Capitolo 274

Giorni di pioggia e di tempesta, acqua alta, alberi abbattuti, strade allagate e l’assolo di November Rain che, seppur bellissimo, ci ha francamente scassato: adesso vorremo un po’ di sole. Unico lato positivo è che ho potuto chiudermi in casa senza troppi sensi di colpa per vedere caterve di film. Come sempre accade prima di un viaggio vi propongo un nuovo capitolo per mettere un punto, o una virgola, sulla situazione. Oggi pomeriggio volo in Giordania per una tre giorni lavorativa e, se da un lato sono felicissimo per l’opportunità, dall’altro mi mangio le mani al pensiero che non potrò visitare Petra, dove si trova il Graal di Indiana Jones e dove è stata girata la scena finale de “L’ultima crociata”. E il pensiero è: chissà che film troverò in aereo o in albergo? Mi terrò questo quesito fino al prossimo capitolo…

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Recensione “Interstellar” (2014)

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Christopher Nolan, in preda a deliri di onnipotenza, prova a mescolare a modo suo il meglio del cinema “spaziale” (da Kubrick a Tarkovsky, da De Palma a Cuaron), dosando gli ingredienti e continuando con coerenza il suo percorso nel cinema di “intrattenimento d’autore”. Quel che ne esce fuori è un polpettone fantascientifico di dimensioni epiche: visivamente accattivante, addirittura straordinario quando lavora con l’immaginazione e con le aspettative visive dello spettatore, drammaticamente flebile, distaccato e purtroppo poco coinvolgente in ciò che dovrebbe essere il punto forte della sua pellicola: il rapporto tra padre e figlia.

In un futuro imprecisato un drastico cambiamento climatico ha colpito gravemente l’agricoltura e l’atmosfera. Gli uomini stanno per subire le conseguenze di una piaga che lentamente sta togliendo loro il bene primario per la sopravvivenza: l’ossigeno. Un gruppo di scienziati, sfruttando un wormhole per superare le immense distanze di un viaggio interstellare, cercano di sfruttare nuove dimensioni per salvare la razza umana dall’estinzione.

Il cast stellare, in questo caso il termine è calzante, non basta a superare i limiti di un imponente spettacolo d’intrattenimento, che in quanto tale si basa su scene madri forzate e una sceneggiatura sempre attenta a creare continui e piuttosto innocui colpi di scena. Nolan è bravo, per carità, ma ha dalla sua un difetto imperdonabile: non sa emozionare, e quando prova a spingere forte sui sentimenti, invece di commuovere rasenta quasi il ridicolo. In quasi tre ore di film fanno a gara sbadigli e stupori: alla fine, purtroppo, vinceranno i primi.

Interstellar