Festival di Roma 2013: le nostre migliori foto dell’Ottava Edizione

Archiviamo definitivamente l’Ottava edizione del Festival di Roma con una galleria fotografica: ecco i nostri scatti più significativi per riassumere questi dieci giorni all’Auditorium.

John Hurt
John Hurt

John Hurt
John Hurt

Spike Jonze e Joaquin Phoenix
Spike Jonze e Joaquin Phoenix

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Recensione “Chi è Dayani Cristal?” (“Who is Dayani Cristal?”, 2013)

“Gli Stati Uniti investono milioni di dollari per il muro che separa il confine con il Messico, investono milioni di dollari sulla morte. Quei soldi andrebbero investiti sugli esseri umani”. Vincitore del Cinematography Award al Sundance Festival, il documentario di Marc Silver e Gael Garcia Bernal è un racconto di immigrazione che pone al centro della storia gli esseri umani: nel deserto dell’Arizona la polizia trova il corpo di un uomo in decomposizione. Nessun documento di identità, nessun idea su chi possa essere e da dove venga, l’unico indizio è un tatuaggio sul petto con la scritta: “Dayani Cristal”. Mentre il regista Marc Silver segue un team di operatori dell’obitorio della Contea di Pima, per risalire in qualche modo all’identità dell’uomo, Gael Garcia Bernal ripercorre i passi del misterioso uomo senza nome, per cercare di avvicinarsi a lui, fisicamente e spiritualmente. Accompagnato dalle musiche dei Calle 13 (praticamente un’istituzione in America Latina, per farvi un’idea ammirate lo straordinario videoclip della canzone “Latinoamerica”) e dall’occhio di una macchina da presa invisibile, l’attore e attivista messicano si lancia in un’avventura viva, in cui il dramma umano è raccontato con una sensibilità unica, con sorrisi di speranza, con sguardi carichi di desideri, motivazioni, sogni. Bernal si mescola ai migranti in missione per superare il confine, ascolta le loro storie, condivide le scomodità del loro viaggio e il poco cibo.

“Chi è Dayani Cristal?” arriva in Italia grazie al Festival di Roma, dove verrà presentato fuori concorso all’interno della sezione Alice nella Città, proprio nella settimana in cui nei cinema italiani arriva “La gabbia dorata”, splendido film messicano in cui ad intraprendere il viaggio sul treno della morte sono invece tre ragazzi. Due modi diversi ma ugualmente interessanti di raccontare la migrazione, la frontiera, ma soprattutto il valore degli esseri umani.

Tutto quel che c’è da sapere sull’ottava edizione del Festival di Roma

Ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la seconda per Marco Muller, che dopo le tante polemiche legate alla scorsa edizione vuole accendere nuovamente gli entusiasmi della folla. Più Festa (quindi più divi) e meno Festival (due sale tagliate, meno anteprime mondiali), un passo indietro rispetto a quanto detto lo scorso anno dal direttore, ma un passo in avanti per venire incontro alla partecipazione del pubblico. I nomi di registi di un certo livello non mancano: Spike Jonze, Takashi Miike, Scott Cooper, Alex De La Iglesia, Eli Roth, Jonathan Demme, Tsui Hark, Juan Josè Campanella e molti altri. Andiamo subito a spulciare le varie sezioni del programma.

Concorso. Saranno ben diciotto (più forse un’altra a sorpresa, dal Kazakistan) le pellicole in lizza per il Marc’Aurelio d’oro. I titoli più interessanti sono quelli del già citato Spike Jonze (“Her”, con Joaquin Phoenix), “Out of the furnace” (di Scott Cooper, con Christian Bale e la colonna sonora di Eddie Vedder), “The mole song” (di Takashi Miike). Gli altri film in concorso sono “Another me” (di Isabelle Coixet, con Jonathan Rhys Meyers, Claire Forlani e Rhys Ifans), “I am not him” (del turco Tayfun Pirselimoglu), “Foreign bodies” (di Mirko Locatelli, con Filippo Timi), “Dallas buyers club” (di Jean-Marc Vallée, con Matthew McConaughey e Jared Leto), “Entre nos” (del brasiliano Paulo Morelli), “Gass” (dell’iraniano Kiarash Asadizadeh), “Blue sky bones” (del cinese Jian Cui), “Manto acuifero” (film messicano di Michael Rowe), “Quod erat demonstrandum” (del romeno Andrei Gruzsnickzki), “Seventh code” (del giapponese Kiyoshi Kurosawa), “Sorrow and joy” (del danese Nils Malmros), “Take five” (opera seconda di Guido Lombardi), “Tir” (di Alberto Fasulo), “La vita invisibile” (del portoghese Vitor Gonçalves) e “Volantin Cortao” (dei cileni Diego Ayala e Anibal Jofré).

