Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 9

Penultimo giorno di Festival. Nell’aria si avverte un po’ di stanchezza e anche un po’ di malinconia. Ho sempre visto questi dieci giorni annuali all’Auditorium, oltre che come una bella esperienza di “lavoro”, anche come una sorta di gita scolastica: si passano molto tempo insieme ad altre persone, dormendo poco, stancandosi, ma facendo una cosa che amiamo tutti molto, cioè vedere film. Alla fine, quando arriva il momento di tornare alla realtà, alla vita vera, nonostante il dolce pensiero di potersi fare una bella dormita, resta sempre un po’ di tristezza. In questi dieci giorni abbiamo cavalcato con una famiglia indiana, siamo stati picchiati dalla polizia di Detroit, abbiamo viaggiato con tre veterani del Vietnam sulle strade d’America, pattinato sul ghiaccio, pilotato robot giapponesi, rapinato corse automobilistiche, siamo finiti in un carcere thailandese, abbiamo disputato la finale di Wimbledon e molte altre cose (e ti credo che siamo stanchi!).

Stamattina abbiamo visto “Borg McEnroe”, buonissimo film del danese Janus Metz Pedersen. La storia, come potete immaginare dal titolo, è incentrata sulla storica finale di Wimbledon tra Bjorn Borg e John McEnroe, una sfida che è entrata negli annali del tennis. La pellicola racconta bene i due personaggi, così diversi per carattere e stile di gioco. Nel 1980 Borg cercava di vincere Wimbledon per la quinta volta, McEnroe invece cercava il primo successo, che lo avrebbe portato ad essere il numero 1 al mondo. Ovviamente non vi dirò com’è andata e se non lo sapete già potrete scoprilo al cinema tra una settimana… Ad ogni modo, non so perché, temevo di vedere una sorta di “Rush” meno interessante, mentre invece è stato davvero un film ben fatto, coinvolgente, interpretato benissimo. Insomma, merita una capatina al cinema.

Alle 11 invece ho assistito a tutt’altro, “NYsferatu” di Andrea Mastrovito, una vera e propria sorpresa, la classica chicca da Festival che stavo tanto aspettando. Si tratta di un film d’animazione girato interamente con il carboncino (se non dico stupidaggini), in cui i personaggi del “Nosferatu” di Murnau sono stati praticamente ricalcati e inseriti in un contesto attuale. Ed è così che la Wisborg del 1922 diventa New York e che i Carpazi si trasformano in Aleppo, con la sua guerra e le devastazioni (motivo per cui il Conte vuole trasferirsi negli Stati Uniti). Anche le didascalie si prestano al gioco del film, che ho trovato davvero geniale. Il problema forse è che se non si conosce abbastanza bene il film di riferimento la visione potrebbe risultare meno ricca (anche perché in questo caso si perderebbero alcune sfumature di attualità di cui l’adattamento si avvale in ogni dettaglio). Ad esempio: forse avete presente quella scena in cui Orlok, salendo le scale per la stanza di Ellen, proietta la sua ombra sulla parete, inquietante e angosciosa. Nel film del 1922 il conte saliva su una normalissima rampa di scale, nella pellicola di Mastrovito invece il vampiro si inerpica sulle classiche scale antincendio newyorkesi. In tutto ciò va sottolineata la strepitosa colonna sonora, che tra l’altro stasera, durante la proiezione per il pubblico, sarà eseguita live da un’orchestra (se ho capito bene, lo so che non è molto professionale dare informazioni così a caso ma vorrei ricordarvi che 1) non sono un professionista e 2) c’ho sonno).

Per il resto sono giunte informazioni certe sul programma di domani, che ha un nome e un cognome ben preciso: David Lynch. Il regista di “Twin Peaks” (tra le altre cose) incontrerà il pubblico e spero pure me alle 17.30: spero di esserci perché l’incontro, in quanto pubblico, permetterà l’ingresso a noi accreditati soltanto per riempire i posti rimasti vuoti. Sarò costretto dunque a mettermi in fila tre ore prima e sperare di essere tra i fortunati che entreranno in sala. La notizia buona è che, ad ogni modo, riuscirò a vedere David Lynch al mattino: è stato annunciato proprio oggi un incontro con la stampa per le 12.30, al quale entrerò sicuramente. Se avete domande per Lynch fatevi avanti: se mi sentirò ispirato ne sceglierò una e la riporterò al regista (però non chiedetemi cose tipo “Che significa il finale di Twin Peaks?”). Domani quindi, per vedere Lynch al mattino, mi perderò la proiezione di “Mudbound” (di cui si parla molto bene, ma che comunque uscirà su Netflix tra un paio di settimane…).

Il penultimo giorno, per me, finisce qui. Ha smesso di piovere ma il cielo resta grigio. Faccio fatica ad andar via perché so che domani la giostra si ferma e vorrei restare qui tutto il giorno, ma non sono più il ghepardo di una volta. Dieci anni fa (anche meno) guardavo quattro film al giorno, scrivevo 800 articoli e scattavo 9283 fotografie al dì, adesso, come si dice a Roma, “nun c’ho davero più er fisico”. In compenso ieri ho finito la seconda stagione di “Stranger Things”, quindi tenetevi pronti perché dalla prossima settimana ricomincio a tormentarvi con le recensioni. Auguri.

nysferatu

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Twin Peaks 2017: Who Is The Dreamer? (Episodio 14)

Mentre quasi tutti sono in vacanza, Twin Peaks sfodera il jolly. Ve lo dico subito, senza perdere tempo: il 14 è l’episodio più bello dell’ultimo mese e mezzo. Una scena bomba dopo l’altra e, nel mezzo, una storia assurda a proposito di un guanto verde, ma ne parleremo più avanti. Non so cosa sia più spiazzante: la notizia che riguarda Diane, il sogno di Gordon Cole, la spedizione della polizia di Twin Peaks, il racconto del ragazzo londinese o Sarah Palmer nel bar. Un po’ tutto diciamo: sono tutti momenti che portano questa puntata a livelli veramente alti di spettacolo e coinvolgimento. Siete pronti? Cominciamo? Forza.

