Capitolo 251

la-stangata

Sono il peggiore dei cliché viventi: è autunno, fuori diluvia, sono raffreddato e me ne sto sul lettone sotto il plaid, circondato da fazzoletti, a vedere film. Questo capitolo, che naturalmente non include i film visti alla Festa del Cinema di Roma (di cui vi ho già parlato ampiamente nei vari bollettini quotidiani), racchiude una lunga serie di visioni dell’ultimo mese. Non mi dilungherò in altri preamboli, parliamo di film (ben 10!).

Continua a leggere

Capitolo 231

Nell’ultimo periodo ho visto parecchi film: ringraziamo il freddo per il contributo. Appena mi sono accorto di aver guardato otto film senza ancora aver scritto un nuovo capitolo della mia vita da cinefilo ho pensato che fosse giunto il momento di mettere un punto, anche perché se avessi aspettato ancora mi sarei ritrovato ad annegare tra le visioni dell’ultimo periodo. C’è davvero un po’ di tutto in questo capitolo, tra dvd, Netflix e anteprime stampa: cominciamo subito, perché sarà un capitolo bello lunghetto.

L’Ultimo Samurai (2003): Se c’è una cosa che mi piace molto è andare a ripescare un dvd dalla mia videoteca e rivedermi un film dopo tanti anni. Ai tempi dell’università compravo davvero caterve di dvd e la cosa, oggi che compro all’incirca un paio di film all’anno, mi torna piuttosto utile. Mi è sempre piaciuto questo sorta di “Balla coi Lupi” in versione samurai, anche se dopo tanti anni qualcosa forse ha perso. Ad ogni modo è un film davvero molto bello.

Boris – Il film (2011): Quando vidi al cinema questo film non avevo ancora visto la serie tv, motivo per cui, pur divertendomi moltissimo, non capii tutto quanto. Rivederlo ora che la serie me la sono imparata quasi a memoria ha tutto un altro sapore. Quando si ha voglia di una serata poco impegnativa, radunare qualche vecchio amico come Renè Ferretti e Biascica è sempre un piacere.

Love Me! (2014): Sconosciutissima pellicola tedesca, pescata non so come su Netflix. Dialoghi improvvisati, citazioni cinefile ma soprattutto emozioni non mascherate rendono questa opera prima una pellicola sincera, imperfetta sotto molti punti di vista, ma per questo più umana e probabilmente reale. Non è per niente un filmone, ma a me sta roba indipendente fa godere.

La ruota delle meraviglie (2017): Esce proprio oggi al cinema il nuovo film di Woody Allen. Forse non è tra i migliori dell’ultimo periodo, ma resta comunque una pellicola da vedere, anche solo per la bravura di Kate Winslet o per la clamorosa fotografia di Vittorio Storaro. Molto più cupo di quanto mi aspettassi, niente male davvero.

Il Corvo (1994): Appena ho letto che vogliono fare un remake di questo film con Jason Momoa come protagonista per prima cosa ho riso, pensando fosse una battuta, quindi ho preso il dvd del film di Alex Proyas e me lo sono sparato durante una sera di pioggia. Gli anni passano, le case bruciano, ma questo film resterà sempre un cult (con quella colonna sonora poi può invecchiare quanto gli pare, non perderà mai un colpo).

Star Wars – Il risveglio della Forza (2015): Per preparami al meglio alla visione del nuovo episodio e alzare ancora un po’ l’asticella del fomento, ho deciso di rivedermi il film di due anni fa, che avevo amato moltissimo. La terza visione, la prima a distanza di due anni, conferma tutto ciò che di buono avevo trovato in questo nuovo inizio: ironia, avventura, passione e coinvolgimento. Sono giunto alla conclusione che potrei vedere i film di Star Wars ogni giorno per tutta la vita senza mai annoiarmi (a parte gli Episodi I, II e III, che vorrei non fossero mai esistiti).

