Si avvicina la Notte degli Oscar: chi vincerà?

Mancano pochi giorni alla cerimonia di premiazione più seguita dell’anno: gli Accademy Awards. Chi vincerà l’Oscar, tra gli appassionati di cinema, è un argomento sul quale si discute già in autunno, si comincia a fare pronostici subito dopo le nomination, fino alla vigilia, dove le nostre previsioni (e il nostro tifo) verranno premiate o resteranno deluse. Andiamo a spulciare le categorie principali per vedere chi vincerà gli Oscar, chi potrebbe vincerlo e chi dovrebbe vincerlo.

Miglior Film
Chi vincerà: Corsa a due tra “Boyhood” e “Birdman”. Difficilissimo fare pronostici, ma puntiamo sul primo.
Chi vorremmo che vincesse: “Boyhood”.

Miglior Regia
Chi vincerà: Sembra Richard Linklater il favorito, ma il lavoro di Inarritu merita l’Oscar.
Chi vorremmo che vincesse: Il cuore dice Linklater.

Miglior Attore
Chi vincerà: Eddie Redmayne ha vinto tutto, vincerà anche l’Oscar.
Chi vorremmo che vincesse: Michael Keaton, meraviglioso in “Birdman”.
Chi potrebbe vincere: Speranze minime per Keaton, così come per Bradley Cooper, arrivato alla terza nomination consecutiva.

Miglior Attrice
Chi vincerà: Julianne Moore, splendida in “Still Alice”.
Chi vorremmo che vincesse: Scusate, ma sono innamorato di Marion Cotillard.
Chi potrebbe vincere: Reese Witherspoon regge “Wild” interamente sulle sue spalle. Strepitosa anche Rosemund Pike in “Gone Girl”.

Miglior Attore non protagonista
Chi vincerà: Non può non vincere J.K. Simmons per “Whiplash”.
Chi vorremmo che vincesse: Adoro Ethan Hawke, ma Simmons se lo merita e vincerà.
Chi potrebbe vincere: Edward Norton è l’unico che conserva una piccolissima speranza.

Miglior Attrice non protagonista
Chi vincerà: Patricia Arquette ha già la statuetta in mano.
Chi vorremmo che vincesse: Patricia Arquette, senza dubbio.
Chi potrebbe vincere: Diciamo Emma Stone, tanto per riempire la voce.

Miglior sceneggiatura originale
Chi vincerà: “The Grand Budapest Hotel” è il tipico film da statuetta per la sceneggiatura.
Chi vorremmo che vincesse: “Boyhood” perché lo abbiamo amato alla follia.
Chi potrebbe vincere: “Birdman” potrebbe rovinare la festa a Wes Anderson, ma è dura.

Miglior sceneggiatura non originale
Chi vincerà: “Whiplash” favoritissimo.
Chi vorremmo che vincesse: Per la follia e per la totale assenza dalle altre candidature direi “Vizio di forma”.
Chi potrebbe vincere: “The imitation game” ha qualche chance? Improbabile.

Miglior film straniero
Chi vincerà: Mi rifiuto di pensare che “Storie pazzesche” possa spuntarla contro “Ida” o “Leviathan”. Sfida aperta, ma l’argentino è clamorosamente favorito.
Chi vorremmo che vincesse: “Ida” è un capolavoro e se il mondo fosse giusto vincerebbe l’Oscar.

Quanto ci siamo avvicinati alla realtà? Secondo me parecchio, ad ogni modo per tutte le risposte bisognerà aspettare domenica notte. Preparate i caffè…

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Cannes 2014: Palma d’Oro a Nuri Bilge Ceylan, Grand Prix a sorpresa per la Rohrwacher

Anche quest’anno il Festival di Cannes ha chiuso i battenti. Per cosa ricorderemo questo Festival? Ci sono parecchi motivi, dal poster con il faccione di Marcello Mastroianni a Godard che definisce la kermesse “un raduno di dentisti”. Su tutti pensiamo al ventennale di “Pulp Fiction” e al ritorno in pompa magna di Quentin Tarantino e Uma Thurman. Proprio la coppia più pulp degli ultimi vent’anni cinematografici ha premiato con la Palma d’Oro uno dei più grandi talenti del cinema europeo, quel Nuri Bilge Ceylan che a Cannes aveva già vinto due Grand Prix e un premio alla regia. Finalmente centra il premio più ambito con l’applauditissimo “Winter Sleep”. Ma c’è gloria anche per l’Italia: è la notizia che ha sorpreso un po’ tutti. Già nel pomeriggio il ritorno di Alice Rohrwacher sulla croisette aveva fatto pensare ad un’eventuale riconoscimento, sospetto che ha avuto conferma in serata, con il Grand Prix assegnato alla regista de “Le Meraviglie”, di certo non uno dei migliori film visti al Festival. Ad ogni modo possiamo rallegrarci per il secondo Grand Prix assegnato ad un film italiano negli ultimi tre anni (nel 2012 era toccato a Garrone).

