Twin Peaks 2017: Tutte le questioni irrisolte

Già da una settimana siamo orfani di “Twin Peaks”: la terza stagione della celebre serie televisiva realizzata da David Lynch ci ha accompagnato per tutta l’estate con i suoi misteri e le sue stramberie. Come ci si poteva immaginare, sono ancora molte le questioni rimaste irrisolte, le domande senza risposta. Proviamo ad affrontare questi argomenti: lunga ed impervia è la via che dal buio si snoda verso la luce.

Audrey
La questione Audrey è una delle più spinose della terza stagione di Twin Peaks. Uno dei personaggi più amati degli anni 90 è comparso in questo revival soltanto nelle ultime puntate, senza alcuna interazione con gli altri personaggi storici. Di lei sappiamo davvero poco: è stata in coma, è la madre di Richard Horne, è stata ingravidata da Cooper malvagio venticinque anni fa. Cosa significa ciò che è successo nell’Episodio 16? Audrey molto probabilmente è stata in coma per tutto questo tempo, le vicende legate a lei in questo Twin Peaks non erano altro che il tentativo del suo cervello di svegliarsi dal suo stato, cosa che a quanto pare succede proprio in seguito alla sua celebre Audrey’s Dance. Certo, niente di ufficiale, non c’è una vera e propria spiegazione, ma direi che questa sia la più accreditata.

La scatola di vetro
Molti si sono chiesti cosa fosse questa famigerata scatola di vetro, il glassbox, che vediamo soprattutto all’inizio di questa stagione. Si potrebbe pensare che Mr C l’abbia fatta costruire per “dirottare” il buon Cooper nel corpo di Dougie, ma l’ipotesi più sensata è che il doppio malvagio l’abbia realizzata soprattutto per monitorare gli spostamenti della Madre, cioè Judy. Lei è sempre stata l’obiettivo di Mr C: lo dice chiaramente a Darya nelle prime puntate ed è per unirsi a lei che cerca queste famigerate coordinate. Ciò che possiamo pensare è che quando Mr C raggiunge il luogo prestabilito, il passaggio avrebbe dovuto portarlo direttamente da Judy (ovvero a casa Palmer, visto che l’entità maligna ha trovato alloggio nel corpo di Sarah), l’intervento del Pompiere però fa “recapitare” Mr C nella stazione di polizia di Twin Peaks, con le conseguenze che abbiamo visto.

Judy
Questa non è proprio una domanda senza risposta, visto che a dirci chi è Judy ci ha pensato Gordon Cole nella penultima puntata. Judy è un’entità maligna, è la Madre di tutti i mali, è la reificazione (o personificazione, se preferite) del Male. Si forma a causa della bomba atomica e da lì genera una serie di altre entità malvagie, tra cui Bob e i Woodsmen. In questa stagione entra nel corpo di Sarah Palmer ed è impossibile pensare il contrario: vi sembra normale che qualcuno apra il suo volto per mostrare l’abisso e poi stacchi con un morso secco la gola ad un’altra persona? Ad avvalorare tutto questo è la contrapposizione con Laura Palmer: anche Laura nella prima puntata apre il suo volto, ma per mostrare una luce, mentre nella penultima puntata il suo ritratto viene colpito ripetutamente da Sarah che, con il suo potere, riesce a strapparla via dalla mano di Cooper.

La ragazza con l’insetto in bocca
Altra domanda rimasta senza risposta. Il finale dell’ormai celebre Episodio 8 è destinato a restare nell’immaginario collettivo di tutti gli amanti delle serie tv. Un insetto mostruoso, generato anch’esso dalla Madre, si introduce nella bocca di una ragazzina ipnotizzata dal messaggio radio del woodsman (“This is the water and this is the well…”). La mia teoria, sulla quale scommetterei un paio di euro, è che la ragazza sia Sarah Palmer da giovane. Siamo nel 1956, la ragazza dimostra di avere circa 15 anni e indovinate un po’ in che anno è nata l’attrice che interpreta Sarah? Esatto, nel 1941. Questo inoltre spiegherebbe come ha fatto Judy ad entrare nel corpo di Sarah da adulta: un suo “seme” è sempre stato dentro di lei, in attesa del momento adatto per prendere possesso del corpo ospitante. Certo, povera Laura: suo padre viene posseduto da BOB, sua madre da Judy. Ma che bella famiglia!

Ultima puntata
L’ultima puntata di Twin Peaks ha generato un’eco interminabile di “what the fuck!?”. Cerchiamo di fare un po’ di ordine. Gordon Cole confida ad Albert che Cooper voleva cercare di stanare Judy prendendo “due piccioni con una fava”. I due piccioni da prendere sono rispettivamente: salvare Laura Palmer e appunto fermare (uccidere?) Judy. Nel momento in cui Mr C muore il volto di Cooper si sovrappone alla scena per il semplice motivo che, una volta in cui Coop salva Laura dalla morte, quella linea temporale con Mr C e tutto il resto non esisterà più, se non nei ricordi dello stesso Cooper. Penso sia il motivo per cui Cooper dirà che “viviamo in un sogno”: ormai tutto ciò che abbiamo visto finora non esisterà più, visto che Cooper salvando Laura ha modificato il futuro (“Il passato decide il futuro”). Quindi, dicevamo, il primo “piccione” è salvare Laura: fatto. Ora la vuole portare a casa, dunque a casa Palmer, dove la ragazza (“The one”, la sola, quindi l’unica che può fronteggiare il male?) dovrà vedersela con Sarah/Judy, permettendo a Cooper di prendere anche il secondo “piccione”. Le cose vanno però diversamente: i due vengono spediti in una dimensione parallela, dove tutto è diverso (Dale Cooper diventa Richard, Laura è Carrie, Diane è Linda, le automobili, le case e le vite delle persone sono cambiate). Lo stesso era successo a Phillip Jeffreys mentre dava la caccia a Judy: ha cambiato così tante linee temporali da perdersi e trasformarsi alla fine in una specie di teiera gigante (vabbè!).

L’urlo di Laura
L’ultimo frame della terza (e ultima?) stagione di Twin Peaks è riservato all’urlo di Laura Palmer che ci frantuma le orecchie. La ragazza viene portata a casa Palmer, che però nella realtà parallela appartiene alla Signora Tremond. Nel momento in cui Cooper le domanda “in che anno siamo?”, rendendosi conto che c’è qualcosa che non va, una voce che chiama Laura risveglia la ragazza, facendole ricordare l’orrore che ha subito nella linea temporale che ci ha accompagnato per venticinque anni. E qui veniamo alla questione successiva.

Who is the dreamer?
Chi è che sogna? Ricordate la frase sibillina pronunciata da Monica Bellucci a Gordon Cole? “Siamo come colui che sogna, che sogna e che dentro al sogno ci vive. Ma chi è che sogna?”. Bene, diciamolo, colei che sogna è Laura: secondo me è evidente dall’urlo finale che riporta la sua mente alla “realtà”. Non si tratta di un sogno vero e proprio ma di una realtà parallela in cui Judy ha spedito la ragazza per renderla innocua, assopita, lontana dai demoni di Twin Peaks (infatti Laura/Carrie è in Texas, dalla parte opposta rispetto allo stato di Washington). Si vede che Judy teme Laura Palmer, ha bisogno di vederla morta (BOB l’aveva uccisa) o lontana il più possibile. D’altronde Laura era stata “creata” dal Pompiere per contrastare la minaccia portata dal Male. Il suo urlo e l’aiuto di Cooper la fanno rinsavire: il Male è finalmente in pericolo e il Bene vincerà? E chi lo saprà mai. La cosa certa è che finché ci sarà Cooper al suo fianco, Laura potrà contare su un alleato fidato e coraggioso, in questa ormai eterna diatriba tra Bene e Male.

Al momento non mi vengono in mente altre questioni irrisolte, ma ce ne saranno moltissime altre sicuramente (se volete, aggiungete le vostre domande nei commenti). David Lynch recentemente ha detto che la migliore interpretazione è quella che ognuno vuole dare: ogni spettatore può vedere ciò che vuole nel finale e creare così la propria realtà parallela. Io ho detto la mia e seppur in principio fossi rimasto spiazzato da un finale così aperto e misterioso, ora che sono passati dieci giorni lo ritengo perfetto. Ad ogni modo tra poco più di un mese avremo David Lynch al Festival di Roma, vedremo se il regista parlerà ancora di questo misterioso finale e se annuncerà qualcosa di importante per il futuro… Non penso ci sia bisogno di una quarta stagione (per quanto, ahi ahi ahi, quanto mi piacerebbe), perché Twin Peaks, nella sua imperfezione e nel suo inestricabile mistero, è perfetto così com’è. Mi auguro soltanto una cosa: speriamo che Cooper non diventi una teiera gigante.

