Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 10

Giornata epica. Una di quelle giornate che andrai a ricordare negli anni a venire, alla quale penserai in un freddo pomeriggio d’inverno, mentre fuori piove. Così, all’improvviso, mentre ti troverai a sorseggiare una tazza di tè caldo, ti tornerà in mente quel giorno di tanti anni prima in cui hai ascoltato parlare David Lynch. E ti scapperà un sorriso. Ecco come dovrebbe essere un Festival di cinema: la Festa di Roma si fa perdonare le code chilometriche, alcuni film brutti, la bizzarra programmazione. Tiè, si fa perdonare pure per la mancanza del caffè in sala stampa. Nel giorno di chiusura, veri e propri fuochi d’artificio.

Prima di arrivare al doppio incontro con Lynch (quello stampa e quello per il pubblico), partiamo subito dalle cose formali: il Premio del pubblico per il Miglior Film di questa 12a Edizione è andato a “Borg McEnroe”, al quale non manca nulla per un premio di questo tipo: una storia vera, intrattenimento, ritmo, ottimi attori e una buona dose di coinvolgimento. Uscirà al cinema giovedì prossimo, quindi potrete recuperarlo presto. Ma torniamo a noi e cominciamo tutto dal principio, ovvero dal mattino. Esco di casa verso le 8 del mattino e la mia 600 blu è avvolta da una nebbia irreale, che accompagnerà il mio viaggio fino all’Auditorium: praticamente il contesto ideale per il cosiddetto Lynch-day, alcuni scorci del Lungotevere sembravano davvero uscire fuori da “Twin Peaks”. Al mattino vedo l’atteso film di Paolo Genovese, “The Place”, dopo l’ottimo “Perfetti Sconosciuti” un altro film girato interamente in un unico ambiente. Valerio Mastandrea è seduto al tavolo di un bar e una serie di persone si rivolgerà a lui per chiedere un accordo: dovranno compiere un’azione ben precisa per ottenere ciò che vogliono. Soltanto un film molto ben scritto può reggere per due ore intorno ad un tavolo e “The Place” ce la fa: non cede un momento, inizialmente incuriosisce per poi progressivamente coinvolgere e spiazzare. Piaciuto.

Dopo il film avevo intenzione di cercare Orlando Bloom dalle parti di Casa Alice, dove avrebbe dovuto tenere un incontro con i giornalisti, ma visto che la conferenza stampa di Lynch è stata anticipata di trenta minuti (e vedendo la fila per entrare) decido di rinunciare a Legolas in cambio di un posto in buona posizione per il Maestro. La conferenza stampa scivola via tra applausi, qualche risata e ottimi spunti. Il momento più memorabile è stato quando un giornalista ha domandato a Lynch cosa pensasse dello scandalo sulle molestie di Hollywood e se prima o poi uscirà fuori anche il suo nome: “Stay tuned!”, la risposta secca del regista, con la sala che veniva giù dalle risate. Lynch ha parlato poi di meditazione trascendentale e di come questa tecnica lo abbia aiutato a scaricare lo stress e a trasformare la sua creatività in un flusso inarrestabile al quale più volte è riuscito ad abbandonarsi. Se i risultati sono la sua filmografia, domani comincio a meditare pure io. Secondo Lynch il segreto per fare bene qualunque lavoro è la gioia, l’entusiasmo nello svolgere anche l’impiego meno stimolante, e ha spiegato che molti registi fanno cinema per soldi, per il business, ma alcuni lo fanno davvero per amore. Ah, Lynch conferma di non essersi pentito di aver girato “Dune” al posto de “Il ritorno dello Jedi”, che gli era stato offerto da Lucas ma che lui ha rifiutato. Subito dopo la conferenza l’uomo più atteso di questo Festival si è fermato per molto tempo a firmare libri, quaderni, locandine e quant’altro. Io, come al solito, ho lentamente conquistato una postazione ideale per scattare decine di fotografie e alla fine, già che c’ero, mi sono fatto firmare un taccuino. Poi, dal nulla, un attimo prima di vederlo andar via, riesco a fargli un ritratto. Fare il ritratto a David Lynch significa che per me è tempo di appendere la macchina fotografica al chiodo, la mia carriera ha ormai raggiunto il suo apice.

