Omaggio a Bernardo Bertolucci

“Questo è qualcosa che sogno: vivere i film, arrivare al punto in cui si può vivere per i film, in cui si può pensare cinematograficamente, mangiare cinematograficamente, dormire cinematograficamente, come un poeta, un pittore, vive, mangia, dorme dipingendo”

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Omaggio a Burt Reynolds

Reynolds As Bandit

“Alla fine tutto ciò che ti resta sono le tue storie”

“Se ti aggrappi alle cose abbastanza a lungo, poi tornano di moda. Come me”

“Più l’arte domina la mia vita e il luogo in cui vivo, più il luogo in cui vivo diventa Casa”

“La mia recitazione è un po’ come il baseball. Molte donne nei miei film vanno piuttosto bene, io fornisco grandi assist. E se sono fortunato segno anche”

“Quando un attore sposa un’attrice entrambi litigano per lo specchio”

“Il matrimonio, per l’uomo comune, è il modo più caro di avere la biancheria lavata”

“Non sei un uomo finché tuo padre non dice che sei un uomo”

“Il pubblico ti perdonerà sempre per essere sbagliato ma eccitante, mai per essere giusto ma stupido”

“Ad Hollywood non c’è nessun premio per essere un idiota”

“Rimpiango di non avere la dignità di Ricardo Montalban, la classe di Dean Martin o l’umorismo di Bill Cosby. Ciò che ho è un cuore di leone”

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Omaggio a Jerry Lewis

“La gente mi domanda come vorrei essere ricordato. Io non voglio essere ricordato, ciò che voglio è sentire cose grandiose su di me adesso, fatemele sentire! Dalla bara non puoi sentire gli elogi!”

“Ho avuto un enorme successo facendo l’idiota totale”

“Sono stato pagato per fare ciò per cui la maggior parte dei ragazzini viene punita”

“La commedia è un uomo nei guai. Senza di questo, non c’è umorismo”

“Fai film, gira film, fai circolare film. Fa’ qualcosa. Realizza film. Gira qualunque cosa”

“Non darmi un contratto. Posso assumere lo stesso avvocato che l’ha stilato per romperlo. Ma se mi stringi la mano, vale per sempre”

“In questo Paese ho avuto il più grande rispetto nei confronti del mio lavoro dagli americani. I critici non hanno cervello”

JerryLewis

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Omaggio a Jeanne Moreau

Uno dei più grandi amori della mia adolescenza è da oggi sul grande schermo del Cinema Paradiso: indimenticabili i suoi sorrisi in “Jules e Jim”, le sue lacrime sotto la pioggia in “Ascensore per il patibolo”, la vendicatrice che ispirò Tarantino in “La sposa in nero” e tanti altri. La sua leggerezza campeggia qui in alto, sull’immagine di questo blog, da tanti anni, con il sorriso beffardo della Catherine di Truffaut.
Eleganza in qualunque gesto, Bellezza in qualunque espressione.
Grazie per tutte le emozioni Madame Moreau.

“La gente si preoccupa di invecchiare, ma si è più giovani se non ci si preoccupa tanto della vecchiaia”

“Essere liberi significa scegliere, chi è schiavo è perché lo vuole essere”

“Non mi piace andare dove sono già stata. La vita è composta da una miriade di territori da scoprire, non voglio perder tempo con ciò che già conosco”

“Sebbene per alcuni il cinema significhi qualcosa di superficiale e alla moda, il cinema è altro: io penso che sia lo specchio del mondo”

“Essere un’attrice significa sintonizzarsi sulle fantasie di un uomo. Quale donna non ha mai sognato ciò?”

moreau

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Twin Peaks 2017: Laura è la sola (Episodio 10)

Abbiamo talmente tanta fame di Twin Peaks che vedere sprecata così una preziosissima ora ci ha fatto un po’ soffrire. Ora mancano soltanto 8 episodi alla fine e questo di certo non ha contribuito molto all’avanzamento della trama. A parte un messaggio abbastanza criptico della Signora Ceppo e un interessante confronto tra Cole, Albert e Tammy, il resto della puntata non è stato proprio indimenticabile (beh, a parte il fatto che Dougie meriterebbe uno spin-off a parte, la scena di sesso con Naomi Watts, di cui parleremo dopo, è esilarante).

L’episodio 10 si apre con Richard Horne che arriva da Miriam, testimone oculare dell’uccisione del bambino nella puntata 6. Richard scopre che la ragazza lo ha già denunciato alla polizia e che ha appena scritto una lettera allo sceriffo per dirgli che se le succederà qualcosa la colpa sarà di Richard. Questi si introduce nella sua abitazione e la uccide brutalmente, quindi telefona a Chad, il poliziotto corrotto, per fare in modo che intercetti la lettera accusatoria prime che arrivi sulla scrivania di Truman. Nel frattempo, Carl, il custode del parcheggio di roulotte di cui avevamo già parlato nell’Episodio 6 (e visto in “Fuoco cammina con me”), sta suonando alla chitarra “Red River Valley”, ma viene interrotto da una lite furibonda tra Steven Barnett e Becky, la figlia di Shelly. L’anziano custode sbuffa, dicendo che la presenza del ragazzo è un “fottuto incubo”. Così come la madre, anche Becky deve fare i conti con un marito violento e pressoché nullafacente.