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Twin Peaks 2017: Andiamo a casa (Episodio 17-18)

Twin Peaks è finito. Forse. Diciamo che per ora è finito, forse per sempre, forse no, come il finale lascia intendere. Ne abbiamo ancora bisogno. C’è ancora tanto da dire, tantissimo da raccontare, dopo una doppietta finale che prima ci coccola nella sua perfezione per poi lasciarci basiti nel suo nuovo mistero, verso una scena finale che mette i brividi, brividi che poi ti accompagnano per tutta la notte. Se l’Episodio 17 è più o meno meraviglioso, l’Episodio 18 sembra più la prima puntata di una nuova stagione, con tutta la sequela di domande e situazioni per cui non abbiamo risposte (ma qualche teoria sì, come vedremo dopo). Sarà un articolo molto lungo, quindi facciamoci prendere per mano da Cooper ed entriamo in questo mondo assurdo e strabiliante. Vai con la sigla.

Part 17

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Twin Peaks 2017: Io sono l’FBI (Episodio 16)

Una settimana. Ancora una settimana, sette maledettissimi giorni e Twin Peaks finirà, presumibilmente, per sempre. Io non credo di essere pronto a questo. I botti di queste ultime puntate non fanno che confermare ciò che avevamo sempre sospettato: siamo testimoni di qualcosa di storico, di un capolavoro che verrà visto, rivisto, studiato, teorizzato e finalmente compreso. Anche questo episodio non è certamente avaro di sorprese, in un susseguirsi di scene madri che rendono la sedicesima puntata senza dubbio indimenticabile. Il motivo numero uno, neanche a dirlo, è il momento che tutti noi attendevamo da 25 anni. Stiamo per entrare in zona spoiler. La stiamo attraversando. Ultimo avviso. Ci siamo: Cooper è tornato! “Finalmente”, come afferma Mike. Vorrei parlare subito di questo ma cerchiamo di fare i bravi: atteniamoci alla cronologia, torneremo su Cooper tra qualche riga. Sigla.

Un sottofondo musicale inquietante e la soggettiva notturna di un’automobile sulla strada fa capire immediatamente che l’apertura della puntata è per Mr C. Lui e Richard arrivano al punto delle coordinate che Cooper malvagio aveva ottenuto da Ray, da Philip Jeffreys e da Diane. Mr C, che stupido non è, manda Richard nel punto esatto indicato dalle coordinate, dando un’ennesima conferma sulla sua paternità (“Sono più vecchio di te di 25 anni”, coincide tutto direi!). Il figlio di Audrey viene folgorato da una scarica elettrica, sotto gli occhi del suo malvagio padre: “Goodbye my son”. Jerry Horne, finalmente fuori dal bosco in cui si era perso, è testimone della scena. Anche Richard è dunque fuori dalla serie (ma direi che non ne sentiremo la mancanza).

Dalla notte di Twin Peaks saltiamo ai colori caldi del Nevada: eccoci a Las Vegas, fuori dalla casa di Dougie Jones. Cosa sarà successo dopo la scossa elettrica della scorsa puntata? Ancora non lo sappiamo perché fuori da casa sua ci sono Tim Roth e Jennifer Jason Leigh che aspettano il nostro Dougie per farlo fuori. In quel momento giungono sul luogo l’FBI e anche i fratelli Mitchum, mentre Roth e Leigh finiscono casualmente nel mezzo di una sparatoria causata da un parcheggio fatto male (se vivessero a Roma dovrebbero sparare a mezza città…). La coppia mandata da Mr C soccombe in una scena surreale in cui il vicino di Doug gli spara addosso una mitragliata pur di sostenere le sue ragioni a proposito del parcheggio. “Ma che cazzo di quartiere è?”, commenta Bradley Mitchum, non a torto. “La gente è molto stressata”, gli risponde il fratello.

Dougie, dopo la scossa, è finito in coma. La sua famiglia e il suo capo gli sono attorno, nella speranza di vederlo tornare tra loro. Poco dopo, mentre Janey-E e Sonny Jim sono fuori, Bushnell sente uno strano rumore nella stanza (il suono che sentivano Horne e Kimberly nel Great Northern?). Il capo di Dougie si allontana nel corridoio e la coscienza di Dale Cooper torna finalmente nel suo corpo: l’Agente Speciale Cooper apre gli occhi e capiamo subito che non si tratta più di Dougie. Mike, in una visione della Red Room, gli dà il bentornato: “Ti sei svegliato, era ora”. Cooper annuncia fiero, davanti a tutti noi: “Al cento per cento!”. Seguono urla di giubilo dagli spettatori di tutto il mondo. Prima di alzarsi dal letto Cooper chiede a Mike di “fabbricare” un altro doppione (allo scopo, come capiremo poco dopo, di ridare Dougie alla sua famiglia). Cooper è tornato! La sua proverbiale favella dà subito disposizioni a tutti e, quando Bushnell gli comunica che l’FBI lo sta cercando, Cooper, accompagnato dalla musica di Badalamenti, replica prontamente: “Io sono l’FBI!”. Vi giuro su Francesco Totti che ho detto “I am the FBI” in contemporanea con Cooper, l’enfasi della scena e il primo piano di Kyle MacLachlan non potevano che regalarci una frase di questo genere. Brividi forti per una frase già consegnata alla storia delle serie tv.

Giungiamo ora alla questione Diane. Era chiaro a tutti che c’era qualcosa che non andasse nella donna. Dopo aver ricevuto un inizialmente sibillino “:-) ALL” da Mr C (tramite SMS), Diane si reca in piano sequenza dai suoi ex-colleghi per raccontare la celebre notte in cui incontrò Cooper due decenni prima. Come avevo già teorizzato nel recap della settima puntata, Diane è stata violentata da Cooper malvagio. La donna poi, sconvolta, confessa di non essere se stessa e, mentre sfodera una pistola per sparare a Gordon Cole, Albert la fredda prontamente. Il messaggio con scritto “All” significava dunque che Diane li doveva uccidere tutti. Il corpo di Diane sparisce nel nulla e Tammy capisce che si trattava anche lei di un tulpa (stessa sorte capitata alla donna del primo caso “Rosa blu”, di cui ci aveva parlato Albert qualche puntata fa). Diane fa dunque la fine del primo Dougie: la ritroviamo nella Red Room, dove Mike gli comunica che è stata “fabbricata”. Le ultime parole dell’ex segretaria di Cooper sono: “Lo so, vaffanculo”. E anche lei svanisce, lasciando dietro di sé la solita palletta (oggi abbiamo scoperto che si tratta di un seme per realizzare questi celebri “doppioni”).

Nella scena successiva Cooper si congeda dalla moglie di Dougie e da suo figlio, dicendogli che l’uomo ritornerà molto presto da loro, per sempre (VOGLIAMO LO SPIN OFF! VOGLIAMO LO SPIN OFF!). Senza dubbio si tratta del momento strappalacrime della puntata: Naomi Watts capisce che Cooper non è Dougie, il figlioletto è distrutto dal dolore, ma Cooper li rassicura entrambi: “I will be back”. Janie-E saluta così la serie con un ultimo bacio e un amorevole “chiunque tu sia, grazie”. Cooper se ne va con i suoi nuovi amici, i fratelli Mitchum, i quali gli hanno preparato un jet privato per portarlo immediatamente a… Twin Peaks, ovvio! La macchina da presa si allontana lemme lemme da Janie-E e suo figlio: una carrellata all’indietro senza dubbio letale per chi ha la lacrima facile. Cooper è proprio come lo ricordavamo: educato, gentile, sempre con una parola carina per tutti. L’eroe di tutti, l’eroe che ci era mancato.

Le sorprese non sono ancora finite, ce ne saranno ancora tre negli ultimi sette minuti (!!!). La scena si sposta come di consueto al Roadhouse dove siamo tutti orgogliosi di presentare Edward Louis Severson: chi cazz’è, direte voi. Mentre voi ve lo chiedevate, io stavo già urlando di gioia: dall’ombra sbuca infatti una chitarra acustica e la voce inconfondibile di Eddie Vedder (annunciato al Roadhouse con il suo vero nome: se lo sapevate anche voi vengo là e vi stringo la mano, amici miei). La canzone eseguita dal frontman dei Pearl Jam si intitola “Out of Sand”, che Vedder ha scritto appositamente per la serie di David Lynch. Colpo di scena numero uno.

Subito dopo l’esibizione di Eddie Vedder Audrey entra (finalmente!) al Roadhouse con Charlie. I due si siedono al bancone, ma non fanno in tempo a fare un brindisi che il presentatore annuncia nientepopodimeno che la “Audrey’s Dance”. Audrey è spiazzata ma, nel momento in cui parte il suo celebre tema (che fa per la prima volta la sua comparsa in questa stagione della serie), comincia a ballare come ai vecchi tempi. “Ma questo non può essere reale!”, urlo io nel buio della mia stanza, per il piacere dei vicini. Colpo di scena numero due.