L’episodio parte subito alla grande: Cole telefona alla stazione di polizia di Twin Peaks per parlare con lo sceriffo Truman. Dall’altra parte del telefono non c’è Harry però, come si aspettava Gordon, bensì Frank, suo fratello, che informa il direttore dell’FBI a proposito del ritrovamento delle pagine perdute del diario segreto di Laura Palmer (apro una parentesi che forse avrebbe bisogno di un articolo a parte: potrebbero esserci dei diversi livelli temporali in base alle città in cui si svolge questa stagione? Insomma, ciò che succede a Twin Peaks potrebbe non accadere in contemporanea con ciò che vediamo in South Dakota o a Las Vegas? Il ritrovamento del diario era avvenuto parecchie puntate fa…). Cole viene dunque a sapere che, a quanto dice il diario di Laura, ci sono due Cooper. Nel frattempo Albert e Tammy parlano a proposito del primo caso “Rosa Blu” e Albert domanda alla sua collega cosa significhi questo termine: “Rosa blu è qualcosa che in natura non esiste, è un Tulpa”. Tulpa (grazie google) è un termine tibetano che definisce un’entità incorporea (in generale creata tramite la meditazione, ma non credo che i demoni di “Twin Peaks” abbiano a che fare con la meditazione…). Subito dopo Gordon raggiunge i due insieme a Diane, e nel successivo scambio di battute veniamo a sapere che (ATTENZIONE ATTENZIONE) Diane è la sorellastra di Janey-E, dunque la cognata di Dougie (!!!). L’ex segretaria di Cooper riferisce che, per quel che ne sa, la coppia vive a Las Vegas e Gordon mette subito in allerta la divisione locale dell’FBI per rintracciare Dougie e consorte (evvai!).

Subito dopo, una delle scene più importanti di questa puntata: il sogno di Gordon Cole. Il tema del sogno è sempre stato senza dubbio una delle chiavi per interpretare “Twin Peaks” (per non parlare di “Mulholland Drive”), ciò che accade in sogno ha sempre un senso, un collegamento con la realtà: i sogni di Cooper, se ricordate, contenevano moltissimi indizi per identificare l’assassino di Laura Palmer. Cole racconta così il suo sogno, in una bellissima scena in bianco e nero: a Parigi, Monica Bellucci (!!!) chiede di incontrarlo in un café (a Rue de Montparnasse, ne sono stato certo sin dalla prima inquadratura, e infatti ho trovato conferma in questo frame di Google street view: scusate la mancanza di modestia ma la mia memoria fotografica è imbattibile). Cole avverte la presenza di Cooper, ma non può vederlo in volto. Cole e Monica Bellucci prendono un caffé e la donna dice: “Siamo come colui che sogna, che sogna e che dentro al sogno ci vive”. E subito dopo: “Ma chi è che sta sognando?” (Who the fuck is the dreamer? Scusate l’aggiunta, ma è totalmente spontanea). Allora? Beh? Niente? Vabbè, in qualche modo, si parla senza dubbio di Cooper. Cooper sta vivendo in un sogno? Le esperienze di Dougie sono un sogno di Cooper? Sembra tutto così assurdo. Il racconto di Cole prosegue con il direttore che si gira e rivede se stesso da giovane, negli uffici dell’FBI di Philadelphia. Nella scena (che appartiene a “Fuoco cammina con me”) c’è Cooper che riferisce al suo superiore di essere preoccupato a proposito di un sogno, subito dopo riappare Phillip Jeffreys (che bello rivedere David Bowie) che indica Cooper affermando: “Chi diavolo credete che sia questo qui?” (riprendo la frase dal doppiaggio originale del film). Cole aveva dimenticato questo dettaglio che è riaffiorato in sogno, e pensa che sia qualcosa di molto importante. Anche Albert, presente quel giorno a Philadelphia, ricorda la scena. Per ora non possiamo saperne di più.

Twin Peaks, stazione di polizia. Finalmente quel pezzo di mxxxa di Chad viene arrestato dai suoi colleghi e superiori. Subito dopo Truman, Hawk e Andy seguono Bobby nel percorso indicato dal padre di quest’ultimo. Dopo alcuni minuti li troviamo nel luogo segnato dal Maggiore: qui c’è Naido (la donna senza occhi dell’Episodio 3), stesa nuda per terra, sfinita ma ancora viva. C’è un vortice e Andy sparisce all’improvviso: il poliziotto dal cuore d’oro finisce al cospetto del Gigante, in quella che possiamo definire la loggia bianca (il luogo, fotografato in bianco e nero, dove abbiamo sempre incontrato il Gigante in questa stagione). Il Gigante apre bocca solo per presentarsi: “Io sono il Pompiere” (sappiamo che in Twin Peaks il Fuoco rappresenta il Male e il pompiere è colui che per definizione spegne le fiamme…). Andy comincia un trip in cui vede svariate cose, nell’ordine: La Madre, la nascita di Bob, la pompa di benzina e il mini market con gli uomini neri, l’uomo del bosco che chiede di accendere, fili elettrici (il fuoco moderno, come ci aveva spiegato Hawk), Laura Palmer, Naido, i due Cooper sovrapposti, il telefono della centrale di polizia, se stesso e Lucy, Naido che stringe la mano di Andy, un palo della luce con il numero 6, che dai colori pastello che compaiono credo si trovi a Las Vegas…). Andy torna tra di noi, nessuno dei suoi colleghi ricorda cosa sia successo, Andy suggerisce di portare la donna senza occhi alla centrale, perché è in pericolo e bisogna metterla al sicuro. Una postilla: nei titoli di coda la Madre, o quella cosa che genera Bob e tutto il male, è chiamata “Experiment” (ed è interpretata da un bel pezzo di figliola, tale Erica Eynon).