Dopo un pranzo fugace a base di pane e prosciutto e mezzo pacco di Ringo al cioccolato, incontro per caso Valerio Mastandrea, che tra poco dovrà andare in conferenza stampa per “The Place”. Scambiamo due battute sulla Roma e, niente, io a Mastandrea lo adoro proprio. Subito dopo arriva il momento fatidico: devo cominciare la fila. Sono le 14.15 e l’incontro di Lynch con il pubblico sarà alle 17.30. In quanto pubblico l’incontro è riservato a chi ha acquistato il biglietto, gli accreditati potranno riempire i posti rimasti vuoti fino all’esaurimento della sala (è così per ogni proiezione o incontro pubblico). Come dicevo, mancano ancora più di tre ore e davanti a me ci sono già una cinquantina di persone, ma resto ottimista: la Sala Sinopoli è grande e in queste occasioni speciali permettono sempre di sedersi sui gradini, nel caso non ci dovesse essere altro spazio. Mi armo di buona volontà e mi siedo sul pavimento, tre ore passeranno in fretta: comincio a leggere “Mindhunter” (grazie a Pierluca per la dritta), per prepararmi al meglio prima di vedere la serie su Netflix. Dopo alcune decine di pagine alcuni amici accorrono a farmi compagnia e senza neanche accorgermene si fanno le 17.30. Riesco ad entrare in sala e mi siedo sui gradini. Lynch viene accolto da una cascata di affetto, vengono mostrate alcune clip tratte dai suoi film, il regista parla del suo amore per Philadelphia (di cui ama lo sporco, la corruzione, la follia) e per Los Angeles (splendida per la sua incredibile luce). Subito dopo ci vengono mostrate alcune opere d’arte che l’hanno ispirato (Francis Bacon su tutti) e subito dopo tre video tratti da film da lui amati. Ci sono “Lolita” di Stanley Kubrick, “Viale del tramonto” di Billy Wilder e “Otto e mezzo” di Federico Fellini. Lynch racconta che a Los Angeles, per raggiungere gli studi della Paramount, bisogna passare da due strade, Gordon e Cole: “Sono certo che Wilder, nel fare il tragitto quotidiano verso gli studios, abbia preso da qui il nome per il suo personaggio (Gordon Cole), lo stesso nome che io poi ho riproposto in Twin Peaks”. “Lolita” invece è per lui un film privo di difetti, mentre su Fellini racconta un paio di aneddoti molto belli: “Sognavo da tempo di conoscere Federico. Una sera ero a cena con Silvana Mangano e Marcello Mastroianni, era una cena a base di funghi. Dissi a Marcello quanto amassi Fellini e lui il giorno dopo mandò un’auto al mio albergo per portarmi a Cinecittà ed incontrare Federico, con il quale ho passato l’intera giornata. Qualche anno dopo tornai in Italia per girare una pubblicità della Barilla, e Tonino Delli Colli, il direttore della fotografia, mi disse che Fellini era in ospedale. Lo andai a trovare e c’era con lui anche un giornalista, Vincenzo Mollica. Dissi a Fellini di riprendersi presto, perché tutto il mondo aspettava un suo nuovo film. Due giorni dopo entrò in coma e morì dopo poco tempo. Anni dopo incontrai di nuovo Vincenzo, mi disse che subito dopo che uscii dalla stanza di Fellini, Federico disse di me: “È un bravo ragazzo””. Applausi e un po’ di emozione: non so gli altri presenti, ma io ho avuto come l’impressione di guardare dal buco della serratura e per un attimo sentirmi parte di un mondo che non mi appartiene, un mondo dove i miti, i maestri, i grandi del cinema sono soltanto esseri umani. È stato davvero bello.