Madre! (2017): Dopo “The Wrestler” e “Il cigno nero” Aronofsky era diventato uno dei miei registi preferiti, uno di quelli sul quale andare sul sicuro. Poi ha fatto “Noah”, che è una delle cose più brutte che ho visto in vita mia, e tutte le mie certezze sono cadute come un castello di carte. Con “Madre!” il regista newyorkese mi ha nuovamente conquistato: il film è talmente disturbante, fastidioso, che mi ha creato una fortissima sensazione di disagio per due ore. Può piacere o non piacere, ma senza dubbio ci dà la certezza che il vecchio Darren sia tornato a fare cinema di livello.

Star Wars – Gli ultimi Jedi (2017): Dulcis in fundo, il film più atteso del mese (forse anche dell’anno). La nuova trilogia comincia a prendere possesso del proprio potenziale, nonostante i riferimenti a “L’impero colpisce ancora” il film di Johnson si discosta dalla tradizione, rischia, ma come sempre ci coinvolge e ci fomenta. Fino ad un finale che mi ha messo i brividi lungo la schiena. Ora scusate ma devo andare a giocare con la spada laser che mi hanno regalato alla proiezione stampa…

loveme

In edicola con la Gazzetta dello Sport la collana gold edition dei mitici Bud Sperence e Terence Hill

Bud Spencer e Terence Hill per i trentenni-quarantenni di oggi sono come dei parenti, degli amici di famiglia. Siamo tutti cresciuti con le loro battute, le loro scazzottate, la loro simpatia. Adesso, grazie all’iniziativa della Gazzetta dello Sport, possiamo anche collezionare i loro film in dvd. Il 7 ottobre è infatti cominciata la collana “I mitici Bud Spencer & Terence Hill Gold Edition”: ogni lunedì (fino a marzo) insieme alla Gazzetta sarà allegato un film del duo. La collana è iniziata con il dvd dell’indimenticabile “Lo chiamavano Trinità”, mentre proprio oggi è in edicola il secondo film, “Continuavano a chiamarlo Trinità”, in cui i banditi Trinità e Bambino sono di nuovo insieme per mettere a segno un colpo, finendo però per schierarsi ancora una volta dalla parte dei più deboli. Per saperne di più collegatevi al sito dedicato all’iniziativa: I mitici Bud Spencer & Terence Hill Gold Edition.

Seconda uscita

Il calendario delle uscite della collana “I mitici Bud Spencer & Terence Hill Gold Edition” (in edicola al prezzo di 9,99€ più il costo del quotidiano):

7 ottobre 2013 – Lo chiamavano Trinità
14 ottobre 2013 – Continuavano a chiamarlo Trinità
21 ottobre 2013 – …Più forte ragazzi
28 ottobre 2013 – Io sto con gli ippopotami
4 novembre 2013 – Nati con la camicia
11 novembre 2013 – I due superpiedi quasi piatti
18 novembre 2013 – I quattro dell’Ave Maria
25 novembre 2013 – Dio perdona… Io no!
2 dicembre 2013 – Pari e dispari
9 dicembre 2013 – Chi trova un amico trova un tesoro
16 dicembre 2013 – Banana Joe
23 dicembre 2013 – Miami Supercops
30 dicembre 2013 – Non c’è due senza quattro
6 gennaio 2013 – Botte di Natale
13 gennaio 2013 – Poliziotto Superpiù
20 gennaio 2013 – Cane e gatto
27 gennaio 2013 – Oggi a me… Domani a te
3 febbraio 2013 – La collera del vento
10 febbraio 2013 – La Bandera: marcia o muori
17 febbraio 2013 – Mister Miliardo
24 febbraio 2013 – Il corsaro nero
3 marzo 2013 – Io non protesto, io amo

continuavano a chiamarlo trinità

Capitolo 205

Eccoci ancora qui, per il sesto anno della mia rubrica preferita. Pensavate di esservi liberati della mia vita da cinefilo, giunta come vedete al Capitolo 205, mentre invece scrivo ancora queste righe confuse sui film visti nelle ultime (due o più) settimane. Sono tante le novità di questo sesto anno, a partire dall’approdo del blog su Facebook, dove oltre a veder pubblicati i link agli articoli e alle recensioni, trovate anche un simpaticissimo album dedicato alle più belle frasi dei film. Sì, ho finito di farmi pubblicità, passiamo dunque ai film, che tra una stagione e l’altra si sono accumulati (e infatti sono ben dieci).