Altra scena assurda in arrivo: James e un ragazzo dall’evidente accento britannico (scopriremo poco dopo che viene da Londra) fanno una piccola pausa dal lavoro. I due fanno parte della sicurezza presso il Great Northern Hotel (guardate lo stemma sulla spalla) e il ragazzo indossa un guanto verde alla mano destra, con il quale sta frantumando alcune noci. James è sorpreso dal fatto che Freddie, questo il nome del ragazzo, non possa togliersi il guanto, che è come una parte di lui. Ecco che Freddie gli racconta, sotto parecchia insistenza da parte di James, tutta la storia. La faccio breve: era a Londra, vede un vortice e il Pompiere gli dice di andare in un certo negozio a comprare un certo guanto e di infilarselo, in questo modo la sua mano destra avrà una forza incredibile. Poi il ragazzo doveva prendere un aereo per Twin Peaks, dove lì lo attendeva il suo destino. Ed è così che è arrivato a Twin Peaks, dove lavora con James come guardia (bel destino del cavolo!). Prima di passare alla clamorosa scena successiva, James fa un giro dentro la caldaia e il suo sguardo si sofferma su una porta chiusa…

Ora siamo in un bar, dove Sarah Palmer, la donna più inquietante di Twin Peaks, si siede a bere un drink. Qui viene importunata da un camionista che, molto volgarmente, la insulta e la provoca. Sarah Palmer si gira, si apre la faccia (??!!) e mostra al suo gentile interlocutore ciò che ha dentro, prima di staccargli un pezzo di collo con un morso. Mentre il camionista soccombe, la donna si ricompone e chiama aiuto. Ma che diavolo è successo??? Penso sia il momento di spararvi la mia teoria: nell’episodio 8 un insetto gigante, proveniente con tutta probabilità dall’Esperimento, si introduce nella bocca di una ragazza addormentata. Già ai tempi avevamo teorizzato che quella ragazza potesse essere Sarah Palmer, visto che l’età coincideva e che Sarah già dal vecchio Twin Peaks ha sempre avuto strane visioni di Bob, cavalli bianchi e simili. Ora, portando avanti questa teoria, possiamo affermare che l’insetto-mostro dentro di lei stia prendendo il sopravvento sul corpo della donna, rendendola ancora più inquietante di quello che è.

La puntata si conclude come sempre al Roadhouse con una ragazza seduta al tavolo con un’amica, ovvero la figlia di Tina, la donna alla quale aveva telefonato Charlie (il marito di Audrey) per avere notizie dello scomparso Billy. La ragazza racconta di essere stata l’ultima, insieme a sua madre, ad aver visto Billy (l’amante di Audrey). L’uomo era insanguinato e scappava. Tra l’altro la ragazza sospetta che ci fosse qualcosa tra lui e sua madre (motivo per cui Audrey, due puntate fa, parlava di Tina chiamandola “stronza”). Su questo fronte non ne sappiamo di più, ma potremmo escludere la teoria secondo la quale Audrey è ancora in coma e sta sognando tutto (tra l’altro Audrey nell’Episodio 12 aveva detto di aver sognato Billy con sangue al naso e alla bocca, come ha poi effettivamente raccontato la figlia di Tina: ancora i sogni…). La domanda ora sarebbe: chi è questo famigerato Billy, amante di Audrey e di Tina, da due giorni scomparso da Twin Peaks? Al 99% è il possessore del camion usato da Richard per uccidere il bambino nell’Episodio 7. In quella puntata Andy lo doveva interrogare ma il “contadino” (come è citato nei titoli di coda) sparì nel nulla.

Chiudo l’articolo con una teoria espressa da un amico sabato sera davanti ad una birra: nel terzo episodio Cooper veniva allontanato da Naido dall’uscita numero 15. L’agente era poi tornato nella realtà tramite l’uscita numero 3 (e Mike dirà a Dougie che era stato ingannato). Nell’episodio 3 dunque Cooper prende l’uscita numero 3 e finisce a Las Vegas nel corpo di Dougie Jones. Se avesse preso l’uscita 15 sarebbe dunque tornato ad essere Cooper come lo conosciamo? E se l’uscita 3 è collegata all’episodio 3, è possibile che l’uscita 15 possa significare che Cooper tornerà normale nell’episodio 15? Con Lynch non si sa mai, non ci resta che aspettare sette giorni e scoprire se questa teoria corrisponde alla realtà… Nel frattempo, attenzione a ciò che sognate.

Harry Goaz in a still from Twin Peaks. Photo: Suzanne Tenner/SHOWTIME

 

Twin Peaks 2017: Braccio di Ferro (Episodio 13)

E stiamo a 13. Cinque puntate al termine di uno show totalmente sopra le righe e fuori da ogni schema: che piaccia o no, non si potrà di certo metterne in discussione l’originalità, la capacità di farci ridere in una scena e di angosciarci subito dopo. Ancora una puntata di transizione, anche se bellissima da vedere: la sensazione è che Lynch stia dilatando i tempi per mandarci letteralmente fuori di testa nelle ultime due o tre puntate. Ho il sospetto che non vedremo più Cooper come lo conosciamo, o meglio, che l’ultima scena dell’ultima puntata di Twin Peaks coinciderà proprio con il suo ritorno (una sorta di contrappunto dell’ultima scena della seconda stagione, in cui invece avveniva proprio il contrario). Solo una sensazione, certo, ma comunque un’ennesima conferma che il tormentone di questa stagione sia proprio “Ma quando torna Cooper?”. Una domanda che ci accompagna puntata dopo puntata, come in passato ci aveva accompagnato l’interrogativo (molto più coinvolgente) su chi avesse ucciso Laura Palmer. Ma parliamo di questo tredicesimo episodio, sul quale non c’è molto da dire, a parte alcuni riferimenti al vecchio Twin Peaks e soprattutto ancora una volta il nome di Philip Jeffreys.

La puntata si apre con una risata enorme: negli uffici della Lucky 7, la compagnia di assicurazioni dove lavora Dougie, arriva proprio il signor Jones, in compagnia dei fratelli Mitchum e delle tre pin-up, tutti in fila per un allegrissimo trenino. Si recano dal direttore per consegnare una serie di regali, un ringraziamento per il maxi assegno ricevuto nelle scorse puntate. Anthony Sinclair (Tom Sizemore) assiste alla scena basito, ora che neanche i Mitchum hanno ucciso Dougie, toccherà a lui occuparsene: ha solo un giorno di tempo e Todd, il mediatore tra i sicari e il mandante (Mr C, cioè il Doppelganger), non sembra affatto soddisfatto.

