Ritorna il Festival Arcipelago, ribalta internazionale del cortometraggio

Aprirà i battenti dal 2 al 6 dicembre, all’Ambra alla Garbatella e alla Casa del Cinema di Roma, la 2.1a edizione di ARCIPELAGO – Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini. La storica rassegna dedicata al cinema breve e alle forme più innovative di racconto audiovisivo si presenta quest’anno parzialmente rinnovata anche nella sede: oltre alla Casa del Cinema, nuova ribalta per i corti da tutto il mondo sarà infatti l’Ambra alla Garbatella.
 
Quattro le competizioni in programma ad Arcipelago 2013, dove fanno spicco, nel  Concorso Internazionale The Short Planet, 25 tra i migliori cortometraggi internazionali, non ultimo una curiosa e provocatoria animazione tedesca, Sonntag 3 di Jochen Kuhn, che, in apertura del Festival, ipotizza una bizzarra relazione extraconiugale della Cancelliera di ferro. Della compagine internazionale, in rappresentanza del nostro paese, fanno parte anche Allah is Great di Andrea Iannetta, primo italiano mai ammesso al Film and Television Institute di Pune, in India, e l’acuto sguardo pasoliniano di Cargo, del promettente figlio d’arte Carlo Sironi.
 
Direttamente dalla première barese al Bif&st dello scorso marzo, torna dunque a Roma ConCorto, il concorso nazionale cortometraggi che ha tenuto a battesimo molti registi delle ultime generazioni, tra cui Pappi Corsicato, Roberta Torre e Edoardo Winspeare. Stessi corti proposti in anteprima nel capoluogo pugliese, ma diversa (di professionisti del cinema) la giuria che li giudicherà, dopo quella popolare del festival di Felice Laudadio, guidata da Daniele Vicari. Tra i 19 cortometraggi italiani nuovamente in gara non mancano i nomi di spicco: si parte da Paolo Sassanelli (che con la sua seconda prova da regista, Ammore, a sorpresa si lascia alle spalle i toni da commedia del precedente ‘Uerra in favore di un crudo e toccante dramma sugli abusi domestici) eRoberto Herlitzka (interprete di Genesi, storia sulla memoria, le radici e la terra dalla quale la regista Donatella Altieri fa emergere lo straordinario talento del piccolo Claudio Salvato), passando per Lorenza Indovina nelle paradossali vesti della badante italiana di un anziano rumeno (Dreaming Apecar di Dario Leone) e Ginevra Elkann, produttrice di Il fischietto di Lamberto Sanfelice (una bambina è impegnata nel delicato percorso di elaborazione di un grave lutto, con Thomas Trabacchi), per arrivare al gradito ritorno di Gianluca Sodaro (uno dei migliori talenti “brevi” emersi negli anni ’90) con il mystic gothic God’s Got His Head in the Clouds, prodotto anche con fondi lituani e musicato nientemeno che dal compositore preferito da David Lynch, Angelo Badalamenti. Unico cortometraggio d’animazione in concorso è il graffiante e surreale apprendistato religioso narrato in Preti di Astutillo Smeriglia (nome d’arte di Antonio Zucconi, astronomo di professione, già premiato ad Arcipelago 2010 con Il pianeta perfetto), mentre senz’altro più nutrita è la compagine dei documentari e dintorni, composta da The Art of Super-8. The Analogic Revolution di Camillo Valle (una “romantica” apologia della più immortale delle pellicole), Silvio. Here I Am di Mattia Coletti e Carlo Migotto (la storia – vera e assai curiosa – di un entusiasta della pratica della sottomissione, di casa sui set porno), Melodico di Valerio Ciriaci (un barbiere salernitano trapiantato nella Little Italy del Bronx, tra scommesse sui cavalli e passione canora), The Highest Cost di Matteo Brunetta (due soccorritori di Ground Zero e la loro battaglia per far valere i propri diritti di malati di tumore per cause di servizio), ESP di Enrico Bartolucci (un sobrio colpo d’occhio sul calcio non professionistico affiora da una trasferta nella provincia italiana di una squadra di dilettanti della banlieu parigina) e – ultimo, ma non meno interessante – il raffinato lavoro di montaggio di vecchi film e immagini d’archivio Sottoripa, realizzato dal fotografo genovese Guglielmo Trupia ad illustrare l’omonimo poema dell’inglese Julian Stannard. Sempre in concorso, tra gli altri cortometraggi di finzione figurano anche Inassenza, notevole opera prima del montatore barese Domenico De Orsi (due sorelle, due lutti, due città tra loro lontane – e un’impaginazione visuale molto personale e stimolante); il saggio finale al CSC di Michele Vannucci Nati per correre (un esemplare micro-bildungsroman su due “centauri”, padre e figlio); l’algida tranche de vie di una famiglia di montanari messa in scena dall’altoatesino Ronny Trocker in Eiszeit (Era glaciale), prodotto dalla scuola francese Le Fresnoy; il sorprendente monologo di Rumore bianco di Alessandro Porzio, interpretato da Claudia Vismara (già nella serie tv Mediaset Come un delfino); l’episodio di caccia al partigiano (ma protagonista, in questo caso, è un manipolo di repubblichini) narrato da Adel Oberto in Il Conte, saggio di diploma alla londinese National Film and Television School; il grottesco Ansia&Grevedi Irene Carlevale, che ricorda il duo Rezza&Mastrella, ma al quadrato. E, infine, Road to Sundance di Tak Kuroha (pseudonimo dell’italianissimo regista pubblicitario Agostino Porro): un road movie onirico e meta-cinematografico che attraversa alcune delle più vigorose scenografie naturali degli States.
 
