Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 3

Da che mondo è mondo il sabato di Festival è il giorno più ricco, ma non mi sarei mai aspettato che sarebbe stato così impegnativo. Il motivo è che questo è probabilmente il primo anno su 14 edizioni in cui riesco ad entrare a tutti gli incontri tra gli artisti con il pubblico (o almeno a tutti gli incontri a cui decido di presenziare, visto che sarebbe massacrante assistere a tutto il ricchissimo programma della Festa). E così il resoconto di oggi si chiude con due film visti, una conferenza stampa, due incontri con il pubblico e ben 15 immagini raccolte per il progetto Film People.

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Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 2

Altro giro, altra corsa. Il secondo giorno di Festival paradossalmente è uno dei più tosti: non hai la freschezza e l’adrenalina della giornata d’apertura e non hai ancora preso ritmo e abitudine per affrontare 10 ore di seguito all’Auditorium. Quel che peggio, continui ad accumulare ore di sonno da dover recuperare, prima o poi, nella vita. Il bilancio di questo secondo giorno tuttavia è positivo: due film, la conferenza stampa di Ron Howard e l’incontro ravvicinato con Edward Norton.

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Festa del Cinema di Roma 2019: Tutti i Film della Selezione Ufficiale

Dal 17 al 27 ottobre torna la Festa del Cinema di Roma presso l’Auditorium Parco della Musica. Una quattordicesima edizione che si preannuncia spettacolare, sia per i tantissimi ospiti internazionali (per dirne alcuni: Bill Murray, Wes Anderson, Martin Scorsese, Edward Norton, Ethan Coen, Benicio Del Toro, Ron Howard, John Travolta, Viola Davis, Kore-Eda Hirokazu e moltissimi altri) sia per l’ottima selezione di film, su cui spicca l’attesissimo “The Irishman”, il film di “Downtown Abbey” o, per gli appassionati del Boss, il documentario “Western Stars”. Andiamo a vedere le schede e le trame di tutti i film presenti nella selezione ufficiale della Festa, ormai imminente.

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“Motherless Brooklyn” aprirà la Festa del Cinema di Roma 2019

Manca meno di un mese alla quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e ogni giorno piovono importanti novità sul programma. La notizia di oggi riguarda il film d’apertura e una nuova masterclass: ad aprire la Festa il 17 ottobre sarà “Motherless Brooklyn”, di e con Edward Norton, che sarà anche protagonista di un incontro speciale il giorno successivo. L’attore e regista si aggiunge alla lista delle star che calcheranno il tappeto rosso dell’Auditorium durante l’evento: oltre a lui infatti sono stati già annunciati Bill Murray, Wes Anderson, Olivier Assayas, Ron Howard, Bret Easton Ellis, Kore-eda Hirokazu e Bertrand Tavernier, mentre altri nomi sono in attesa di essere annunciati.

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Verso la Festa del Cinema di Roma 2018

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Ancora una decina di giorni prima dell’inizio della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (18-28 ottobre). Ricordo ancora il primo giorno della prima edizione, in quell’ormai lontano 2006 quando la sbornia per il mondiale vinto cominciava finalmente a scemare e quel piccolo me di dodici anni fa cominciava un corso di laurea magistrale che avrebbe cambiato la sua esistenza. Ora, nel 2018, l’Italia non è andata al Mondiale e invece di macchine volanti e skateboard senza ruote abbiamo una classe politica inadeguata e tanta monnezza per le strade. Il cinema e l’arte però, magari, ci salveranno dalle fake news e dalle raggelanti notizie quotidiane. Forse.

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Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 5

E quindi uscimmo a riveder le stelle: ogni volta che esco sano e salvo dalla metropolitana mi viene in mente l’ultimo verso della Divina Commedia. Certo, non esco a vedere proprio le stelle, ma il cielo sì, e ogni volta piazzale Flaminio mi sembra il luogo più bello dell’universo. Questa premessa per comunicare che, sì, il weekend è finito e ho ricominciato a prendere la metro. Bene, veniamo alle cose importanti.