Mr C intanto (ehi, non sto inventando niente, è il nome proposto da Kyle MacLachlan per il personaggio di Cooper malvagio) raggiunge Brian, l’uomo che lo aveva “ucciso” nell’episodio 7, se non ricordo male. La scena è fantastica: siamo in una sorta di garage dove una gang osserva su uno schermo gigante l’arrivo del demone. Mr C viene sfidato a braccio di ferro dal boss, se perderà dovrà lavorare per lui, se vincerà potrà avere Brian. Ovviamente, dopo una scena molto intensa, Cooper malvagio non solo vincerà la sfida, ma ucciderà il boss con un pugno secco in volto. Brian adesso sembra davvero “fucked”. Mr C gli domanda chi ha chiesto a Brian di ucciderlo: esce fuori che il mandante è Phillip Jeffreys (odio ripetermi, l’ho scritto mille volte: è il personaggio interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”). Il perché? “Dentro hai qualcosa che vogliono”. Wow. Ma c’è di più: Jeffreys aveva detto a Brian che prima di ucciderlo doveva infilare a Mr C l’anello verde! L’anello che impedisce ai demoni della Loggia Nera di possedere una persona (dai, avete capito di quale anello si parla, no?). Brian è costretto ad indossare l’anello, poi Cooper gli domanda le coordinate di Hastings (quelle che l’ormai defunto preside della scuola di Buckhorn ha avuto dal Maggiore Briggs), ottenendo il foglio con i numeri. Ora anche lui si dirigerà a Twin Peaks! Tra gli spettatori di questo interrogatorio, in un’altra stanza, c’è tutta la gang di prima, compreso Richard Horne (che probabilmente è il figlio di Mr C). Ultima domanda: dov’è Phillip Jeffreys? Brian risponde che l’ultima volta si trovava in un posto che si chiama “The Dutchman”, ma è un posto che non esiste. Cooper gli spara dicendogli che lo conosce. L’anello scompare dalla sua mano e fa ritorno sul celebre comodino dove si trova ogni qual volta lo vediamo nella Loggia Nera. Ora capiamo qualcosa a proposito della resurrezione di Mr C nell’episodio 7: Brian prima di ucciderlo non aveva messo l’anello verde alla sua mano, favorendo così l’intervento degli uomini neri. “E bravo lo svejo”, si dice a Roma.

A Las Vegas intanto la polizia ha analizzato (finalmente!) le impronte di Dougie è ha scoperto che è appena evaso da una prigione in South Dakota e che era un agente dell’FBI. I poliziotti si fanno tutti una grassa risata e buttano i risultati nel cestino. Avrei fatto lo stesso anche io. Quindi nessuna speranza di poter collegare Dougie a Cooper, e di conseguenza nessuna speranza di vedere Gordon e Albert in rotta verso Las Vegas (anche se c’era quel messaggio ricevuto da Diane che parlava proprio di questa città…). Nel frattempo Anthony cerca di avvelenare Dougie, ma scoppia a piangere in preda ai sensi di colpa: l’attentato, anche in questo caso, va a vuoto e Dougie Jones può gustarsi in tutta tranquillità il suo caffè e una fetta di torta di ciliegie.

A Twin Peaks c’è il ritorno di Big Ed: è seduto al ristorante di Norma, ma tra loro due, per sua stessa ammissione, non c’è niente. E così Ed alla fine non è riuscito a stare con l’amore della sua vita, anche se sembra essere ancora innamoratissimo (a giudicare dagli sguardi che lancia a Norma). Scopriamo che il Double R è diventato un franchise e che esistono altri quattro ristoranti con lo stesso nome (!), ma che quello di Twin Peaks, l’originale, è quello che sta andando peggio: spende troppo per la qualità degli ingredienti. Ce ne frega una mazza? No, andiamo avanti. Nadine si è lanciata nel business delle tende silenziose, l’invenzione che l’avrebbe fatta diventare ricca (così diceva nelle prime puntate della prima stagione). La donna riceve la visita di Jacoby, ma il discorso tra loro due è fuffa (si parla di continuare a spalare via la cacca dalla vita). Stacco su casa Palmer: Sarah sta fumando e bevicchiando in salotto, dove assiste in loop ad una scena tratta da un incontro di pugilato. Ripeto: in loop, sempre la stessa scena, che ogni 30 secondi si ripete. La donna non sembra proprio mentalmente in forma. Non succede niente, tuttavia l’angoscia della scena, dell’inquadratura, degli specchi… Molto intensa, come spesso succede soprattutto nelle scene in cui non accade niente.

Audrey intanto cerca ancora di sapere il contenuto della telefonata della scorsa puntata: la donna è fuori di sé, è in pieno stato confusionale e dice di non sapere chi sia (Rita dice la stessa frase in “Mulholland Drive”, l’ho rivisto un paio di mesi fa, ne sono certo). Tutta la vicenda Audrey è spiazzante: tutte le persone nominate non ci dicono nulla, sembra qualcosa assolutamente fuori contesto. Potrebbe essere il preludio a qualcosa di inaspettato, chi può dirlo. Ad ogni modo la donna che è sempre stata capace di ottenere ciò che voleva, ora non riesce a sapere il contenuto di una telefonata. Ironico. L’unica teoria che mi viene in mente è: tutto ciò non è reale. Forse Audrey è ancora in coma e tutto ciò sta avvenendo nel suo cervello. Ma forse sarebbe troppo anche per Lynch.

Intanto al Roadhouse a sorpresa sul palco questa volta c’è James Hurley: l’ex di Laura e di Donna si esibisce in una versione live della terrificante “Just You”, la canzone che aveva suonato insieme a Maddy e alla stessa Donna nella seconda stagione della serie. Una ragazza (Renee, secondo i titoli di coda) assiste all’esibizione e scoppia in lacrime dall’emozione. Va’ a capire perché… è innamorata di James? La canzone le ricorda qualcosa o qualcuno? Forse lo sapremo più avanti, forse no. La chiusura della puntata è affidata però alla stazione di servizio di Big Ed, dove l’uomo sembra essere piuttosto pensieroso, davanti ad un caffè. L’inquadratura sulle pompe di benzina suggerisce la scena in cui sono nati gli uomini neri, nell’ottavo episodio. Diciamo che tutto ciò non aiuta ad alleviare l’angoscia di fondo.

Lynch sembra intento a fare a braccio di ferro con lo spettatore: sfida la sua pazienza, lo spiazza, gli regala un po’ di spazio per poi tenerlo in pugno ancor più di prima. Manca circa un mesetto alla fine e io penso che avrò seriamente bisogno di una terapia di gruppo per superare la fine della serie.