L’Arbitro (2013): Film d’esordio di Paolo Zucca, una sorpresona! Divertente, grottesco, ma anche epico, solenne. Fotografia meravigliosa, un sopraffino gusto per le immagini. La rivalità tra due squadre di terza categoria sarda e le ambizioni di Stefano Accorsi, arbitro internazionale che punta alla finale di Champions. Fossi in voi andrei a vederlo di corsa, che vi piaccia o no il calcio.

Elysium (2013): “District 9” era talmente interessante che ho pensato di dar fiducia a Neil Blomkamp nonostante il film mi sembrasse una bella cazzata. Dovrei dar retta al mio istinto, alle mie sensazioni, e smetterla di avere sempre fiducia nel genere umano. Si salvano alcune cose, ma in linea di massima un film piuttosto inutile.

Mood Indigo (2013): Michel Gondry si ama o si odia. Da queste parti non nascondiamo di fare il tifo per lui, anche quando si spinge un po’ oltre, mettendo in scena nientepopodimenoche un romanzo cult di Boris Vian. Schizofrenico nella scelta delle emozioni (gioioso nella prima parte, malinconico nella seconda), geniale nelle trovate, lascia un po’ l’amaro in bocca, ma questo fa parte del gioco. Secondo me è da vedere, anche se ho preferito nettamente di più “L’arte del sogno”.

Stand by me (1986): Classicone degli anni 80 tratto da un racconto di Stephen King. Uno di quei film storici che ogni volta ne sento parlare e penso: “ah diamine non l’ho ancora visto!”. Beh, adesso non lo dirò mai più. Quattro ragazzini problematici e un po’ sfigatelli vanno alla ricerca di un cadavere. Sarà l’avventura più bella delle loro vite. Aah, gli anni 80, il cinema per ragazzi di quel decennio non tornerà mai più. Bellissimo.

E giustizia per tutti (1979): Uno dei film meno celebri di Al Pacino e, secondo me, tra i più interessanti. Un avvocato con un forte senso di giustizia è costretto a difendere il suo peggior nemico: un giudice perverso, malvagio, assolutamente stronzo. Situazioni che sbalzano dal comico spinto al drammatico totale, ma tutte perfettamente funzionali ai fini della storia. Personaggi splendidi. Da recuperare.

Berlinguer ti voglio bene (1977): Altro classico italiano che non avevo ancora visto. A tratti pesante, un po’ troppo volgarotto (ma io sono l’ultimo che può lamentarsi di una cosa del genere), ha però alcuni spunti assolutamente geniali. Benigni sugli scudi, soprattutto nello strepitoso monologo dopo aver saputo della morte (in realtà non vera) della madre. Andava visto.

Rush (2013): Sorpresa. Grande film, non molla un momento, tiene sempre con il fiato sospeso nonostante si conoscesse già la storia (o almeno in parte). Ron Howard conferma di dare il meglio di sé con i film tratti da storie realmente accadute (vedi “Apollo 13”, “A beautiful mind”, “Cinderella man”, “Frost / Nixon”) e con quest’ultima fatica punta direttamente ai premi Oscar. Posso azzardare? Ne vincerà quattro, non so quali però.

Il futuro (2013): Film italo-cileno con Rutger Hauer e Nicolas Vaporidis. Ok, non recitano mai insieme nella stessa scena, ma ad ogni modo è un film con il replicante Roy di “Blade Runner” insieme a Nicolas Vaporidis, e la cosa mi ha fatto un po’ sorridere. Locandina brutta, sceneggiatura media, un’attrice protagonista bravissima (Manuela Martelli, e pensare che qualche anno fa studiavamo all’università gomito a gomito…!). Bisognerebbe dare fiducia a questi film, ma non ci spenderei 7 euro… Magari 5 euro di pomeriggio, dai.

