Top 20 – I migliori film del 2017

E anche il 2017 è volato via… Un altro anno pieno di cinema, di immagini, di piccole e grandi emozioni. Siamo stati comodamente seduti sulla poltroncina del cinema, tuttavia, seppur immobili, abbiamo cantato, ballato e pianto nella città delle stelle, abbiamo sentito il freddo gelido del Massachusetts, riscoperto le vie della Forza, comunicato con intelligenze superiori e provato davvero ogni genere di emozione. Come da tradizione, ecco la classifica dei miei migliori film dell’anno, stilata in base alle pellicole uscite nelle sale italiane nel 2017: è sempre bene ripetere che si tratta di una classifica che riflette i gusti personali del sottoscritto e non pretende di ergersi come verità assoluta per ciò che riguarda il cinema di quest’anno solare. Si tratta di una classifica di emozioni, piuttosto che di film, da queste parti siamo fatti così. Premesso ciò, voi che titoli avreste inserito?

1. La La Land (Damien Chazelle)
LaLaLand

2. Manchester By The Sea (Kenneth Lonergan)
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3. Detroit (Kathryn Bigelow)
Detroit

4. Silence (Martin Scorsese)
Silence

5. Your Name (Kimi no na wa, Makoto Shinkai)
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6. Orecchie (Alessandro Aronadio)
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7. Personal Shopper (Olivier Assayas)
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8. Star Wars – Gli Ultimi Jedi (Star Wars – The Last Jedi, Rian Johnson)
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9. Arrival (Denis Villeneuve)
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10. La vendetta di un uomo tranquillo (Tarde para la ira, Raul Arevalo)
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11. Il Cliente (Forushande, Asghar Farhadi)
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12. Loveless (Nelyubov, Andrej Zvjangicev)
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13. Ritratto di famiglia con tempesta (Umi Yori Mo Mada Fukaku, Kore’eda Hirokazu)
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14. Song to Song (Terrence Malick)
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15. Victoria (Sebastian Schipper)
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16. Jackie (Pablo Larrain)
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17. It (Andres Muschietti)
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18. Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve)
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19. Vi presento Toni Erdmann (Toni Erdmann)
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20. Madre! (Mother!, Darren Aronofsky)
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Menzione Speciale: Coco

Miglior Serie Tv del 2017: Twin Peaks

Top 20 – I migliori film del 2016

Un altro anno di grande cinema se ne va: il 2016, così come i suoi predecessori, ci ha regalato grandi emozioni e film straordinari: un anno di cinema che ci ha portato nella redazione di un giornale, in una stanza claustrofobica, in una Galassia lontana lontana, nella casa di una squadra di baseball, in una locanda del vecchio west. Un anno di cinema che ci ha permesso di scoprire tanti aneddoti emozionanti su uno dei più grandi registi di sempre, ci ha fatto camminare da soli di notte, ci ha fatto suonare rock negli anni 80 e viaggiare su un autobus del New Jersey.

Come da tradizione, ecco la classifica dei migliori film dell’anno, stilata in base alle pellicole uscite nelle sale italiane in tutto il 2016: è sempre bene ripetere che si tratta di una classifica che riflette i gusti personali del sottoscritto e non pretende di ergersi come verità assoluta per ciò che riguarda il cinema di quest’anno solare. Si tratta di una classifica di emozioni, piuttosto che di film, da queste parti siamo fatti così. Premesso ciò, voi che film avreste inserito?

1. Il caso Spotlight (Spotlight, Tom McCarthy)spotlight-movie

2. Tutti vogliono qualcosa (Everybody Wants Some, Richard Linklater)tuttivoglionoqualcosa

3. Room (Lenny Abrahamson)
'Room' is a journey out of darkness, director says

4. Carol (Todd Haynes)
CAROL

5. Lo chiamavano Jeeg Robot (Gabriele Mainetti)
lochiamavanojeegrobot

6. Mistress America (Noah Baumbach)
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7. The Hateful Eight (Quentin Tarantino)
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8. Café Society (Woody Allen)
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9. Rogue One (Rogue One: A Star Wars Story, Gareth Edwards)
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10. A Girl Walks Home Alone at Night (Ana Lily Amirpour)
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11. Truman (Cesc Gay)
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12. Little Sister (Umimachi Diary, Hirokazu Kore’eda)
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13. Sing Street (John Carney)
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14. Paterson (Jim Jarmusch)
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15. Il cittadino illustre (El ciudadano ilustre, Gaston Duprat e Mariano Cohn)
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16. È solo la fine del mondo (Juste la fin du monde, Xavier Dolan)
justelafindumonde