La scena si sposta a Las Vegas dove uno dei fratelli Mitchum, i mafiosi che hanno il controllo del Casinò dove Dougie aveva sbancato, viene colpito da una delle tre donne che accompagnano sempre i due fratelli. Qualche decina di secondi è dedicata al tentativo della donna di catturare una mosca, cosa che mi ha fatto pensare molto alla puntata di Breaking Bad dedicata interamente alla presenza di una mosca nel laboratorio dove lavorano Walter e Jesse. A parte ciò, i due fratelli scoprono in tv della cattura del nano assassino che aveva cercato di uccidere Doug Jones. Jim Belushi e suo fratello scoprono così che il loro “Mr. Jackpot” si chiama effettivamente Doug Jones, come gli aveva detto l’ormai ex direttore del Casinò. Dougie intanto è dal dottore con sua moglie e sembra davvero in forma smagliante: fisico asciutto, pressione perfetta, cuore e polmoni a pieno regime. Appena tornati a casa, dopo un’inquadratura sulle scarpe rosse della donna, i due fanno l’amore: sarà una delle scene più esilaranti di tutta la stagione. Inutile dire che Janey-E si ritroverà più che soddisfatta dalla prestazione di Dougie.

Torniamo a Twin Peaks: il dottor Jacoby si è ormai trasformato in Beppe Grillo, vede complotti ovunque e sembra pienamente convincere Nadine, che per la prima volta in questa stagione apre bocca per commentare quanto sia meraviglioso (il discorso o l’uomo?). Non vedo come questa linea narrativa possa tornare utile ai fini della trama, ma sicuramente da qualche parte dovrà portare (e secondo me avrà a che fare con la celebre pala che Jacoby cerca di vendere ai suoi spettatori). Stesso discorso vale per Jerry Horne, sempre più perso nei boschi, ma che secondo me avrà un ruolo interessante in futuro: scommetto un euro che si trova nei pressi del luogo in cui si aprirà il varco per la Loggia Nera, il punto segnato sul foglietto lasciato da Briggs in cui dovranno dirigersi lo sceriffo, Bobby e Hawk. Intanto quell’infame di Chad riesce a rubare la lettera destinata allo sceriffo in cui Miriam denuncia Richard. Ma occhio a Lucy: potrebbe aver capito che Chad nasconde qualcosa. Speriamo di sì.

Eccoci dunque al momento “Kubrick” di questo episodio: Richard Horne si rivela ufficialmente come il figlio di Audrey, visto che per la prima volta si rivolge a Sylvia Horne chiamandola “nonna” (fino ad oggi sapevamo il suo cognome esclusivamente grazie ai titoli di coda). Il ragazzo fa irruzione in casa della nonna e dello zio Johnny, che è vivo, contrariamente a quanto si pensava dopo lo scorso episodio, ed è legato mani e piedi ad una sedia. Richard minaccia la donna e alza le mani su di lei, costringendola a rivelargli la combinazione della cassaforte. Johnny intanto assiste impotente alla scena, mentre suo nipote rapina la nonna (in sottofondo si può ascoltare un accenno di musica classica). La scena ricorda l’irruzione violenta di “Arancia Meccanica”, in cui Alex e i suoi drughi rapinano una coppia sulle note di “Singin’ in the rain”. L’ennesima cattiveria di Richard ci dà un’ulteriore conferma del fatto che Cooper malvagio possa aver ingravidato Audrey mentre era in coma (come abbiamo sospettato dopo l’episodio 7).

Ancora Las Vegas. Anche Tom Sizemore, ovvero Anthony, cioè il collega di Doug, è al soldo di Cooper malvagio: il suo compito è di riferire ai fratelli Mitchum che Dougie ha impedito il risarcimento assicurativo della vincita effettuata dallo stesso Dougie (!) al casinò. Insomma, dovrà riferire ai due fratelli criminali che Jones si sta accanendo personalmente sui loro affari. Ovviamente la reazione non potrà che essere una: Dougie deve morire (ancora!). Ad ogni modo, criminale o no, Jim Belushi è adorabile.

Il finale si fa decisamente più interessante. Gordon Cole e Tammy scoprono Albert e il medico legale (la donna che ha effettuato l’autopsia sul corpo del maggiore Briggs) a cena insieme. Più tardi, mentre Gordon Cole sta disegnando qualcosa di molto strano (una mano che cerca di afferrare una sorta di alce), qualcuno bussa alla porta: Gordon apre e ha la visione di Laura Palmer che urla terrorizzata. In realtà è Albert, che informa Gordon del messaggio ricevuto da Diane nella scorsa puntata. La donna ha risposto al messaggio di Cooper con un piuttosto evidente: “Hanno Hastings. Ha intenzione di portarli là”. Hastings è il preside della scuola di Buckhorn, in carcere per l’omicidio della bibliotecaria Ruth. “Là” è ovviamente la cosiddetta “Zona”, il luogo dove i due amanti si erano recati e in cui avevano incontrato Briggs e gli uomini che lo hanno ucciso. Insomma, Diane, dopo l’incontro con il Doppelganger, non è più la stessa e a quanto pare ha mantenuto una sinistra relazione con il Cooper capellone. Arriva anche Tammy con delle novità: ricordate l’attico di Manhattan con quella misteriosa scatola trasparente dalla quale era comparso il mostro che aveva ucciso i due ragazzi sul divano? Da una foto risulta che Cooper malvagio è implicato in questo progetto misterioso.

