Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Recensione “Turner” (“Mr. Turner”, 2014)

Mike Leigh realizza un film che lascia divisi: troppo ben fatto per non piacere e al tempo stesso troppo lungo per essere apprezzato pienamente. Certamente un biopic su William Turner, “il pittore della luce”, non poteva che lasciare negli occhi un uso meraviglioso della fotografia, ed è forse questo l’elemento di maggior prestigio in tutti i lunghissimi 140 minuti di film. L’Inghilterra di Turner, raccontata da Leigh, è un luogo affascinante, immerso in quella magica luce che il pittore londinese catturava come nessun altro alla sua epoca. Timothy Spall, una vita da caratterista, trova l’interpretazione che vale una carriera (e che gli è valsa anche la palma di miglior attore al Festival di Cannes), restituendo, tra un grugnito e una battuta, l’immagine di un Turner vitale, geniale e indubbiamente eccentrico.

Il film racconta gli ultimi 25 anni di vita di William Turner, forse il più grande pittore inglese, vissuto a Londra nel XIX° Secolo. Leigh descrive soprattutto il personaggio Turner, lo splendido rapporto con il padre, la sua continua ricerca sulla luce, oltre ai frequenti scambi d’opinione con i suoi colleghi dell’Accademia.

Se “Turner” ha un difetto, è senza dubbio nella lunghezza fiume, che di per sé non sarebbe un peccato (basti per esempio pensare a “Barry Lyndon” o all’ultima Palma d’Oro “Winter Sleep”, che vanno oltre i 180 minuti senza costringere mai lo spettatore a guardare l’orologio): Leigh però appesantisce le scene di silenzi, le allunga più di quanto avrebbe probabilmente dovuto, dando l’impressione di trovarci di fronte ad una pellicola ben più lunga di quanto in realtà sia. Ma il giorno dopo quel che resta negli occhi è soprattutto una meravigliosa luce, un’atmosfera che restituisce l’immagine di un’Inghilterra fatta di tramonti straordinari, mari in tempesta e uomini geniali.

Recensione “Bomber” (2009)

È proprio il caso di dirlo: meglio tardi che mai. Dopo quattro anni arriva nelle sale italiane la bellissima commedia di Paul Cotter, un road movie indipendente, girato con appena 25mila euro, soltanto con tre attori e sette persone dello staff (regista compreso). Il cinema indipendente sempre più spesso riesce ormai a regalare quelle emozioni e quelle sensazioni che il cinema “dei grandi” non è più in grado di offrire, costipato nelle sue macchine fabbrica-soldi, dove il box-office è la prima legge da soddisfare. Non è stato così per “Bomber”, costruito con cuore e passione, in cui è la storia dei suoi improbabili protagonisti il centro di gravità della pellicola.

Una coppia di ottantenni decide di tornare in Germania, loro paese d’origine. Lui, ex pilota della Royal Air Force, nasconde il peso di una colpa mai espiata: durante la guerra ha bombardato un villaggio tedesco. È proprio quel villaggio la meta della coppia, per saldare i conti con il passato. Al viaggio si unisce malvolentieri il figlio trentenne, senza un lavoro fisso e in piena crisi con la sua ragazza. Costretti a viaggiare insieme, i tre affronteranno finalmente tutte le loro questioni mai risolte, ritrovandosi a fare i conti con il concetto di “famiglia”.

Dopo aver girato il mondo a livello di festival, dove ha riscosso cascate di premi, “Bomber” si dimostra uno dei debutti più divertenti e folgoranti del cinema britannico degli ultimi dieci anni, merito dell’ispiratissimo Paul Cotter, che mette il suo film sulla scia dei grandi road movie del recente cinema indipendente: da “About Schmidt” e “Sideways” di Alexander Payne, al geniale “Little Miss Sunshine” di Valerie Faris e Jonathan Dayton. I nostri applausi sono per la Distribuzione Indipendente di Giovanni Costantino, che ha avuto il coraggio e l’occhio di scovare questo gioiello cinematografico e di proporlo nel suo circuito di diffusione, nella speranza che, anche grazie al passaparola, questo film possa arrivare a più spettatori possibili. Noi più che consigliarvelo non possiamo fare, sta a voi adesso correre in sala. Si ride e fa pensare: non ve ne pentirete.

pubblicato su Livecity