Festival di Roma 2012 (Giorno 2): Paul Verhoeven è l’uomo del giorno

Secondo giorno di Festival. Quest’oggi siamo arrivati all’Auditorium di prima mattina, per assistere alla proiezione del primo film italiano in concorso: “Alì ha gli occhi azzurri”, ennesima variazione sul tema della gioventù romana, che offre spunti interessanti e mantiene vivo l’interesse per almeno tre quarti di film, ma finisce un po’ col perdersi nella spiaggia di Ostia. Il coraggio di Claudio Giovannesi va però apprezzato: la trappola del cliché era dietro l’angolo, ma in qualche modo il regista ha saputo come servirsene, e talvolta evitarlo.

Finita la proiezione siamo corsi al bar per una meritata quanto fugace colazione, puntulmente saltata a causa dell’arrivo tra i corridori del Festival di Matthew Modine, presidente della giuria della sezione Cinemaxxi, ma soprattutto attore protagonista di “Full Metal Jacket”, quell’indimenticabile soldato Joker che oggi ha presentato la splendida mostra fotografica sul film di Kubrick, della quale avevamo già parlato ieri. Il buon Joker si è dimostrato disponibile con i presenti, spiritoso (quando gli abbiamo chiesto una foto ci ha simpaticamente risposto «5 euro, please», per poi concedersi di fronte all’obiettivo). Festival significa anche questo: passeggiare insieme a Matthew Modine mentre racconta le sue foto e il suo rapporto con Kubrick («Stanley era come il mago di Oz»). Magic moments.

Poco dopo abbiamo incontrato Valerie Donzelli e sentendola parlare abbiamo capito perché i suoi film sono così belli: perché lei è esattamente come appare nei film, spontanea e soprattutto genuina. Ride, racconta, parla, spalanca gli occhi, pensa e poi ancora racconta: «Non ho mai fatto una scuola di cinema, ho imparato a fare cinema guardando film. Truffaut appartiene al mio bagaglio culturale, ma quello che mi ha segnato è stato il primo film che ho visto al cinema: E.T.».

A rubare la scena in questo secondo giorno di Festival ci ha pensato Paul Verhoeven, regista di “Atto di forza”, “Robocop”, “Basic Instinct”, “Starship Troopers” e molti altri, che ha presentato al pubblico il suo esperimento cinematografico: “Steekspel”, un film sceneggiato dagli utenti del web. Il regista ha messo in rete soltanto i primi 4 minuti di film, lasciando al pubblico la possibilità di sviluppare la sceneggiatura della pellicola: sulla scrivania di Verhoeven sono arrivati circa 700 script, dai quali si è giunti infine al prodotto conclusivo, una divertentissima giostra di equivoci, doppi giochi, amori e tradimenti. Dopo la proiezione il regista ha incontrato gli spettatori, raccontando l’evoluzione del film e lasciando anche spazio ad un commento inevitabile sul recente remake di “Atto di Forza”: «Non mi è piaciuto molto perché sembrava prendersi troppo sul serio. Il mio “Atto di Forza” era più ironico, e devo dire che io e Arnold abbiamo ricevuto più critiche positive ora che è uscito il remake rispetto a quando uscì il mio film!».

Tra gli altri film presentati oggi ha riscosso un buon successo la pellicola australiana (fuori concorso) “The Mental”, diretta da P.J. Hogan e interpretata da Toni Collette. Nonostante gli applausi del pubblico a noi è sembrato un film che finge di essere divertente, concede sì qualche sorriso, ma alla lunga stucca. Decisamente deludente. Tra le pellicole in concorso invece sembra aver affascinato il decamerone russo firmato da Aleksey Fedorchenko (“Silent Souls”), che parte in sordina per poi conquistare. Probabilmente un film da tenere d’occhio.

Domani, a parte il derby Lazio-Roma che si giocherà a poche centinaia di metri dall’Auditorium (che oggi sembrava davvero essersi trasformato nel bar dello sport, visto che in fila per entrare in sala non si parlava d’altro), è prevista in mattinata la proiezione di “Full Metal Jacket” per i cinefili incalliti che avranno il coraggio di fiondarsi al Festival alle 9 di domenica mattina, per un film che probabilmente conoscono a memoria: abbiamo la sensazione che il Teatro Studio sarà gremito. Tra i film in concorso verranno invece presentati il cinese “1942”, con Adrien Brody, e soprattutto “Marfa girl”, di Larry Clark. Curiosità per il fuori concorso “Populaire”, con Romain Duris. Ma abbiamo il netto sentore che domani, tra le 15 e le 17, l’Auditorium sarà molto, troppo, vuoto e silenzioso.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 1): Si comincia!