Fuori concorso. Anche quest’anno saranno molte le pellicole fuori concorso. Ad aprire il Festival ci penserà, un po’ a sorpresa, Giovanni Veronesi con “L’ultima ruota del carro”, commedia con Elio Germano. Già annunciato da tempo anche il secondo film della saga di “Hunger Games”, con il premio Oscar Jennifer Lawrence. A sorpresa il film di Nicolas Bary tratto dal capolavoro di Daniel Pennac, “Il paradiso degli orchi”, e le ultime fatiche di Alex De La Iglesia (“Las brujas de zugarramurdi”) e Eli Roth (“The green inferno”). Da Toronto il primo film di Mark Turtletaub, “Gods behaving badly”, con Christopher Walken, John Turturro, Sharon Stone e Alicia Silverstone. Grande attesa anche per “Snowpiercer” di Joon-Ho Bong, con Chris Evans, Tilda Swinton, Ed Harris, Jamie Bell e John Hurt. Tra gli italiani il nuovo film di Davide Ferrario (“La luna su Torino”) e dei Manetti Bros (“Song’e Napule”). Carlo Carlei porterà al Festival “Romeo and Juliet”, mentre sarà omaggiato Aleksei Jurevic German con la prima mondiale di “È difficile essere un dio”. Tra gli eventi speciali fuori concorso è prevista la prima mondiale di un lavoro di otto minuti di Wes Anderson, “Cavalcanti”.

Altre sezioni. Già annunciato nei giorni scorsi il programma dell’unica sezione totalmente indipendente del Festival, Alice nella Città, che si presenta con dieci film in concorso e una serie di eventi e proiezioni speciali (il nome di richiamo è il film Disney “Planes”, ma scommettiamo sul nuovo lavoro di Juan Josè Campanella, “Metegol”). C’è curiosità anche per la trasposizione cinematografica di uno storico cartone animato, “Belle and Sebastien”, interpretato da attori in carne e ossa.  Per quanto riguarda CinemaXXI il grande nome è quello di Jonathan Demme, che terrà un incontro con il pubblico e presenterà in anteprima mondiale il suo nuovo film, “Fear of falling”. Il film di chiusura sarà il cinese “The white storm” di Benny Chan.

Giurie. Il presidente della giuria internazionale del Concorso sarà James Gray, regista di “Two Lovers”. A presiedere invece la giuria internazionale della sezione CinemaXXI ci sarà Larry Clark, vincitore della scorsa edizione del Festival con il discusso “Marfa Girl”. Gli altri elementi della giuria saranno annunciati in seguito.

Altro. Il premio alla carriera sarà consegnato ai familiari del grande regista russo Aleksej Jurevič German mentre il Maverick Director Award finirà nelle mani del regista di Hong Kong Tsui Hark (che sarà protagonista di una masterclass).  Altra notizia è la presenza di Wes Anderson, che incontrerà il pubblico e presenterà un suo cortometraggio. Da confermare invece l’incontro con Christian Bale e Casey Affleck.  Torna a disposizione del Festival la sala più bella dell’Auditorium, la Santa Cecilia, lo scorso anno occupata nello stesso periodo dal Festival del Jazz. Sono state invece tagliate le due le sale esterne sempre presenti nelle passate edizioni e quindi tutto il Festival si svolgerà all’interno dell’Auditorium (a parte le proiezioni di CinemaXXI, che si svolgeranno al MAXXI, e una serie di repliche al Cinema Barberini). Un taglio necessario per investire di più sui nomi da portare sul tappeto rosso? Staremo a vedere. Ad ogni modo scaldiamo i motori, tra meno di un mese (dall’8 al 17 novembre), tutti all’Auditorium per l’ottava edizione del Festival.

Tutto il Festival tweet per tweet

Per raccontare un evento, un concerto, una partita di calcio o un festival di cinema, il social network più utilizzato e diffuso al mondo è ormai il geniale Twitter. In questa pagina raccoglieremo e aggiungeremo ogni giorno i migliori commenti sul Festival del Cinema di Roma, scritti da critici, addetti ai lavori o semplici appassionati (ricordiamo a chi non fosse pratico che il cancelletto prima di una parola indica un “hashtag”, ovvero un argomento di discussione).