Alle 9 c’era la possibilità di scegliere tra ben quattro film. Dopo una più o meno attenta visione dei trailer, ho declinato “C’est la vie” (commedia francese firmata dagli autori di “Quasi amici”), ho scartato un film americano di cui non c’era neanche il trailer online (o forse non l’ho trovato, vabbè) e sono rimasto con una coppia di contendenti molto diversi da loro ma entrambi in qualche modo allettanti. “Lola + Jeremy”, commedia romantica francese, ispirata al cinema di Gondry, sembrava la scelta più ovvia (bastava una parola per me: Parigi), ma la notte ha emesso il suo verdetto e alla fine sono entrato nel Teatro Studio per “Blue my mind” di Lisa Bruhlmann. Il trailer purtroppo mi aveva già rivelato il colpo di scena finale (ma che è sta moda di far vedere mezzo film già nel trailer? Spiegatemelo), tuttavia l’ho trovata una pellicola per niente banale. Siamo in Svizzera: una ragazzina, Mia, si trasferisce con la famiglia in una nuova città. Nuova scuola quindi, nuove amicizie, grandi cambiamenti. Mia fa di tutto per farsi accettare dalle nuove amiche, si lascia facilmente andare a sesso, droga e rock ‘n’ roll, ma qualcosa in lei sta cambiando (e non si tratta soltanto delle prime mestruazioni). Si sta trasformando in qualcosa di non umano: mangia i pesci dall’acquario, le stanno crescendo delle strane membrane tra le dita dei piedi e ha le gambe piene di lividi. Il film racconta in maniera originale e decisamente fantasiosa la fase di trasformazione di una bambina in una giovane donna. C’è ritmo, ottimo uso del linguaggio cinematografico (molte situazioni non sono rivelate ma accennate al punto giusto) ed un’idea originale alle spalle: secondo me è un film riuscito.

Alle 11 c’era un film brasiliano con Vincent Cassel, ma ho optato per qualcosa di totalmente diverso: il convegno “Condizioni Critiche” (!), curato da Mario Sesti (che qui non finiremo mai di ringraziare per le cose meravigliose che ci ha fatto vedere una decina d’anni fa nell’ormai mitologica sezione Extra del Festival). Una bellissima occasione per sentir parlare delle condizioni attuali della critica cinematografica, grazie anche alla partecipazione di Anthony Scott (critico del NY Times) e Annette Insdorf (insegnante di critica cinematografica della Columbia University). Credetemi, è stato illuminante: una lunga chiacchierata sui compiti del critico, sul suo ruolo in quest’epoca social e tante altre cosette bellissime sul modo di raccontare il cinema. Tutte cose che io purtroppo non so ancora fare come vorrei, ma un giorno magari ci arriveremo. Tra l’altro l’evoluzione del critico cinematografico è stato l’argomento della mia tesi di laura magistrale, quindi l’incontro di oggi è stato particolarmente interessante per il sottoscritto (dlin dlon: se mai nella vita vi dovesse interessare la mia tesi, trovate tutto lo speciale qui sul blog diviso in 9 capitoli, basta cercare “critico cinematografico” nella barra di ricerca qui a destra).

Dopo un bel panino con la frittata, una delle poche cose che non passeranno mai di moda, ho atteso le 15 per recuperare uno dei film più apprezzati di questi giorni: “The Party” di Sally Potter. Ebbene, anche stavolta la sala si è riempita prima che potessi entrarvi, quindi ho perso il film e probabilmente non potrò vederlo mai più. In compenso ho consultato le care vecchie voci di corridoio: sento le voci, lo ammetto, ma non sono nella mia testa (credo). Quel che mi hanno detto è piuttosto contrastante, ma tutti gli uccellini (Lord Varys ha fatto scuola) sono concordi sul fatto che “C’est la vie”, il film francese che mi sono volutamente perso stamattina, sia una commedia divertente e non banale, per alcuni addirittura migliore di “Quasi amici”. Potrebbe lottarsi il premio del pubblico con Linklater? Vedremo. Per il momento i film più amati sono stati proprio “Last Flag Flying” e “I, Tonya”, di cui vi ho parlato nei diari precedenti. Stasera arriva all’Auditorium Nanni Moretti per un incontro con il pubblico, ma io sono già tornato nella mia dimora a Roma Sud.