Il ballo è interrotto da una rissa improvvisa, Audrey corre verso Charlie (e verso di noi), urlando “Fammi uscire di qui!”. Stacco netto: Audrey, senza trucco, sotto una fredda luce a neon, con un vestito bianco che potrebbe essere un camice ospedaliero, si guarda allo specchio e ripete “What? What?”. Ragazzuoli e ragazzuole, anche se non è ancora sicuro al 100%, vi chiedo scusa e sfodero la mia coda di pavone: non posso fare a meno di vantarmi per aver azzeccato la teoria surreale che vi avevo proposto nel riassuntone dell’Episodio 13 (copio-incollo per i più pigri): “L’unica teoria che mi viene in mente è: tutto ciò non è reale. Forse Audrey è ancora in coma e tutto ciò sta avvenendo nel suo cervello. Ma forse sarebbe troppo anche per Lynch”. Sembrerebbe proprio che niente è mai troppo per David Lynch. Colpo di scena numero tre.

La puntata si chiude qui e con i titoli di coda sopraggiunge la consapevolezza che lunedì prossimo, a quest’ora, avremo già visto le ultime due puntate di Twin Peaks. Sarà una doppietta massacrante a livello emotivo ma presumo spettacolare a livello narrativo. Da martedì potremo fondare un gruppo di supporto per i malati di Twin Peaks che rimarranno orfani della serie. Chi viene con me?

Part 16

Twin Peaks 2017: Viale del Tramonto (Episodio 15)

I brividi. Ho appena finito di vedere il quartultimo (sigh) episodio di Twin Peaks e ho i brividi lungo la schiena. Il titolo di questo articolo potrà sembrare sibillino a molti di voi (o forse no), ve lo spiegherò più avanti: vi anticipo soltanto che si tratta di una delle trovate narrative più belle che mi siano mai capitate di vedere in una serie tv. Il cinema come salvezza. Usare uno dei classici più indimenticabili della settima arte come ritorno alla vita. Diamine, sto dicendo troppo, ne parliamo più avanti, promesso. No, aspettate, mi devo rivedere un attimo la scena, è troppo bella.

Ok, l’ho rivista. Mamma mia lo sguardo di Kyle MacLachlan quando Cecile DeMille dice quella frase…

Puntata da brividi, dicevo. I brividi, di felicità, arrivano già dopo pochi minuti. Nadine si dirige, pala in spalla, da Big Ed. Scopriamo che è stata lei ad impedire la felicità tra Ed e Norma, la sua gelosia ha sempre tenuto Ed lontano dal suo amore di sempre. Nadine “libera” così suo marito: il nostro corre al Double R di Norma per annunciare la notizia alla donna, la quale frena i suoi entusiasmi dicendogli “Scusa, ma c’è Walter” (il suo socio in affari con cui avevamo intravisto una certa tensione nelle puntate precedenti). Ed sembra affranto, si siede al bancone mentre Otis Redding ci strazia le viscere con uno dei suoi capolavori (“I’ve been loving you too long”). Norma dice a Walter di voler mollare il franchise, rinuncia così ad un sacco di soldi per mandare avanti il suo unico e solo Double R. “Motivi di famiglia”, afferma la donna. Poco dopo, intorno alle spalle di Ed si avvolgono le mani di Norma: proposta di matrimonio, bacio appassionato e finalmente, dopo 25 anni, tanti cuori in festa.

Lo stacco è forte: dal cielo di vaniglia riempito dalle note di Otis Redding si passa al buio, a suoni inquietanti e ad un’inquadratura dell’asfalto che sembra essere uscita fuori da “Strade Perdute”. Alla guida di una macchina c’è Mr C (Cooper malvagio) che sta raggiungendo una stazione di servizio fantasma, emersa dal nulla tra i boschi di Twin Peaks: il doppelganger si dirige nella celebre stanza sopra al “convenience store” di cui ci aveva parlato Philip Jeffreys in “Fuoco cammina con me”. Cooper vuole incontrare proprio Jeffreys e, accompagnato dagli uomini neri, lo incontra in un luogo piuttosto angusto, pieno di elettricità (che come sappiamo è l’evoluzione del Fuoco e rappresenta dunque il Male). Altro brivido: per un attimo ho sperato che potesse comparire David Bowie, in realtà l’ex agente dell’FBI gli parla attraverso una sorta di teiera gigante (a meno che non si sia trasformato in questa cosa, chi ci capisce!). La voce purtroppo non è di Bowie, quindi si vede che il cantante non ha avuto proprio modo di interpretare nuovamente il suo vecchio personaggio. Cooper vuole avere alcune informazioni, una di queste è scoprire l’identità di Judy, la misteriosa persona di cui Jeffreys non voleva parlare nell’ormai celebre incontro di Philadelphia in “Fuoco cammina con me”. “Tu hai già incontrato Judy”, risponde la teiera. Penso che non sia un caso che non viene mai usato il pronome “lui” o “lei”, il complemento oggetto è sempre Judy proprio per non far capire il sesso del personaggio di cui si parla. In quest’ottica è più che una congettura l’idea che Judy sia una sorta di nome in codice del maggiore Garland Briggs (anche perché in una delle ultime puntate della seconda stagione, interrogato da Windom Earle, il Maggiore dice di chiamarsi Judy Garland). Squilla improvvisamente un telefono e Mr C viene catapultato in una cabina telefonica fuori dalla stazione di servizio, dove la chiamata si interrompe immediatamente e dove troviamo Richard Horne che gli sta puntando una pistola contro. Richard dice di aver visto Cooper in giacca e cravatta in una foto appartenente a sua madre Audrey: sa che lui è un agente dell’FBI. Mr C non si scompone, disarma Richard in un battibaleno e invita il ragazzo a salire sul fuoristrada con lui: gli parlerà strada facendo (vedremo prossimamente se la teoria sarà provata: Richard è davvero il figlio di Mr C?).

Nei boschi di Twin Peaks, ma in pieno giorno, troviamo Steven (il marito di Becky, ovvero la figlia di Shelley e Bobby) e la sua amante, che dai titoli di coda scopriamo trattarsi di Gersten Hayward, nientepopodimeno che la sorellina di Donna! Esatto, la bambina che in una vecchia puntata cantava una canzone per Laura Palmer insieme a Leland. Quindi la sorella di Donna a quanto pare ha “fregato” il marito alla figlia di Shelley. Vabbè. Steven si vuole suicidare, lei cerca di impedirglielo, ma alla fine, complice anche la presenza di un ignaro passante accompagnato da un Boston Terrier, ci riesce. Non lo vediamo, ma è presumibile che Steven abbia salutato la serie. Meglio così. Il passante con il cagnolino segnala la cosa a Carl, il gestore del parcheggio per camper.

Al Roadhouse intanto vengono presentati gli ZZ Top e per un attimo mi sono fomentato pensando che dopo Ritorno al Futuro III la band texana avesse fatto una comparsata anche in Twin Peaks. Ascoltiamo “Sharp Dressed Man” ma loro però non ci sono. Al Roadhouse arriva James, accompagnato da Freddie “Guanto Verde”. James saluta Renee (la ragazza che si era emozionata ascoltando la sua performance due puntate fa), ma suo marito Chuck (Ah! Lui è dunque il Chuck di cui parlava Audrey, quello di cui non ci si può fidare!) lo aggredisce. Ovviamente avere un amico come Freddie aiuta: il ragazzo con il suo guanto verde tocca appena gli aggressori, mandandoli entrambi in terapia intensiva. James e Freddie vengono arrestati, finiscono nelle celle della stazione di polizia dove trovano Naido che continua ad emettere suoni incomprensibili.

Prima di andare oltre ne approfitto per scusarmi per tutte queste continue parentesi, ma ci sono delle cose che devo spiegare nella maniera più breve possibile. Continuiamo.

