Posterabilia #9: Qualcuno volò sul nido del cuculo

So che vi era mancato. Parlo dell’appuntamento con “Posterabilia”, ovvero il giro del mondo attraverso le locandine dei film. La rubrica è stata purtroppo sospesa per un paio d’anni (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali), ma a noi piaceva molto e forse è giusto darle nuova vita. Stavolta abbiamo deciso di fare il giro del mondo con un grandissimo capolavoro di Milos Forman: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, vincitore di 5 premi Oscar. Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo”, “I sette samurai” e “Viale del tramonto”, questa volta ci dedichiamo ad un film leggermente più recente, il primo della serie ad appartenere agli anni 70.

La locandina originale statunitense vede il protagonista Jack Nicholson ringhiare sofferente, una posa che come vedremo non sarà però ripresa da nessuna delle immagini usate negli altri Paesi.

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I poster italiani, usciti dagli anni 60, hanno abbandonato le bellissime locandine dipinte che caratterizzavano le uscite cinematografiche del decennio precedente, per puntare su geometrie e grafiche decisamente più moderne. Quella usata per il film di Forman ne è un esempio: nella prima c’è Jack Nicholson all’interno di una spirale, una sorta di labirinto che mostra l’uscita, ma che ha bisogno di un lungo percorso. Nella seconda immagine il protagonista è triplicato in uno dei tanti momenti di folle allegria della pellicola: un’ottima locandina, già da sola capace di farci capire che il film al quale stiamo per assistere non è un film “normale”, ma folle.

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L’est europeo è sempre fonte di grande creatività grafica, almeno per quanto concerne la realizzazione dei poster cinematografici. Lo abbiamo visto nelle puntate precedenti e lo confermiamo adesso. Quelli di seguito sono il poster cecoslovacco e il poster polacco del film. Nel primo c’è ancora Jack Nicholson triplicato, ritagliato, incorniciato da un segno a penna rossa in un caso, indicato da tre frecce dello stesso colore. Come interpretare questa locandina? Quella polacca è ancora più bizzarra: il ritratto di Nicholson con una corona di cavi in testa, a richiamare l’immagine della corona di spine di Cristo, quasi ad annunciare l’arrivo di una sorta di “messia” all’interno del manicomio del film.

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I poster di lingua spagnola cambiano spesso stile e grafica (e anche titolo) quando c’è l’Oceano di mezzo. Si direbbe il caso della locandina spagnola e di quella sudamericana (probabilmente argentina) del film di Forman. Nella prima la testa di Nicholson è chiusa da un lucchetto all’interno del quale c’è una sorta di immagine di libertà. La libertà all’interno di un lucchetto: un ossimoro che sembra funzionare, se rapportato alla condizione del protagonista all’interno del film. Nella locandina sudamericana ci sono un paio di frame del film, uno è lo stesso ripreso dal poster italiano, l’altro è durante la partita di basket. Stavolta sul poster c’è anche Grande Capo.

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Come sempre chiudiamo la carrellata con l’immagine giapponese, probabilmente tratta dal dvd piuttosto che dalla locandina cinematografica originale, ma sempre poetica e molto bella. In basso c’è Jack Nicholson dietro la rete dell’ospedale, in alto c’è una corsa all’alba, o forse una fuga…

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Tutte le citazioni di “Stranger Things”

Sembra essere diventato il gioco dell’estate: cogliere più citazioni possibili dal nuovo fenomeno televisivo della stagione, l’acclamato e meraviglioso “Stranger Things”, nuova serie tv targata Netflix, capace di trasportarci, nel giro di otto episodi, nei nostri amatissimi anni 80. Sono davvero innumerevoli le citazioni disseminate tra le varie scene di questa serie tv: abbiamo provato a raccogliere qui tutti i riferimenti che siamo riusciti a trovare (e, mi raccomando, se ne avete altri da aggiungere potete continuare la lista sui commenti). Cominciamo a giocare, in rigoroso ordine alfabetico (e fate attenzione, perché quanto segue è pieno zeppo di spoiler, siete avvisati!).

