Una Vita da Cinefilo Magazine – Numero 30

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 9

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Penultimo giorno. Il temuto sciopero-day, che ha obbligato un po’ tutti a muoversi in macchina per raggiungere l’Auditorium. Come fare quando 4 milioni di romani (ok, forse un po’ meno…) si riversano in strada nella stessa fascia oraria in cui devi uscire anche tu? Semplice: si esce mezzora prima del previsto. Ed eccomi dunque, con il cd di “La La Land” nello stereo, on the road su Lungotevere alle 7.40, fantasticando su una versione romana della scena di “Another Day of Sun”, con gli automobilisti sopra il cofano a cantare e ballare. Non è successo niente di tutto ciò purtroppo, anche perché di traffico ne ho trovato fortunatamente poco. Il più era fatto: ora non restava che vedere i film di oggi.

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 7

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Oggi sono stato praticamente sequestrato dalla Sala Petrassi: vi sono entrato alle 8.40 e ne sono uscito alle 15.30. Cosa sarà mai successo in queste 7 ore? Beh, è esattamente quanto mi accingo a raccontarvi. Tra proiezioni e conferenze stampa, quella di oggi è stata decisamente una giornata ricchissima di eventi, che un po’ ha dato l’impressione che la Festa del Cinema di Roma fosse tornata ai fasti di un tempo, quando ogni giorno avevamo la possibilità di incontrare attori di un certo livello e vedere ottimi film. E poi anche oggi, come ai vecchi tempi, c’era lui: Viggo Mortensen (sarà la terza o quarta volta che me lo ritrovo qui all’Auditorium, è sicuramente l’attore straniero più legato alla Festa del Cinema!).

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 5

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Normalmente non ci si aspetta mai molto da un lunedì, ancora meno dai lunedì dei Festival di Cinema, giorno in cui solitamente si abbassano i toni e i livelli dopo un weekend di fuochi d’artificio (almeno nelle intenzioni). E invece Roma cosa ti combina? Ti piazza Martin Scorsese, uno dei più grandi registi viventi, in un tardo pomeriggio di un lunedì autunnale, dove i primi vagiti di freddo si affacciavano a rovinare quell’espressione tanto cara a noi romani: le ottobrate di cui andiamo fieri. Quel che è successo effettivamente oggi è stato addirittura meglio di un film, sembrava più l’incipit di un racconto di Ballard o la trama di un classico di Sam Peckinpah. Un pomeriggio di risse sfiorate, parole forti, scene di paura e delirio nel foyer della Sala Sinopoli. Ma andiamo con ordine.

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Festa del Cinema di Roma – Giorno 4

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Mi piacerebbe raccontarvi cose strabilianti, la verità è che oggi però ho visto soltanto un film, ma non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero: è finita la benzina. Si è bucato un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non è arrivato in tempo dalla tintoria! È venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi ha rubato la macchina! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette! Va bene. Basta citazioni. Arriva il racconto.

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 3

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Sono tornato a casa da poco, dopo 14 ore passate all’Auditorium. Parlare di cinema dopo aver concluso la giornata con il documentario di Michael Moore è un po’ complicato, farlo in maniera leggera come provo sempre a fare io in questo caso diventa ancora più difficile. Ci proveremo: il sabato tradizionalmente è il primo giorno bellissimo di Festival: la sveglia alle 7, dopo averla già testata nei due giorni precedenti, fa un po’ meno paura. L’odore di pane del forno sotto casa pervade il cortile del palazzo. Attraversare Roma in macchina, nel deserto del sabato mattina, è meraviglioso: la mia Bobby Jean rossa scivola spedita sul Lungotevere come la barchetta di Georgie all’inizio di “It”, il sole bacia Castel Sant’Angelo e l’Ara Pacis, il parcheggio è là che mi aspetta. Tutto fa presagire che si tratterà di una giornata bellissima.

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 2

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La seconda giornata di proiezioni si è aperta con il terrore: no, non sto parlando di “Halloween”, ma del traffico di Lungotevere alle 8 del mattino di un giorno feriale. Avrei voluto farmi largo a colpi di clacson, urlando “mi aspetta Michael Myers!”, ma a Roma certe cose è meglio non farle, capace che poi qualcuno ti risponde “magari!”.

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Capitolo 246

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Eccomi nuovamente a Roma, dopo quindici bellissimi giorni nella mia seconda terra, la Puglia. Tornare nella Città Eterna a fine luglio mi fa sentire un po’ tipo Clint Eastwood ne “Il Buono Il Brutto il Cattivo”, quando Tuco lo obbliga ad attraversare il deserto sotto il sole rovente. Ecco, mi sento proprio così, strisciante nell’asfalto romano, con il pensiero fisso del mare, dei panzerotti e di quella dolce brezza cullata dalle onde. Bon, dopo questa nostalgica ed amara introduzione, passiamo alle visioni di questo periodo di vacanza, tra treni che andavano, treni che venivano e terrazze stellate.

