Capitolo 229

Domani comincia il dodicesimo Festival del Cinema di Roma. Mi sembra doveroso abbandonare il mondo reale lasciandovi con un ultimo capitolo prima di monopolizzare i miei futuri scritti su ciò che accadrà all’Auditorium. A questo giro cinque film visti, di cui: due film visti in treno, tre horror, due film con Jack Nicholson, un bel po’ di biciclette, un triciclo. Al solo pensiero dei film che devo vedere nei prossimi giorni mi prende il panico, quindi per non pensare al futuro è molto meglio rifugiarsi nel passato. Nel recente passato, in questo caso. Sipario.

It (1990): In treno per la Puglia, come passare più tempo possibile davanti allo schermo? Ovviamente con un film e, in vista dell’imminente arrivo della versione cinematografica, perché non rivedersi ancora una volta la miniserie televisiva di quasi trent’anni fa? Tre ore che scorrono bene anche se lo scorrere del tempo l’ha reso quasi inguardabile: succede tutto troppo in fretta, gli attori sono scarsetti e i dialoghi quasi ridicoli. Per fortuna che c’è Tim Curry: terrificante, meraviglioso, indimenticabile.

It (2017): Un anno fa, dopo il fomento causato da “Stranger Things”, ho preso in mano le mille e passa pagine del libro, divorandomele in poche settimane. Ora finalmente è arrivato il film: nonostante il fatto di averlo visto in un cinema di Casamassima (?), circondato da ragazzini urlanti che non smettevano mai di chiacchierare e commentare ad alta voce ogni singola cazzo di cosa (alcuni avevano dieci anni, nonostante il divieto), devo dire che il film mi è davvero piaciuto (ma non Pennywise, lui non mi ha convinto troppo). Mai più un film horror di sabato pomeriggio con i ragazzini in sala. Mai più.

Paradiso Amaro (2011): Viaggio di ritorno in treno. No, non sono andato in Puglia solo per vedere “It”, se è questo che state pensando. Seconda volta con questo bel film di Alexander Payne: la prima volta fu in un cinema di Santiago del Cile, nel lontano gennaio 2012 (lo vidi in inglese con sottotitoli in spagnolo, che tempi!). Già questa cosa del Cile procura in me un meccanismo nostalgico per cui voglio molto bene a questo film, poi un mesetto fa mi sono imbattuto nel libro e l’ho trovato davvero ben scritto. Il film lo rispecchia fedelmente, aggiungendo qualche slancio di leggerezza e un eccellente George Clooney.

Shining (1980): Giovedì e sabato con “It”, lunedì con “Shining”. La mia settimana dedicata a Stephen King si è conclusa con la proiezione stampa del capolavoro di Kubrick, che da Halloween fino al 2 novembre tornerà al cinema. Ecco, se c’è un regista il cui lavoro andrebbe rivisto interamente al cinema, quello è proprio Kubrick. Del film che vi devo dire… E pure se ve lo dicessi, ma che ve lo dico a fare.

L’ultima Corvé (1973): In questo speciale “domino cinematografico” a cui mi sono dedicato, dopo i due film tratti da King, passiamo ora al secondo film con Jack Nicholson (qui candidato all’Oscar). L’ho visto e scoperto per un semplicissimo motivo: alla Festa del Cinema ci sarà il nuovo film di Richard Linklater che, a quanto pare, è il sequel di questo film di Hal Ashby del 1973. Come fanno questi due film ad essere collegati è qualcosa che saprò soltanto sabato prossimo… Ad ogni modo è un film molto bello, Jack Nicholson è scatenato e ci sarebbe tantissimo da dire sull’America, sul tema del viaggio, sulla giovinezza da scoprire e su molte altre cose. Bello davvero.

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Twin Peaks 2017: Tutte le questioni irrisolte

Già da una settimana siamo orfani di “Twin Peaks”: la terza stagione della celebre serie televisiva realizzata da David Lynch ci ha accompagnato per tutta l’estate con i suoi misteri e le sue stramberie. Come ci si poteva immaginare, sono ancora molte le questioni rimaste irrisolte, le domande senza risposta. Proviamo ad affrontare questi argomenti: lunga ed impervia è la via che dal buio si snoda verso la luce.

