Recensione “2 giorni a New York” (“2 days in New York”, 2012)

Nel 2007 Julie Delpy si era divertita a scrivere, dirigere e interpretare (e produrre, montare e musicare…) la storia di lei, francese, e del suo ragazzo, newyorkese, durante un breve soggiorno a Parigi, per conoscere amici, parenti e genitori di lei. Ora, dopo sei anni e un altro paio di regie, Julie Delpy torna al genere che le è più congeniale, la commedia, proponendoci finalmente il sequel del fortunato “2 giorni a Parigi”: cambiato il fidanzato (a quanto pare per evitare che la storia fosse troppo simile alla trilogia iniziata con “Prima dell’alba”, da lei stessa scritta e interpretata), cambia anche la location. La storia si trasferisce a New York: così come per Parigi, Julie Delpy è brava a non cadere nella trappola della città da cartolina, raccontando una New York quasi irriconoscibile, in cui le uniche sequenze da turisti sono montate attraverso un apprezzabile lavoro in stop-motion, che contribuisce a rendere più originale e meno prevedibile anche uno sguardo sulla 5th Avenue o il panorama dall’Empire State Building.

Marion e il suo nuovo compagno Mingus vivono in un appartamento di New York insieme ai due bambini avuti da relazioni precedenti. Lei sta per inaugurare la sua prima mostra fotografica e per l’occasione sta per ricevere la visita dei suoi parenti più stretti: il padre Jeannot e la sorella Rose (accompagnata senza preavviso dal suo imbarazzante ragazzo, nonché ex-fiamma di Marion). Tra l’imminente vernissage della sua mostra, la follia del padre, le gaffe della sorella, la stupidità del suo ex e il costante disappunto di Mingus, la vita di Marion si trasforma in un vero e proprio inferno.

Costellato di battute divertenti, camei irresistibili (Daniel Bruhl, già presente nel film precedente e soprattutto Vincent Gallo) e situazioni al limite dell’assurdo, il film di Julie Delpy è anche stavolta costellato di riferimenti autobiografici: il padre Jeannot è interpretato dal vero padre della regista (Albert Delpy, che è davvero nato a Saigon, come racconta il suo personaggio nel film), mentre la madre, a cui il film è dedicato, è davvero scomparsa nel 2009, proprio come la madre della protagonista, di cui sentiamo spesso parlare nella pellicola. Julie Delpy ha appreso bene la lezione di Richard Linklater, trasformando in commedia tutto quel che ha imparato sulle relazioni uomo-donna, tra una strizzata d’occhio al Woody Allen più nevrotico e una rispolverata al Chris Rock dei tempi migliori (curiosamente il personaggio più serio del film). Una sorta di “Ti presento i miei” dal retrogusto francese, piacevolissimo e divertente.

2 Giorni a New York

Recensione “Prima dell’alba” (“Before Sunrise”, 1995)

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Un film unico nel suo genere. Ma definirlo film potrebbe apparire addirittura riduttivo: “Before Sunrise” è un’esperienza capace di risvegliare sogni, di vendicare tutti i nostri rimpianti, di sottolineare le nostre debolezze, di riscoprirci innamorati di due perfetti sconosciuti. Avventura, viaggio, scoperta, amore, paura: meno di 24 ore per capire meglio se stessi e la nostra relazione con la vita. Il destino, se esiste, è qui. A portata di mano. È nello sguardo imbarazzato di Jesse mentre ascolta “Come here” di Kath Bloom in un negozio di dischi, è nel sorriso incantato di Celine quando si convince a scendere da quel treno. Basta poco, una piccola spintarella, e il nostro futuro è cambiato per sempre.

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Recensione “2 giorni a Parigi” (“2 days in Paris”, 2007)

Opera prima di Julie Delpy, impegnata nel film a 360°: è sceneggiatrice, regista, attrice protagonista, produttrice, montatrice, musicista. Una commedia romantica, ma non troppo, piena di spunti divertenti, ben scritta e ben recitata: un film che brilla di luce propria, pieno di autoironia sulla Francia e sui suoi clichè, sottolineati dalle prelibate disavventure del protagonista maschile Adam Goldberg, americano “lost in translation” (nella lingua francese).

Marion, parigina, e Jack, newyorkese, di ritorno da Venezia e in procinto di ritornare a casa loro a New York, si fermano due giorni a Parigi per presentare a Jack la famiglia della sua ragazza. Nella capitale francese si scontreranno le verità nascoste di una relazione ancora troppo superficiale: lui, ossessionato dalla vista dei tanti ex di Marion e dalle fissazioni dei suoi genitori; lei, ancora legata alle sue vecchie fiamme da una tenera amicizia e troppo emancipata per i gusti di Jack.

Un film sull’amore, sulla gelosia, sull’incomunicabilità, che non risparmia di mostrare la faccia sporca di una Parigi inedita, piena di difetti, tutt’altro che da cartolina: tassisti razzisti, artisti perversi e i pericoli della periferia (basti pensare alla fine che faranno i poveri appassionati che desideravano percorrere il tour del Codice Da Vinci!). Battute rapide, eccellente tempismo nei dialoghi, equivoci e fraintendimenti linguistici a non finire, oltre che frizzanti scambi di opinione (la discussione sul sesso orale è fenomenale: “Io credo che un pompino sia qualcosa di importante, in fondo è per un pompino che l’ultima chance dell’America di avere una sana democrazia è andata in fumo”). Attori in palla (va detto che i genitori di Marion sono i veri genitori di Julie Delpy) e una fortunata sceneggiatura rendono questi due giorni a Parigi una giostra di romantici equivoci e spaventosi orrori, che smitizzano la Ville Lumiere e allo stesso tempo la rendono umana e irresistibile.