Del concorso nazionale documentari Extra Large vale la pena segnalare almeno Ebrei a Roma di Gianfranco Pannone, autore al quale Arcipelago dedicò nel 2005 un’ampia personale, e – fuori concorso – l’appassionato Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio, che incontrerà il pubblico il 4 dicembre alle 19.30, all’Ambra alla Garbatella.
 
Il quarto concorso, new entry dell’edizione 2013 di Arcipelago, è World Wide Series: sedici serie web internazionali che saranno visibili, dopo il 6 dicembre, anche sul nuovo sito “fiancheggiatore” del festival, filmoids.net, di imminente lancio, che traccerà la strada per la futura evoluzione della manifestazione cinematografica che per prima in Italia, già dalla fine degli anni ’90, ha indagato e riflettuto sulle dinamiche innovative del digitale e di Internet nell’audiovisivo. Alcune delle più note web series italiane, veri e propri “casi” di culto su YouTube (Lost in Google, GeeKerZ, Stuck, inTRIPPMENT, Kubrick – Una storia porno), si confronteranno con una selezione assai eterogenea, per generi, temi e sforzo produttivo, di cui fanno parte, tra le altre, la serie pakistana iDeewane (recitata in urdu, ma ambientata a New York), il musical carcerario canadese/filippino Prison Dancers, la commedia satirica sulla censura libanese Mamnou3! (Proibito!), la comune di indignados spagnoli raccontata in Libres, il Batman pensionato di The Dark Knight Retires, fino ai bizzarri alieni dell’americano The Power Inside, interpretato da Harvey Keitel.
 
Tra gli Eventi Speciali in programma, oltre allo storico appuntamento con la sezione Carta Bianca co-organizzata con il DAMS Roma Tre (e dedicata quest’anno al Roma Tre Film Festival), Arcipelago punta i riflettori su due realtà emergenti del nostro panorama audiovisivo: la pioniera piattaforma italiana di produzione, promozione e distribuzione di cinema indipendente Cineama (con il composito “programma errante” Storie e sogni “love cost”) e la giovanissima Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, voluta e diretta da Daniele Vicari, Valerio Mastandrea e Elio Germano, assieme alla Provincia di Roma, dei cui allievi verranno mostrate alcune esercitazioni realizzate durante il primo biennio appena concluso, in un programma intitolato, non senza ragione, Le prime cose belle.

Qui il programma completo del Festival: www.arcipelagofilmfestival.org

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Festival di Roma 2013 (Giorno 1): Veronesi apre le danze, si comincia!

8 novembre 2013, il Festival Internazionale del Film di Roma riapre i battenti: ottava edizione, la seconda della gestione Muller. Un’edizione più povera dal punto di vista pratico (meno sale, tagliate le strutture esterne), ma forse più ricca per quel che concerne il lato festaiolo della rassegna romana. Più star, richieste a gran voce dal pubblico dopo il mezzo passo falso dello scorso anno, più titoli di grande richiamo (e meno anteprime mondiali). Finita la premessa, che mi ero preparato già da qualche tempo, eccomi a casa, alla fine di questa prima giornata di Festival. Psicologicamente provato dopo quattro film, fisicamente claudicante dopo il film conclusivo turco: dopo tanti anni dovrei aver imparato che in Sala Petrassi bisogna sedersi soltanto nei posti laterali, soprattutto per chi come me ha le gambe lunghe. Ma ogni anno, il primo giorno di Festival, commetto lo stesso errore, il risultato è una posizione da contorsionista, incastrato tra le poltrone della Petrassi. Non è divertente.