La cosa peggiore (a parte la metropolitana alle 8 del mattino) è che mi porto appresso una borsa con macchina fotografica, obiettivi, penne, quaderni, panini e altre cose del genere (il peso della borsa si aggira sulle 21 tonnellate) e in cinque giorni avrò scattato sì e no 10 foto, scritto tre parole (3!) su un taccuino e aperto la borsa solo per prendere il cibo. Spero nei prossimi giorni di regalarvi qualche bella immagine del Festival, ma fossi in voi non starei là a contarci troppo. Domani vi prometto almeno due film (tre nelle mie intenzioni), ché vi sto un po’ trascurando, lo so. Ora mi sono meritato un altro paio di puntate di “Stranger Things”, a domani…

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Verso la Festa del Cinema di Roma 2017

Poco più di due settimane all’inizio della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (quest’anno dal 26 ottobre al 5 novembre), il che significa che mi restano circa poco più di due settimane di sonno. Ancora devo capire come sia possibile aspettare con tanta partecipazione un periodo in cui si dorme poco, si mangia male e si vive fuori dal mondo: deve essere quella cosa che chiamano passione. Dodici edizioni e non ne ho persa neanche una: dal 2006 ho passato dieci giorni all’anno a guardare film, a scrivere le mie sensazioni, ad incontrare attori, registi, addetti ai lavori. Per cosa? Per passione, niente di più, niente di meno.

So che non è questo pippone sentimentale ad interessarvi, quindi se siete usciti indenni dal primo paragrafo ora posso raccontarvi qualcosa del programma cinematografico. La selezione ufficiale sarà composta da 39 film, di cui parlerò tra poco perché prima devo dirvi quali sono le due cose che mi faranno fare i salti di gioia: 1) Dell’incontro con David Lynch si sapeva già da tempo, ma ancora non riesco ad abituarmi all’idea. Sono sicuro che sarà una di quelle serate che restano addosso per molto tempo (come fu quella con Al Pacino nel 2008, ancora ho i brividi). 2) Il nuovo film di Richard Linklater, che è uno dei miei registi preferiti. Non mi sarei mai aspettato di trovare “Last Flag Flying” nella selezione dei film e ormai sono un paio d’ore che cammino per casa a dieci centimetri da terra. Non so se Linklater sarà al Festival (ma magari!), oppure che ne so, Bryan Cranston, ma per ora mi accontento di vedere il film.

Selezione ufficiale dicevamo: i primi titoli a balzare agli occhi, Linklater a parte, sono “Logan Lucky”, di Steven Soderbergh, “The only living boy in New York” di Marc Webb, “Una questione privata” dei fratelli Taviani, “Borg McEnroe” di Janus Metz, “Detroit” di Kathryn Bigelow e “C’est la vie” dell’accoppiata Toledano-Nakache (registi del francese “Quasi amici”). Come sempre però, le cose migliori da vedere saranno quelle che al momento dell’uscita del programma non hai minimamente calcolato: ora voglio prendere in contropiede le sorprese e affermare già adesso, in tempi non sospetti, che potrebbero risultare parecchio interessanti “Mon garçon” di Christian Carion, ma soprattutto lo spagnolo “Abracadabra” di Pablo Berger (già regista del meraviglioso “Blancanieves”), sul quale sono disposto a puntare tutti i miei risparmi (anzi, facciamo giusto un paio d’euro). Mi intrigano inoltre il norvegese “Skyggenes Dal” e “Stronger”, che verrà presentato a Roma dal suo protagonista Jake Gyllenhaal. E poi, per tutti i giovani uomini come me cresciuti negli anni 80, c’è il film su Mazinga che, ne sono certo, sarà uno spasso. Mi sembra già abbastanza, ma ancora non ho spulciato per bene il programma delle altre sezioni, da “Tutti ne parlano”, “Eventi Speciali” (da segnalare un documentario su Spielberg) fino ad “Alice nella città” (che da sempre riserva grandissime chicche).

Per quanto riguarda gli incontri quello con David Lynch è il fiore all’occhiello di questa dodicesima edizione. Così importante da mettere in ombra Ian McKellen, Christoph Waltz, Vanessa Redgrave, Xavier Dolan, Jake Gyllenhaal, Chuck Palahniuk, Nanni Moretti e molti altri.

Ancora una decina di giorni di sonno e poi ricominceranno le levatacce più belle della mia vita. A voi che leggete, anche quest’anno toccherà sorbirvi dieci appuntamenti quotidiani con i miei diari da cinefilo. Auguri!

