Primo Poster per “The Irishman” di Scorsese

theirishman

Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel. Da quando il film ha cominciato la sua produzione, abbiamo ripetuto questa lista di nomi come una preghiera, come una litania che ci avrebbe accompagnato nei mesi successivi con una voglia di cinema provata raramente in precedenza. Un gangster movie di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci e Harvey Keitel. Praticamente il sogno di qualunque cinefilo appassionato di “bravi ragazzi”. Continua a leggere

Annunci

Recensione “Il grande match” (“Grudge Match”, 2013)

Grudge_Match_main-review

Nonostante la furbata di riportare sul ring gli interpreti dei due più grandi pugili mai apparsi sullo schermo, l’operazione simpatia/nostalgia realizzata da Peter Segal riesce pienamente, senza esclusione di colpi: a volte il cinema si diverte ad omaggiare se stesso, a burlarsi dei grandi classici e trasformare due mostri sacri in macchiette, motivo per cui De Niro e Stallone non ci sono mai apparsi così umani (e, il primo in particolare, così divertito). Ovviamente a salire su questo ring non sono gli immortali Jake LaMotta e Rocky Balboa, ma i due attori, guantoni alle mani, non fanno che pensare a loro (così come Alan Arkin altri non è se non la parodia di Burgess Meredith nei panni di Mickey, l’allenatore di Rocky). Per completare il quadro aggiungete alcune immagini di repertorio dei due attori ai tempi di “Rocky” e “Toro Scatenato”, oltre a qualche gustoso riferimento ai film del passato (ad esempio in una scena Stallone si accinge a prendere a pugni un quarto di manzo, come faceva Rocky Balboa, ma viene subito bloccato dal suo allenatore che gli dice “non è igienico, mica devi prendere a pugni tutto ciò che trovi”).

Henry “Razor” Sharp e Billy “Kid” McDonnen sono stati i pugili più famosi di Pittsburgh: trent’anni fa la loro accesa rivalità era diventata leggenda, entrambi avevano battuto l’altro una volta soltanto, e non ci fu mai rivincita. L’occasione di risolvere le questioni di un tempo arriva oggi, quando i due sono invecchiati e si sono appesantiti. Razor ha bisogno di soldi e Kid non vede l’ora di sentirsi nuovamente vivo: quella di una rivincita è un’offerta troppo ghiotta per essere rifiutata. Mentre il mondo circostante sembra apparire scettico e disinteressato alla vicenda, i due cominceranno ad impegnarsi a fondo per ritrovare la forma e per regolare finalmente i conti, con se stessi, con l’avversario, con l’invadenza del passato.

C’è tanta ironia in questa commedia nostalgica, ma anche tanti spunti più profondi: il riscatto di una generazione perfettamente conscia che i giorni migliori sono passati già da tanti anni, la resa dei conti con un passato mai chiarito (il figlio di Kid, la relazione stroncata e mai dimenticata tra Razor e Sally), il bisogno di sentirsi vivi, ancora una volta. Segal trova dunque il giusto connubio tra commedia e sentimento, al tempo stesso si affida a due protagonisti senza i quali non ci sarebbe stato questo film: una pellicola del genere avrebbe senza dubbio funzionato anche con altri volti, ma a renderla più efficace è proprio la presenza di Stallone e De Niro, i migliori rappresentanti della boxe al cinema. Chi era il migliore tra Rocky e Jake LaMotta? Ora finalmente lo sappiamo.

Il-Grande-Match

Recensione “Stanno tutti bene” (“Everybody’s Fine”, 2010)

everybodys-fine

Nel 1990 Giuseppe Tornatore realizza il suo terzo lungometraggio, “Stanno tutti bene”, una riflessione all’italiana sulla famiglia e sui rapporti tra genitori e figli. Vent’anni dopo Kirk Jones piazza Robert De Niro al posto di Marcello Mastroianni e arrangia nuovamente la storia in una versione tutta americana che funziona un po’ a intermittenza, ma che in conclusione soddisfa, merito anche di un protagonista azzeccato e credibile, che il regista non fa che pedinare costantemente.

Frank ha lavorato una vita rivestendo cavi telefonici per assicurare un futuro ai suoi quattro figli, ed ora che è in pensione vorrebbe godersi la sua famiglia. Sua moglie, il vero legame tra lui e i suoi “bambini”, è però morta da otto mesi, e tocca a Frank adesso ritrovare i figli. Con una valigia e una macchina fotografica analogica, il nostro si sposta in lungo e in largo per gli Stati Uniti per raggiungere i figli, ognuno in una città diversa, per verificare che siano felici come gli raccontava sempre sua moglie.