Audrey
La questione Audrey è una delle più spinose della terza stagione di Twin Peaks. Uno dei personaggi più amati degli anni 90 è comparso in questo revival soltanto nelle ultime puntate, senza alcuna interazione con gli altri personaggi storici. Di lei sappiamo davvero poco: è stata in coma, è la madre di Richard Horne, è stata ingravidata da Cooper malvagio venticinque anni fa. Cosa significa ciò che è successo nell’Episodio 16? Audrey molto probabilmente è stata in coma per tutto questo tempo, le vicende legate a lei in questo Twin Peaks non erano altro che il tentativo del suo cervello di svegliarsi dal suo stato, cosa che a quanto pare succede proprio in seguito alla sua celebre Audrey’s Dance. Certo, niente di ufficiale, non c’è una vera e propria spiegazione, ma direi che questa sia la più accreditata.

La scatola di vetro
Molti si sono chiesti cosa fosse questa famigerata scatola di vetro, il glassbox, che vediamo soprattutto all’inizio di questa stagione. Si potrebbe pensare che Mr C l’abbia fatta costruire per “dirottare” il buon Cooper nel corpo di Dougie, ma l’ipotesi più sensata è che il doppio malvagio l’abbia realizzata soprattutto per monitorare gli spostamenti della Madre, cioè Judy. Lei è sempre stata l’obiettivo di Mr C: lo dice chiaramente a Darya nelle prime puntate ed è per unirsi a lei che cerca queste famigerate coordinate. Ciò che possiamo pensare è che quando Mr C raggiunge il luogo prestabilito, il passaggio avrebbe dovuto portarlo direttamente da Judy (ovvero a casa Palmer, visto che l’entità maligna ha trovato alloggio nel corpo di Sarah), l’intervento del Pompiere però fa “recapitare” Mr C nella stazione di polizia di Twin Peaks, con le conseguenze che abbiamo visto.

Judy
Questa non è proprio una domanda senza risposta, visto che a dirci chi è Judy ci ha pensato Gordon Cole nella penultima puntata. Judy è un’entità maligna, è la Madre di tutti i mali, è la reificazione (o personificazione, se preferite) del Male. Si forma a causa della bomba atomica e da lì genera una serie di altre entità malvagie, tra cui Bob e i Woodsmen. In questa stagione entra nel corpo di Sarah Palmer ed è impossibile pensare il contrario: vi sembra normale che qualcuno apra il suo volto per mostrare l’abisso e poi stacchi con un morso secco la gola ad un’altra persona? Ad avvalorare tutto questo è la contrapposizione con Laura Palmer: anche Laura nella prima puntata apre il suo volto, ma per mostrare una luce, mentre nella penultima puntata il suo ritratto viene colpito ripetutamente da Sarah che, con il suo potere, riesce a strapparla via dalla mano di Cooper.

La ragazza con l’insetto in bocca
Altra domanda rimasta senza risposta. Il finale dell’ormai celebre Episodio 8 è destinato a restare nell’immaginario collettivo di tutti gli amanti delle serie tv. Un insetto mostruoso, generato anch’esso dalla Madre, si introduce nella bocca di una ragazzina ipnotizzata dal messaggio radio del woodsman (“This is the water and this is the well…”). La mia teoria, sulla quale scommetterei un paio di euro, è che la ragazza sia Sarah Palmer da giovane. Siamo nel 1956, la ragazza dimostra di avere circa 15 anni e indovinate un po’ in che anno è nata l’attrice che interpreta Sarah? Esatto, nel 1941. Questo inoltre spiegherebbe come ha fatto Judy ad entrare nel corpo di Sarah da adulta: un suo “seme” è sempre stato dentro di lei, in attesa del momento adatto per prendere possesso del corpo ospitante. Certo, povera Laura: suo padre viene posseduto da BOB, sua madre da Judy. Ma che bella famiglia!

