale del Festival, Sorrentino in concorso

A meno di un mese dall’inizio della kermesse francese, la più agognata e importante del cinema mondiale, è stato annunciato questa mattina il programma ufficiale della manifestazione. Tra i film in concorso confermata la presenza italiana di Paolo Sorrentino con “La grande bellezza” e, un po’ a sorpresa, quella di Valeria Bruni Tedeschi con “Un chateau en Italie”, che dovranno fare i conti con una sfilza di pellicole e nomi da mettere i brividi. C’è di tutto un po’, dal grande Alexander Payne con “Nebraska” ai fratelli Coen con “Inside Llewin Davis”, dall’atteso “Only God Forgives” di Nicolas Winding Refn a “La venus a la fourrure” di Roman Polansky, per non parlare di Soderbergh, Ozon, Miike, Kechiche, Gray, Farhadi e tutti gli altri. Ad aprire il Festival, come annunciato da tempo, “Il grande Gatsby” di Baz Luhrmann (fuori concorso), con Leonardo Di Caprio. Il presidente di giuria quest’anno è Steven Spielberg.

Concorso
Only God Forgives di Nicolas Winding Refn
Borgman di Alex van der Warmerdam
La grande bellezza di Paolo Sorrentino
Behind the Candelabra di Steven Soderbergh
La Venus a la fourrure di Roman Polanski
Nebraska di Alexander Payne
Jeune et jolie di Francois Ozon
Wara No Tate di Takashi Miike
La vie d’Adele di Abdellatif Kechiche
Soshite Chichi Ni Naru di Kore-Eda Hirokazu
Tian Zhu Ding di Jia Zhangke
Grisgris di Mahamat-Saleh Haroun
The Immigrant di James Grey
Le Passe di Asghar Farhadi
Heli di Amat Esclalande
Jimmy P. di Arnaud Desplechin
Michael Kohlhaas di Arnaud Despallieres
Inside Llewin Davis di Joel e Ethan Coen
Un chateau en Italie di Valeria Bruni-Tedeschi

Fuori Concorso
The Great Gatsby di Baz Luhrmann
All Is Lost di J.C.Chandor
Blood Ties di Guillaume Canet

Un Certain Regard
The Bling Ring di Sofia Coppola
Grand Central di Rebecca Zlotowski
Sarah préfère la course di Chloé Robichaud
Anonymous di Mohammad Rasoulof
La jaula de oro di Diego Quemada-Diaz
L’image manquante di Rithy Pahn
Bends di Flora Lau
L’inconnu du lac di Alain Guiraudie
Miele di Valeria Golino
As I Lay Dying di James Franco
Norte, Hangganan Ng Kasaysayan di Lav Diaz
Les Salauds di Claire Denis
Fruitvale Station di Ryan Coogler
Death March di Adolfo Alix Jr.
Omar di Hany Abu-Assad

Cannes 2012: annunciato il programma del Festival, c’è anche Garrone

L’attesa è finita: è stato finalmente annunciato il programma ufficiale del prossimo Festival di Cannes, che quest’anno si svolgerà dal 16 al 27 maggio. Audiard, Haneke, Cronenberg, Garrone, Anderson, Salles, Kiarostami, Loach: sono soltanto alcuni dei nomi che compongono la rosa dei film in concorso, anche quest’anno ricchissima di qualità. L’Italia, oltre al Presidente di Giuria Nanni Moretti, sarà rappresentata da “Reality” di Matteo Garrone (in concorso), “Io e te” di Bernardo Bertolucci e dal “Dracula” di Dario Argento (entrambi fuori dalla competizione). C’è grande attesa per “Amour” di Michael Haneke (che già aveva vinto la Palma d’Oro nel 2009 con “Il nastro bianco”) e tanta curiosità per “Beyond the hills” di Cristian Mungiu (vincitore nel 2007 con “4 mesi 3settimane e 2 giorni”). E poi Vinterberg, Resnais, Miike… Ecco qui di seguito tutto il programma di Cannes 2012.

