Recensione “Un giorno di pioggia a New York” (“A Rainy Day In New York”, 2019)

Ci sono alcuni film che, se si vedessero senza sapere il nome del regista, si riuscirebbe comunque a riconoscerne la mano: ad esempio, se troviamo battute fulminanti, un’abissale nostalgia provocata da un pezzo jazz, atmosfere romantiche e situazioni paradossali, beh, facile pensare che stiamo vedendo un film di Woody Allen. “Un giorno di pioggia a New York” ha tutto ciò che abbiamo elencato sopra e tutto ciò che potremmo chiedere al regista newyorkese che, come spesso accade, più è vicino alla sua città e più riesce a regalarci un racconto ispirato (nonostante un finale un po’ troppo telefonato).

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Festival di Roma 2012 (Giorno 5): Ci sono “Le 5 leggende” ma non Jude Law

Un gran bel caldo ha accompagnato questa nuova giornata di Festival. L’evento di maggior richiamo della giornata è stata la presentazione del film d’animazione “Le 5 leggende”, prodotto da Guillermo Del Toro, una favola natalizia orientata a catturare le fantasie degli spettatori più piccoli. Vana l’attesa per Jude Law, presente sabato scorso a Roma, il quale, nonostante le insistenze di Muller, ha disertato la kermesse romana, lasciando delusi molti fan accorsi all’Auditorium (oggi pomeriggio bastava farsi una passeggiata nei pressi del red carpet per sentire la domanda «Ma viene Jude Law?»).

Noi, per imitare il buon Jude, abbiamo disertato la proiezione, preferendogli fortunatamente una pellicola della sezione Alice nella Città, “Blackbird”. Film indipendente canadese, “Blackbird” di Jason Buxton è per quanto ci riguarda la sorpresa del Festival (senza esagerare possiamo affermare che si tratta di una delle migliori pellicole proiettate in questi cinque giorni): un ragazzo viene accusato dalla polizia di voler pianificare una strage nella sua scuola per vendicarsi del bullismo dei suoi compagni di corso. Alcune prove contro di lui sembrano essere schiaccianti, ma il protagonista sa di essere innocente, e tenterà di dimostarlo in ogni momento, forte dei sentimenti provati per la bella Deanna. Film veramente interessante, completo, in ogni singola scena, capace di alternare con disinvoltura la vita dentro e fuori dal carcere minorile. Bellissimo, applausi a scena aperta.

Abbiamo recuperato il film di Michele Placido, “Il cecchino”, con Daniel Auteuil e Matthew Kassowitz, il classico polar francese che fa perfettamente il suo dovere, senza mai un calo di ritmo. Placido si conferma un buonissimo regista di film di genere, e probabilmente dovrebbe continuare su questa strada. In serata è stato presentato “Ixjana”, film polacco in concorso: nonostante l’ottima messa in scena (la fotografia e l’uso delle luci è affascinante) la pellicola dei fratelli Skolimowski si dimostra contorta e pretenziosa, sia nei suoi tentati percorsi onirici che nella più definita strada reale. Alla fine si fatica a venirne a capo ed è la confusione a vincere.

Domani probabilmente sarà il momento del grande evento di tutto il Festival: l’arrivo all’Auditorium di Walter Hill, indimenticabile regista de “I guerrieri della notte”, e soprattutto di Sylvester Stallone, che scommettiamo riuscirà a trasformare il tappeto rosso in un grande sventolìo di locandine, poster e foto di Rocky e Rambo. I due arrivano dunque al Festival per presentare il loro ultimo film, “Bullet to the head”, un action movie che a dirla tutta non promette granché, oltre alle botte, le esplosioni, le sparatorie, frasi ad effetto di Stallone e le solite cose del genere. Probabilmente io e la mia puzza sotto il naso ce ne andremo invece nella sala a fianco a goderci tutta la maestosità di “Full metal jacket” su grande schermo.
Sono fatto così, mi piace il bel cinema, che posso farci?

pubblicato su Livecity