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Twin Peaks 2017: Let’s Rock (Episodio 12)

In questa nuova puntata c’è tanta carne al fuoco, tante piccole scene che invece di dissipare qualche dubbio ci creano nuovi interrogativi. Lo spettatore più esigente sarà stanco di tutte queste lungaggini, ma l’impressione è che Lynch voglia tirare la storia per le lunghe, fino alla fine della stagione. A me sta bene così. Di certo la prima cosa che viene in mente nel veder scorrere i titoli di coda è: quant’è strano guardare un episodio di Twin Peaks senza Kyle MacLachlan (a parte una scena della durata di cinque secondi). Ormai siamo abituati a qualunque stranezza che riusciamo a godere di Twin Peaks con qualunque personaggio, in qualunque ambiente.

La puntata comincia con un bello spiegone di Albert a proposito dei casi “Rosa Blu”. Se avete visto recentemente “Fuoco cammina con me” (e avreste dovuto farlo, per capire qualcosa di questa stagione) sapete che con questo codice l’FBI si riferisce a quei casi in cui c’è di mezzo il sovrannaturale. Per questo è stato creato il reparto Blue Rose, con a capo Phillip Jeffreys (che era interpretato da David Bowie). Al servizio di Jeffreys furono impiegati soltanto tre agenti: Albert, Cooper e Chet Desmond (sparito nel nulla mentre indagava sul caso Teresa Banks nel parcheggio per camper di Carl, che abbiamo visto molte volte in questa stagione). Albert fa giustamente notare che è l’unico dei quattro membri della squadra a non essere sparito, motivo per cui l’FBI non ha fatto trapelare informazioni a proposito di questa task force. Finora, perché ad ascoltare tutta questa storia è Tammy, che viene invitata ad entrare nella squadra. La ragazza accetta con entusiasmo. Poco dopo entra in scena, da un tendone rosso che ci ricorda ben altri luoghi, la solita enigmatica Diane. Albert e Gordon le offrono un lavoro, oltre all’occasione di capire che cosa è successo al suo amico Cooper. La donna accetta usando un’espressione piuttosto simbolica: “Let’s Rock!” (termine usato dal Nano – The Man From Another Place – nella Loggia Nera durante il sogno di Cooper e soprattutto il messaggio lasciato su un camper subito dopo la sparizione di Chet Desmond in “Fuoco cammina con me”).

Passiamo a Twin Peaks: qualche secondo con Jerry Horne stralunato, tanto per non farcelo mancare, quindi la scena si sposta in un supermercato. Qui c’è Sarah Palmer che compra bottiglie di alcolici fino a ritrovarsi in preda ad una visione. Attacca i cassieri dicendo che devono stare attenti e affermando molte altre cose un po’ sibilline: “La tua stanza sembra diversa e degli uomini stanno arrivando. Possono succedere delle cose! A me sono successe delle cose…”. Gli uomini di cui parla la madre di Laura sono probabilmente gli uomini neri (i barboni, i woodsmen o come vogliamo chiamarli): erano stati creati dentro un minimarket e il fatto di trovarci in un supermercato potrebbe essere simbolico. Subito dopo qualche scambio di battute tra Carl e un suo inquilino, prima di trasferire la scena a Las Vegas, dove il figlio di Dougie lancia una palla da baseball verso il padre, colpendolo su una spalla.

Torniamo a Twin Peaks, che è meglio. Una casa inconfondibile domina l’inquadratura: è la casa dei Palmer. Hawk si reca a far visita a Sarah, per capirne di più sulla sua scenata al supermercato. I due parlano sulla soglia, la donna dice di star bene adesso, poi si sentono dei rumori dentro casa e Hawk si insospettisce e domanda se in casa c’è qualcuno. Sarah sembra stia nascondendo qualcosa, anche se afferma che si tratta di semplici rumori in cucina (sta mentendo, cazzarola!): “è una stramaledetta brutta faccenda, non è vero, Hawk?”. La signora Palmer sembra di nuovo in piena crisi, ma subito dopo si calma e congeda il vice-sceriffo. Che donna inquietante (e che attrice straordinaria).

Breve panoramica su Miriam in terapia intensiva (non devo ripetere ogni volta chi sono i personaggi, vero? Miriam era la testimone oculare dell’incidente in cui Richard ha investito il bambino, mandata all’ospedale dallo stesso Richard, il quale ha tentato di ucciderla un paio di puntate fa), quindi andiamo in South Dakota, dove Diane si messaggia con Mr C (il Cooper malvagio, come abbiamo spiegato qui): “Las Vegas?”, chiede lui, “Non l’hanno ancora chiesto”, replica lei. Las Vegas! Dougie! Quindi Mr C pensa che l’FBI sia già a conoscenza dell’esistenza di Dougie. Altro cambio di scena, torniamo a Twin Peaks: lo sceriffo Truman va da Ben Horne per riferirgli che suo nipote ha ucciso il bambino (quindi Miriam è riuscita a denunciarlo, evvai!). La prima cosa che vedo in questa scena è il portachiavi verde della stanza 315: presumo che Ben, dopo le cattive notizie, sposterà la conversazione su Cooper. E così è! Il direttore del Great Northern consegna allo sceriffo le chiavi, ricevute per posta qualche puntata fa, lasciando Truman molto sorpreso dai collegamenti che si stanno creando negli ultimi episodi. Poi Ben, una volta salutato lo sceriffo, parla a Beverly di suo nipote Richard, dicendo che è cresciuto senza un padre (ma tanto si è capito che ad ingravidare Audrey è stato Cooper cattivo, è inutile che date altri indizi).

South Dakota, again, Gordon Cole è intento a bere bordeaux con una gattina francese, quando Albert lo interrompe. Il serioso agente racconta dei messaggi tra Diane e il misterioso interlocutore, domandandosi insieme a Gordon cosa dovrebbero chiedere a Diane a proposito di Las Vegas. Lo scopriremo, nel frattempo Cole vorrebbe tornare a bere vino con la signorina di prima. Albert resta impassibile: “Albert, certe volte mi preoccupo tantissimo per te” (ma come facevano durante le riprese a non ridere questi due fenomeni? Sono stupendi). Nel frattempo Tim Roth, in compagnia di Jennifer Jason Leigh, fa fuori il direttore del carcere del South Dakota (l’ho capito leggendo il nome sui titoli di coda, se no chi se lo ricordava…).