Bling Ring (2013): Nuovo film della Coppola, non va oltre la sufficienza. Interessante la storia (vera) di fondo, Emma Watson è diventata bravissima, ma il film è un po’ ripetitivo e a tratti didascalico. Una sola cosa: già “Spring Breakers” parlava di ragazzine ottuse ossessionate da glamour, soldi e la facciata vuota della società americana, ora “Bling Ring”. Non è che si sta aprendo un nuovo filone cinematografico? No, vi prego, risparmiatecelo. Cioè, non per essere volgari, ma non ce ne può proprio fregare di meno.

Aujourd’hui (2012): Film franco-senegalese di Alain Gomis. Un giovane torna in patria dopo aver studiato all’estero e sa che sarà il suo ultimo giorno di vita. Attraverso l’incontro con le persone del suo passato e soprattutto con i luoghi del suo cammino il protagonista riscopre il valore di ciò che sta per lasciare. Film davvero molto bello, anche se (diamine!) mi sono addormentato. Non so come farete a trovarlo, ma è da vedere!

Capitolo 204

Eccoci ad agosto. Asfissiato dalle fiamme di Caronte, il caldo afoso di questo periodo, sono stato praticamente “costretto” a rinchiudermi in casa a guardare film, ma neanche così tanti, a pensarci bene. La quinta annata di “Una vita da cinefilo” si chiude con questo freschissimo capitolo, in attesa della sesta stagione (come va di moda dire al giorno d’oggi) di questa rubrica che tanto amate. Visto il caldo sarebbe il caso di passare l’estate o al mare o dentro un cinema dotato di aria condizionata. O entrambe le cose.

Braveheart (1995): Se dovessi stilare una lista di dieci film che mi hanno fatto appassionare al cinema, il capolavoro di Mel Gibson figurerebbe senza dubbio tra i titoli prescelti. Non lo vedevo da ormai tanti anni, ma è sempre un piacere ritrovare le gesta di William Wallace. Uno di quei film perfetti, dai dialoghi agli attori, dalla sceneggiatura alla scenografia, dai costumi alle inquadrature, dalla musica al trucco. Inutile parlarne perché suppongo lo abbiate già visto tutti. O no?

Sideways (2004): Uno dei film degli anni 2000 ai quali sono più legato, che ricordo con maggior piacere. Qualche tempo fa ne parlavo davanti a un bicchiere di vino, e inevitabilmente è tornata anche la voglia di vedere questo film del grande Alexander Payne. Una commedia dal retrogusto amaro, con una coppia di personaggi straordinaria, perfettamente caratterizzata: tra Paul Giamatti e Thomas Haden Church c’è una chimica pazzesca. Uno è separato e depresso, l’altro sta per sposarsi ed è un playboy incallito. L’ultima settimana prima delle nozze è l’occasione per fare un viaggio in macchina tra le aziende vinicole della California. E anche per togliersi qualche sfizio… Film per ogni occasione, stupendo.

(500) Giorni insieme (2009): A proposito di liste. Se dovessi farne una con i personaggi dei film che meglio mi rappresentano, non potrebbe mai mancare il personaggio di Joseph Gordon-Levitt in questo film. È romantico ma non scemo, sogna ma non si illude (o forse sì, ma giusto un po’), è ferito ma anche forte. Beh, vederlo alle prese con la bellissima Zooey Deschanel è sempre un piacere. Il film racconta i 500 giorni in cui si sono frequentati, tra alti e bassi. Per quelli come noi che hanno imparato cos’è l’amore dopo aver visto “Il laureato”. Gli Smiths nella colonna sonora sono la ciliegina sulla torta. Bellissimo.