Il premio della Giuria è andato ex-aequo al più giovane e al più anziano regista del Festival: l’enfant prodige canadese Xavier Dolan e il maestro Jean Luc Godard. Il primo, con “Mommy”, ha segnato il Festival (probabilmente è stato il film più amato di questa edizione); il secondo invece si è destreggiato con il 3D capovolgendo il linguaggio cinematografico al quale siamo abituati (già intuibile dal titolo “Adieu au langage”). A sorpresa il premio al miglior regista è andato a Bennett Miller con “Foxcatcher”, che vince contro le voci di corridoio e lo sfavore dei pronostici (si sono praticamente “dimenticati” di premiare Naomi Kawase per “Still the water”); sorprende anche la scelta per la migliore sceneggiatura, caduta su “Leviathan”. Infine gli attori: la nevrotica Julianne Moore di “Maps to the stars” sfila il premio dalle mani della favoritissima Marion Cotillard di “Deux jours, une nuit”, mentre il Timothy Spall di “Mr. Turner” vince più o meno senza troppi punti interrogativi come miglior attore.

I superfavoriti, ovvero i Dardenne, già vincitori due volte qui a Cannes, sono stati incredibilmente accantonati. Il 67° Festival è stato chiuso questa sera da Quentin Tarantino che ha presentato la versione restaurata di “Per un pugno di dollari”, parte finale di uno splendido omaggio al cinema di Sergio Leone.

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“La Grande Bellezza” riporta l’Oscar in Italia

Anche questa notte degli Oscar è andata. Una delle più attese per quanto riguarda gli italiani: dopo sedici anni la statuetta torna nella nostra penisola. “La Grande Bellezza” è un film che può piacere e può non piacere, ma non si può che essere felici per questo storico riconoscimento. Che bello vedere Paolo Sorrentino che, Oscar in mano, ringrazia le sue fonti d’ispirazione (sbizzarrendosi dai Talking Heads a Fellini, da Martin Scorsese a Diego Armando Maradona). Alle sue spalle, meravigliosa interpretazione di un sorridente Toni Servillo nella parte dell’Oscar. Scherzi a parte è stata una nottata piacevole, con poche sorprese, anzi, quasi nessuna, ma che ricorderemo con la stessa nostalgia che provavamo fino a ieri per l’urlo di Sophia Loren che annunciava la vittoria di Roberto Benigni nel ’98.

Il miglior film alla fine, come da pronostico, è stato “12 anni schiavo” (che si è aggiudicato anche la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale e per la migliore attrice non protagonista, la grande Lupita Nyong’o). A dominare la serata è stato però “Gravity”, vincitore di sette Oscar (tutti premi tecnici, ovviamente, a parte la colonna sonora e il meritato riconoscimento alla straordinaria regia di Alfonso Cuaron): ci rende particolarmente felici l’Oscar al direttore della fotografia, Emmanuel Lubezki (il DoP di “The Tree of Life”, tanto per rendervi l’idea). A mani vuote, ma si sapeva, Leonardo Di Caprio: stavolta ha dovuto cedere il passo allo straordinario Matthew McConaughey di “Dallas Buyers Club” (per cui è stato premiato anche Jared Leto come attore non protagonista). La migliore attrice ovviamente è stata Cate Blanchett, mentre il premio per la migliore sceneggiatura è andato a “Her” di Spike Jonze (evviva!).

I momenti da ricordare non sono mancati: a parte il già citato Paolo Sorrentino, il suo inglese malandato e le sue strepitose fonti d’ispirazione, il momento più alto della serata è stato la selfie scattata da Bradley Cooper su idea della presentatrice Ellen DeGeneres, che in pochi minuti è diventato il tweet più celebre della storia di Twitter (oltre un milione di retweet!). Altri momenti meravigliosi sono stati, in ordine sparso: Bill Murray che rende omaggio a Harold Ramis; Brad Pitt che distribuisce piattini di carta per mangiare la pizza (in uno degli sketch più riusciti della serata); il rapper Pharrell che fa ballare Lupita Nyong’o, Amy Adams e anche Meryl Streep; l’abbraccio tra McConaughey e Di Caprio, dopo l’annuncio per il miglior attore. Alle 6 del mattino (italiane) tutti a letto: ci vorranno 12 anni di sonno per riprenderci…