Altra scena: Jacoby, nelle vesti di Beppe Grillo, lancia una delle sue invettive televisive contro la società. Nadine, come al solito, è estasiata. Subito dopo c’è un’entrata in scena totalmente inaspettata: Audrey Horne (!!!) è in piedi davanti ad un camino e sembra arrabbiata. La sua entrata in scena non è cool come quella di Diane ad inizio stagione, anzi, sembra che Audrey non sia mai andata via. Lynch continua a prenderci per i fondelli: ci ha fatto desiderare il ritorno di Audrey per dodici puntate e poi ce la propone così, all’improvviso, in una scena del tutto inaspettata. Dietro ad una grossa scrivania c’è un nano, che è suo marito (!!!). Lei è infuriata, perché vuole convincere Charlie (il marito) a venire con lei per cercare un certo Billy, che a quanto pare è il suo amante. L’uomo parla di un accordo che ha stipulato con Audrey: “Rinunceresti al nostro contratto? Rinnegheresti un contratto?” (non credo sia il contratto matrimoniale, anche se questo matrimonio deve far parte di un qualche strano accordo tra i due, ma magari mi sbaglio). Audrey fa un sacco di nomi (Billy, Paul, Tina) e noi ci chiediamo cosa stia succedendo: Lynch mette altra carne al fuoco quando mancano solo sei puntate? L’uomo alla fine fa una telefonata per scoprire cosa è successo a Billy, parla con questa Tina e dalla conversazione sembrano emergere notizie sensazionali. Audrey è sbalordita, vuole saperne di più e anche noi, ma purtroppo la scena si interrompe prima che possiamo capirci qualcosa. Si parla comunque di un camion di cui Billy e proprietario: forse si tratta del tizio spaventatissimo interrogato da Andy e poi sparito nel nulla? Quello a cui Richard aveva preso il camion con il quale aveva investito il bambino (cfr. Episodio 7)? Boh. Il punto è: noi siamo Audrey: sbuffiamo, vogliamo capirci qualcosa ma non possiamo. Lynch è Charlie: sa tutto e non ce lo dice.

Stacco su Diane. Al bar dell’albergo la donna digita le coordinate che aveva visto sulla foto del braccio di Ruth Davenport: indovinate un po’ che luogo indicano quelle coordinate? Ovviamente la nostra Twin Peaks. Proprio qui, come al solito, va a terminare la puntata: due ragazze bevono Heineken e parlano di una loro amica, del tizio con cui esce e di varie frivolezze, anche se il tutto è avvolto da uno strano alone: qualcosa sta per succedere. Per ora non ne sappiamo di più, speriamo vivamente di avere qualche risposta in più tra sette giorni, ma tanto sappiamo già che non l’avremo. Buonanotte.

Sherilyn Fenn in a still from Twin Peaks. Photo: Courtesy of SHOWTIME

Twin Peaks 2017: Il Fuoco Nero (Episodio 11)

Dopo l’episodio sottotono della settimana scorsa, finalmente una ripresa, lenta come Dougie, ma comunque una ripresa (con due-tre scene a mio avviso eccezionali). Ancora non succede molto, ma si tratta ad ogni modo di una bella puntata che tra l’altro ci fornisce alcune piccole indicazioni sul proseguo della serie. Andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio dell’Episodio 11.

La puntata si apre con alcuni ragazzini che giocano con una palla da baseball e casualmente incappano in Miriam, la donna massacrata da Richard Horne nella scorsa puntata. Miriam è viva e insanguinata, striscia sull’erba, ma ancora resiste. Restiamo a Twin Peaks: Becky, la figlia di Shelley, è letteralmente fuori di sé, scopre che suo marito è con un’altra donna e si reca in un albergo o quello che è per ucciderlo. Non riuscirà nel suo intento e subito dopo la ritroveremo al Double R seduta al tavolo con i suoi genitori: Shelley e (rullo di tamburi) Bobby. Scopriamo inoltre che Shelley di cognome fa Briggs, dunque, come tra l’altro annunciato al termine della seconda stagione di Twin Peaks, Bobby l’ha sposata (anche se ora Shelley abbandona le riunioni di famiglia per fuggire innamorata tra le braccia di quel narcotrafficante di Red, a quanto pare il suo passato non le ha insegnato proprio niente eh!). Al ritorno di Shelley, degli spari rompono la tranquillità del locale di Norma. Sono partiti accidentalmente da un bambino, che aveva appena raccolto in macchina la pistola del padre (aah, gli Stati Uniti, mortacci vostra e di chi vi fa tenere le armi in libertà). Bobby esce dal locale e cerca di ricomporre la situazione, mentre dietro all’auto con il bambino una donna suona il clacson ininterrottamente. Dopo alcuni minuti Bobby finalmente le si avvicina e vi trova all’interno una signora urlante che parla di ritardi, di cene, di zii e di una bambina malata. Dal sedile del passeggero si alza improvvisamente dal buio la bambina, con movenze da zombi e con un rivolo di vomito verde che le esce dalla bocca senza soluzione di continuità. La scena è assurda ma agghiacciante. Nonostante il vento di scirocco di questa sera, la bambina col vomito mi ha davvero gelato il sangue, giuro.

A Buckhorn intanto, Gordon Cole, Albert, Tammy, lo sceriffo di Buckhorn e Hastings (il preside della scuola incriminato per la morte della bibliotecaria Ruth) si dirigono nel posto indicato dall’uomo durante l’interrogatorio (a Sycamore Street… ricordate gli alberi di sicomoro nel bosco di Twin Peaks?). Albert e Gordon vedono uno degli uomini brutti, sporchi e cattivi dietro una baracca. Gordon si avvicina alla “Zona” e vede uno strano vortice nero in cielo, all’interno del quale c’è una stanza con gli uomini neri (?!). Albert lo tira fuori da là prima che Gordon faccia la fine di Laura Palmer nel primo episodio (l’effetto-risucchio è molto simile). I due scoprono dunque il corpo senza testa di Ruth (la quale ha scritte sul braccio delle coordinate), mentre uno dei barbuti, cioè gli uomini neri, cioè i tizi sporchi, riesce a possedere Hastings fino a fargli esplodere la testa (!). Gli sbirri si riuniscono nell’ufficio dello sceriffo per cercare di dare una spiegazione a tutto ciò, Albert e Gordon affermano di aver visto uno di questi uomini e Diane addirittura aggiunge di averlo visto uscire dalla macchina dello sceriffo (il quale, così come Tammy, non ha visto assolutamente nulla). Albert mostra a Gordon le coordinate impresse sul braccio del cadavere di Ruth: Diane sembra decisamente molto interessata ai numeri e Albert lo capisce immediatamente. A Gordon Cole tra l’altro trema la mano: in Twin Peaks questo succedeva quanto il varco per la Loggia Nera si stava per aprire (ricordate tutte quelle mani tremanti al Double R, verso la fine della seconda stagione?).