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Festa del Cinema di Roma 2016: Giorno 2

Venerdì 14 Ottobre.
Secondo giorno di Festival, da che mondo è mondo sempre il più tranquillo: ogni anno il povero secondo giorno ha questa funzione atroce da cuscinetto tra l’apertura del giovedì e l’esplosione cinematografica del weekend, in una sorta di ruolo da capro espiatorio di malausseniana memoria. Ma si può parlare di giorno moscio quando in realtà c’è stato il ritorno di Oliver Stone, il film postumo del maestro Andrzej Wajda e uno dei più acclamati film dello scorso Sundance Festival? Effettivamente no, ma il programma della Festa è così intenso da far sembrare la giornata di oggi come una giornata tranquilla…

Cominciamo dalle voci di corridoio, per poi andare più a fondo con quello che, per molti, è stato il film del giorno. Innanzitutto Wajda: il suo “Afterimage”, film che rappresenterà la Polonia nella corsa agli Oscar, sembra aver convinto un po’ tutti, anche se il grosso dei responsi arriverà questa sera, dopo la presentazione al pubblico. Ad ogni modo si parla di un grande testamento artistico: “è così che se ne vanno i grandi”, dice qualcuno. Lo riuscirò a recuperare? Forse in sala, difficile durante questo Festival. Ad ogni modo, sarà un film da vedere. Passiamo ad un altro grande regista, Oliver Stone, che negli ultimi anni stava cominciando a deludere ma che oggi ha mostrato a tutti di essersi ripreso alla grande. Siccome la proiezione stampa era alle 8.30 di questa mattina, un orario che secondo me è buono solo per le galline, recupererò “Snowden” soltanto lunedi prossimo. Da quanto ho raccolto in mattinata al mio arrivo, si tratta di un film che ha tenuto svegli tutti e già questo direi che è un dato interessante: se fai vedere un film di due ore e mezza alle 8.30 del mattino e nessuno si addormenta, vuol dire che il regista ha sicuramente qualche merito. A Stone andrà di certo il Premio Caffeina. Dal canto suo Oliver Stone in conferenza stampa invita tutti a fare attenzione ai cellulari: “Viviamo in un’epoca di banche dati, siamo tutti schedati”. Questo come dicevo lo recupero lunedì, quindi ve ne parlerò molto di più (e molto meglio) la settimana prossima.

Bene, parliamo ora di “Manchester by the sea”, un film che ho addirittura visto e di cui dunque posso parlarvi direttamente, senza voci, chiacchiere, tweet e mezze parole ascoltate di sfuggita in fila per il bagno. Il film di Kenneth Lonergan è stato una delle rivelazioni del Sundance, oltre ad essere uno dei più attesi qui al Festival. Non a torto: parliamo di una pellicola sì lunghissima (136 minuti), ma decisamente valida. Un elaborazione del lutto totalmente credibile, convincente, che sa dosare perfettamente il registro comico e quello drammatico. La durata magari è un po’ eccessiva, qualcosa si poteva evidentemente tagliare, ma il film non cede mai il passo alla stanchezza, la messa in scena è così reale da riuscire a portare l’atmosfera invernale del Massachusetts in Sala Petrassi (qualcuno si è coperto con un giacchetto, tipo piumone da lunedì sera davanti alla tv). Casey Affleck continua ad essere uno degli attori più sottovalutati della sua generazione. Il rapporto tra lo zio dalla vita distrutta e il nipote minorenne senza genitori è una di quelle cose che vanno oltre lo schermo per attaccarsi allo spettatore anche mentre prende la via per uscire dalla sala. C’è un momento, dopo circa venti-trenta minuti, in cui la storia prende un’altra direzione e cominci a pensare: “Cavolo, mi piace davvero dove mi sta portando adesso, voglio saperne di più”. Il finale avrebbe potuto molto facilmente rovinare un po’ tutto ciò che era stato costruito nelle due ore precedenti, invece è totalmente convincente: niente di telefonato, niente di scontato, semplicemente così come è, perché così deve essere. Per ora il miglior film visto (ma ne ho visti soltanto quattro, quindi vince piuttosto facilmente). Comunque continuo ad essere convinto che i film girati in Massachusetts siano sempre bellissimi, poi un giorno cercherò di capire anche il perché.

Detto ciò ho incontrato anche Matt Dillon, in giro per le vie dell’Auditorium. Mi dicono che è il Presidente di Alice nella Città, quindi avremo occasione di incontrarlo più spesso. Se avete messaggi per lui, fatevi avanti. A domani.

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