17. S is for Stanley (Alex Infascelli)
sisforstanley

18. It Follows (David Robert Mitchell)
itfollows

19. La pazza gioia (Paolo Virzì)
lapazzagioia

20. Demolition (Jean-Marc Vallée)
(From L-R): Jake Gyllenhaal as "Davis" and Naomi Watts as “Kar

Menzione speciale: Io, Daniel Blake (I, Daniel Blake, Ken Loach), Anomalisa (Charlie Kaufman e Duke Johnson)

Cannes 2014: tutti i film in concorso, l’Italia c’è

Al momento sono 18 i film della selezione ufficiale del Festival di Cannes, che aprirà le danze il 14 maggio e chiuderà il 25. Solo a leggere i nomi dei registi in concorso vengono i brividi: Ken Loach, Jean-Luc Godard, Olivier Assayas, David Cronenberg, Jean-Pierre e Luc Dardenne, Mike Leigh, Xavier Dolan, Nuri Bilge Ceylan, Tommy Lee Jones, Michel Hazanavicius e molti altri. A sorpresa c’è spazio anche per Alice Rohrwacher con il suo secondo lungometraggio, “Le meraviglie”. Non è meno interessante la sezione Un Certain Regard, che vede in concorso Mathieu Amalric, il film d’esordio di Ryan Gosling, Wim Wenders e l’ultimo film di Asia Argento, “Incompresa”. Quindi, a meno di sorprese (un paio di titoli potrebbero ancora essere aggiunti al concorso), nè Inarritu, nè Malick saranno sulla croisette, così come Woody Allen, Paul Thomas Anderson e Abel Ferrara. Occhio a “Coming Home” di Zhang Ymou, presentato fuori concorso, si parla già di capolavoro. Già dal manifesto, che omaggia l’Italia con una splendida immagine di Marcello Mastroianni, il Festival promette anche quest’anno di essere bellissimo.

Concorso
“Grace of Monaco” (Olivier Dahan)
“Adieu au langage” (Jean-Luc Godard)
“The Captive” (Atom Egoyan)
“Clouds of Sils Maria” (Olivier Assayas)
“Foxcatcher” (Bennett Miller)
“The Homesman” (Tommy Lee Jones)
“Jimmy’s Hall” (Ken Loach)
“La Meraviglie” (Alice Rohrwacher)
“Leviathan” (Andrei Zvyagintsev)
“Maps to the Stars” (David Cronenberg)
“Mommy” (Xavier Dolan)
“Mr. Turner” (Mike Leigh)
“Saint Laurent” (Bertrand Bonello)
“The Search” (Michel Hazanavicius)
“Still the Water” (Naomi Kawase)
“Two Days, One Night” (Jean-Pierre and Luc Dardenne)
“Wild Tales” (Damian Szifron)
“Winter Sleep” (Nuri Bilge Ceylan)

Fuori concorso
“Coming Home” (Zhang Yimou)
“How to Train Your Dragon 2”
“Les Gens du Monde” (Yves Jeuland)

Un Certain Regard
“Amour fou” (Jessica Hausner)
“Bird People” (Pascale Ferran)
“The Blue Room” (Mathieu Amalric)
“Charlie’s Country” (Rolf de Heer)
“Dohee-ya” (July Jung)
“Eleanor Rigby” (Ned Benson)
“Fantasia” (Wang Chao)
“Harcheck mi headro” (Keren Yedaya)
“Hermosa juventud” (Jaime Rosales)
“Incompresa” (Asia Argento)
“Jauja” (Lisandro Alonso)
“Lost River” (Ryan Gosling)
“Party Girl” (Marie Amachoukeli, Claire Burger and Samuel Theis)
“Run” (Philippe Lacote)
“The Salt of the Earth” (Wim Wenders and Juliano Ribeiro Salgado)
“Snow in Paradise” (Andrew Hulme)
“Titli” (Kanu Behl)
“Tourist” (Ruben Ostlund)