Intanto nell’ufficio dello sceriffo di Twin Peaks, Truman e Hawk stanno studiando il luogo dove devono dirigersi. Attraverso Google Earth Truman non capisce un granché, ma ecco che Hawk tira fuori una mappa indiana piena di strani simboli: il vice-sceriffo comincia a parlare di un Pino Blu, del grano nero (simbolo di morte!) e del fuoco che, se associato al grano nero, si trasforma nel simbolo del Fuoco Nero (e la cosa a quanto pare non è molto incoraggiante). Neanche a dirlo, arriva la telefonata della Signora Ceppo che afferma che il suo ceppo ha paura del fuoco e che c’è il fuoco nel luogo dove Hawk è diretto. Truman, sorpreso, si sofferma ad osservare il Fuoco Nero disegnato sulla mappa.

Se in questo episodio non c’è traccia del Doppelganger, non può invece mancare il mitico Dougie Jones. Il suo capo gli dice che deve incontrare i fratelli Mitchum per consegnar loro un assegno con un risarcimento da trenta milioni di dollari (che proprio Dougie durante i suoi “compiti a casa” ha contribuito a far ottenere). I due gangster invece lo vogliono incontrare per ucciderlo. Jim Belushi tuttavia ha fatto un sogno premonitore: Doug deve avere con sé una scatola con dentro una torta di ciliegie, in questo caso non andrebbe assolutamente ucciso. L’autista porta Doug nel bel mezzo del deserto del Nevada, il nostro Cooper ha effettivamente con sé una scatola di cartone (comprata su indicazione di Mike, in una delle sue visioni della Loggia Nera). Rodney Mitchum gli punta contro una pistola e tutto ciò (scatola di cartone nel deserto + pistola puntata su un uomo disarmato) mi ha dato un vago sentore di deja-vu: forse è un omaggio a “Seven” di Fincher? I gangster non solo trovano la torta di ciliegie del sogno, ma anche l’assegno di trenta milioni che pensavano gli fosse stato negato. Insomma: Doug diventa tipo il loro nuovo migliore amico, i due fratelli lo portano fuori a mangiare la torta di ciliegie e Cooper la divora (“Damn good!”), il sapore probabilmente gli ricorda qualcosa di molto familiare…

In conclusione, tra bambini inquietanti, teste esplose all’improvviso e sogni premonitori, la puntata non è stata proprio sprecata, anche se aspettiamo ancora che Lynch ci lanci qualche bomba. Cooper/Dougie dopo 11 episodi sembra sempre lì lì per riprendersi ma invece non si sveglia mai (e probabilmente la cosa andrà avanti fino alla puntata 18, ve lo dico io). Truman e Hawk si preparano sempre più per l’entrata nella Loggia, dove in qualche modo sembrano diretti anche Gordon e Albert. Sette episodi al termine, ora è il momento di aspettarsi i veri botti da parte di una serie che, al netto di alcune scene davvero evitabili, è davvero formidabile (e che soprattutto non sembra avere tutti i punti morti delle prime due stagioni, le quali restano però imbattibili in quanto ad emozioni forti e coinvolgimento). Cosa aspettarsi dalla prossima puntata? Si tratta di David Lynch quindi… aspettiamoci di tutto!

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Twin Peaks 2017: La Ricerca della Zona (Episodio 9)

Finalmente è tornato Twin Peaks. Due settimane di astinenza sono state tante, soprattutto dopo quella meravigliosa assurdità che è stata l’episodio 8. Pur continuando ad essere tutto piuttosto nebuloso, l’ultima puntata della serie di David Lynch sta cercando di mettere insieme i fili (pur aggiungendo altra carne al fuoco). Non mi dilungherò oltre in preamboli perché c’è davvero tanto da dire su questo episodio, quindi “let’s rock”.

Si comincia con il Cooper malvagio che, dopo esser tornato in vita, giunge in una fattoria dove trova Tim Roth (!) e la bionda Jennifer Jason Leigh (!!), due scagnozzi della sua gang (e un evidente omaggio a Quentin Tarantino). Il loro compito sarà quello di uccidere il direttore del carcere che aveva liberato lo stesso Cooper nelle scorse puntate. Il Doppelganger manda un sms ad un numero sconosciuto: “A tavola la conversazione è animata”. Subito dopo telefona al suo uomo a Las Vegas per velocizzare la questione Dougie: è dunque Cooper malvagio il mandante del tentato omicidio a Doug Jones. Più avanti scopriremo che a ricevere il messaggio di prima sarà Diane, che lo legge quasi preoccupata, ma non sorpresa. Diamo per certo che Diane sappia precisamente cosa voglia dire questo messaggio in codice, la domanda dunque sorgerà spontanea: che rapporto c’è tra Diane e Cooper?

Sulla via di ritorno verso Filadelfia, Gordon Cole riceve due telefonate: in una viene informato del ritrovamento del corpo del maggiore Briggs, nell’altra viene a sapere che Cooper è scappato dal carcere (“Cooper flew the coop!”). Il viaggio sarà dunque deviato a Buckhorn, nella parte Ovest del South Dakota, per la gioia di Diane.

Salto a Las Vegas. I detective della polizia stanno interrogando il capo di Dougie a proposito di quanto successo nell’episodio 7: il tentato omicidio da parte del nano. Il direttore fa degli strani gesti con la mano destra: lo stesso che faceva la donna vestita di rosso all’inizio di “Fuoco cammina con me”. Ai fini della trama non ha niente a che vedere, è solo una chicca inserita da Lynch per i suoi fan: a tal proposito ho trovato una gif che potete vedere qui. Torniamo alle cose serie. Una donna con le scarpe rosse cammina nel corridoio e Dougie osserva le scarpe affascinato. Potrebbe essere un indizio sul ritorno di Audrey? Anche lei indossava le stesse scarpe all’inizio della prima stagione della serie e potrebbe avallare la teoria secondo la quale sarà proprio lei a svegliare Cooper/Dougie dal suo torpore. Chissà. I detective intanto scoprono che Dougie Jones prima del 1997 non è mai esistito e pensano che possa far parte del programma protezione testimoni (anche perché hanno tentato di ucciderlo due volte, prima con l’esplosione della sua macchina e poi con il sicario). Uno dei poliziotti, con uno stratagemma, porta via la tazza con le impronte e il DNA di Dougie per scoprire chi sia. Ovviamente tra poco da quelle impronte uscirà fuori il nome di Cooper, i suoi vecchi colleghi lo stanno così per ritrovare. Sarà bellissimo.