UPDATE: Le citazioni riguardanti la seconda stagione sono scritte in blu.

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Primo trailer per “Loving Vincent”

Il primo trailer di “Loving Vincent” è probabilmente la cosa più bella che vedrete oggi. Si tratta del primo film interamente dipinto, fotogramma per fotogramma, della storia del cinema: dodici dipinti ad olio al secondo, realizzati da oltre cento pittori addestrati a dipingere nello stile inconfondibile di Vincent Van Gogh. Il film, che racconterà la vita e la morte del celebre pittore olandese, sarà diretto dal polacco Dorota Kobiela e da Hugh Welchman. Le prime immagini del trailer sembrano assolutamente meravigliose.

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Star Wars Day a Roma: le immagini

Stamattina si è svolto a Roma un raduno dedicato alla saga più amata del cinema: Star Wars, o Guerre Stellari, come piace dire a noi nostalgici. In una location non proprio adatta ad un evento di questa portata (alle spalle del Colosseo, un piccolo pezzo di terra accanto all’Arco di Costantino), con i fan costretti dietro le transenne in una posizione oltre che scomoda soprattutto molto pericolosa, viste le buche, le salite, e il pericolo di caduta, soprattutto per i più piccoli. Al di là di questo, costumi bellissimi e tanta gente sorridente, vestita a tema, e soprattutto divertita, sotto il sole della primavera romana. L’attesa per Star Wars Episodio 7, che uscirà in sala nel dicembre del 2015, è già alta.

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Festival di Roma 2013 (Giorno 7): Auditorium in delirio per “Hunger Games”

Vorrei un paio di orecchie nuove, per favore. O quantomeno un paio di timpani di ricambio. Già so che stanotte mi sveglierò nel sonno con le urla delle fan di “Hunger Games” nelle orecchie, il mio incubo peggiore. Stamattina l’accesso alle sale del Festival si è rivelato difficoltoso, per non dire improbabile. Un formicaio di ragazzine ha bloccato ogni accesso, con il risultato che siamo arrivati tutti quasi in ritardo alle proiezioni del mattino. Il peggio doveva ancora arrivare. La conferenza stampa di “Catching Fire”, secondo episodio della saga in questione, è stata una farsa: quasi tutte le domande dei giornalisti riguardavano le sensazioni provate da Jennifer Lawrence nell’indossare questo ruolo e come le è cambiata la vita dopo l’Oscar. A tenere banco, oltre all’attrice, soprattutto il simpatico Josh Hutcherson, che ha messo in ombra persino il suo collega Liam Hemsworth, praticamente una comparsa (sia nel film che alla conferenza stampa). Il red carpet serale è stato una bolgia, per un momento ho pensato di essere morto e di trovarmi all’inferno: ragazzine in lacrime, urla stridule, e in tutto ciò gli attori non si sono neanche fermati per gli autografi di rito (cosa che, nonostante non me ne possa fregà de meno, non ho trovato molto carina).

Al di là di tutto questo rumore oggi è stata una giornata piuttosto positiva dal punto di vista cinematografico: tre film in concorso, uno più interessante dell’altro, tutti e tre da apprezzare. “Take Five” di Guido Lombardi è uno di quei film di genere che in Italia vediamo troppo poco (ma al Festival è già il secondo, contando il bellissimo “Song ‘e Napule” dei Manetti): cinque rapinatori improbabili e disperati trovano il modo di svuotare il caveau di una banca. Il problema è tornare tutti a casa e aspettare il momento giusto per recuperare il bottino, rimasto in un tunnel nelle fogne di Napoli. La Camorra inoltre si mette in mezzo, complicando ancor di più la situazione della banda. Ritmo, bei personaggi, vivacità: il film di Lombardi funziona. Ancora di più funziona il cileno “Volantin Cortao” di Diego Ayala e Anibal Jofré, uno spaccato di vita cilena, tra difficoltà economiche e sociali: i due protagonisti si muovono per la periferia di Santiago come aquiloni tagliati (come da titolo), anime perse, quasi alla deriva. Taglio documentaristico, scene efficaci, protagonisti credibili: il film cileno, nato da un progetto universitario, potrebbe essere l’outsider nella scelta per il miglior film. Infine la giostra di colori firmata da un Takashi Miike votato all’assurdo: il suo “The Mole Song” è difficile da etichettare, sfugge ad ogni regola, è un gangster movie girato con un gusto particolare per il kitsch, che si inabissa nella demenzialità per uscirne poi fuori con la genialità. Raramente ho visto un film così strambo, e raramente forse mi sono così inaspettatamente divertito. Un pessimo agente di polizia, con un grande senso per la giustizia, si infiltra in un clan della Yakuza per impedire il commercio di droga. Follia totale, di cui sogno il seguito (il finale accenna vagamente a questa possibilità). Strepitoso.