Las Vegas (ci stiamo arrivando, ci stiamo arrivando!). Nella sezione dell’FBI l’imbranato agente che doveva trovare Dougie porta nella stazione la famiglia sbagliata, scatenando le ire del suo furioso superiore. Intanto Todd, il mandante di tutti i tentativi di uccisione nei confronti di Dougie, viene freddato insieme al suo assistente. Il killer è Chantal, ovvero Jennifer Jason Leigh, che subito dopo aver ucciso i due (sicuramente per conto di Cooper) chiacchiera al telefono con Tim Roth a proposito di roba da mangiare. La conversazione seguente tra i due, hamburger alla mano, a proposito della mancanza di persone da torturare, fa pensare tanto ad una scena uscita fuori da un film di Quentin Tarantino (probabilmente omaggiato tramite i suoi due attori emblematici). Eccoci. Arriva la mia scena preferita di questo episodio. Dougie sta mangiando una fetta di torta servitagli dalla amorevolissima moglie. Mentre mangia riesce ad accendere il televisore, dove stanno trasmettendo “Viale del Tramonto” (capolavoro di Billy Wilder): in uno scambio di battute tra Gloria Swanson, William Holden e Cecile DeMille, quest’ultimo afferma: “Chiama Gordon Cole!” (dovete sapere che Gordon Cole è davvero un personaggio di “Viale del Tramonto”). Dougie, sempre più Cooper, sgrana gli occhi, blocca il film e si dirige lentamente verso una presa elettrica (simile a quella dalla quale era tornato nel mondo reale). Infila una forchetta in uno dei buchi provocando un black out, tra le urla di Naomi Watts: qualcosa mi dice che questa è stata l’ultima volta in cui abbiamo visto Dougie. Se è come penso, cioè che Dougie sta per ritornare ad essere Cooper grazie al nome di Gordon Cole sentito in un film, David Lynch è un fottuto genio. Utilizzare diegeticamente il Cinema come spinta definitiva verso il ritorno alla ragione, come resurrezione dello spirito, è una delle più belle dichiarazioni d’amore mai viste in una serie tv o, più in generale, su un qualunque audiovisivo. Ditemi che anche a voi questa cosa ha fomentato da morire, non fatemi sentire un povero pazzo.

La scena successiva è straziante: ci lascia uno dei personaggi più iconici e rappresentativi della serie. La Signora Ceppo telefona a Hawk per dirgli che sta morendo, ricordandogli le cose che si sono detti quando potevano parlare faccia a faccia. Come sapete Catherine Coulson, l’attrice che la interpreta, è morta poco dopo le riprese di questa stagione di Twin Peaks, e la cosa rende questa scena più toccante che mai. “La morte non è la fine, è un cambiamento”.  Hawk, e con lui Lynch, dà l’addio alla mitica Signora Ceppo. Ci mancherà.

Prima del finale al Roadhouse, dove sorvolerei sulla ragazza che urla, ritroviamo la diatriba assurda tra Audrey e suo marito Charlie. L’uomo, poveretto, ha tutta la pazienza di questo mondo, Audrey tuttavia lo aggredisce vomitandogli in faccia tutto il suo livore nei suoi confronti.

Mancano tre puntate alla fine di Twin Peaks: non ci posso pensare. Continua a succedere di tutto e davvero non abbiamo idea di come potrà finire la serie: è davvero molto difficile poter prevedere gli accadimenti ed è forse proprio questo il punto forte di quest’opera. Tuttavia, in qualche modo, Cooper sta tornando, e noi lo aspettiamo.

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Twin Peaks 2017: Braccio di Ferro (Episodio 13)

E stiamo a 13. Cinque puntate al termine di uno show totalmente sopra le righe e fuori da ogni schema: che piaccia o no, non si potrà di certo metterne in discussione l’originalità, la capacità di farci ridere in una scena e di angosciarci subito dopo. Ancora una puntata di transizione, anche se bellissima da vedere: la sensazione è che Lynch stia dilatando i tempi per mandarci letteralmente fuori di testa nelle ultime due o tre puntate. Ho il sospetto che non vedremo più Cooper come lo conosciamo, o meglio, che l’ultima scena dell’ultima puntata di Twin Peaks coinciderà proprio con il suo ritorno (una sorta di contrappunto dell’ultima scena della seconda stagione, in cui invece avveniva proprio il contrario). Solo una sensazione, certo, ma comunque un’ennesima conferma che il tormentone di questa stagione sia proprio “Ma quando torna Cooper?”. Una domanda che ci accompagna puntata dopo puntata, come in passato ci aveva accompagnato l’interrogativo (molto più coinvolgente) su chi avesse ucciso Laura Palmer. Ma parliamo di questo tredicesimo episodio, sul quale non c’è molto da dire, a parte alcuni riferimenti al vecchio Twin Peaks e soprattutto ancora una volta il nome di Philip Jeffreys.

La puntata si apre con una risata enorme: negli uffici della Lucky 7, la compagnia di assicurazioni dove lavora Dougie, arriva proprio il signor Jones, in compagnia dei fratelli Mitchum e delle tre pin-up, tutti in fila per un allegrissimo trenino. Si recano dal direttore per consegnare una serie di regali, un ringraziamento per il maxi assegno ricevuto nelle scorse puntate. Anthony Sinclair (Tom Sizemore) assiste alla scena basito, ora che neanche i Mitchum hanno ucciso Dougie, toccherà a lui occuparsene: ha solo un giorno di tempo e Todd, il mediatore tra i sicari e il mandante (Mr C, cioè il Doppelganger), non sembra affatto soddisfatto.

Mr C intanto (ehi, non sto inventando niente, è il nome proposto da Kyle MacLachlan per il personaggio di Cooper malvagio) raggiunge Brian, l’uomo che lo aveva “ucciso” nell’episodio 7, se non ricordo male. La scena è fantastica: siamo in una sorta di garage dove una gang osserva su uno schermo gigante l’arrivo del demone. Mr C viene sfidato a braccio di ferro dal boss, se perderà dovrà lavorare per lui, se vincerà potrà avere Brian. Ovviamente, dopo una scena molto intensa, Cooper malvagio non solo vincerà la sfida, ma ucciderà il boss con un pugno secco in volto. Brian adesso sembra davvero “fucked”. Mr C gli domanda chi ha chiesto a Brian di ucciderlo: esce fuori che il mandante è Phillip Jeffreys (odio ripetermi, l’ho scritto mille volte: è il personaggio interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”). Il perché? “Dentro hai qualcosa che vogliono”. Wow. Ma c’è di più: Jeffreys aveva detto a Brian che prima di ucciderlo doveva infilare a Mr C l’anello verde! L’anello che impedisce ai demoni della Loggia Nera di possedere una persona (dai, avete capito di quale anello si parla, no?). Brian è costretto ad indossare l’anello, poi Cooper gli domanda le coordinate di Hastings (quelle che l’ormai defunto preside della scuola di Buckhorn ha avuto dal Maggiore Briggs), ottenendo il foglio con i numeri. Ora anche lui si dirigerà a Twin Peaks! Tra gli spettatori di questo interrogatorio, in un’altra stanza, c’è tutta la gang di prima, compreso Richard Horne (che probabilmente è il figlio di Mr C). Ultima domanda: dov’è Phillip Jeffreys? Brian risponde che l’ultima volta si trovava in un posto che si chiama “The Dutchman”, ma è un posto che non esiste. Cooper gli spara dicendogli che lo conosce. L’anello scompare dalla sua mano e fa ritorno sul celebre comodino dove si trova ogni qual volta lo vediamo nella Loggia Nera. Ora capiamo qualcosa a proposito della resurrezione di Mr C nell’episodio 7: Brian prima di ucciderlo non aveva messo l’anello verde alla sua mano, favorendo così l’intervento degli uomini neri. “E bravo lo svejo”, si dice a Roma.

A Las Vegas intanto la polizia ha analizzato (finalmente!) le impronte di Dougie è ha scoperto che è appena evaso da una prigione in South Dakota e che era un agente dell’FBI. I poliziotti si fanno tutti una grassa risata e buttano i risultati nel cestino. Avrei fatto lo stesso anche io. Quindi nessuna speranza di poter collegare Dougie a Cooper, e di conseguenza nessuna speranza di vedere Gordon e Albert in rotta verso Las Vegas (anche se c’era quel messaggio ricevuto da Diane che parlava proprio di questa città…). Nel frattempo Anthony cerca di avvelenare Dougie, ma scoppia a piangere in preda ai sensi di colpa: l’attentato, anche in questo caso, va a vuoto e Dougie Jones può gustarsi in tutta tranquillità il suo caffè e una fetta di torta di ciliegie.

A Twin Peaks c’è il ritorno di Big Ed: è seduto al ristorante di Norma, ma tra loro due, per sua stessa ammissione, non c’è niente. E così Ed alla fine non è riuscito a stare con l’amore della sua vita, anche se sembra essere ancora innamoratissimo (a giudicare dagli sguardi che lancia a Norma). Scopriamo che il Double R è diventato un franchise e che esistono altri quattro ristoranti con lo stesso nome (!), ma che quello di Twin Peaks, l’originale, è quello che sta andando peggio: spende troppo per la qualità degli ingredienti. Ce ne frega una mazza? No, andiamo avanti. Nadine si è lanciata nel business delle tende silenziose, l’invenzione che l’avrebbe fatta diventare ricca (così diceva nelle prime puntate della prima stagione). La donna riceve la visita di Jacoby, ma il discorso tra loro due è fuffa (si parla di continuare a spalare via la cacca dalla vita). Stacco su casa Palmer: Sarah sta fumando e bevicchiando in salotto, dove assiste in loop ad una scena tratta da un incontro di pugilato. Ripeto: in loop, sempre la stessa scena, che ogni 30 secondi si ripete. La donna non sembra proprio mentalmente in forma. Non succede niente, tuttavia l’angoscia della scena, dell’inquadratura, degli specchi… Molto intensa, come spesso succede soprattutto nelle scene in cui non accade niente.

