Oscar 2018 – La Diretta

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Manca poco alla novantesima edizione degli Academy Awards, quei premi Oscar che ogni anno fanno discutere, avvolti da mille polemiche, in cui manca sempre qualcosa. Una cerimonia di cui diciamo sempre che non ce ne importa niente ma che alla fine, inevitabilmente, ci incolla allo schermo tutta la notte. Dopo una giornata intensa, per le elezioni ma anche per la tragica e sconvolgente scomparsa di Davide Astori, arriviamo qui sopra a parlare di cinema e di nient’altro, perché in fondo è questo che facciamo: raccogliamo le emozioni là dove i film ce le piazzano e ce le teniamo strette. Sono la nostra fuga dalla realtà, dal quotidiano, da ciò che non ci piace. Prima di chiudere il classico “monologo” di apertura, vi ricordo un paio di cosette. Innanzitutto sarà possibile seguire la notte degli Oscar e l’intera cerimonia su Sky e in chiaro su Tv8 (se come me non possedete un televisore, lo streaming ci salverà; dalle 23 circa tutta la diretta sarà trasmessa qui: http://tv8.it/streaming.html). Su questo post troverete tutti i miei commenti in tempo reale, ma se volete dire anche la vostra (cosa che gradirei molto), potete interagire commentando in diretta su Twitter o sulla pagina Facebook di Una Vita da Cinefilo. Non sono di certo Enrico Mentana, ma spero di contribuire a rendervi questa maratona notturna divertente e interessante. A dopo!

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Oscar 2017 – La diretta

23.49 – Appena tornato a casa dopo una gran serata di calcio. Datemi il tempo di un piatto di pasta e apriamo le danze. Sarà una lunga notte di cinema, birra e taralli.

0.12 – Per chi, come me, non avesse il televisore, la diretta della notte si può seguire in streaming sul sito di La8, ovvero qui: http://tv8.it/streaming.html

0.19 – Non c’è Natalie Portman ma c’è Diletta Leotta. Accontentamose.

0.25 – Vi ricordo che potete seguire la cerimonia con me anche su Twitter. Oppure F5 a manetta su questo post.

0.34 – Io mi schiero subito: tifo La La Land e Manchester By The Sea. Se questi due film vincono tutto andrò a dormire contento.

0.48 – Altro che La La Land o Moonlight. Il grande dubbio adesso è: birra o caffè?

1.04 – Tenete Andrew Garfield lontano dal Giappone per favore.

1.13 – Dev Patel sta tutto il film con un cappuccio in testa a spizzare Google Maps. E ha preso una nomination agli Oscar. Boh.

1.21 – Fermi tutti. Ci sta Marty McFly!
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1.24 – Non ho amato Moonlight ma Mahershala Ali è grandioso.

1.39 – Arrivata Emma Stone. Daje.
emmastone

1.55 – Domanda a Casey Affleck: “Perché i film girati nella zona di Boston piacciono così tanto?”. Ah, io pensavo fosse una cosa solo mia, adoro i film girati in Massachusetts. Quindi è una cosa comune. Curioso.

2.03 – Nicole Kidman sembra l’aliena di Mars Attacks.
marsattacks

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Oscar 2014: tutte le nomination

Tra poco più di un’ora saranno annunciate le nomination per l’86° edizione dei Premi Oscar (la cui cerimonia è prevista per il 2 marzo). Segui la diretta streaming in diretta, utilizzando il player in fondo alla pagina. Al termine, troverete su questa pagina tutte le nomination agli Oscar, categoria per categoria.

Miglior Film
Gravity
12 Anni Schiavo
Captain Phillips
The Wolf of Wall Street
Nebraska
American Hustle
Her
Philomena
Dallas Buyers Club

Miglior Regia
Alfonso Cuaron (Gravity)
Steve McQueen (12 anni schiavo)
Alexander Payne (Nebraska)
David O. Russell (American Hustle)
Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street)

Miglior Attore
Leonardo Di Caprio (The Wolf of Wall Street)
Chiwetel Ejiofer (12 anni schiavo)
Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)
Bruce Dern (Nebraska)
Christian Bale (American Hustle)

Miglior Attrice
Cate Blanchett (Blue Jasmine)
Sandra Bullock (Gravity)
Judy Dench (Philomena)
Amy Adams (American Hustle)
Meryl Streep (Osage County)

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Pensieri sparsi dopo il concerto degli Smashing Pumpkins (Rock in Roma 2013)

Tanti anni fa, quando davvero amavo gli Smashing Pumpkins, ero giovane e malinconico. Adesso li amo un po’ meno perché sono meno giovane e un po’ più felice. Però sono comunque andato per la terza volta a sentirli in concerto, perché Billy Corgan è stato uno dei migliori amici della mia adolescenza, e io non dimentico gli amici. È stato strano cantare la rabbia di “Bullet with butterfly wings” senza essere più arrabbiato con il mondo, e ancor più strano urlare le strofe di “Zero” ora che non mi sento più l’ultimo degli stronzi. “Disarm” mi ha ricordato i tempi di Napster e delle prime strimpellate con la chitarra, “Stand inside your love” antichi desideri appassiti da anni e anni. Infine “Tonight, tonight” mi ha riportato indietro a quei meravigliosi e orribili anni 90, che nessuno ci restituirà, anche perché vedere Billy Corgan con la panza è forsa la cosa che più di tutte mi fa sentire vecchio. Ma non così vecchio, in fondo. Erano bei tempi dopotutto, ma anche il presente non è affatto male: ora che sono meno giovane e un po’ più felice posso ascoltare gli Smashing Pumpkins senza preoccuparmi di avere tutto il peso del mondo sulle spalle. E questa è una buona cosa.

