Capitolo 246

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Eccomi nuovamente a Roma, dopo quindici bellissimi giorni nella mia seconda terra, la Puglia. Tornare nella Città Eterna a fine luglio mi fa sentire un po’ tipo Clint Eastwood ne “Il Buono Il Brutto il Cattivo”, quando Tuco lo obbliga ad attraversare il deserto sotto il sole rovente. Ecco, mi sento proprio così, strisciante nell’asfalto romano, con il pensiero fisso del mare, dei panzerotti e di quella dolce brezza cullata dalle onde. Bon, dopo questa nostalgica ed amara introduzione, passiamo alle visioni di questo periodo di vacanza, tra treni che andavano, treni che venivano e terrazze stellate.

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Recensione “England is Mine” (2017)

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Il cinema ha sempre raccontato la musica con un buon equilibrio tra racconto e vita, tra genio e ispirazione. La lista è davvero immensa: da “Walk the Line” a “Ray”, da “Nowhere Boy” a “Jimi”,  da “Love and Mercy” a “Control”, fino all’ormai imminente “Bohemian Rhapsody”,  solo per citarne alcuni. Mark Gill tenta anch’egli la fortuna con la carta del biopic musicale, ma fallisce miseramente l’obiettivo. Il regista, proveniente dallo stesso quartiere di Manchester dove è cresciuto Morrissey, racconta la giovinezza del cantante degli Smiths prima del fatidico incontro con Johnny Marr (con il quale realizzerà quattro album meravigliosi tra il 1982 e il 1987, marcando profondamente il decennio musicale e per sempre la storia del rock).

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