Mentre Ben Horne litiga con la moglie, negandole altri soldi dopo la rapina effettuata dal nipote, e invita (finalmente) a cena la sua assistente Beverly (Ashley Judd), c’è ancora tempo per un paio di chicche lynchiane: la signora Ceppo parla al telefono con Hawk e come al solito è piuttosto ermetica. L’anziana signora afferma che lo splendore dell’elettricità sta scomparendo e si domanda cosa ci sarà nell’oscurità che le sopravviverà: “Il cerchio ora è quasi completo. Ascolta e presta attenzione al sogno del tempo e dello spazio. Adesso tutto viene a galla, scorrendo come un fiume. Quello che è e quello che non è. Laura è la sola”. Laura Palmer è la sola? La sola a fare cosa? Ad impedire che il male prenda il sopravvento? Sembra di sì, visto che nell’episodio 8 la ragazza sembra esser stata creata per combattere il male (o quantomeno per avere un ruolo cruciale in questa missione).

Intanto al Roadhouse c’è il solito finale musicale, ma con un’interessante auto-citazione: Rebekah Del Rio, la cantante latina che si esibiva al Club Silencio in “Mulholland Drive”, canta una canzone scritta insieme allo stesso Lynch, “No Stars”. Il vestito della donna inoltre richiama il pavimento della Loggia Nera. Ah, avete riconosciuto il chitarrista? È Moby!

In conclusione, possiamo trarre alcune considerazioni: Cooper malvagio, forse su indicazione di Diane, si dovrà dirigere probabilmente verso la Loggia Nera, dove sappiamo che stanno arrivando i tre migliori agenti di polizia di Twin Peaks. Su Dougie incombe una nuova minaccia di morte e la sua (ri)scoperta del sesso mi fa pensare ancora di più al fatto che sarà Audrey a trovarlo, a saltargli addosso e svegliare definitivamente il nostro Cooper (non riesco a togliermi dalla testa la battuta che Audrey fece a Cooper nella seconda stagione: “Adesso ascoltami bene agente Cooper: uno di questi giorni, prima che tu te ne accorga, io diventerò grande, diventerò una donna. Dio ti salvi quel giorno!”). Ci giochiamo un altro euro?

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Omaggio a Martin Landau

“Tutti possono camminare e parlare. Il lavoro dell’attore è creare la magia”

“I comici veramente bravi, come Chaplin, possono farti ridere e un secondo dopo possono farti piangere”

“Dio è un lusso che non posso permettermi”

“Io provo a non ripetere mai un personaggio. Cerco sempre di trovare qualcosa di nuovo, fresco e interessante che possa ispirarmi”

“Se non credi in te stesso non puoi credere negli altri. Devi fare una scelta e vedere dove ti conduce”

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Omaggio a George A. Romero

“Io sono come i miei zombi, non resterò morto!”

“Ho sempre pensato che l’orrore reale sia intorno a noi, i mostri più spaventosi sono i nostri vicini”

“Gli zombi non mi stancano mai, sono i produttori a stancarmi”

“Sei davvero libero se lavori con un budget molto basso o molto alto”

“Quando non ci sarà più spazio all’inferno i morti cammineranno sulla Terra”

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Recensione “Twin Peaks” (1990)

Quando si pensa alla televisione degli anni 90, è difficile non pensare a “I segreti di Twin Peaks”, serie televisiva (o telefilm, come si usava dire ai tempi) di culto, entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo degli adolescenti di una volta, oggi adulti, che come allora fremono in attesa della nuova stagione dello show, in arrivo il 21 maggio. La vicenda ruota intorno alle indagini che si sono svolte in seguito all’assassinio di una giovane ragazza, Laura Palmer, in una cittadina fittizia dello stato di Washington, la ormai mitologica Twin Peaks (51.201 abitanti, come recita il cartello nella sigla). La serie creata da David Lynch, seppur kitsch, surreale, talvolta grottesca, a tratti spaventosa, è entrata nell’Olimpo dei più grandi spettacoli di tutti i tempi. Cosa c’è dietro a questo indiscutibile capolavoro? Ne parliamo dopo la sigla. Chi non ha visto la serie si fermi qui, spenga il pc, e cominci subito a vedere “Twin Peaks”. Chi invece l’ha vista, può andare avanti nella lettura e non temere tutti gli spoiler che ci saranno da qui in avanti…

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