Domani gli ultimi film in concorso, “Tir” e “Another Me”, dopodiché sarà il momento di tirare un po’ le somme e azzardare qualche pronostico. Ora tutti a nanna, c’è bisogno di far riposare le orecchie…

Josh Hutcherson

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Immagini esclusive dal set del nuovo film di Carlo Verdone, “Sotto una buona stella”

Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa con una commedia amara dal titolo “Sotto una buona stella”, che vedremo al cinema dal 14 febbraio. Nel cast, oltre all’attore-regista, figurano Paola Cortellesi e Tea Falco, rivelazione dell’ultimo film di Bertolucci, “Io e te”. Oggi abbiamo curiosato sul set del film, nella suggestiva cornice del Rione Monti di Roma, e abbiamo raccolto qualche immagine in esclusiva.

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Breve guida alla Street Photography: cos’è, come si fa

Garry Winogrand diceva che “la fotografia è scoprire ciò che può accadere dentro una cornice. Quando metti quattro bordi attorno a dei fatti, cambi quei fatti”. La Street Photography è uno dei generi fotografici più antichi e più diffusi: non appena la fotografia e i suoi mezzi sono diventati leggeri e sono usciti fuori dagli studi, i fotografi hanno cominciato a raccontare il mondo intorno a loro. I soggetti tipici della Street Photography sono gli attimi e i dettagli della vita quotidiana, che spesso passano inosservati, ma che in questo contesto vengono enfatizzati o valorizzati. Da un certo punto di vista questo genere fotografico trova analogie nella fotografia documentaria e nel foto-giornalismo, ma si distacca da questi per la capacità di raccontare situazioni curiose e apparentemente banali, per dare un senso ad un dettaglio di vita quotidiana. La Street Photography ha reso celebri alcuni dei fotografi più conosciuti di sempre, come Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, William Klein, Margareth Bourke-White, Elliott Erwitt, Brassai, Walker Evans e moltissimi altri. In poche parole la Street Photography è definita come “una fotografia senza pose, senza studio, che cattura ed esplora la società contemporanea e le relazioni tra gli individui e l’ambiente in cui si muovono”. L’elemento chiave della Street Photography è dunque la spontaneità, la capacità di catturare un momento genuino, senza un’organizzazione precedente del “set” e senza che il soggetto fotografato sia consapevole di essere ripreso.

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Vi propongo di seguito alcuni consigli (ma badate bene, sono suggerimenti, non regole!) per quando vi troverete in strada con una macchina fotografica. Sono consigli basati sulla mia esperienza, su alcuni interessanti articoli letti sul web e scritti da qualcuno più bravo di me (in particolare sul blog di Eric Kim, che consiglio), nella speranza di migliorare, stimolare e avvicinare alla fotografia chi legge.

Non restate sempre nella stessa posizione.
Quando sono in strada vedo molte persone scattare una fotografia in piedi, sempre ferme nella stessa posizione, magari chiedendo ai soggetti fotografati di spostarsi un po’ più in là. Nella Street Photography siate voi a spostarvi! Non restate sempre in piedi, piegatevi, sdraiatevi, muovetevi, cercate un angolo più interessante, più dinamico, meno banale.