Audrey intanto cerca ancora di sapere il contenuto della telefonata della scorsa puntata: la donna è fuori di sé, è in pieno stato confusionale e dice di non sapere chi sia (Rita dice la stessa frase in “Mulholland Drive”, l’ho rivisto un paio di mesi fa, ne sono certo). Tutta la vicenda Audrey è spiazzante: tutte le persone nominate non ci dicono nulla, sembra qualcosa assolutamente fuori contesto. Potrebbe essere il preludio a qualcosa di inaspettato, chi può dirlo. Ad ogni modo la donna che è sempre stata capace di ottenere ciò che voleva, ora non riesce a sapere il contenuto di una telefonata. Ironico. L’unica teoria che mi viene in mente è: tutto ciò non è reale. Forse Audrey è ancora in coma e tutto ciò sta avvenendo nel suo cervello. Ma forse sarebbe troppo anche per Lynch.

Intanto al Roadhouse a sorpresa sul palco questa volta c’è James Hurley: l’ex di Laura e di Donna si esibisce in una versione live della terrificante “Just You”, la canzone che aveva suonato insieme a Maddy e alla stessa Donna nella seconda stagione della serie. Una ragazza (Renee, secondo i titoli di coda) assiste all’esibizione e scoppia in lacrime dall’emozione. Va’ a capire perché… è innamorata di James? La canzone le ricorda qualcosa o qualcuno? Forse lo sapremo più avanti, forse no. La chiusura della puntata è affidata però alla stazione di servizio di Big Ed, dove l’uomo sembra essere piuttosto pensieroso, davanti ad un caffè. L’inquadratura sulle pompe di benzina suggerisce la scena in cui sono nati gli uomini neri, nell’ottavo episodio. Diciamo che tutto ciò non aiuta ad alleviare l’angoscia di fondo.

Lynch sembra intento a fare a braccio di ferro con lo spettatore: sfida la sua pazienza, lo spiazza, gli regala un po’ di spazio per poi tenerlo in pugno ancor più di prima. Manca circa un mesetto alla fine e io penso che avrò seriamente bisogno di una terapia di gruppo per superare la fine della serie.

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Cooper, Doppelganger e Dougie: il punto della situazione su Twin Peaks

Mancano soltanto 7 episodi al termine di “Twin Peaks”. La serie culto di David Lynch sta per terminare, probabilmente per sempre. Sempre più persone, con il passare degli episodi, continuano a dire di non capirci nulla, si domandano perché esista Dougie e sembrano avere difficoltà ad accettare la presenza del Cooper malvagio. Ho pensato sia giunta l’ora di fare una bella ricapitolazione su questi personaggi, in particolare sul doppelganger di Cooper, che lo stesso Kyle Maclachlan ha deciso di chiamare Mr C (nome che adotterò anche io in questo articolo, anche perché scrivere ogni volta “Cooper malvagio” o “Doppelganger” è una faticaccia). Neanche a dirlo, tutto ciò che troverete dopo il faccione riflesso di Cooper, è SPOILER allo stato puro.

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Twin Peaks 2017: Il Fuoco Nero (Episodio 11)

Dopo l’episodio sottotono della settimana scorsa, finalmente una ripresa, lenta come Dougie, ma comunque una ripresa (con due-tre scene a mio avviso eccezionali). Ancora non succede molto, ma si tratta ad ogni modo di una bella puntata che tra l’altro ci fornisce alcune piccole indicazioni sul proseguo della serie. Andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio dell’Episodio 11.

La puntata si apre con alcuni ragazzini che giocano con una palla da baseball e casualmente incappano in Miriam, la donna massacrata da Richard Horne nella scorsa puntata. Miriam è viva e insanguinata, striscia sull’erba, ma ancora resiste. Restiamo a Twin Peaks: Becky, la figlia di Shelley, è letteralmente fuori di sé, scopre che suo marito è con un’altra donna e si reca in un albergo o quello che è per ucciderlo. Non riuscirà nel suo intento e subito dopo la ritroveremo al Double R seduta al tavolo con i suoi genitori: Shelley e (rullo di tamburi) Bobby. Scopriamo inoltre che Shelley di cognome fa Briggs, dunque, come tra l’altro annunciato al termine della seconda stagione di Twin Peaks, Bobby l’ha sposata (anche se ora Shelley abbandona le riunioni di famiglia per fuggire innamorata tra le braccia di quel narcotrafficante di Red, a quanto pare il suo passato non le ha insegnato proprio niente eh!). Al ritorno di Shelley, degli spari rompono la tranquillità del locale di Norma. Sono partiti accidentalmente da un bambino, che aveva appena raccolto in macchina la pistola del padre (aah, gli Stati Uniti, mortacci vostra e di chi vi fa tenere le armi in libertà). Bobby esce dal locale e cerca di ricomporre la situazione, mentre dietro all’auto con il bambino una donna suona il clacson ininterrottamente. Dopo alcuni minuti Bobby finalmente le si avvicina e vi trova all’interno una signora urlante che parla di ritardi, di cene, di zii e di una bambina malata. Dal sedile del passeggero si alza improvvisamente dal buio la bambina, con movenze da zombi e con un rivolo di vomito verde che le esce dalla bocca senza soluzione di continuità. La scena è assurda ma agghiacciante. Nonostante il vento di scirocco di questa sera, la bambina col vomito mi ha davvero gelato il sangue, giuro.

A Buckhorn intanto, Gordon Cole, Albert, Tammy, lo sceriffo di Buckhorn e Hastings (il preside della scuola incriminato per la morte della bibliotecaria Ruth) si dirigono nel posto indicato dall’uomo durante l’interrogatorio (a Sycamore Street… ricordate gli alberi di sicomoro nel bosco di Twin Peaks?). Albert e Gordon vedono uno degli uomini brutti, sporchi e cattivi dietro una baracca. Gordon si avvicina alla “Zona” e vede uno strano vortice nero in cielo, all’interno del quale c’è una stanza con gli uomini neri (?!). Albert lo tira fuori da là prima che Gordon faccia la fine di Laura Palmer nel primo episodio (l’effetto-risucchio è molto simile). I due scoprono dunque il corpo senza testa di Ruth (la quale ha scritte sul braccio delle coordinate), mentre uno dei barbuti, cioè gli uomini neri, cioè i tizi sporchi, riesce a possedere Hastings fino a fargli esplodere la testa (!). Gli sbirri si riuniscono nell’ufficio dello sceriffo per cercare di dare una spiegazione a tutto ciò, Albert e Gordon affermano di aver visto uno di questi uomini e Diane addirittura aggiunge di averlo visto uscire dalla macchina dello sceriffo (il quale, così come Tammy, non ha visto assolutamente nulla). Albert mostra a Gordon le coordinate impresse sul braccio del cadavere di Ruth: Diane sembra decisamente molto interessata ai numeri e Albert lo capisce immediatamente. A Gordon Cole tra l’altro trema la mano: in Twin Peaks questo succedeva quanto il varco per la Loggia Nera si stava per aprire (ricordate tutte quelle mani tremanti al Double R, verso la fine della seconda stagione?).

Intanto nell’ufficio dello sceriffo di Twin Peaks, Truman e Hawk stanno studiando il luogo dove devono dirigersi. Attraverso Google Earth Truman non capisce un granché, ma ecco che Hawk tira fuori una mappa indiana piena di strani simboli: il vice-sceriffo comincia a parlare di un Pino Blu, del grano nero (simbolo di morte!) e del fuoco che, se associato al grano nero, si trasforma nel simbolo del Fuoco Nero (e la cosa a quanto pare non è molto incoraggiante). Neanche a dirlo, arriva la telefonata della Signora Ceppo che afferma che il suo ceppo ha paura del fuoco e che c’è il fuoco nel luogo dove Hawk è diretto. Truman, sorpreso, si sofferma ad osservare il Fuoco Nero disegnato sulla mappa.