Ritorno al Futuro Parte II (1989): Se a luglio comincia improvvisamente a diluviare, come passare il pomeriggio se non con un bel film? Dopo un rapido sguardo alla videoteca privata di un paio di amici (videoteca a dir la verità non molto ricca), la scelta è caduta quasi naturale sul secondo capitolo della Trilogia di Zemeckis, che non vedevo da un po’ troppi anni. Marty e Doc stavolta vanno nel futuro per evitare disastri vari, ma ne provocano uno ancora peggiore, che cambierà il loro passato. La Delorean dovrà tornare ancora una volta nel 1955, dove i protagonisti potrebbero scontrarsi con loro stessi… Totalmente geniale, straordinario, immenso. Da amare.

Springsteen and I (2013): Documentario prodotto da Ridley Scott e creato dai fan di Bruce Springsteen. Un film che si nutre di passione, di sogni, di gente comune innamorata di qualcosa che va oltre la musica. Il Boss è ispirazione, energia, la colonna sonora di una vita. Nel materiale inviato al regista Baillie Walsh c’è di tutto: aneddoti, racconti di vite comuni tutte influenzate dalle canzoni di Springsteen, eroe di ogni generazione, artista di tutti. Un film splendido, che rende l’idea della potenza della musica e di come essa influisca sulla vita quotidiana della gente comune. Per i fan del Boss, ma non solo. Non vedo l’ora di averlo in dvd.

Il segreto dei suoi occhi (2011): Lo sapete, ne ho parlato così tanto negli ultimi anni che sarete quasi stufi di sentirmi decantare ancora una volta le lodi di questo capolavoro di Juan Josè Campanella. Ma è troppo bello per non vederlo e rivederlo, sempre, fino allo stremo. Amo i suoi personaggi, la loro malinconia e quella di un’Argentina ferita, che si percepisce sullo sfondo delle loro storie. Un omicidio, un assassino introvabile, una storia di passioni e di amore. Un romanzo che potrebbe rimettere tutti i tasselli al posto giusto. Un finale straordinario. Capolavoro totale.

Facciamola finita (2013): Finalmente sono tornato al cinema. Luglio si sa, non è il mese ideale per trovare un buon film in sala, e in effetti non è di questo che stiamo parlando. Stiamo parlando invece di un film assurdo, totalmente nonsense, idiota se vogliamo, ma che eppur funziona! Funziona! Fa ridere tantissimo anche se nella sua totale stupidità. James Franco, Seth Rogen e i loro amici attori interpretano loro stessi alle prese con la fine del mondo. Un film che potrebbe tranquillamente entrare nella categoria “farsi 10 canne e poi scrivere una commedia”. Lo ammetto e non mi vergogno: mi sono proprio divertito!

Se sposti un posto a tavola (2012): Commedia francese che non sembra una tipica commedia francese, ma che comunque è un film piacevole quanto basta per non pentirsi di aver speso 7 euro al cinema e per uscire dalla sala con un buon mood. Il film di Christelle Raynal ricalca per certi versi il successo di “Sliding Doors”, inserendo molti più intrecci e molti più personaggi: l’ordine dei biglietti segnaposto su un tavolo nuziale può cambiare i destini di sei persone… Simpatico, fa il suo dovere in queste caldi notti d’estate. Decisamente promosso.

.

Recensione “American Pop” (1981)

american_pop

Quando la storia della musica cammina di pari passo con la storia di una famiglia, di generazione in generazione, creando una sorta di realtà alternativa in cui la cultura musicale degli Stati Uniti è segnata dal talento e dalla genialità artistica di quattro uomini, tutti in qualche modo diversi da loro, uniti però dall’amore per la musica. “American Pop”, partorito dal genio di Ralph Bakshi, è composto da quattro grandi sequenze, ognuna delle quali racconta le vicende di quattro generazioni della famiglia Belinksy: dall’immigrato Zalmie fino alla rockstar Pete, passando per il pianista Benny e il talentuoso songwriter Tony, il vero protagonista del film e limpido alter-ego di Bakshi.