In chiusura, Paolo Sorrentino è salito sul palco per consegnare a David Lynch il premio alla carriera: “Sono onorato di essere qui per dare questo premio al Maestro, ho un po’ di febbre stasera, ma sarei venuto a dare questo premio anche in barella”. Quindi gli applausi e la standing ovation. Tutto quasi commovente, senza dubbio emozionante. Abbiamo assistito a qualcosa di poco convenzionale, ho avuto l’onore e la fortuna di potervelo raccontare, a grandi tratti, con manciate di errori grammaticali (è mezzanotte e il sonno mi sta distruggendo), ma ero lì, come c’ero nei Festival degli anni passati per Al Pacino o per Bruce Springsteen, gli altri due di questo ideale podio di incontri che più mi hanno segnato durante le dodici edizioni di questa manifestazione.

Finisce qui, per quest’anno, il mio racconto della Festa del Cinema: un diario sporco, brutto e cattivo, ma sicuramente vero, sentito. Un racconto quotidiano di emozioni e di sbadigli, di recensioni scritte male, di testi non riletti, di errori sintattici e grammaticali. Ma forse per questo anche un po’ più reale, scritto di getto e col cuore. Vorrei avere meno sonno e scrivervi molto di più su questo doppio incontro, ma mi dilungherei e finirei con l’annoiarvi (se non l’ho già fatto!). Grazie per avermi seguito fino in fondo: da domani si torna alla vita reale, con la consapevolezza, oggi ancora più forte di prima, che il cinema sarà sempre là a salvarci la vita. Parafrasando il vecchio Tuco: “è una gran cosa sapere che, vento o pioggia, c’è sempre un bel film che ti aspetta”.

_MG_9684Foto by Alessio Trerotoli

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Festival di Roma 2013 (Giorno 3): Joaquin Phoenix protagonista assoluto

Quanto ci piace il Festival quest’anno! Oggi è stata probabilmente la giornata più attesa, con l’arrivo all’Auditorium di Spike Jonze, Joaquin Phoenix e Scarlett Johansson, regista e protagonisti del bellissimo “Her”, romantico, malinconico, sincero. Se ieri stavamo tutti dicendo che “Dallas Buyers Club” era il favorito per la vittoria finale, oggi c’è un nuovo grande nome. Il film di Jonze ha strappato lacrime e applausi, e probabilmente entrerà nella storia del Festival grazie ad una delle conferenze stampa più memorabili della storia della rassegna romana (ma di questo vi parlerò tra poco). Nel futuro iper-tecnologico di “Her” l’introverso Theodore non riesce ad accettare il divorzio dalla moglie che ama. Il nuovo sistema operativo del suo computer, Samantha (la voce è di Scarlett Johansson), lo ascolta e lo consiglia. I due, assurdo a dirsi, si innamorano. Nella testa e nelle idee di Spike Jonze c’è tutta la magia del cinema, gli applausi non solo sono più che meritati, ma addirittura doverosi. Da segnalare inoltre una colonna sonora indie dove, ad orecchio, ho avuto l’impressione di riconoscere anche gli Arcade Fire (per cui Jonze ha diretto alcuni video all’epoca dello splendido “The Suburbs”). La conferenza stampa, come dicevo, è stata memorabile: come previsto Scarlett Johansson si è presentata solo in serata per il red carpet, lasciando a Jonze, Phoenix e all’attrice Rooney Mara il compito di rispondere alle domande dei giornalisti. Ore 15.15, inizio del Joaquin Phoenix show. L’attore statunitense, da sempre un po’ sopra le righe, ride continuamente, scherza, si accende una sigaretta, non risponde alle domande borbottando una serie di sorridenti “fuck!”, chiama l’applauso del pubblico e dà l’impressione di divertirsi da matti. Noi abbiamo riso a crepapelle: “è valso la pena perdersi il primo tempo di Roma-Sassuolo”, dice qualcuno (ok, va bene lo ammetto, l’ho detto io). Da aggiungere che il nostro amato Phoenix si è poi presentato sul tappeto rosso in smoking e Converse All Star ai piedi. Idolo.