Se in questo episodio non c’è traccia del Doppelganger, non può invece mancare il mitico Dougie Jones. Il suo capo gli dice che deve incontrare i fratelli Mitchum per consegnar loro un assegno con un risarcimento da trenta milioni di dollari (che proprio Dougie durante i suoi “compiti a casa” ha contribuito a far ottenere). I due gangster invece lo vogliono incontrare per ucciderlo. Jim Belushi tuttavia ha fatto un sogno premonitore: Doug deve avere con sé una scatola con dentro una torta di ciliegie, in questo caso non andrebbe assolutamente ucciso. L’autista porta Doug nel bel mezzo del deserto del Nevada, il nostro Cooper ha effettivamente con sé una scatola di cartone (comprata su indicazione di Mike, in una delle sue visioni della Loggia Nera). Rodney Mitchum gli punta contro una pistola e tutto ciò (scatola di cartone nel deserto + pistola puntata su un uomo disarmato) mi ha dato un vago sentore di deja-vu: forse è un omaggio a “Seven” di Fincher? I gangster non solo trovano la torta di ciliegie del sogno, ma anche l’assegno di trenta milioni che pensavano gli fosse stato negato. Insomma: Doug diventa tipo il loro nuovo migliore amico, i due fratelli lo portano fuori a mangiare la torta di ciliegie e Cooper la divora (“Damn good!”), il sapore probabilmente gli ricorda qualcosa di molto familiare…

In conclusione, tra bambini inquietanti, teste esplose all’improvviso e sogni premonitori, la puntata non è stata proprio sprecata, anche se aspettiamo ancora che Lynch ci lanci qualche bomba. Cooper/Dougie dopo 11 episodi sembra sempre lì lì per riprendersi ma invece non si sveglia mai (e probabilmente la cosa andrà avanti fino alla puntata 18, ve lo dico io). Truman e Hawk si preparano sempre più per l’entrata nella Loggia, dove in qualche modo sembrano diretti anche Gordon e Albert. Sette episodi al termine, ora è il momento di aspettarsi i veri botti da parte di una serie che, al netto di alcune scene davvero evitabili, è davvero formidabile (e che soprattutto non sembra avere tutti i punti morti delle prime due stagioni, le quali restano però imbattibili in quanto ad emozioni forti e coinvolgimento). Cosa aspettarsi dalla prossima puntata? Si tratta di David Lynch quindi… aspettiamoci di tutto!

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Twin Peaks 2017: Laura è la sola (Episodio 10)

Abbiamo talmente tanta fame di Twin Peaks che vedere sprecata così una preziosissima ora ci ha fatto un po’ soffrire. Ora mancano soltanto 8 episodi alla fine e questo di certo non ha contribuito molto all’avanzamento della trama. A parte un messaggio abbastanza criptico della Signora Ceppo e un interessante confronto tra Cole, Albert e Tammy, il resto della puntata non è stato proprio indimenticabile (beh, a parte il fatto che Dougie meriterebbe uno spin-off a parte, la scena di sesso con Naomi Watts, di cui parleremo dopo, è esilarante).

L’episodio 10 si apre con Richard Horne che arriva da Miriam, testimone oculare dell’uccisione del bambino nella puntata 6. Richard scopre che la ragazza lo ha già denunciato alla polizia e che ha appena scritto una lettera allo sceriffo per dirgli che se le succederà qualcosa la colpa sarà di Richard. Questi si introduce nella sua abitazione e la uccide brutalmente, quindi telefona a Chad, il poliziotto corrotto, per fare in modo che intercetti la lettera accusatoria prime che arrivi sulla scrivania di Truman. Nel frattempo, Carl, il custode del parcheggio di roulotte di cui avevamo già parlato nell’Episodio 6 (e visto in “Fuoco cammina con me”), sta suonando alla chitarra “Red River Valley”, ma viene interrotto da una lite furibonda tra Steven Barnett e Becky, la figlia di Shelly. L’anziano custode sbuffa, dicendo che la presenza del ragazzo è un “fottuto incubo”. Così come la madre, anche Becky deve fare i conti con un marito violento e pressoché nullafacente.

La scena si sposta a Las Vegas dove uno dei fratelli Mitchum, i mafiosi che hanno il controllo del Casinò dove Dougie aveva sbancato, viene colpito da una delle tre donne che accompagnano sempre i due fratelli. Qualche decina di secondi è dedicata al tentativo della donna di catturare una mosca, cosa che mi ha fatto pensare molto alla puntata di Breaking Bad dedicata interamente alla presenza di una mosca nel laboratorio dove lavorano Walter e Jesse. A parte ciò, i due fratelli scoprono in tv della cattura del nano assassino che aveva cercato di uccidere Doug Jones. Jim Belushi e suo fratello scoprono così che il loro “Mr. Jackpot” si chiama effettivamente Doug Jones, come gli aveva detto l’ormai ex direttore del Casinò. Dougie intanto è dal dottore con sua moglie e sembra davvero in forma smagliante: fisico asciutto, pressione perfetta, cuore e polmoni a pieno regime. Appena tornati a casa, dopo un’inquadratura sulle scarpe rosse della donna, i due fanno l’amore: sarà una delle scene più esilaranti di tutta la stagione. Inutile dire che Janey-E si ritroverà più che soddisfatta dalla prestazione di Dougie.

Torniamo a Twin Peaks: il dottor Jacoby si è ormai trasformato in Beppe Grillo, vede complotti ovunque e sembra pienamente convincere Nadine, che per la prima volta in questa stagione apre bocca per commentare quanto sia meraviglioso (il discorso o l’uomo?). Non vedo come questa linea narrativa possa tornare utile ai fini della trama, ma sicuramente da qualche parte dovrà portare (e secondo me avrà a che fare con la celebre pala che Jacoby cerca di vendere ai suoi spettatori). Stesso discorso vale per Jerry Horne, sempre più perso nei boschi, ma che secondo me avrà un ruolo interessante in futuro: scommetto un euro che si trova nei pressi del luogo in cui si aprirà il varco per la Loggia Nera, il punto segnato sul foglietto lasciato da Briggs in cui dovranno dirigersi lo sceriffo, Bobby e Hawk. Intanto quell’infame di Chad riesce a rubare la lettera destinata allo sceriffo in cui Miriam denuncia Richard. Ma occhio a Lucy: potrebbe aver capito che Chad nasconde qualcosa. Speriamo di sì.

Eccoci dunque al momento “Kubrick” di questo episodio: Richard Horne si rivela ufficialmente come il figlio di Audrey, visto che per la prima volta si rivolge a Sylvia Horne chiamandola “nonna” (fino ad oggi sapevamo il suo cognome esclusivamente grazie ai titoli di coda). Il ragazzo fa irruzione in casa della nonna e dello zio Johnny, che è vivo, contrariamente a quanto si pensava dopo lo scorso episodio, ed è legato mani e piedi ad una sedia. Richard minaccia la donna e alza le mani su di lei, costringendola a rivelargli la combinazione della cassaforte. Johnny intanto assiste impotente alla scena, mentre suo nipote rapina la nonna (in sottofondo si può ascoltare un accenno di musica classica). La scena ricorda l’irruzione violenta di “Arancia Meccanica”, in cui Alex e i suoi drughi rapinano una coppia sulle note di “Singin’ in the rain”. L’ennesima cattiveria di Richard ci dà un’ulteriore conferma del fatto che Cooper malvagio possa aver ingravidato Audrey mentre era in coma (come abbiamo sospettato dopo l’episodio 7).

Ancora Las Vegas. Anche Tom Sizemore, ovvero Anthony, cioè il collega di Doug, è al soldo di Cooper malvagio: il suo compito è di riferire ai fratelli Mitchum che Dougie ha impedito il risarcimento assicurativo della vincita effettuata dallo stesso Dougie (!) al casinò. Insomma, dovrà riferire ai due fratelli criminali che Jones si sta accanendo personalmente sui loro affari. Ovviamente la reazione non potrà che essere una: Dougie deve morire (ancora!). Ad ogni modo, criminale o no, Jim Belushi è adorabile.

Il finale si fa decisamente più interessante. Gordon Cole e Tammy scoprono Albert e il medico legale (la donna che ha effettuato l’autopsia sul corpo del maggiore Briggs) a cena insieme. Più tardi, mentre Gordon Cole sta disegnando qualcosa di molto strano (una mano che cerca di afferrare una sorta di alce), qualcuno bussa alla porta: Gordon apre e ha la visione di Laura Palmer che urla terrorizzata. In realtà è Albert, che informa Gordon del messaggio ricevuto da Diane nella scorsa puntata. La donna ha risposto al messaggio di Cooper con un piuttosto evidente: “Hanno Hastings. Ha intenzione di portarli là”. Hastings è il preside della scuola di Buckhorn, in carcere per l’omicidio della bibliotecaria Ruth. “Là” è ovviamente la cosiddetta “Zona”, il luogo dove i due amanti si erano recati e in cui avevano incontrato Briggs e gli uomini che lo hanno ucciso. Insomma, Diane, dopo l’incontro con il Doppelganger, non è più la stessa e a quanto pare ha mantenuto una sinistra relazione con il Cooper capellone. Arriva anche Tammy con delle novità: ricordate l’attico di Manhattan con quella misteriosa scatola trasparente dalla quale era comparso il mostro che aveva ucciso i due ragazzi sul divano? Da una foto risulta che Cooper malvagio è implicato in questo progetto misterioso.

