Una vita da fumetto #5 – Café Society

Tratto da una storia vera

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Recensione “Café Society” (2016)

Era dai tempi di “Midnight in Paris” che non si vedeva un film di Woody Allen così bello e soprattutto così ispirato. Forse è perché il regista newyorchese è tornato a parlare di ciò che conosce meglio: l’amore amaro. In questo suo quarantasettesimo (!) film ritroviamo molti dei segni caratterizzanti che hanno reso la filmografia di Allen unica nel suo genere, tra battute fulminanti, l’amore per New York e per la musica jazz, oltre ad una coppia di personaggi caratterizzati da quella malinconica anedonia che aveva reso indimenticabili pellicole come “Io e Annie” oppure “Manhattan”. Un film di ampia portata, ricco di personaggi, capace di svolte improvvise e decisi cambi di registro, seppur mantenendo un sottofondo pieno di ironia talvolta drammatica (“Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi ci azzecchi”). Woody Allen divide la sua storia tra Los Angeles e New York negli anni 30, giocando con i cliché (la noiosa e artefatta vita di Hollywood, la criminalità che muove i fili nella Grande Mela), con le solite meravigliose frecciate a sfondo religioso e con una storia d’amore fatta di sguardi persi e sogni lontani.

Negli anni 30 il giovane Bobby, insoddisfatto della sua vita a New York, lascia la gioielleria del padre per trasferirsi a Hollywood, dove suo zio Phil è uno dei personaggi più influenti dello showbiz. Qui conosce la segretaria di suo zio, Vonnie, di cui si innamora. Ma il suo piano di sposarla e portarla a vivere a New York fallisce, motivo per cui il ragazzo deciderà di tornare nella sua città da solo per dirigere insieme al fratello gangster un locale che ben presto diventerà il ritrovo più frequentato dall’alta società newyorchese. Ma il passato, presto o tardi, ritorna.

Woody Allen evoca, attraverso l’età d’oro dei caffè e dei club alla moda dell’America post-proibizionismo, una storia d’amore romantica, tenera ma al tempo stesso amara e malinconica, in cui tutta la felicità del mondo ogni tanto si perde in una piccola pozza di memoria che lentamente sfocia nel soffuso ricordo di un passato mai dimenticato. Un film bellissimo.

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