Ma la giornata non è finita qui. La grande sorpresa del Festival è il nuovo film dei Manetti Bros, “Song e’ Napule”, probabilmente il miglior film realizzato dai fratelli registi in tanti anni di onorata carriera. Il vero colpo di genio del Festival: spassoso, appassionante, il tanto atteso ritorno del “poliziottesco all’italiana”. In una Napoli un po’ grigia ma sempre rumorosa il talentuoso pianista Paco Stillo accetta un comodo lavoro in polizia. Ben presto il suo talento verrà però usato dal commissario per infiltrare il giovane pianista nella band del cantante neomelodico Lollo Love: il gruppo si esibirà in un matrimonio al quale parteciperà l’introvabile latitante della camorra Ciro Serracane. Risate a non finire, una Napoli reale e al tempo stesso assurda. Un applauso ai Manetti, gli unici in Italia ad avere il coraggio di proporre un cinema di genere, divertendo e divertendosi. Da non perdere.

Andiamo avanti: oggi è stata anche la giornata di “Metegol”, il nuovo film di Juan Josè Campanella. Davvero curioso vedere il regista del premio Oscar “Il segreto dei suoi occhi” alle prese con un film d’animazione per i più piccoli, ma l’argentino ha colpito ancora nel segno. “Metegol” si apre con una splendida citazione di “2001 Odissea nello Spazio”, in cui le scimmie preistoriche inventano il calcio giocando con il teschio di un animale. Nello stacco tra teschio e pallone arriviamo ai giorni nostri, in cui un padre racconta al proprio figlio la storia della sua cittadina. Nel film di Campanella tutto è possibile: i calciatori di un vecchio calciobalilla (Metegol, appunto, in spagnolo) prendono vita per salvare il paese da un calciatore ricco e vendicativo, che vuole raderlo al suolo per chiudere i conti con una sconfitta subita da bambino. Che bello ascoltare le risate dei più piccoli durante la proiezione, rovinata a mio parere dal 3D (i sottotitoli non sfruttavano la stessa tecnologia, il risultato è che i miei occhi stanno ancora chiedendo pietà).

Per il resto oggi sono stati presentati altri due film in concorso: il brasiliano “Entre nos” di Paulo e Pedro Morelli (definito “una legnata” da più di un collega) e la supercazzola portoghese “A vida invisivel”, di Victor Gonçalves. Per quanto riguarda Alice è arrivato a Roma il documentario realizzato da Marc Silver e Gael Garcia Bernal, “Who is Dayani Cristal?”, di cui abbiamo parlato meglio in questa recensione. E domani? Domani è un altro giorno, ora lasciatemi riposare un po’.

Spike Jonze e Joaquin Phoenix

Rooney Mara e Joaquin Phoenix

Joaquin Phoenix

Tutto quel che c’è da sapere sull’ottava edizione del Festival di Roma

Ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la seconda per Marco Muller, che dopo le tante polemiche legate alla scorsa edizione vuole accendere nuovamente gli entusiasmi della folla. Più Festa (quindi più divi) e meno Festival (due sale tagliate, meno anteprime mondiali), un passo indietro rispetto a quanto detto lo scorso anno dal direttore, ma un passo in avanti per venire incontro alla partecipazione del pubblico. I nomi di registi di un certo livello non mancano: Spike Jonze, Takashi Miike, Scott Cooper, Alex De La Iglesia, Eli Roth, Jonathan Demme, Tsui Hark, Juan Josè Campanella e molti altri. Andiamo subito a spulciare le varie sezioni del programma.

Concorso. Saranno ben diciotto (più forse un’altra a sorpresa, dal Kazakistan) le pellicole in lizza per il Marc’Aurelio d’oro. I titoli più interessanti sono quelli del già citato Spike Jonze (“Her”, con Joaquin Phoenix), “Out of the furnace” (di Scott Cooper, con Christian Bale e la colonna sonora di Eddie Vedder), “The mole song” (di Takashi Miike). Gli altri film in concorso sono “Another me” (di Isabelle Coixet, con Jonathan Rhys Meyers, Claire Forlani e Rhys Ifans), “I am not him” (del turco Tayfun Pirselimoglu), “Foreign bodies” (di Mirko Locatelli, con Filippo Timi), “Dallas buyers club” (di Jean-Marc Vallée, con Matthew McConaughey e Jared Leto), “Entre nos” (del brasiliano Paulo Morelli), “Gass” (dell’iraniano Kiarash Asadizadeh), “Blue sky bones” (del cinese Jian Cui), “Manto acuifero” (film messicano di Michael Rowe), “Quod erat demonstrandum” (del romeno Andrei Gruzsnickzki), “Seventh code” (del giapponese Kiyoshi Kurosawa), “Sorrow and joy” (del danese Nils Malmros), “Take five” (opera seconda di Guido Lombardi), “Tir” (di Alberto Fasulo), “La vita invisibile” (del portoghese Vitor Gonçalves) e “Volantin Cortao” (dei cileni Diego Ayala e Anibal Jofré).