Mentre Ben Horne litiga con la moglie, negandole altri soldi dopo la rapina effettuata dal nipote, e invita (finalmente) a cena la sua assistente Beverly (Ashley Judd), c’è ancora tempo per un paio di chicche lynchiane: la signora Ceppo parla al telefono con Hawk e come al solito è piuttosto ermetica. L’anziana signora afferma che lo splendore dell’elettricità sta scomparendo e si domanda cosa ci sarà nell’oscurità che le sopravviverà: “Il cerchio ora è quasi completo. Ascolta e presta attenzione al sogno del tempo e dello spazio. Adesso tutto viene a galla, scorrendo come un fiume. Quello che è e quello che non è. Laura è la sola”. Laura Palmer è la sola? La sola a fare cosa? Ad impedire che il male prenda il sopravvento? Sembra di sì, visto che nell’episodio 8 la ragazza sembra esser stata creata per combattere il male (o quantomeno per avere un ruolo cruciale in questa missione).

Intanto al Roadhouse c’è il solito finale musicale, ma con un’interessante auto-citazione: Rebekah Del Rio, la cantante latina che si esibiva al Club Silencio in “Mulholland Drive”, canta una canzone scritta insieme allo stesso Lynch, “No Stars”. Il vestito della donna inoltre richiama il pavimento della Loggia Nera. Ah, avete riconosciuto il chitarrista? È Moby!

In conclusione, possiamo trarre alcune considerazioni: Cooper malvagio, forse su indicazione di Diane, si dovrà dirigere probabilmente verso la Loggia Nera, dove sappiamo che stanno arrivando i tre migliori agenti di polizia di Twin Peaks. Su Dougie incombe una nuova minaccia di morte e la sua (ri)scoperta del sesso mi fa pensare ancora di più al fatto che sarà Audrey a trovarlo, a saltargli addosso e svegliare definitivamente il nostro Cooper (non riesco a togliermi dalla testa la battuta che Audrey fece a Cooper nella seconda stagione: “Adesso ascoltami bene agente Cooper: uno di questi giorni, prima che tu te ne accorga, io diventerò grande, diventerò una donna. Dio ti salvi quel giorno!”). Ci giochiamo un altro euro?

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Twin Peaks 2017: La Ricerca della Zona (Episodio 9)

Finalmente è tornato Twin Peaks. Due settimane di astinenza sono state tante, soprattutto dopo quella meravigliosa assurdità che è stata l’episodio 8. Pur continuando ad essere tutto piuttosto nebuloso, l’ultima puntata della serie di David Lynch sta cercando di mettere insieme i fili (pur aggiungendo altra carne al fuoco). Non mi dilungherò oltre in preamboli perché c’è davvero tanto da dire su questo episodio, quindi “let’s rock”.

Si comincia con il Cooper malvagio che, dopo esser tornato in vita, giunge in una fattoria dove trova Tim Roth (!) e la bionda Jennifer Jason Leigh (!!), due scagnozzi della sua gang (e un evidente omaggio a Quentin Tarantino). Il loro compito sarà quello di uccidere il direttore del carcere che aveva liberato lo stesso Cooper nelle scorse puntate. Il Doppelganger manda un sms ad un numero sconosciuto: “A tavola la conversazione è animata”. Subito dopo telefona al suo uomo a Las Vegas per velocizzare la questione Dougie: è dunque Cooper malvagio il mandante del tentato omicidio a Doug Jones. Più avanti scopriremo che a ricevere il messaggio di prima sarà Diane, che lo legge quasi preoccupata, ma non sorpresa. Diamo per certo che Diane sappia precisamente cosa voglia dire questo messaggio in codice, la domanda dunque sorgerà spontanea: che rapporto c’è tra Diane e Cooper?

Sulla via di ritorno verso Filadelfia, Gordon Cole riceve due telefonate: in una viene informato del ritrovamento del corpo del maggiore Briggs, nell’altra viene a sapere che Cooper è scappato dal carcere (“Cooper flew the coop!”). Il viaggio sarà dunque deviato a Buckhorn, nella parte Ovest del South Dakota, per la gioia di Diane.

Salto a Las Vegas. I detective della polizia stanno interrogando il capo di Dougie a proposito di quanto successo nell’episodio 7: il tentato omicidio da parte del nano. Il direttore fa degli strani gesti con la mano destra: lo stesso che faceva la donna vestita di rosso all’inizio di “Fuoco cammina con me”. Ai fini della trama non ha niente a che vedere, è solo una chicca inserita da Lynch per i suoi fan: a tal proposito ho trovato una gif che potete vedere qui. Torniamo alle cose serie. Una donna con le scarpe rosse cammina nel corridoio e Dougie osserva le scarpe affascinato. Potrebbe essere un indizio sul ritorno di Audrey? Anche lei indossava le stesse scarpe all’inizio della prima stagione della serie e potrebbe avallare la teoria secondo la quale sarà proprio lei a svegliare Cooper/Dougie dal suo torpore. Chissà. I detective intanto scoprono che Dougie Jones prima del 1997 non è mai esistito e pensano che possa far parte del programma protezione testimoni (anche perché hanno tentato di ucciderlo due volte, prima con l’esplosione della sua macchina e poi con il sicario). Uno dei poliziotti, con uno stratagemma, porta via la tazza con le impronte e il DNA di Dougie per scoprire chi sia. Ovviamente tra poco da quelle impronte uscirà fuori il nome di Cooper, i suoi vecchi colleghi lo stanno così per ritrovare. Sarà bellissimo.

Finalmente arriviamo a Twin Peaks. Qui, dopo un tenero scambio di opinioni tra Lucy e Andy, finiamo in casa Horne, dove Johnny Horne, il fratello di Audrey, si suicida schiantandosi con la testa contro un muro. Non possiamo fare a meno di sperare che il suo funerale sarà l’occasione per far tornare Audrey dal luogo in cui si trova. Staremo a vedere. Subito dopo eccoci a casa Briggs, dove Bobby, in compagnia di Hawk e dello sceriffo Truman, si reca dalla signora Briggs per saperne di più sull’incontro di venticinque anni prima tra il Maggiore e Cooper. Il Maggiore aveva già previsto questa scena: disse a sua moglie che un giorno Bobby, Hawk e lo sceriffo sarebbero entrati in casa e quel giorno lei avrebbe dovuto consegnargli un oggetto (di cui parleremo tra poco). Bobby sembra completamente redento dal suo passato piuttosto sporco, confermando la visione avuta da suo padre nella seconda stagione di Twin Peaks (in cui il Maggiore dice al figlio di aver sognato un futuro brillante per lui).

A Buckhorn intanto Gordon Cole, Albert, Tammy e Diane si recano all’obitorio per saperne di più sul ritrovamento del corpo senza testa del Maggiore Briggs. Oltre alle cose che già sappiamo, esce fuori qualcosa a proposito di un blog. Ci arriverò tra pochissimo. In obitorio intanto il medico legale parla all’FBI dell’anello trovato nello stomaco di Briggs: anello regalato a Dougie da sua moglie. Un’altra conferma che Dougie sta per essere trovato dall’FBI? Penso che manchi davvero poco. Nella seconda puntata, per l’omicidio del corpo senza testa e quello della bibliotecaria Ruth, era finito in prigione il preside della scuola, William Hastings. Gli agenti federali si recano dunque in carcere per interrogarlo. L’uomo afferma di essere un appassionato di realtà alternative e cose del genere: insieme a Ruth, la sua amante (ormai defunta), teneva un blog in cui parlava di tutto ciò. Recentemente Hastings aveva scritto un post in cui diceva di essere entrato nella “Zona”, dove aveva incontrato il Maggiore (che sarà identificato come Briggs, ovviamente). L’uomo, insieme a Ruth, aveva assistito alla morte di Briggs: la sua testa era improvvisamente sparita mentre fluttuava in cielo, dicendo “Cooper, Cooper” (nel terzo episodio si vedeva la testa di Briggs fluttuare davanti a Cooper, ma in quel caso aveva detto “Rosa blu”). Hastings e Ruth sono probabilmente entrati nella Loggia Nera, dove hanno consegnato delle coordinate al Maggiore (gli stessi numeri che il Gigante dà a Cooper all’inizio della prima puntata? Possibilissimo), poi qualcuno ha prima domandato il nome della moglie di Hastings e poi ha ucciso Ruth. Potrebbe trattarsi degli Uomini Neri della scorsa puntata. La cosa folle è che il blog di Hastings, “La Ricerca della Zona”, esiste davvero (!) e potete trovarlo qui.