Cannes 2014: i film che potrebbero essere al Festival

Il 17 aprile sapremo finalmente i titoli dei film che vedremo quest’anno alla 67° edizione del Festival di Cannes, che avrà luogo dal 14 al 25 maggio. Unica notizia certa riguarda il film d’apertura, ovvero “Grace di Monaco” di Olivier Dahan. Molti altri film stanno ultimando il montaggio e potrebbero essere tra i papabili in lista per il Festival: andiamo a vedere una selezione di titoli piuttosto interessanti, probabilmente non tutti saranno presenti sulla Croisette, ma di questo saremo certi soltanto il 17 aprile…

Big Eyes: Il nuovo film di Tim Burton, che è stato presidente di giuria soltanto due anni fa. Un ritorno del regista ad una pellicola totalmente indipendente, sulla quale ha avuto il controllo completo.

Birdman: Tra i titoli più probabili a Cannes, il nuovo lavoro di Alejandro Gonzalez Inarritu, una commedia su un attore che tenta di ritrovare la gloria perduta a Broadway, dopo essersi tolto i panni di un supereroe per il cinema.

Clouds of Sils Maria: Olivier Assayas probabilmente tornerà a Cannes, dopo esser stato a Venezia due anni fa con “Qualcosa nell’aria”. La storia di un’attrice e della sua assistente isolate in un paesino della Svizzera. Con Juliette Binoche e Kristen Stewart.

Coming Home: Il nuovo film del cinese Zhang Yimou, pluricandidato agli Oscar. Con Christian Bale.

Eden: Ultima fatica di Mia Hansen-Love, bravissima regista che aveva riscosso applausi (proprio a Cannes) con il drammatico “Il padre dei miei figli”. Questo film, con la grandiosa Greta Gerwig, segue la storia di un celebre dj francese degli anni 90.

Everything will be fine: Wim Wenders torna dopo “Pina”, ancora con il 3D. La storia di uno scrittore che perde il controllo dopo un incidente d’auto che ha provocato la morte di un ragazzo. Con James Franco.

Far from the madding crowd: Thomas Vinterberg potrebbe tornare a Cannes dopo il successo dello splendido “Il sospetto”, che proprio a Cannes vinse il premio per il miglior attore (a Mads Mikkelsen).

How to catch a monster: Vedremo a Cannes il primo film da regista di Ryan Gosling? C’è chi scommette di sì. Un fantasy incentrato su una madre single catapultata in un misterioso mondo sotterraneo.

Inherent Vice: Se riuscirà a terminare in tempo il montaggio, che va avanti dallo scorso autunno, il nuovo film di Paul Thomas Anderson sarà sicuramente sulla Croisette. Il cast è pazzesco, il film promette di essere uno dei migliori della stagione. Incrociamo le dita.

Jimmy’s Hall: Ken Loach è uno degli aficionados di Cannes, e anche quest’anno dovrebbe essere tra i film della selezione ufficiale.

Knights of Cup: Terrence Malick sta ultimando il montaggio di ben due film. Questo è quello che più probabilmente, se i termini saranno rispettati, riusciremo a vedere al Festival. La trama? Beato chi riesce a scoprirlo.

Magic in the moonlight: Il ritorno di Woody Allen in Francia dopo il successo di “Midnight in Paris”. Difficilmente sarà al Festival, ma il fatto che si svolga in Francia fa ben sperare in una presentazione a Cannes. Nel cast presenti Emma Stone e Colin Firth.

Maps to the stars: Quasi certa la presenza di quest’ultimo film di David Cronenberg al Festival. Si rinnova la collaborazione tra il regista e Robert Pattinson dopo “Cosmopolis”.

Nymphomaniac volume 2: La prima parte è stata presentata a Berlino, e anche se Von Trier è stato dichiarato “persona non grata” per le sale del Festival, è innegabile il fascino di un ritorno del regista danese sulla croisette, dove ha partecipato numerose volte in passato (e vinto con “Dancer in the dark”). Vedremo.

Two days, one night: I fratelli Dardenne a Cannes sono ormai di casa, avendo vinto la Palma d’Oro per ben due volte. Non sarebbe una grande sorpresa se il loro ultimo film, con Marion Cotillard, fosse presente nella selezione ufficiale.