Per raccontare il film è necessario raccontare interamente la vicenda, per cui non andate oltre nella lettura di questo paragrafo se non avete ancora avuto la fortuna di vedere questo gioiello, per non rovinarvi la straordinaria successione degli eventi di questa epopea tutta statunitense. La storia comincia in Russia, con il piccolo Zalmie Belinksy che fugge insieme a sua madre a New York, mentre i cosacchi stanno attaccando il loro villaggio. Zalmie, immigrato costretto alla povertà, trova lavoro in un piccolo cabaret, con l’aspirazione di diventare cantante. Farà il clown, l’attore di avanspettacolo, e sposerà una spogliarellista dalla voce incantevole, che gli darà un figlio, Benny. Una volta grande, Benny scopre un grande talento per il pianoforte, ma per mantenere il figlio in arrivo decide di arruolarsi nell’esercito, dove morirà durante la Seconda Guerra Mondiale. Suo figlio Tony passa le serate nei bar del Greenwich Village, dove ascolta le poesie di Ginsberg, per poi tornare a casa e trovare sempre i suoi fratellastri davanti al televisore. Decide così di raccogliere i suoi risparmi, l’armonica che suo padre Benny aveva con sé durante la guerra, e di viaggiare in macchina verso l’East Coast. Tony si ferma in Kansas, dove conosce una splendida cameriera con la quale vivrà una notte d’amore, prima di finire a lavare i piatti in California. Un barbone gli insegna a suonare “California Dreamin’” all’armonica, facendo attirare su di lui l’attenzione di una band musicale agli esordi. Tony afferma di non saper né cantare né suonare, ma di saper scrivere testi musicali: il primo pezzo che scriverà per loro è “Don’t Think Twice It’s All Right”. Il gruppo raggiunge l’Olimpo musicale, suonando addirittura al concerto di Woodstock, dove Tony conosce Pete, un ragazzo del Kansas, che si rivelerà essere il figlio di quella notte di tanti anni prima con la bella cameriera. Pete si trasferisce insieme a Tony a New York, dove i problemi di droga del padre lo porteranno a perdere anche la sua chitarra, con la quale aveva dimostrato di saperci fare. Pete è così costretto a spacciare eroina per sopravvivere, mentre il punk prende piede nell’universo culturale. Arriva però il giorno in cui Pete, in uno studio musicale, costringe una band New Wave ad ascoltare un suo pezzo in cambio di droga, rivelando così il suo talento al produttore, che lo farà diventare una star.

Tutto il cinema d’animazione degli ultimi trent’anni ha un debito con Ralph Bakshi, e non solo (basti pensare al “Signore degli Anelli” di Peter Jackson, che ha ripreso moltissimi elementi della versione animata realizzata da Bakshi nel 1978): “American Pop” utilizza la tecnica del rotoscope (i disegni ricalcano scene filmate precedentemente su pellicola), alternandola con reali immagini d’archivio, ottenendo un realismo che riesce a rendere assolutamente credibile una storia totalmente fittizia. In questo aiuta senza dubbio l’utilizzo di una delle migliori colonne sonore non originali ascoltate in un film, qui attribuite a personaggi immaginari, ma in realtà firmate da Bob Dylan, Janis Joplin, George Gershwin, Jefferson Airplane, The Doors, Mamas & Papas, Jimi Hendrix, Lou Reed, Sex Pistols e molti altri.