Torniamo a Twin Peaks. Dopo una breve parentesi in cui Jerry Horne, fattissimo, “litiga” con il suo piede, mentre al Great Northern Hotel continuano gli strani rumori nel legno (Josie?), nell’ufficio dello Sceriffo c’è un importante avanzamento di trama. La scena si apre con la curiosa cena di Chad, il poliziotto antipatico e corrotto che avevamo già avuto il (dis)piacere di conoscere nelle prime puntate: sta mangiando crema di mais, una palese citazione della garmonbozia di cui si cibano i demoni della Loggia Nera (Chad sicuramente non è un demone, la scena vuole solo confermare la cattiveria della sua anima, credo). Lo sceriffo, Hawk e Bobby, grazie a quest’ultimo, riescono ad aprire il tubo di metallo lasciatogli dal Maggiore. All’interno dell’oggetto ci sono due foglietti: il primo indica un luogo, il Jack Rabbit’s Palace (di cui solo Bobby è a conoscenza e che quindi dà ragione ad Hawk quando si domandava, insieme a Lucy e Andy, se c’entrassero qualcosa i conigli…), alcune indicazioni, un orario e due giorni non lontani (oltre ad alcuni strani simboli, uno dei quali era impresso sulla carta che Cooper malvagio aveva mostrato a Darya prima di ucciderla). Sul secondo biglietto il nome Cooper compare due volte, Hawk sembra intuire che si tratta di due diversi Cooper (tra l’altro sul biglietto c’è scritto COOPER/COOPER/COO, in cui il “terzo” Cooper è tagliato a metà, potrebbe trattarsi forse della presenza di Dougie?).

La sera, mentre al Roadhouse suona una nuova band (le Au Revoir Simone, come ci indicano i titoli di coda), due ragazze parlano evidentemente di droga, confermando che il giro di Red sta andando avanti. La loro conversazione non è interessante, ma ci dà l’impressione che stia per succedere qualcosa di grosso.

Altri sette giorni di attesa. Cosa succederà? La polizia di Twin Peaks, seguendo le indicazioni di Briggs, troverà un varco per la Loggia Nera (o per una realtà parallela)? Doug sarà finalmente identificato come Cooper? Tornerà Audrey? Le trame stanno cominciando ad avvicinarsi sensibilmente, stiamo esattamente a metà stagione e abbiamo la netta sensazione di trovarci di fronte ad uno show straordinario nella sua capacità di intrigare, ipnotizzare e catturare lo spettatore. David Lynch potrebbe davvero aver realizzato il suo capolavoro.

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Twin Peaks 2017: Le origini del male (Episodio 8)

L’Episodio 8 ha circa 15 minuti quasi convenzionali (convenzionali se si parla di Twin Peaks, ovvio) e i restanti 45 davvero molto complicati da raccontare. Una puntata decisamente non classificabile, forse folle, forse geniale, ma davvero difficile da comprendere. L’apertura è dedicata alla fuga del Cooper malvagio: è in auto con Ray, e sappiamo da uno dei primi episodi che il Doppelganger vuole far fuori il ragazzo (lo abbiamo scoperto quando Cooper soffoca la ragazza sul letto del motel). Approfittando di una sosta, Cooper prova a uccidere Ray, ma questi lo anticipa e gli spara più colpi. Sul corpo insanguinato del demone compaiono degli uomini neri, uno dei quali avevamo già visto in un paio di occasioni nei precedenti episodi (nella cella accanto al preside della scuola e nell’obitorio). Va detto che questi personaggi sono decisamente simili al barbone di “Mulholland Drive”, un dettaglio che dà seguito alle teorie secondo le quali il film del 2001 è ambientato nello stesso universo di Twin Peaks. Gli uomini neri, dicevamo: questi si accalcano intorno a Cooper, gli spargono il sangue sul volto, lo toccano, estraggono dal petto una sorta di gelatina con al suo interno nientepopodimeno che il viso di Bob sghignazzante. Ray fugge terrorizzato, telefona ad un certo Phillip (Jeffries?) spiegandogli che Cooper dovrebbe essere morto, ma che se non dovesse esserlo, lo potrà raggiungere alla “Fattoria”. Cooper ovviamente si risveglia: è vivo.

La storia prosegue con un live dei Nine Inch Nails (!) al Roadhouse. Qui finisce la parte comprensibile di questo ottavo episodio e cominciano videoarte e tutto il resto. Da qui in poi la scena sarà quasi interamente in bianco e nero. Siamo nel luglio del 1945, nel deserto del New Mexico vediamo un fungo atomico (la data e il luogo corrispondono al celebre Test Trinity, la prima detonazione di un’arma nucleare, due settimane prima delle bombe su Hiroshima e Nagasaki). Il fungo atomico genera al suo interno una creatura che a sua volta vomita una gelatina con molte uova (forse la garmonbozia, il dolore e sofferenza di cui si nutrono i demoni?), oltre alla gelatina vista prima con all’interno il volto di Bob. Sempre nel New Mexico, ma nel 1956, da una delle uova esce uno strano insetto, mentre un gruppo di uomini neri (che sembrano esser stati generati da quella curiosa esplosione del ’45) dapprima aggredisce due passanti, quindi uno di loro penetra in uno studio radiofonico e, dopo aver interrotto i Platters (il cui chitarrista si chiamava David Lynch…) e ucciso due impiegati, ripete alla radio una stramba litania che fa svenire chi la ascolta: “Questa è l’acqua, questo è il pozzo: bevi fino in fondo e calati. Il cavallo è come il bianco degli occhi e oscuro all’interno”. Lo strano insetto di cui sopra intanto si introduce nella bocca di una giovane donna: non prevedo niente di buono. Gli uomini neri sembrano uscir fuori da una sorta di mini market e, come mi dicono i colleghi amici più informati di me, anche in “Fuoco cammina con me” gli spiriti si riunivano in una stanza proprio sopra un “convenience store”.

Una piccola parentesi. Secondo alcune teorie la giovane donna potrebbe essere Sarah Palmer da giovane. Nel ’56 la ragazza dimostra circa 15 o 16 anni e l’attrice che interpreta Sarah Palmer è nata nel 1941, quindi le date coinciderebbero. Inoltre ci potrebbe essere un legame tra il cavallo bianco nominato nella litania e lo stesso animale più volte apparso alla madre di Laura (ma questo legame è un po’ forzato, lo ammetto). E poi, come affermano sempre i miei amici, se così non fosse, perché spostare l’azione dal 1945 al 1956? Solo per farci ascoltare i Platters? Non credo (edit: a distanza di giorni si fanno molto insistenti le voci che fanno riferimento alla Signora Ceppo: la ragazza che ingoia il misterioso insetto è dunque una giovane Margaret? Vedremo).

Nel mondo parallelo intanto (la Loggia Bianca?), il Gigante viene a conoscenza della “nascita” di Bob. Preoccupato, comincia a levitare e genera dal suo cervello una sfera dorata con al suo interno il viso di Laura Palmer. Una dama elegante, la Senorita Dido (come leggiamo sui titoli di coda), bacia la sfera e la lancia in una sorta di tubo che si preoccuperà di ricollocare la sfera dorata sulla Terra, in un punto che inequivocabilmente corrisponde a Twin Peaks. Non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che il Gigante abbia creato Laura Palmer per fronteggiare Bob, in un’ennesima variazione sul tema “Bene contro Male”: uno scontro di cui conosciamo fin troppo bene l’esito. Tra l’altro una sfera dorata aveva già fatto la sua comparsa nel momento in cui il Cooper buono aveva preso il posto di Dougie: la pallina era stata raccolta da Mike, all’interno della Loggia Nera.

L’esplosione atomica del 1945 è stata dunque l’origine del male che abbiamo visto in “Twin Peaks”? Così sembra. Curioso inoltre il fatto che nei precedenti episodi, nell’ufficio dell’FBI, dietro Gordon Cole è appeso un manifesto raffigurante proprio un fungo atomico. Ora, chiunque volesse provare a dare una spiegazione a questo episodio può accomodarsi. Ora ci aspettano due settimane di domande: chi sono gli uomini neri (nei titoli di coda uno di loro è citato come Woodsman, l’uomo del bosco)? Che rapporto c’è tra Phillip Jeffries e Cooper? Che ne sarà della ragazza con la rana-mosca in bocca, si tratta davvero di Sarah Palmer? La cosa certa è una: quello che David Lynch ha mostrato in questo episodio è una nuova frontiera dello show televisivo. Nessuno ha mai osato tanto, nessuno si è spinto così oltre ed è naturale chiedersi cosa succederà ancora nei restanti episodi (tra due settimane saremo esattamente a metà stagione). Avrei bisogno di un po’ più di normalità, ma chi sono io per chiedere tanto a David Lynch? La prossima settimana niente Twin Peaks, lo show ritorna tra due settimane e, mentre noi saremo qui a formulare teorie assurde, Lynch ci osserva e se la ride, dall’alto della sua onniscienza. Due settimane per una nuova puntata. Ce la faremo? Nell’attesa abbracciamoci forte e cerchiamo di sostenerci a vicenda.

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