Welcome to New York: Biopic di Abel Ferrara su Dominique Strauss-Kahn, economista francese ed ex capo del fondo monetario internazionale.

Winter Sleep: Il turco Nuri Bilge Ceylan già ha vinto a Cannes il gran premio della giuria per “C’era una volta in Anatolia”. Il regista turco, celebre per la meravigliosa fotografia delle sue pellicole, ha ottime possibilità di tornare al Festival.

Mumblecore, la vera anima del cinema indipendente

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Da qualche tempo è sorta la questione se il cinema indipendente americano è realmente così indipendente come vogliono farci credere: l’indie-movie, per definizione, è il film che non è costretto a dipendere dalle grandi case di produzione, che realizza buoni (e talvolta eccellenti) film senza aver bisogno di grandi budget, ma solo con le idee. Ormai però gli studios hanno capito che il cinema indipendente ha dalla sua una fetta di pubblico non indifferente e si sono regolati di conseguenza, rendendo l’indie-movie un vero e proprio genere cinematografico (basti pensare che la Warner Bros, per dirne una, ha una divisione che produce soltanto film a basso budget, ma comunque non indipendenti nel senso stretto del termine). E allora, dove è finita la vera anima del cinema indipendente americano? La risposta va cercata nel mumblecore. Si tratta di un sottogenere del cinema indipendente, caratterizzato (ovviamente) da produzioni a basso budget e da attori solitamente poco conosciuti, le cui storie sono fortemente incentrate su un dialogo naturale e spontaneo. “Naturalezza” (nei dialoghi ma anche nella messa in scena e nelle interpretazioni) è la parola chiave del genere mumblecore. Le sue caratteristiche principali sono le ambientazioni reali, in cui anche gli interni come bar o appartamenti sono reali e non ricostruiti; il protagonista è spesso un personaggio tra i venti e i trentanni, mentre il tema del film è in molti casi incentrato sulle relazioni sociali dei protagonisti, sulle insicurezze e le difficoltà della generazione post-universitaria. Talvolta non c’è una struttura narrativa chiara, e questo rende i film mumblecore imprevedibili. Il bianco e nero della fotografia (ma solo in alcuni casi) e la colonna sonora ricercata sono altre caratteristiche di questo genere, che trova le sue radici nella nouvelle vague francese (in particolare nei film di Eric Rohmer e in alcuni di Truffaut) e in un certo senso ha come fratello maggiore “Manhattan” di Woody Allen, che a parte il budget, condivide molte delle caratteristiche fondamentali del mumblecore. In un certo senso, si potrebbe quasi dire che il mumblecore è la street photography applicata al cinema.

Nonostante si possano definire mumblecore film dello scorso secolo come “Girlfriends” di Claudia Weill, “Stranger than paradise” di Jarmusch, per alcuni versi “Baci rubati” di Truffaut o il già citato “Manhattan” di Allen, e sebbene il genere cominci a prendere forma negli anni 90 con le pellicole di Linklater “Slacker” e “Before Sunrise”, il primo vero e proprio film mumblecore è per tutti “Funny Ha Ha” (2002) di Andrew Bujalski, che ha anche coniato il termine mumblecore durante un’intervista per Indiewire. Si comincia a parlare di un vero e proprio movimento, visto che molti attori e registi di questi film appaiono nei film dei colleghi, collaborano con loro e promuovono il lavoro degli altri. Oltre a Bujaski, i registi che sono stati associati al mumblecore sono Lynn Shelton (“Humpday”), Aaron Katz (“Dance Party USA”, “Quiet City”) , Joe Swanberg (“Lol”), Alex Holdridge (“In search of a midnight kiss”) e ovviamente i fratelli Duplass (“Baghead”, “Cyrus”), tra i pochi a farsi un nome anche fuori dai confini statunitensi. A rilanciare il movimento ci ha pensato lo scorso anno Noah Baumbach con il meraviglioso “Frances Ha”, che ha riscosso consensi a livello internazionale e ha reso Greta Gerwig la musa del mumblecore. Il film di Baumbach ha ridato linfa vitale a un genere che per troppo tempo è rimasto confinato alle categorie più nascoste dei festival, e che raramente ha visto la via della sala cinematografica (almeno per quel che riguarda l’Europa e in particolare l’Italia).