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Morrissey apre il suo tour italiano, tra rock e malinconia

“Who is Morrissey?”, si interroga l’immagine di Oscar Wilde proiettata alle spalle del palco. La risposta è semplice: Morrissey stasera è il re di Roma, capace dall’alto dei suoi splendidi 53 anni di incantare e scatenare la Cavea dell’Auditorium di Roma, nel primo dei suoi cinque concerti in giro per l’Italia. Con un ritardo abissale (un’ora, il tempo necessario per far entrare il pubblico in fila fuori dal Parco della Musica) l’ex cantante degli Smiths sale sul palco con lo charme di un Cary Grant e l’abbigliamento da rocker d’altri tempi (stivaletti, jeans e camicia): «Mamma Roma, mamma Roma, mamma Roma», sono le prime parole lanciate al pubblico, una vera e propria dichiarazione d’amore per la città dove Morrissey da molti anni ha scelto di vivere, lontana dal grigiore e dai tormenti della sua Manchester.

“Shopfilters of the world united” (degli Smiths) apre il concerto, tra gli applausi e le urla delle ragazze sotto il palco, le cui incursioni durante la serata saranno non facili da arginare. La voce calda di Morrissey avvolge l’Auditorium di un rock raggiante e un po’ di malinconia, inevitabile sulle note di “I know it’s over” e di “Last night I dreamt that somebody loved me”. La serata entra nel vivo con “You’re the one for me, Fatty”, “I’m throwing my arms around Paris” e soprattutto la meravigliosa “Still Ill”, che regala più di un brivido, soprattutto quando al termine dell’esecuzione il nostro afferma che «still ill is the best way to be».

Il concerto va avanti, canzone dopo canzone, da “People are the same everywhere” a “Everyday is like sunday”, passando per “Black cloud”, “Action is my middle name”, la toccante “Meat is murder” (accompagnata dalle atroci immagini di polli macellati), “Let me kiss you”, “Scandinavia” e molte altre, fino alla conclusione lasciata ad un altro dei successi degli Smiths, la splendida “How soon is now?”. Morrissey si dimostra in piena forma, completamente a suo agio su un palco invaso più volte da ragazze in delirio, in cui la sua voce ha regalato una brezza di ponente in questa torrida notte d’estate. E se è vero che “To give (the reason I live)”, come canta nella cover di Frankie Valli, stasera il Moz ha dato veramente tutto. Mamma Roma ringrazia.

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Bruce Springsteen in concerto: il boss conquista Roma

La città eterna si inginocchia davanti al Boss, protagonista di un concerto memorabile in quella che in apertura annuncia essere «la città più bella del mondo». Lo Stadio Olimpico richiama alla mente gli spalti gremiti di un Colosseo imperiale, Springsteen dalla sua ha la stoffa del gladiatore più abile, che sa come farsi amare dalla folla. La gente lo ama, urlando il suo nome a gran voce.

Dopo una lunga attesa dovuta allo slittamento del concerto di oltre un’ora (a causa della concomitanza con i mondiali di nuoto, a pochi metri dallo stadio) “Badlands” apre la serata, anticipata dalle note inconfondibili del tema di “C’era una volta il West” di Ennio Morricone. Il Boss ringhia, sprigionando scariche elettriche ad ogni riff, al suo fianco, rintanato in un angolo, il leggendario sassofonista Clarence Clemons ha l’aria del sicario silenzioso e innamorato. La notte dell’Olimpico sarà lunga: Springsteen e la E Street Band suonano per quasi per tre ore consecutive, improvvisando la scaletta, trasformandosi in alcuni casi in un juke-box vivente: il pubblico espone cartelli con i titoli delle canzoni richieste, il Boss li raccoglie, li mostra alla band e li esegue, senza battere ciglio. E così scivolano una dopo l’altra, sotto bordate elettriche, “Pink Cadillac”, “Surprise, Surprise”, “Hungry Heart”, “American Skin”, “Born To Run”, solo per citare alcuni titoli. C’è magia nella notte, recita un verso di “Thunder Road”, e non potrebbe essere altrimenti: l’armonica apre l’incedere incalzante della hit più amata, e si comincia a toccare con mano la leggenda. Springsteen si presta al pubblico come un Messia del rock, prende in braccio un bambino e lo lascia cantare, accoglie una fan e le concede un ballo: il Boss si nutre della sua gente, e la sua gente si nutre della sua musica. Un medley infinito composto dalla beatlesiana “Twist and Shout” e “La Bamba” chiudono il concerto sotto le stelle romane, che stanotte hanno smesso di brillare per lasciare spazio alla star più luminosa del firmamento del rock.

Un concerto che è già storia, in una città che di storia se ne intende: Bruce Springsteen ha conquistato anche Roma, in attesa di approdare nei prossimi giorni a Torino e Udine, per diffondere il suo credo rock in tutta Italia. La conquista è appena cominciata.

pubblicato su Livecity