Dopo le proiezioni stampa di ieri è ufficialmente cominciata oggi la settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la prima sotto la gestione di Marco Muller. Ieri era ancora tutto in fase di montaggio, mentre oggi al nostro arrivo ogni cosa era al suo posto. Il tappeto rosso era là dove doveva essere, il colore era al punto giusto, gli stand tutti in piedi e perfettamente funzionanti e soprattutto lei, la sorpresa delle sorprese, un grande punto a favore della nuova gestione: la nuovissima e meravigliosa Sala Stampa! Finalmente una sala ben attrezzata, ampia, luminosa, bellissima.

Per quanto riguarda il primo giorno abbiamo avuto l’impressione di vedere poca gente o quantomeno è mancata quella calca che spesso accompagnava le aperture del Festival, anche se il passaggio di Takashi Miike sul tappeto rosso ha fatto registrare un bel numero di curiosi. Girano voci su un presunto calo di vendite per quanto riguarda i biglietti, ma senza dati ufficiali non è il caso di stare qui a parlarne. Occupiamoci piuttosto dei film. L’apertura del concorso, quest’anno affidata ad “Aspettando il mare” del tagiko Bakhtiar Khudojnazarov ha sembrato avere i classici difetti di alcuni film d’autore asiatici: immagini ben confezionate, che però non bastano ad evitare una grande pesantezza di fondo. Molto più successo ha avuto invece “Il canone del male” di Miike, di cui abbiamo già parlato ieri, che ha risvegliato il pubblico con la sua spettacolarizzazione della violenza (a tal punto che il regista si è presentato sul tappeto rosso con un tirapugni sulla mano).

Nella sezione Alice abbiamo assistito allo spagnolo “Animals” di Marçal Forés, altro figlio della celebre scuola catalana che sta rilanciando la cinematografia ispanica. La pellicola, presentata come una via di mezzo tra “Ted” (per via dell’orsacchiotto parlante) e “Donnie Darko” (per i tratti caratteriali del protagonista), ci è sembrata un po’ un pasticcio: il film effettivamente fa vagamente pensare alla pellicola di Richard Kelly, ma si perde lungo la strada, dimostrandosi forse troppo pretenziosa (ma ringraziamo il regista per averci fatto conoscere i “Los Claveles”, una rock band madrilena piuttosto interessante). Per quanto riguarda il concorso tanti applausi e tanti sorrisi sui volti degli spettatori della proiezione stampa di “Main dans la main”, il nuovo film di Valerie Donzelli, che dopo il meraviglioso “La guerra è dichiarata” ci regala un film di tutt’altro genere, ma sicuramente di grande valore. La Donzelli ha un grande talento: la semplicità. Per questo i suoi film sanno emozionare. Questa volta si tratta di una commedia romantica, in cui un ragazzo e una donna, differenti in tutto, si baciano improvvisamente e a causa di un qualche incantesimo sono costretti ognuno a seguire i passi dell’altro. Stare sempre insieme, fare gli stessi gesti, vivere la stessa vita: è possibile tutto ciò tra due persone che (forse) non si amano? Tante risate, ironia e la dolcezza di sentirsi a casa: i film della Donzelli ci sembrano avvolti dello stesso calore umano e della stessa tenue semplicità del cinema di un certo François Truffaut, e scusate se è poco.

Al di là dei film il Festival regala anche altro, gratuitamente, per tutti: due splendide esposizioni fotografiche. La prima, “Soul of stars”, con i ritratti di Francesco Escalar alcuni divi del cinema italiano e internazionale: in particolare abbiamo trovato meravigliosi e intensi gli scatti a Laura Morante, Monica Bellucci, Dario Argento, Stefania Rocca. Più o meno per altri motivi abbiamo invece apprezzato lo splendido scatto ad Eva Green…
L’altra mostra, “Full Metal Jacket Diary”, racchiude una selezione di scatti inediti e preziosissimi: il backstage fotografico della pellicola di Stanley Kubrick curato dal protagonista del film, Matthew Modine, che si rivela essere un fotografo di pregiata fattura. I suoi ritratti, le atmosfere ricreate, le inedite immagini di Kubrick al lavoro sono un patrimonio per la storia del cinema. Un’esposizione talmente bella che quasi da sola può valere il Festival.

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