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Recensione “Main dans la main” (2012)

Valerie Donzelli ha un grande talento: la semplicità. È per questo che i suoi film sanno emozionare, perché non fanno tanti giri di parole. Sono diretti, genuini, spontanei, proprio come la regista. Proprio come questo film, che arriva alla settima edizione del Festival di Roma sulla scia del meraviglioso “La guerra è dichiarata”, sul quale tutti abbiamo già speso fiumi di parole, oltre alle lacrime. La leggerezza di Valerie Donzelli richiama alla memoria la Nouvelle Vague francese degli anni 60, il cinema di François Truffaut, credibile anche laddove può sembrare assurdo, gioioso e soffice come una carezza sulla mano, come quando si tiene qualcuno mano nella mano, “main dans la main”.

Joaquin vive nella periferia di Parigi, va sullo skate e lavora per una società di specchi. Helene insegna danza all’Opera de Paris. Un giorno si incontrano, si rubano un bacio e fanno scattare l’incantesimo: non possono più separarsi (fisicamente). Dove va uno deve anche andare l’altra, dove cerca di fuggire lei, è volente o nolente costretto a seguirla lui. Il legame magico diventa così inevitabile, Joaquin ed Helene cominciano così a conoscersi meglio, a scoprire i pregi e le debolezze delle loro anime e del loro casto rapporto, che li scherma e isola dal mondo circostante.

Valerie Donzelli affida a Jeremie Elkaim e a Valerie Lemercier il compito di ritrovarsi in questa coppia improbabile, in cui i due sono totalmente differenti per età, carattere, stato sociale: una commedia romantica che strappa risate e qualche riflessione, applausi e anche un po’ di magone. L’arte della semplicità immersa nell’assurdità di un incantesimo che impedisce di separarsi a due persone che (forse) non si amano. È il cinema, amici miei, niente di più, niente di meno, che permette all’uscita della sala di pensare: «Valerie Donzelli ti voglio bene».

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Festival di Roma 2012 (Giorno 2): Paul Verhoeven è l’uomo del giorno

Secondo giorno di Festival. Quest’oggi siamo arrivati all’Auditorium di prima mattina, per assistere alla proiezione del primo film italiano in concorso: “Alì ha gli occhi azzurri”, ennesima variazione sul tema della gioventù romana, che offre spunti interessanti e mantiene vivo l’interesse per almeno tre quarti di film, ma finisce un po’ col perdersi nella spiaggia di Ostia. Il coraggio di Claudio Giovannesi va però apprezzato: la trappola del cliché era dietro l’angolo, ma in qualche modo il regista ha saputo come servirsene, e talvolta evitarlo.

Finita la proiezione siamo corsi al bar per una meritata quanto fugace colazione, puntulmente saltata a causa dell’arrivo tra i corridori del Festival di Matthew Modine, presidente della giuria della sezione Cinemaxxi, ma soprattutto attore protagonista di “Full Metal Jacket”, quell’indimenticabile soldato Joker che oggi ha presentato la splendida mostra fotografica sul film di Kubrick, della quale avevamo già parlato ieri. Il buon Joker si è dimostrato disponibile con i presenti, spiritoso (quando gli abbiamo chiesto una foto ci ha simpaticamente risposto «5 euro, please», per poi concedersi di fronte all’obiettivo). Festival significa anche questo: passeggiare insieme a Matthew Modine mentre racconta le sue foto e il suo rapporto con Kubrick («Stanley era come il mago di Oz»). Magic moments.

Poco dopo abbiamo incontrato Valerie Donzelli e sentendola parlare abbiamo capito perché i suoi film sono così belli: perché lei è esattamente come appare nei film, spontanea e soprattutto genuina. Ride, racconta, parla, spalanca gli occhi, pensa e poi ancora racconta: «Non ho mai fatto una scuola di cinema, ho imparato a fare cinema guardando film. Truffaut appartiene al mio bagaglio culturale, ma quello che mi ha segnato è stato il primo film che ho visto al cinema: E.T.».

