Recensione "Storia di un matrimonio" ("Marriage Story", 2019)

Immaginatevi la scena. Sono al Nuovo Sacher di sabato pomeriggio e c’è Nanni Moretti seduto proprio davanti a me. Sui titoli di coda ho quei brividi tipici di chi sta per cedere alla commozione e vedo davanti a me Moretti che cerca di asciugare le lacrime con le dita. Fuori dalla sala c’è una Roma autunnale, che profuma della pioggia dei giorni scorsi e vibra in attesa del movimento del sabato sera. Mi incammino verso casa con quel bisogno di silenzio che mi avvolge ogni volta in cui quel che ho visto mi ha riempito così tanto da non riuscire ad aprir bocca, per il timore che le emozioni possano scivolare via. Questo è l’effetto che fa l’ultimo film di Noah Baumbach, che raggiunge la consacrazione definitiva con quel che si può considerare il suo film più maturo.

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