Ultima puntata
L’ultima puntata di Twin Peaks ha generato un’eco interminabile di “what the fuck!?”. Cerchiamo di fare un po’ di ordine. Gordon Cole confida ad Albert che Cooper voleva cercare di stanare Judy prendendo “due piccioni con una fava”. I due piccioni da prendere sono rispettivamente: salvare Laura Palmer e appunto fermare (uccidere?) Judy. Nel momento in cui Mr C muore il volto di Cooper si sovrappone alla scena per il semplice motivo che, una volta in cui Coop salva Laura dalla morte, quella linea temporale con Mr C e tutto il resto non esisterà più, se non nei ricordi dello stesso Cooper. Penso sia il motivo per cui Cooper dirà che “viviamo in un sogno”: ormai tutto ciò che abbiamo visto finora non esisterà più, visto che Cooper salvando Laura ha modificato il futuro (“Il passato decide il futuro”). Quindi, dicevamo, il primo “piccione” è salvare Laura: fatto. Ora la vuole portare a casa, dunque a casa Palmer, dove la ragazza (“The one”, la sola, quindi l’unica che può fronteggiare il male?) dovrà vedersela con Sarah/Judy, permettendo a Cooper di prendere anche il secondo “piccione”. Le cose vanno però diversamente: i due vengono spediti in una dimensione parallela, dove tutto è diverso (Dale Cooper diventa Richard, Laura è Carrie, Diane è Linda, le automobili, le case e le vite delle persone sono cambiate). Lo stesso era successo a Phillip Jeffreys mentre dava la caccia a Judy: ha cambiato così tante linee temporali da perdersi e trasformarsi alla fine in una specie di teiera gigante (vabbè!).

L’urlo di Laura
L’ultimo frame della terza (e ultima?) stagione di Twin Peaks è riservato all’urlo di Laura Palmer che ci frantuma le orecchie. La ragazza viene portata a casa Palmer, che però nella realtà parallela appartiene alla Signora Tremond. Nel momento in cui Cooper le domanda “in che anno siamo?”, rendendosi conto che c’è qualcosa che non va, una voce che chiama Laura risveglia la ragazza, facendole ricordare l’orrore che ha subito nella linea temporale che ci ha accompagnato per venticinque anni. E qui veniamo alla questione successiva.

Who is the dreamer?
Chi è che sogna? Ricordate la frase sibillina pronunciata da Monica Bellucci a Gordon Cole? “Siamo come colui che sogna, che sogna e che dentro al sogno ci vive. Ma chi è che sogna?”. Bene, diciamolo, colei che sogna è Laura: secondo me è evidente dall’urlo finale che riporta la sua mente alla “realtà”. Non si tratta di un sogno vero e proprio ma di una realtà parallela in cui Judy ha spedito la ragazza per renderla innocua, assopita, lontana dai demoni di Twin Peaks (infatti Laura/Carrie è in Texas, dalla parte opposta rispetto allo stato di Washington). Si vede che Judy teme Laura Palmer, ha bisogno di vederla morta (BOB l’aveva uccisa) o lontana il più possibile. D’altronde Laura era stata “creata” dal Pompiere per contrastare la minaccia portata dal Male. Il suo urlo e l’aiuto di Cooper la fanno rinsavire: il Male è finalmente in pericolo e il Bene vincerà? E chi lo saprà mai. La cosa certa è che finché ci sarà Cooper al suo fianco, Laura potrà contare su un alleato fidato e coraggioso, in questa ormai eterna diatriba tra Bene e Male.

Al momento non mi vengono in mente altre questioni irrisolte, ma ce ne saranno moltissime altre sicuramente (se volete, aggiungete le vostre domande nei commenti). David Lynch recentemente ha detto che la migliore interpretazione è quella che ognuno vuole dare: ogni spettatore può vedere ciò che vuole nel finale e creare così la propria realtà parallela. Io ho detto la mia e seppur in principio fossi rimasto spiazzato da un finale così aperto e misterioso, ora che sono passati dieci giorni lo ritengo perfetto. Ad ogni modo tra poco più di un mese avremo David Lynch al Festival di Roma, vedremo se il regista parlerà ancora di questo misterioso finale e se annuncerà qualcosa di importante per il futuro… Non penso ci sia bisogno di una quarta stagione (per quanto, ahi ahi ahi, quanto mi piacerebbe), perché Twin Peaks, nella sua imperfezione e nel suo inestricabile mistero, è perfetto così com’è. Mi auguro soltanto una cosa: speriamo che Cooper non diventi una teiera gigante.

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