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Evitate di fotografare artisti di strada oppure i senzatetto.
Gli artisti di strada e i senzatetto sono soggetti facili da fotografare. Sono persone che sono sempre per strada, e fotografandoli si otterranno immagini senz’altro poco originali. Ma soprattutto, i performer di strada sono fotografati continuamente, e non ha senso accodarci alle migliaia di foto che sono state già scattate su di loro; al contrario i senzatetto non andrebbero fotografati per una questione morale, non si dovrebbe cercare di immortalare la loro sofferenza per il solo scopo di ottenere una bella fotografia. Come dice il già citato Eric Kim “è meglio fare una foto straordinaria di qualcuno ordinario che una foto ordinaria di qualcuno straordinario”.

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Il vostro equipaggiamento è sufficiente.
Un argomento di discussione piuttosto comune tra i fotografi è quello riguardante l’attrezzatura da usare. Il mio suggerimento è di non perdere tempo e troppi soldi nella ricerca dell’attrezzatura, e di usare invece quel tempo per uscire in strada e fotografare. Piuttosto che perdere tempo a decidere se è meglio comprare un 28mm un 30mm da accostare al vostro 50mm, uscite con il vostro 50mm e vedete che esce fuori. Quello che avete, che sia una Lomo o una reflex digitale con un 18-55, è sufficiente a catturare delle belle immagini, e soprattutto non appesantitevi con mille lenti, borse pesantissime e decine di macchine fotografiche: non stressatevi, e ricordate che i più famosi fotografi della storia hanno praticamente usato lo stesso obiettivo in tutta la loro carriera (il 50mm di Cartier-Bresson, il 28mm di Bruce Gilden o il 35mm di Josef Koudelka o Alex Webb).

Fatevi criticare, non (solo) applaudire.
Sebbene sia importante e gratificante ricevere i complimenti delle persone che guardano le nostre foto, è ancora più importante capire le loro critiche. Quando scattiamo una fotografia che ci piace molto, probabilmente noi sappiamo quali sono i suoi punti di forza, le caratteristiche migliori. Sarebbe bene domandare a chi la guarda non cosa c’è di buono nella fotografia, ma cosa c’è che secondo loro non va. Le critiche costruttive sono la migliore scuola per sviluppare sempre meglio il nostro stile e le nostre capacità.

Non avere fretta.
Un elemento fondamentale della Street Photography è la pazienza. Se vedete uno sfondo interessante, un sottofondo con una luce particolare, fermatevi là e aspettate che nella vostra inquadratura entri il soggetto giusto. Le cose belle accadono a chi è in grado di aspettarle.

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Cerca di sapere perché stai fotografando.
Ogni volta che sei per strada sarebbe bene che tu sappia perché stai fotografando. Che sia per piacere personale, per un progetto, oppure per documentare l’umanità. La Street Photography non significa andare a fare una passeggiata e prendere foto a caso. Se stai cercando un tuo stile personale, il consiglio è quello di pensare ad un progetto: cerca un tema che ti interessa e vai fuori a fotografarlo. Ogni anno se ne vedono a bizzeffe, e alcuni sono davvero molto interessanti. Potreste fotografare la vita dentro i vagoni della metropolitana, oppure soggetti seduti sulle panchine del parco, o persone sotto la pioggia, o qualunque altra cosa attiri la vostra attenzione (ci si può sbizzarrire davvero su tutto).

Non esitare.
Quando sei per strada, non devi mai perdere l’attimo. Non esitare, non essere lento, cerca di essere rapido e anche atletico. Un attimo di esitazione può essere fatale e farti perdere il momento decisivo. L’esitazione può portare il nostro soggetto a cambiare espressione, allontanarsi dalla scena, oppure notarci, e di conseguenza infastidirsi oppure sorridere e mettersi in posa. Una cosa importante, che per quanto mi riguarda si acquisisce con l’esperienza, è di visualizzare la fotografia nella propria testa prima ancora dello scatto.

Se vuoi saperne di più, segui il mio blog sulla fotografia (Living Easy) o la mia pagina Facebook (AT Photographer).

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Foto di Alessio Trerotoli Photographer