C’è un intero secolo di storia americana in “American Pop”: gli immigrati di inizio Novecento, il cabaret e il burlesque degli anni 10, la Grande Guerra, il proibizionismo, la mafia, la Seconda Guerra Mondiale, la beat generation, la vita on the road, gli hippie e i grandi concerti rock, il Vietnam, la droga, il sogno americano. E sono brividi continui: nello struggente pianto di Tony mentre la cantante Frankie intona “Summertime” al piccolo Pete; nella morte in guerra di Benny, intento a suonare per un’ultima volta “As time goes by” al pianoforte trovato in una casa abbandonata; nella creazione in autobus della meravigliosa “Don’t Think Twice It’s All Right”, fino ai titoli di coda, dove infiammano le emozioni e gli applausi, sulle note di “Free Bird” dei Lynyrd Skynyrd. Un capolavoro che fa bene a chi ama la vita, a chi vuole credere al cosiddetto “sogno americano”, ma soprattutto al sacrificio, all’amore, alla passione, quella che urla dentro fino a farti male, che brucia l’anima, che redime lo spirito in nome di un sogno lungo quanto un secolo.

americanpop

Capitolo 129

Una settimana ricca di cinema. In una bancarella con dvd a 3 euro ho sperperato ben 15 euro acquistando i seguenti titoli: “Riff Raff” di Ken Loach, “Niente da nascondere” di Haneke, “Gli Spietati” di Eastwood, “Nel Paese delle creature selvagge” di Jonze e il bellissimo iraniano “I gatti persiani”. Per fortuna quella bancarella gira per il quartiere San Lorenzo di Roma solo l’8 dicembre, se no mi sarei ritrovato in breve tempo sull’orlo della bancarotta.

Nowhere Boy (2010): Che delusione! Mi aspettavo che dall’adolescenza di un certo John Lennon potesse uscir fuori qualcosa di più cazzuto, più intelligente ed invece qui c’è solo gente che piange ogni cinque minuti, porte sbattute continuamente (fanno tanto “sono giovane e ribelle”), e Lennon pare un bullo idiota e senza talento (John Lennon!). Però un grande merito: grazie a questo film ho scoperto la prima incisione di John, Paul e George, “In Spite of All the Danger”, e ormai non smetto un momento di suonarla alla chitarra.

American Life (2010): Sam Mendes dopo “Revolutionary Road”, stupendo, cambia totalmente genere e si butta sulla commedia. Il risultato è ottimo, il film funziona in ogni sua parte, alterna ironia e tenerezza, irriverenza e dolcezza, in un perfetto equilibrio di risate ed emozioni. Bellissima la scena del passeggino, purtroppo già bruciata dal trailer, e bellissimo il film, che esce la prossima settimana la cinema. Che brutto però il titolo proposto in Italia, che cambia l’originale “Away we go” con un altro titolo in inglese che ammicca al più grande successo di Mendes, “American Beauty”. A parte ciò, il film è bellissimo.

I due presidenti (2010): Chiusura molto interessante della trilogia dedicata a Tony Blair. Trovo sempre interessanti i film dedicati ai personaggi della politica, sono un modo per spiare vite poco comuni scoprendo che in realtà sono persone come tutti, con le loro abitudini e le loro debolezze. Clinton e Blair sono visti nel quotidiano, alle prese con decisione determinanti, e il film ha il suo fascino. Piaciuto.

Il responsabile delle risorse umane (2010): Film israeliano/romeno, una commedia on the road della quale si diceva un gran bene. Il viaggio con una bara, le atmosfere dell’est europeo e l’ironia di fondo fa pensare un po’ al bellissimo “Simon Konianski”, uscito qualche mese fa. Anche in questo caso il film è molto bello, ci sono tanti silenzi ma anche tante situazioni un po’ strambe, un carrozzone di personaggi un po’ strampalati, e un viaggio folle tra villaggi e paesini. Poteva essere più divertente, ma ci si rende conto che il fine ultimo del film non è quello di far ridere, bensì di raccontare una bella storia. Lo fa, e anche bene, quindi soldi ben spesi.

L’esplosivo piano di Bazil (2010): Il regista di Amelie ritorna dopo tanti anni, e il suo stile è inconfondibile. In questo film c’è un po’ di Amelie, un po’ di “Delicatessen”, un po’ di tutto a dire la verità, cosa che un po’ manda in confusione. Però i personaggi sono divertenti, ben caratterizzati, e come sempre sono le piccole cose, i piccoli dettagli, a farla da padrone. Grande Dany Boon, e film molto carino: il favoloso mondo di Jean-Pierre Jeunet ha riaperto i battenti, per la gioia di tutti gli orfani di Amelie Poulain!