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Capitolo 230

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Si sta come d’autunno, nei cinema gli spettatori. Con questa parafrasi cinefila apro un nuovo capitolo di questa antica rubrica, nata su un sito molto più serio di questo e poi sfociata in un blog, questo blog, al quale so che volete parecchio bene (e pure se così non fosse, fatemelo credere). Duecentotrenta capitoli pieni zeppi di film, ovviamente, ma anche di pensieri, aneddoti, considerazioni, voli pindarici, ricordi e qualche sprazzo di sana critica, ma non troppa. Bel numero 230, melodico, armonioso e… Vabbè, come diceva il buon Roger Murtaugh in Arma Letale: “sono troppo vecchio per queste stronzate”, diamoci un taglio e parliamo un po’ di cinema, anche perché sono qua per questo.

The Blues Brothers (1980): Durante la Festa del Cinema di Roma, prima di ogni film, proiettavano uno spezzone musicale tratto da vecchie pellicole. La scena del twist suonato da Ray Charles mi è rimasta attaccata alla pelle per giorni e giorni, fino al punto in cui ho pensato: “Sarebbe ora che mi rivedessi i Blues Brothers”. Così, dopo davvero troppi anni, ho passato nuovamente la serata con Jake e Elwood. Da allora metto gli occhiali da sole anche di sera. Capolavoro totale e assoluto.

Joy (2015): Al contrario di molti devo dire che il cinema di David O. Russell non mi è mai dispiaciuto. Ho amato molto “The Fighter”, ho visto per ben due volte al cinema “Il lato positivo” e “American Hustle” l’ho trovato una figata. Nonostante non fossi pienamente convinto dalla trama, ho deciso di dare una chance alla sua ultima fatica. Niente, penso sia uno dei suoi film peggiori: abbastanza prevedibile, si salva grazie agli interpreti e ad una buona regia, ma non va oltre la sufficienza scarsa. Never a Joy.

Loveless (2017): La mia teoria sui film “esotici” colpisce ancora. In cosa consiste? Semplice, se in Italia viene distribuito un film russo, norvegese o, che ne so, turco, allora vuol dire che deve essere proprio un bel film, perché nessun distributore rischierebbe di mandare al cinema un film così così proveniente da una cinematografia “minore”. Il russo “Loveless”, come volevasi dimostrare, è un filmone: non per niente ha vinto il premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes (e il regista è lo stesso del meraviglioso “Leviathan”, di un paio d’anni fa).

C’est la vie (2017): Alla Festa del Cinema di Roma l’avevo erroneamente scansato, tuttavia il passaparola era stato talmente positivo che, appena saputo della proiezione stampa, ho pensato di dargli una possibilità. Ho fatto bene: il film fa ridere, non è mai banale, ha ottime trovate e ti fa sentire come un amico che ti dà una bella pacca sulla spalla. Uscirà nel 2018, merita una serata al cinema.

Akira (1988): Uno dei capolavori dell’animazione giapponese, un cult e via dicendo. Lo vidi per la prima volta da bambino e, anche se non ci capii niente, rimasi affascinato dalle sue atmosfere, le moto, i poteri mentali e tutto quanto. Ora che sono bello grandicello me lo sono ritrovato su Netflix e ho pensato che rivedendolo avrei potuto finalmente apprezzarlo appieno. Sono rimasto nuovamente affascinato dalle sue atmosfere, le moto, i poteri mentali e tutto quanto però, oh, pure stavolta non c’ho capito quasi niente.

Tutti insieme appassionatamente (1965): Ogni cinefilo che si rispetti ha qualche lacuna cinematografica che, per timore del pubblico giudizio, fa sempre finta di aver visto. Quando un classico non visto esce in una conversazione tra amici ecco allora che si dice: “L’ho visto troppi anni fa, non me lo ricordo”, oppure si resta in silenzio e si annuisce con convinzione. Ora non dovrò più fingere di aver visto “The Sound of Music” perché finalmente ho affrontato queste tre ore di film e, che dire, ne è valsa decisamente la pena. Bellissimo.

Beyond Stranger Things: Una volta i contenuti speciali, con interviste e dietro le quinte, li trovavamo sui dvd. Ora cominciano ad affacciarsi anche su Netflix (vedi “Tredici”). Approfondimento interessante sulla seconda stagione di “Stranger Things”, più convincente dal punto di vista della scrittura televisiva che come dietro le quinte dello show (anche se 7 episodi forse sono troppi). I ragazzini però si confermano irresistibili, non c’è niente da fare: lo speciale ti fa davvero venire voglia di far parte del cast.

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