Passiamo ai film di oggi: a Giovanni Veronesi l’arduo compito di aprire “col botto” l’ottava edizione del Festival di Roma: se da un lato prettamente commerciale l’operazione ha avuto riscontro positivo (sala piena), dall’altro ha un po’ deluso le aspettative. Intendiamoci, “L’ultima ruota del carro” non è un brutto film: si sorride, ci sono attori perfettamente in parte (Elio Germano e Alessandra Mastronardi, ma anche Ricky Memphis), e buona parte di storia italiana degli ultimi 30-40 anni (anche se su Twitter c’è addirittura chi commenta che “il film di Veronesi è la risposta alla domanda: come sarebbe stato “Una vita difficile” se l’avesse scritto Fabio Volo”). Il punto è proprio questo: “L’ultima ruota del carro” è apparso un film ambizioso, che sicuramente piacerà al pubblico, ma che non fa comunque sperare in una sorta di rinascita della commedia all’italiana. Scena migliore? Italia campione del mondo nel 1982, e Ricky Memphis che vorrebbe fare un figlio e chiamarlo Bruno, come Bruno Conti da Nettuno, il Marazico, il numero 7 della Roma di Dino Viola. Ad ogni modo, piazzare il film di Veronesi come apertura ha avuto comunque il suo tornaconto a livello di richiamo del pubblico, e per il bene del Festival dovremmo essere quantomeno contenti. Lo siamo, nonostante tutto? Ma certo.

Altro film di giornata, molto più atteso da chi mastica cinema, è l’esordio in lingua inglese del regista sudcoreano Bong Joon-Ho: “Snowpiercer”, seppur assurdo e a tratti un po’ troppo confuso, è comunque una pellicola originale, ben diretta, accattivante. Tratta da una graphic novel francese, la storia si svolge nel 2030, in un futuro in cui una nuova era glaciale ha praticamente estinto l’umanità. Gli unici sopravvissuti si sono rifugiati su un treno portentoso, dove si è creato un microcosmo della società diviso in classi sociali: i poveri nelle carrozze posteriori, i più ricchi in quelle anteriori. Le condizioni di vita dei meno abbienti porteranno ad una rivoluzione tra i vagoni del treno, che cambierà i destini di tutti. “Snowpiercer” mescola la tragica melodia del cinema asiatico con qualche americanata, ha un vago sapore di deja-vu, ma in fin dei conti piace (e anche questo piacerà al pubblico, e anche tanto, quindi va bene così).

Per concludere la giornata di proiezioni oggi abbiamo dato fiducia al film collettivo cinese “Tales from the dark”, che finalmente ci ha dato l’impressione di trovarci davvero in un Festival: tre episodi di cinema horror (sui fantasmi), roba che non avremmo avuto modo di vedere da nessun’altra parte, e la sorpresa di tre lavori splendidi dal punto di visto estetico (ma è quasi impossibile trovare un film asiatico che pecca in fotografia o composizione dell’immagine, lo sappiamo tutti), anche se un po’ ingenui da quello narrativo. Ma è stata la sorpresa piacevole di oggi, quindi ce la portiamo a casa così com’è, senza starci a lamentare troppo. Non si può dire lo stesso del primo film in concorso presentato alla stampa: il turco “I am not him” di Tayfun Pirselimoglu, prolisso, lento, assurdo nonostante qualche spunto di regia interessante (immagini perlopiù fisse, un po’ alla Mungiu, oltre ad una fotografia da non sottovalutare). Un film che ha messo alla prova la psiche e la pazienza del pubblico, che a fine proiezione non ha comunque rinunciato agli applausi. Faticosissimo, ad ogni modo.

Infine un po’ di colore: abbiamo incrociato John Hurt sul tappeto rosso, il sempre allegro Elio Germano, oltre ad un Antonello Venditti che sembrava essere uscito dal museo delle cere. In sala stampa quest’anno hanno piazzato i Mac, il risultato è stato che gran parte dei giornalisti ha reagito alla novità come Owen Wilson/Hansel davanti al computer della Apple in Zoolander… Adesso è ora della pappa, dopo un pranzo a base di toast e una cena a base di.. nulla. A domani, e per favore qualcuno dica a Muller di spegnere l’aria condizionata in Sala Petrassi, dove sembrava di trovarsi nel mondo ghiacciato di “Snowpiercer”. Il primo giorno è andato. Forza e coraggio.

John Hurt 1

John Hurt 2