Fuori concorso. Anche quest’anno saranno molte le pellicole fuori concorso. Ad aprire il Festival ci penserà, un po’ a sorpresa, Giovanni Veronesi con “L’ultima ruota del carro”, commedia con Elio Germano. Già annunciato da tempo anche il secondo film della saga di “Hunger Games”, con il premio Oscar Jennifer Lawrence. A sorpresa il film di Nicolas Bary tratto dal capolavoro di Daniel Pennac, “Il paradiso degli orchi”, e le ultime fatiche di Alex De La Iglesia (“Las brujas de zugarramurdi”) e Eli Roth (“The green inferno”). Da Toronto il primo film di Mark Turtletaub, “Gods behaving badly”, con Christopher Walken, John Turturro, Sharon Stone e Alicia Silverstone. Grande attesa anche per “Snowpiercer” di Joon-Ho Bong, con Chris Evans, Tilda Swinton, Ed Harris, Jamie Bell e John Hurt. Tra gli italiani il nuovo film di Davide Ferrario (“La luna su Torino”) e dei Manetti Bros (“Song’e Napule”). Carlo Carlei porterà al Festival “Romeo and Juliet”, mentre sarà omaggiato Aleksei Jurevic German con la prima mondiale di “È difficile essere un dio”. Tra gli eventi speciali fuori concorso è prevista la prima mondiale di un lavoro di otto minuti di Wes Anderson, “Cavalcanti”.

Altre sezioni. Già annunciato nei giorni scorsi il programma dell’unica sezione totalmente indipendente del Festival, Alice nella Città, che si presenta con dieci film in concorso e una serie di eventi e proiezioni speciali (il nome di richiamo è il film Disney “Planes”, ma scommettiamo sul nuovo lavoro di Juan Josè Campanella, “Metegol”). C’è curiosità anche per la trasposizione cinematografica di uno storico cartone animato, “Belle and Sebastien”, interpretato da attori in carne e ossa.  Per quanto riguarda CinemaXXI il grande nome è quello di Jonathan Demme, che terrà un incontro con il pubblico e presenterà in anteprima mondiale il suo nuovo film, “Fear of falling”. Il film di chiusura sarà il cinese “The white storm” di Benny Chan.

Giurie. Il presidente della giuria internazionale del Concorso sarà James Gray, regista di “Two Lovers”. A presiedere invece la giuria internazionale della sezione CinemaXXI ci sarà Larry Clark, vincitore della scorsa edizione del Festival con il discusso “Marfa Girl”. Gli altri elementi della giuria saranno annunciati in seguito.

Altro. Il premio alla carriera sarà consegnato ai familiari del grande regista russo Aleksej Jurevič German mentre il Maverick Director Award finirà nelle mani del regista di Hong Kong Tsui Hark (che sarà protagonista di una masterclass).  Altra notizia è la presenza di Wes Anderson, che incontrerà il pubblico e presenterà un suo cortometraggio. Da confermare invece l’incontro con Christian Bale e Casey Affleck.  Torna a disposizione del Festival la sala più bella dell’Auditorium, la Santa Cecilia, lo scorso anno occupata nello stesso periodo dal Festival del Jazz. Sono state invece tagliate le due le sale esterne sempre presenti nelle passate edizioni e quindi tutto il Festival si svolgerà all’interno dell’Auditorium (a parte le proiezioni di CinemaXXI, che si svolgeranno al MAXXI, e una serie di repliche al Cinema Barberini). Un taglio necessario per investire di più sui nomi da portare sul tappeto rosso? Staremo a vedere. Ad ogni modo scaldiamo i motori, tra meno di un mese (dall’8 al 17 novembre), tutti all’Auditorium per l’ottava edizione del Festival.