Concorso
Moonrise Kingdom, di Wes Anderson
De Rouille et d’os, di Jacques Audiard
Holy Motors, di Leos Carax
Cosmopolis, di David Cronenberg
The Paperboy, di Lee Daniels
Killing Them Softly, di Andrew Dominik
Reality, di Matteo Garrone
Amour, di Michael Haneke
Lawless, di John Hillcoat
In Another Country, di Sangsoo Hong
Taste of Money, di Sangsoo Im
Like Someone In Love, di Abbas Kiarostami
The Angels’ Share, di Ken Loach
Beyond the Hills, di Cristian Mungiu
Baad El Mawkeaa, di Yousry Nasrallah
Mud, di Jeff Nichols
Vous n’avez encore rien vu, di Alain Resnais
Post Tenebras Lux, di Carlos Reygadas
On the Road, di Walter Salles
Paradies: Liebe, di Ulrich Seidl
Jagten, di Thomas Vinterberg

Fuori concorso
Io e te, di Bernardo Bertolucci
Une Journee particuliere, di Gilles Jacob e Samuel Faure
Therese Desqueiroux, di Claude Miller
Dario Argento’s Dracula, di Dario Argento
Ai To Makoto, di Takashi Miike
Madagascar 3 – Europe’s Most Wanted, di Eric Darnell e Tom Mcgrath
Hemingway & Gellhorn, di Philip Kaufman

Special Screenings
Der Müll Im Garten Eden, di Faith Akin
Roman Polanski: A Film Memoir, di Laurent Bouzereau
The Central Park Five, di Ken Burns, Sarah Burns e David Mcmahon
Les Invisibles, di Sébastien Lifshitz
Journal De France, di Claudine Nougaret e Raymond Depardon
A musica segundo Tom Jobim, di Nelson Pereira Dos Santos
Villegas, di Gonzalo Tobal
Mekong Hotel, di Apichatpong Weerasethakul

Un Certain Regard
Miss Lovely, di Ashim Ahluwalia
La Playa, di Juan Andrés Arango
Les Chevaux de Dieu, di Nabil Ayouch
Trois Mondes, di Catherine Corsini
Antiviral, di Brandon Cronenberg
7 Dias en La Habana, di B. Del Toro, P. Trapero, J. Medem, E. Suleiman, J. C. Tabio, G. Noe e L. Cantet
Le Grand soir, di Benoit Delepine e Gustave Kervern
Laurence Anyways, di Xavier Dolan
Despues De Lucia, di Michel Franco
Aimer à perdre la raison, di Joachim Lafosse
Mystery, di Lou Ye
Student, di Darezhan Omirbayev
La Pirogue, di Moussa Toure
Elefante Blanco, di Pablo Trapero
Confession of a Child of the Century, di Sylvie Verheyde
11.25 The Day He Chose His Own Fate , di Koji Wakamatsu
Beasts of the Southern Wild, di Benh Zeitlin

pubblicato su Livecity

Il programma di Cannes 2012: un errore o uno scherzo?

Stamattina sul sito ufficiale del Festival di Cannes è uscito per qualche minuto l’elenco dei film in concorso il prossimo maggio sulla Croisette. Pochi minuti dopo l’elenco era sparito, immediatamente rimosso. Dall’ufficio stampa del Festival si parla di uno scherzo, ma c’è chi invece spera che si tratti di un errore, visti i nomi degli autori comparsi sulla lista misteriosa. Ad ogni modo dobbiamo aspettare il 19 aprile per sapere ufficialmente se questi film saranno effettivamente al Festival, che si terrà dal 16 al 27 maggio.

Tra i film della lista, burla o errore che sia, troviamo Moonrise Kingdom di Wes Anderson (unico film già annunciato ufficialmente, poiché aprirà il Festival), Big House di Matteo Garrone, The Burial di Terrence Malick, Cosmopolis di David Cronenberg, De rouille et d’os di Jacques Audiard, The Master di Paul Thomas Anderson, No di Pablo Larrain, Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, Provizoriu di Cristian Mungiu, Stoker di Park Chan-Wook.

In attesa del 19 aprile, possiamo comunque cominciare a fantasticare sul grande cinema che ci aspetta nei prossimi mesi.

pubblicato su Livecity