Frost/Nixon il duello (2008): Ormai vedo un film che ho già visto solo in due occasioni: o viene passato di notte in televisione, oppure ho comprato un dvd che devo ancora scartare. In questo caso è la seconda: se compro un film in dvd prima o poi lo devo rivedere, e questo giaceva sulla mia libreria da ormai un paio di settimane (neanche troppo, a dire la verità). Senza dubbio è stata la settimana di Michael Sheen e dei presidenti americani: dopo “I due presidenti” ecco lo scontro tra Nixon e il giornalista Frost, uno splendido film d’azione dove due persone parlano davanti ad una telecamera. Era dai tempi di Rocky che non si vedeva uno scontro così acceso, dove ogni sessione dell’intervista è come un round della boxe, con il piccolo Frost alle prese con il campione Nixon. Fino allo splendido finale. Ron Howard non ha dovuto inventare niente, era tutto lì, nell’intervista più seguita nella storia della televisione statunitense, ma è riuscito a confezionare tutto alla perfezione. Grande film.

Recensione “The Promise – The making of Darkness on the edge of town” (2010)

thepromise1

Nel 1975 esce “Born to Run”, terzo album di Bruce Springsteen, che spalanca le porte del successo a questo ragazzotto di provincia, cresciuto in fattoria, cantore di un America che deve fuggire per inseguire i propri sogni. Questo il succo dell’album: un’energia pulsante in cui il personaggio delle canzoni doveva lasciare la provincia per realizzarsi. Con un ritardo di tre anni, dovuto ad un problema giudiziario tra Springsteen e l’ex manager Mike Appel, esce il nuovo album, decisivo per capire se il successo di “Born to Run” è stato casuale o se davvero dietro quel chitarrista rude si nasconde un cantautore straordinario: “Darkness on the Edge of Town” consacra Bruce Springsteen come uno dei più grandi musicisti americani, raccontando storie di vita quotidiana di personaggi disillusi e disincantati, segno di un’America il cui sogno è stato interrotto già da tempo. Stavolta il Boss torna nella provincia e indaga la vita all’interno dei suoi confini, attraverso un sound più cupo,  disperato, e delle liriche riflessive e mature (“You’re born with nothing and better off that way, soon as you’ve got something they send someone to try and take it away”, per citare un verso).

Il regista Thom Zimny, collaboratore e fan di Springsteen, ha rimontato una serie di straordinari filmati d’archivio girati proprio durante la realizzazione di “Darkness on the edge of town”, in uno studio di registrazione saturo di passione e amore per la musica: minuto dopo minuto scopriamo come il Boss plasmi lentamente la sua creatura, cercando il sound giusto per ogni canzone, buttando giù sul suo quaderno diversi testi della stessa canzone. Alle immagini di repertorio sono alternate le interviste recenti a Springsteen e ai membri della E Street Band, passando per produttori, sua moglie e Patty Smith (che deve proprio ad una canzone scritta dal Boss il suo più grande successo, “Because the Night”). Un’ora e mezza di intense emozioni per scoprire e osservare la figura di uno dei più grandi cantautori del rock, un uomo di musica che vive per la musica, e che ha fatto della sua band una grande famiglia.

Dall’energica “Badlands” alla struggente “Racing in the Street”, dalla triste realtà di “Factory” ai sogni spezzati della title track “Darkness on the edge of town”: la musica di Springsteen e i suoi splendidi testi accompagnano il pubblico attraverso la creazione di una leggenda discografica, un album che si può definire un vero e proprio film sonoro, per la grande carica di immagini che emergono dalle sue ballate tristi. Il bianco e nero del documentario mantiene intatta la magia e illumina di nostalgia per quella musica che il mondo di oggi non riesce più ad esprimere.

thepromise