Recensione “C’era una volta… a Hollywood” (“Once Upon a Time… in Hollywood”, 2019)

Quando sei in sala e ti viene voglia di applaudire durante la proiezione, significa che stai guardando un film di Quentin Tarantino. “C’era una volta… a Hollywood” amplia ancor di più gli orizzonti del cineasta californiano, che stavolta mette su un enorme omaggio al cinema degli anni 60, riuscendo ad emozionarci per poi farci esplodere in risate fragorose. In oltre due ore e mezza troviamo un po’ di tutto: dal consueto citazionismo spinto (tra cui il periodo d’oro dei western all’italiana) a personaggi reali inseriti in un contesto che si può definire solo con un aggettivo: tarantiniano.

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Recensione “Stranger Things 3” (2019)

C’è chi cerchia in rosso il giorno in cui andrà in vacanza, chi cerchia in rosso il giorno in cui finirà gli esami e poi ci siamo noi, quelli che hanno cerchiato in rosso il 4 luglio, il giorno in cui è uscita la terza stagione di “Stranger Things”. In questa introduzione, che è senza spoiler, possiamo dire subito una cosa: è una stagione esaltante, bellissima, si ride e ci si commuove, c’è spazio per le emozioni ma anche per qualche brivido di fomento e, bisogna dirlo, dopo una seconda stagione un po’ sottotono (o sottosopra?) ne avevamo proprio bisogno. Ora, vi do il tempo giusto di un gelato, perché dal prossimo paragrafo in poi si entra in una caldissima e pericolosissima zona SPOILER. Siete avvisati.

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Recensione “Dark” – Stagione 2 (2019)

Bentornati a Winden, anche se, come ormai abbiamo compreso, non è importante il dove, ma il quando. La serie tedesca, un cult istantaneo alla sua uscita nel dicembre del 2017, ritorna con una seconda stagione che invece di dissipare i dubbi, li amplifica, in un loop di intermittenze cerebrali che potrebbe quasi far invidia a David Lynch (ho detto quasi, non scaldatevi). Un consiglio: all’inizio di questa seconda stagione non è previsto alcun riassunto della prima, quindi fareste bene a rivedere la stagione precedente se volete minimamente sperare di comprendere qualcosa di questa nuova appena uscita (altrimenti visitate questo sito, creato appositamente da Netflix per aiutare a districarvi). Pronti a saltare nel tempo? Dopo l’immagine della macchina del tempo si entra in una pericolosissima zona Spoiler, quindi siete avvisati. La materia oscura ci sta per avvolgere…

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Game of Thrones 8: Il Finale (Episodio 6)

Tutto finito. Proprio così, “Game of Thrones”, la serie tv che ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori di tutto il mondo, da poche ore ha calato il sipario e, che la puntata vi sia piaciuta o no, è innegabile provare un senso di malinconia per la chiusura di uno show che ha influenzato così tanto l’immaginario collettivo. Al contrario di ciò che ci si poteva aspettare, è stato un finale che non ha lasciato tante domande, anzi, ha praticamente chiuso ogni trama che aveva aperto in precedenza.

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Recensione “Cobra Kai 2” (2019)

Lo scorso anno la prima stagione di “Cobra Kai”, la serie tratta dalla saga cinematografica di successo “Karate Kid”, fu una delle grandi sorprese dell’anno. Quest’anno, dopo aver visto la magnifica seconda stagione, non si può più parlare di sorpresa: “Cobra Kai” è una delle cose più belle che vedrete sul piccolo schermo, per la sua autoironia e il tono leggero, in una serie tenacemente legata al suo passato anni 80 ma fiera di abbracciare le nuove generazioni. Si potrebbe dire che è un prodotto teen, come dicono quelli bravi, ma come si può etichettare “Cobra Kai” in una maniera così riduttiva se poi anche noi che viaggiamo intorno ai 40 ci siamo innamorati di questa serie?

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Recensione “Under The Silver Lake” (2018)

“It Follows”, film precedente di David Robert Mitchell, è senza dubbio uno dei migliori horror di questo decennio. Grazie a “Under the Silver Lake” il regista rincara la dose con un neo-noir che si nutre di Cinema, omaggiando a piene mani Hitchcock e Lynch, mescolandoli infine con gli stilemi paranoici della letteratura di Pynchon. I titoli di coda ci lasciano spiazzati, quasi storditi, sicuramente affascinati da un film che, pur perdendosi talvolta nei suoi arzigogoli, gode di una potenza visiva e di un’attrazione difficilmente eguagliabili.

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Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Recensione “Ride” (2018)

Valerio Mastandrea come attore ormai lo conosciamo tutti e lo abbiamo sempre apprezzato per la sensibilità, per la capacità di entrare in empatia con i personaggi che interpreta: per questo motivo la sua recitazione è così valida. Ora, con tutta l’esperienza accumulata come attore, il nostro Valerio prova il grande salto e si mette dietro la macchina da presa, con ottimi risultati.

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Recensione “Better Call Saul” (Stagione 4, 2018)

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I nodi stanno decisamente per venire al pettine: la quarta stagione di “Better Call Saul”, spin-off di “Breaking Bad”, è finita ieri e ormai la vicinanza con la serie madre è palpabile. Come nelle stagioni precedenti, anche questa può vantare un clamoroso crescendo che trova il suo apice negli episodi conclusivi. Non è una di quelle serie che ti coinvolge a tal punto da voler vedere una puntata dopo l’altra, ad ogni modo, vuoi per la bellezza estetica delle immagini, vuoi per la splendida caratterizzazione dei personaggi, vuoi per la scrittura sempre spiazzante, è uno dei migliori prodotti degli ultimi anni.

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Recensione “How I Met Your Mother” (2005-2014)

TV LOOKOUT

Due mesi fa, quasi per sbaglio, mi sono messo a guardare la prima puntata di “How I Met Your Mother”, un po’ per curiosità, giusto per ammazzare il tempo una ventina di minuti prima di passare ad altro: è andata a finire che mi sono visto nove episodi uno dopo l’altro. Proprio io che non ho mai amato le sitcom, che sono uno dei pochi a non sapere a memoria le battute di “Friends”, che ha sempre trovato irritante “The Big Bang Theory” e che, da questo punto di vista, non era mai andato oltre “Happy Days”. Due mesi sono bastati a completare nove stagioni, 208 episodi, lasciandomi adesso un’incredibile sensazione di vuoto, tipico di quando si passa molto tempo in compagnia di un gruppo di personaggi ai quali inevitabilmente ci si affeziona. Da quell’episodio pilota non sono più riuscito a smettere, sorprendendomi di quanto questo show potesse essere divertente e appassionante.

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