A rubare la scena in questo secondo giorno di Festival ci ha pensato Paul Verhoeven, regista di “Atto di forza”, “Robocop”, “Basic Instinct”, “Starship Troopers” e molti altri, che ha presentato al pubblico il suo esperimento cinematografico: “Steekspel”, un film sceneggiato dagli utenti del web. Il regista ha messo in rete soltanto i primi 4 minuti di film, lasciando al pubblico la possibilità di sviluppare la sceneggiatura della pellicola: sulla scrivania di Verhoeven sono arrivati circa 700 script, dai quali si è giunti infine al prodotto conclusivo, una divertentissima giostra di equivoci, doppi giochi, amori e tradimenti. Dopo la proiezione il regista ha incontrato gli spettatori, raccontando l’evoluzione del film e lasciando anche spazio ad un commento inevitabile sul recente remake di “Atto di Forza”: «Non mi è piaciuto molto perché sembrava prendersi troppo sul serio. Il mio “Atto di Forza” era più ironico, e devo dire che io e Arnold abbiamo ricevuto più critiche positive ora che è uscito il remake rispetto a quando uscì il mio film!».

Tra gli altri film presentati oggi ha riscosso un buon successo la pellicola australiana (fuori concorso) “The Mental”, diretta da P.J. Hogan e interpretata da Toni Collette. Nonostante gli applausi del pubblico a noi è sembrato un film che finge di essere divertente, concede sì qualche sorriso, ma alla lunga stucca. Decisamente deludente. Tra le pellicole in concorso invece sembra aver affascinato il decamerone russo firmato da Aleksey Fedorchenko (“Silent Souls”), che parte in sordina per poi conquistare. Probabilmente un film da tenere d’occhio.

Domani, a parte il derby Lazio-Roma che si giocherà a poche centinaia di metri dall’Auditorium (che oggi sembrava davvero essersi trasformato nel bar dello sport, visto che in fila per entrare in sala non si parlava d’altro), è prevista in mattinata la proiezione di “Full Metal Jacket” per i cinefili incalliti che avranno il coraggio di fiondarsi al Festival alle 9 di domenica mattina, per un film che probabilmente conoscono a memoria: abbiamo la sensazione che il Teatro Studio sarà gremito. Tra i film in concorso verranno invece presentati il cinese “1942”, con Adrien Brody, e soprattutto “Marfa girl”, di Larry Clark. Curiosità per il fuori concorso “Populaire”, con Romain Duris. Ma abbiamo il netto sentore che domani, tra le 15 e le 17, l’Auditorium sarà molto, troppo, vuoto e silenzioso.

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Festival di Roma 2012: si scaldano i motori

Si avvicina la settima edizione del Festival di Roma, ormai il countdown segna -2. Venerdì 9 è il giorno ufficiale di partenza, anche se quest’anno per i giornalisti la vita da Festival aprirà i battenti già da domani, con le prime anticipate stampa. Noi come sempre saremo all’Auditorium ogni giorno, per raccontarvi come abbiamo sempre fatto, con dedizione e passione, il nostro punto di vista sul Festival, sui film proiettati, sull’atmosfera che si respira tra i corridoi del Parco della Musica, che ormai è un po’ come casa nostra.

Oggi sono passato dall’Auditorium per ritirare l’accredito e vedere a che punto stiamo messi con l’organizzazione dell’evento. Il tappeto rosso è ancora in fase di allestimento, così come gli stand: le faccende dell’ultimo momento sono sempre state una tradizione del Festival, e le amiamo anche per questo, perché sappiamo che per venerdì tutto sarà al suo posto. Bello ritrovare quel profumo (sarà lo smog della tangenziale?), rivedere qualche volto conosciuto, sedersi ai tavoli del bar e cominciare a rendersi conto della mole di proiezione che ci aspetterà anche quest’anno. Lo dico sempre, il Festival porte con sé la splendida sensazione di trovarsi in gita con la scuola: orari assurdi, tanti amici intorno, tanta stanchezza ma anche tanto divertimento. E a volte sbocciano anche amori, non sono poche infatti le coppie nate da incontri avvenuti al Festival!

Per gli accreditati si parte dunque domani, con un paio di film in mattinata (della sezione Alice Nella Città, quest’anno categoria totalmente indipendente), “Ralph spaccatutto” nel pomeriggio e soprattutto “Il canone del male” di Takeshi Miike, in concorso. Di sera invece aprirà la sezione CinemaXXI, con “Cento historico”.

Per quanto mi riguarda c’è una novità in più che tengo a segnalarvi: da quest’anno potrete infatti seguire il Festival “minuto per minuto” sul mio account twitter (Lessio), che userò in ogni momento libero per raccontarvi aneddoti e pensieri su film, incontri, varie ed eventuali. Ogni sera e ogni mattina invece, come di consueto, il diario giornaliero dall’Auditorium e le recensioni dei film.
Ormai ci siamo. A domani!

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