Un uomo tragicamente attaccato al passato (sottolineato anche dall‘uso di una macchina fotografica compatta, “ancora con il rullino“, come gli viene rimproverato nel film), che nei suoi figli vede ancora i bambini di un tempo. Attraverso i cavi telefonici sui quali Frank ci ha rimesso anche la salute, scorrono le telefonate dei figli, che cercano di nascondere al padre una dura verità, convincendolo al contrario che stanno tutti bene: ma Jones ci insegna che è la verità il segreto della felicità a lungo termine. Impreziosita da una canzone originale di Paul McCartney (“(I Want To) Come Home”), la versione stelle e strisce di Kirk Jones mescola il road movie alla Alexander Payne con il buonismo di Frank Capra, ottenendo risultati migliori nel primo caso piuttosto che nel secondo.

stanno-tutti-bene-locandina1

Recensione “Sfida senza regole” (“Righteous Kill” 2008)

Una carriera, quella di Al Pacino e Robert De Niro, segnata dalla competizione; orde di cinefili incalliti divisi alla domanda: «chi è il migliore?», un dualismo paragonabile in campo musicale a quello che ancora oggi persiste a proposito di Beatles e Rolling Stones. Al Pacino e Robert De Niro sono il cinema, i loro nomi crivellano l’immaginario collettivo di immagini collegate ai loro personaggi più indimenticabili: Travis Bickle, Michael Corleone, Al Capone, Tony Montana, Jake La Motta, Carlito Brigante, solo per citarne alcuni. Dopo Il Padrino parte II, dove di fatto i due non si incontrano in nessuna scena, e Heat – La Sfida, in cui li vediamo insieme soltanto in un paio di sequenze (una delle quali particolarmente memorabile), i fan sono stati finalmente accontentati: le due leggende della New Hollywood insieme nello stesso film, per la gioia dei produttori, consapevoli del fatto che due nomi di questo calibro sono sufficienti a portare in sala masse di spettatori.

Il detective Turk (De Niro) apre la scena confessando ad una telecamera di aver ucciso 14 persone. In seguito a questa informazione, il film torna sui suoi passi presentandoci il poliziotto: si tratta di un uomo dedito al suo lavoro, che si altera facilmente di fronte alle ingiustizie e ai criminali, in coppia da decenni con il detective Rooster (Pacino), meno sanguigno e più riflessivo rispetto al suo collega. I due sono dei veri mostri sacri del distretto di polizia (così come lo sono del mondo del cinema, e in tal senso è eloquente la battuta di una loro collega: «Mi piacete voi due quando lavorate insieme»), si trovano a dover indagare sul Poeta, un giustiziere della notte moderno, un serial killer di criminali e spacciatori, che uccide per poi lasciar sui loro corpi un biglietto con dedica in rima. I due detective, diversi in tutto «come Lennon e McCartney», si ritrovano in competizione con due detective più giovani provenienti da un altro distretto, che sospettano Turk di essere il famigerato Poeta (sospetti che sembrerebbero fondati, vista la confessione iniziale riproposta e sviluppata attraverso continui flash-forwards). Criminali e assassini vengono puniti uno dopo l’altro dal misterioso assassino, fino ad un finale prevedibilissimo che se da un lato non riesce ad emozionare dal punto di vista narrativo, dall’altro coglie il segno grazie all’espressività dei due protagonisti.

Con qualunque altra coppia di attori il film difficilmente sarebbe riuscito a raggiungere la sufficienza, ma quando a dettare le regole ci sono Al Pacino e Bob De Niro ogni cosa è avvolta da un alone diverso, senza dimenticare lo svantaggio di non poter godere in sala della voci originali dei due attori. Tra l’altro scorre un brivido nel vedere in scena insieme a Pacino anche il sottovalutato John Leguizamo, che molti ricorderanno in Carlito’s Way (nei panni del gangster Benny Blanco). La pellicola di Jon Avnet non esalta per originalità e bellezza, ma la gioia di vedere De Niro e Pacino insieme ha la meglio su ogni pecca di sceneggiatura. Come dice il film: «molti rispettano il distintivo, tutti rispettano la pistola», ma più di tutto, rispettiamo Al Pacino e Robert De Niro.