Festival di Roma 2012 (Giorno 6): Stallone conquista l’Auditorium

Se ci sarà una giornata che sarà ricordata come simbolo della settima edizione del Festival di Roma, quella giornata sarà oggi. Il motivo? Sylvester Stallone, ovvero Rocky Balboa e John Rambo in persona. Il suo tappeto rosso è stato senza dubbio il più rumoroso e affollato di questo Festival, e la sua conferenza stampa, in compagnia del regista Walter Hill, la più seguita. Hill, che domani inconterà il pubblico, ha presentato questa mattina “Bullet to the head”, un action movie che sembra riportare lo spettatore ai film d’azione degli anni 80, con tanta ironia e tanti muscoli. Il consenso nei confronti del film è stato piuttosto unanime, e ci costringerà a recuperare la pellicola nella proiezione di domani pomeriggio.

A proposito di unanimità, il film “E la chiamano estate” di Paolo Franchi sembra aver messo più o meno tutti d’accordo: è il peggior film in concorso al Festival. C’è addirittura chi durante la proiezione si è alzato in piedi urlando «E lo chiamano film???», giocando con il titolo della pellicola. La conferenza stampa stavolta non è stata una formalità: le domande (a volte anche esageratamente) provocatorie dei giornalisti hanno trovato di fronte i silenzi del regista, inizialmente chiuso dietro i suoi «Passiamo ad un’altra domanda», per poi dunque chiarire in una maniera più signorile il suo modo di fare cinema. Se il suo film non sarà ricordato nella storia del Festival, al contrario la conferenza stampa è risultata piuttosto memorabile.

Oggi è stata una giornata ricca di conferenze stampa: Matthew Modine ha partecipato all’incontro sul documentario incentrato su di lui, l’interessante “Full Metal Joker”, che svela un lato dell’attore sconosciuto ai più. Durante la conferenza Modine ha parlato della sua visione del mondo, una visione di pace e fratellanza, in cui l’attore ha dimostrato tutta la sua sensibilità, citando Gesù Cristo, Ghandi, incoraggiando una democrazia fatta di parole e non di guerre (una teoria espressa alla CNN dopo l’11 settembre, a causa della quale è stato minacciato di morte). L’indimenticabile Soldato Joker di Kubrick si è dimostrato una persona veramente da scoprire, in un incontro che sarebbe stato bello prolungare oltre la conferenza stampa.

Per quanto riguarda i film in concorso stasera è stato presentato alla stampa anche il secondo film a sorpresa, “Drug War” di Johnnie To, sul quale avevamo riposto le nostre speranza di veder impennare la qualità del concorso. Sicuramente è una pellicola ben girata, ma ci è apparsa decisamente poco ispirata, a dimostrazione che il maestro di Hong Kong va decisamente in difficoltà senza una sceneggiatura all’altezza. Le meravigliose sequenze di “Vendicami” sono sembrate un ricordo lontano.

Una curiosità: stasera, poco prima del red carpet di Stallone, sopra la cavea dell’Auditorium qualcuno ha proiettato alcune scritte di protesta nei confronti dell’Enel, protesta interrotta in pochi minuti da un faro puntato sul rivestimento della Sinopoli, che ha impedito ulteriori proiezioni “pirata”. Una protesta silenziosa notata da pochissimi dei presenti, che però ci sembrava doveroso riportare.
Per quanto riguarda la giornata di domani ci aspettavamo tutti la presenza di Bill Murray, che però a quanto pare ha deciso di disertare all’ultimo momento il Festival, privandolo di uno dei personaggi più interessanti tra i nomi annunciati alla vigilia. L’attore sarebbe dovuto venire a presentare “A glimpse inside the mind of Charles Swan III” di Roman Coppola, co-sceneggiatore di alcune pellicole di Wes Anderson (“Il treno per il Darjeeling” e “Moonrise Kingdom”), oltre ad essere figlio del grande Francis Ford Coppola. La giornata di domani si annuncia ricca di proiezioni, visto che saranno presentati anche il francese “Un enfant de toi” e l’ucraino “Eterno ritorno: provini”, entrambi in concorso.

pubblicato su Livecity