Finalmente arriviamo a Twin Peaks. Qui, dopo un tenero scambio di opinioni tra Lucy e Andy, finiamo in casa Horne, dove Johnny Horne, il fratello di Audrey, si suicida schiantandosi con la testa contro un muro. Non possiamo fare a meno di sperare che il suo funerale sarà l’occasione per far tornare Audrey dal luogo in cui si trova. Staremo a vedere. Subito dopo eccoci a casa Briggs, dove Bobby, in compagnia di Hawk e dello sceriffo Truman, si reca dalla signora Briggs per saperne di più sull’incontro di venticinque anni prima tra il Maggiore e Cooper. Il Maggiore aveva già previsto questa scena: disse a sua moglie che un giorno Bobby, Hawk e lo sceriffo sarebbero entrati in casa e quel giorno lei avrebbe dovuto consegnargli un oggetto (di cui parleremo tra poco). Bobby sembra completamente redento dal suo passato piuttosto sporco, confermando la visione avuta da suo padre nella seconda stagione di Twin Peaks (in cui il Maggiore dice al figlio di aver sognato un futuro brillante per lui).

A Buckhorn intanto Gordon Cole, Albert, Tammy e Diane si recano all’obitorio per saperne di più sul ritrovamento del corpo senza testa del Maggiore Briggs. Oltre alle cose che già sappiamo, esce fuori qualcosa a proposito di un blog. Ci arriverò tra pochissimo. In obitorio intanto il medico legale parla all’FBI dell’anello trovato nello stomaco di Briggs: anello regalato a Dougie da sua moglie. Un’altra conferma che Dougie sta per essere trovato dall’FBI? Penso che manchi davvero poco. Nella seconda puntata, per l’omicidio del corpo senza testa e quello della bibliotecaria Ruth, era finito in prigione il preside della scuola, William Hastings. Gli agenti federali si recano dunque in carcere per interrogarlo. L’uomo afferma di essere un appassionato di realtà alternative e cose del genere: insieme a Ruth, la sua amante (ormai defunta), teneva un blog in cui parlava di tutto ciò. Recentemente Hastings aveva scritto un post in cui diceva di essere entrato nella “Zona”, dove aveva incontrato il Maggiore (che sarà identificato come Briggs, ovviamente). L’uomo, insieme a Ruth, aveva assistito alla morte di Briggs: la sua testa era improvvisamente sparita mentre fluttuava in cielo, dicendo “Cooper, Cooper” (nel terzo episodio si vedeva la testa di Briggs fluttuare davanti a Cooper, ma in quel caso aveva detto “Rosa blu”). Hastings e Ruth sono probabilmente entrati nella Loggia Nera, dove hanno consegnato delle coordinate al Maggiore (gli stessi numeri che il Gigante dà a Cooper all’inizio della prima puntata? Possibilissimo), poi qualcuno ha prima domandato il nome della moglie di Hastings e poi ha ucciso Ruth. Potrebbe trattarsi degli Uomini Neri della scorsa puntata. La cosa folle è che il blog di Hastings, “La Ricerca della Zona”, esiste davvero (!) e potete trovarlo qui.

Torniamo a Twin Peaks. Dopo una breve parentesi in cui Jerry Horne, fattissimo, “litiga” con il suo piede, mentre al Great Northern Hotel continuano gli strani rumori nel legno (Josie?), nell’ufficio dello Sceriffo c’è un importante avanzamento di trama. La scena si apre con la curiosa cena di Chad, il poliziotto antipatico e corrotto che avevamo già avuto il (dis)piacere di conoscere nelle prime puntate: sta mangiando crema di mais, una palese citazione della garmonbozia di cui si cibano i demoni della Loggia Nera (Chad sicuramente non è un demone, la scena vuole solo confermare la cattiveria della sua anima, credo). Lo sceriffo, Hawk e Bobby, grazie a quest’ultimo, riescono ad aprire il tubo di metallo lasciatogli dal Maggiore. All’interno dell’oggetto ci sono due foglietti: il primo indica un luogo, il Jack Rabbit’s Palace (di cui solo Bobby è a conoscenza e che quindi dà ragione ad Hawk quando si domandava, insieme a Lucy e Andy, se c’entrassero qualcosa i conigli…), alcune indicazioni, un orario e due giorni non lontani (oltre ad alcuni strani simboli, uno dei quali era impresso sulla carta che Cooper malvagio aveva mostrato a Darya prima di ucciderla). Sul secondo biglietto il nome Cooper compare due volte, Hawk sembra intuire che si tratta di due diversi Cooper (tra l’altro sul biglietto c’è scritto COOPER/COOPER/COO, in cui il “terzo” Cooper è tagliato a metà, potrebbe trattarsi forse della presenza di Dougie?).

La sera, mentre al Roadhouse suona una nuova band (le Au Revoir Simone, come ci indicano i titoli di coda), due ragazze parlano evidentemente di droga, confermando che il giro di Red sta andando avanti. La loro conversazione non è interessante, ma ci dà l’impressione che stia per succedere qualcosa di grosso.

Altri sette giorni di attesa. Cosa succederà? La polizia di Twin Peaks, seguendo le indicazioni di Briggs, troverà un varco per la Loggia Nera (o per una realtà parallela)? Doug sarà finalmente identificato come Cooper? Tornerà Audrey? Le trame stanno cominciando ad avvicinarsi sensibilmente, stiamo esattamente a metà stagione e abbiamo la netta sensazione di trovarci di fronte ad uno show straordinario nella sua capacità di intrigare, ipnotizzare e catturare lo spettatore. David Lynch potrebbe davvero aver realizzato il suo capolavoro.

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