In Europa che succede? Non mancano gli emuli dei colleghi americani e gli “adepti” a questo movimento cinematografico (che per esempio in Germania esiste dal 2009 e si chiama proprio “Berlin mumblecore movement”, dotato addirittura di un proprio manifesto, il “Sehr Gutes Manifest”). Visto che parliamo di Germania non possiamo non citare il magnifico “Oh boy”, diretto da Jan Ole Gerster, uscito lo scorso anno anche in Italia. Altri esempi europei possono essere il bellissimo film danese “Dark Horse” di Dagur Kari, oppure lo spagnolo “En la ciudad de Sylvia” di José Luis Guerin o per certi versi l’inglese “Bomber” di Paul Cotter. Germania a parte, il mumblecore non è tuttavia riuscito a prendere piede in Europa, altro motivo per cui i film statunitensi di questo genere trovano difficilmente il modo di arrivare fino alle nostre sale. Magari, con l’arrivo di “Frances Ha” (uscirà in Italia a maggio), qualcosa cambierà. Staremo a vedere.

(Se vi interessa approfondire l’argomento, ecco una lista piuttosto interessante di film mumblecore – dal 2002 al 2012 – stilata dal sito rateyourmusic.com)

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Cannes 2013: Il programma ufficiale del Festival, Sorrentino in concorso

A meno di un mese dall’inizio della kermesse francese, la più agognata e importante del cinema mondiale, è stato annunciato questa mattina il programma ufficiale della manifestazione. Tra i film in concorso confermata la presenza italiana di Paolo Sorrentino con “La grande bellezza” e, un po’ a sorpresa, quella di Valeria Bruni Tedeschi con “Un chateau en Italie”, che dovranno fare i conti con una sfilza di pellicole e nomi da mettere i brividi. C’è di tutto un po’, dal grande Alexander Payne con “Nebraska” ai fratelli Coen con “Inside Llewin Davis”, dall’atteso “Only God Forgives” di Nicolas Winding Refn a “La venus a la fourrure” di Roman Polansky, per non parlare di Soderbergh, Ozon, Miike, Kechiche, Gray, Farhadi e tutti gli altri. Ad aprire il Festival, come annunciato da tempo, “Il grande Gatsby” di Baz Luhrmann (fuori concorso), con Leonardo Di Caprio. Il presidente di giuria quest’anno è Steven Spielberg.

Concorso
Only God Forgives di Nicolas Winding Refn
Borgman di Alex van der Warmerdam
La grande bellezza di Paolo Sorrentino
Behind the Candelabra di Steven Soderbergh
La Venus a la fourrure di Roman Polanski
Nebraska di Alexander Payne
Jeune et jolie di Francois Ozon
Wara No Tate di Takashi Miike
La vie d’Adele di Abdellatif Kechiche
Soshite Chichi Ni Naru di Kore-Eda Hirokazu
Tian Zhu Ding di Jia Zhangke
Grisgris di Mahamat-Saleh Haroun
The Immigrant di James Grey
Le Passe di Asghar Farhadi
Heli di Amat Esclalande
Jimmy P. di Arnaud Desplechin
Michael Kohlhaas di Arnaud Despallieres
Inside Llewin Davis di Joel e Ethan Coen
Un chateau en Italie di Valeria Bruni-Tedeschi

Fuori Concorso
The Great Gatsby di Baz Luhrmann
All Is Lost di J.C.Chandor
Blood Ties di Guillaume Canet

Un Certain Regard
The Bling Ring di Sofia Coppola
Grand Central di Rebecca Zlotowski
Sarah préfère la course di Chloé Robichaud
Anonymous di Mohammad Rasoulof
La jaula de oro di Diego Quemada-Diaz
L’image manquante di Rithy Pahn
Bends di Flora Lau
L’inconnu du lac di Alain Guiraudie
Miele di Valeria Golino
As I Lay Dying di James Franco
Norte, Hangganan Ng Kasaysayan di Lav Diaz
Les Salauds di Claire Denis
Fruitvale Station di Ryan Coogler
Death March di Adolfo Alix Jr.
Omar di Hany Abu-Assad