Premi César, “Tutto sua madre” domina la cerimonia, Kechiche a mani vuote

Si è appena conclusa la 39° cerimonia di premiazione dei César, gli Oscar francesi. La crema del cinema transalpino si è riunita a Parigi per la serata che ha riservato non poche sorprese: la prima, incomprensibile, è il mancato riconoscimento a “La vita di Adele”, per chi scrive il miglior film in assoluto del 2013. Non è stato però così per l’Accademy francese, che ha lasciato campo libero al film d’esordio di Guillaume Gallienne, vero e proprio dominatore della serata con ben cinque premi, compreso quello per miglior opera prima e miglior film (gli altri tre sono andati alla sceneggiatura non originale, al montaggio e allo stesso Gallienne come miglior attore). Unica consolazione per il film vincitore del Festival di Cannes è il César come migliore attrice emergente alla meravigliosa Adele Exarchopoulos (mentre l’eccellente Lea Seydoux non è sembrata molto felice quando a ricevere il premio di miglior attrice è stata l’imprevedibile Sandrine Kiberlain di “9 mois ferme”). Il miglior attore emergente è invece Pierre Deladonchamps, protagonista de “Lo sconosciuto del lago”. A mani vuote anche Kechiche, che si è visto sfilare il César per la miglior regia dal collega Roman Polanski, premiato per la sua “Venere in pelliccia”. Le sorprese non finiscono qui: “Alabama Monroe” è il miglior film straniero, il film belga riesce nell’impresa di superare titoli del calibro di “Gravity”, “Django Unchained” e “La grande bellezza”, andrà così anche domenica a Los Angeles? A proposito di Oscar, il cortometraggio “Avant que de tout perdre”, in lizza anche per l’Accademy Award di domenica prossima, conferma il suo percorso trionfale, aggiudicandosi il premio nella categoria di appartenenza. Tante sorprese in una bella serata presentata dall’esuberante Cecille De France: aspettando gli Oscar di domenica, abbiamo già avuto un gustoso antipasto.

Comincia la corsa agli Oscar 2014: previsioni e voci di corridoio

Mancano due mesi alle nomination ufficiali (verranno annunciate il 16 gennaio) e tre mesi e mezzo alla cerimonia degli Oscar (che si svolgerà il 2 marzo): manca ancora molto, ma la corsa alla statuetta è già cominciata. A darsi battaglia per il premio cinematografico più ambito avremo grandissimi film e straordinari attori: andiamo a vedere, per quanto riguarda le categorie principali, le possibili nomination.

Miglior film: Per il momento si parla di una lotta a due tra “Gravity” di Alfonso Cuaron e “12 years a slave” di Steve McQueen. I possibili outsider sono i due film con Tom Hanks (“Captain Phillips” e “Saving Mr. Banks”), e i due film importanti che devono ancora uscire negli Stati Uniti, ovvero “American Hustle” di David O. Russell e soprattutto “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese. Tra i dieci candidati rientrerà quasi sicuramente anche questo splendido quartetto: “Nebraska” di Alexander Payne, “Her” di Spike Jonze, “Inside Llewyn Davis” dei Coen, “Blue Jasmine” di Woody Allen. Poche chance di vedere il capolavoro di Kechiche “La vita di Adele” e il bellissimo film di Vallée “Dallas Buyers Club”.

Miglior regia: Anche qui sembra che la statuetta sia contesa da Alfonso Cuaron (“Gravity” e Steve McQueen (“12 years a slave”), con il primo leggermente favorito. Quasi certa la presenza in nomination di Paul Greengrass (“Captain Phillips”), gli altri due posti nella cinquina saranno occupati da due dei seguenti registi: David O. Russell (“American Hustle”), Martin Scorsese (“The Wolf of Wall Street”), Alexander Payne (“Nebraska”), i fratelli Coen (“Inside Llewyn Davis”) e Woody Allen (“Blue Jasmine”). Poche chance per Spike Jonze (“Her”) e John Lee Hancock (“Saving Mr. Banks”).

Miglior attore: Annata meravigliosa per le interpretazioni maschili. Ci sono almeno dieci attori che meriterebbero l’Oscar, e che in quasi qualunque altro anno si sarebbero trovati quantomeno in nomination. Molto probabile che siano nominati per la prima volta lo straordinario Chiwetel Ejiofer di “12 years a slave” e Matthew McConaughey (“Dallas Buyers Club”), fresco vincitore del Festival di Roma come miglior attore. Più che probabile anche la presenza di due veterani come Robert Redford (“All is lost”) e Tom Hanks (per “Captain Phillips”, ma potrebbe anche vincere l’Oscar come miglior attore non protagonista in “Saving Mr. Banks”). E come non nominare il vincitore di Cannes Bruce Dern (“Nebraska”)? Questa la cinquina più probabile, con alcuni eccellenti outsider: potrebbero rientrare nei giochi Leonardo Di Caprio (“The Wolf of Wall Street”), Joaquin Phoenix (“Her”), Oscar Isaac (“Inside Llewyn Davis”) e Daniel Bruhl (“Rush”). Per quanto riguarda la categoria dei “non protagonisti”, gli unici certi della nomination sono come già detto Tom Hanks per “Saving Mr. Banks” e Michael Fassbender per “12 years a slave”. Probabile nomination anche per Jonah Hill (“The Wolf of Wall Street”), il quale però difficilmente potrà spuntarla per quanto riguarda la statuetta.

Miglior attrice: Un po’ più semplice la scelta per quanto riguarda le attrici. Praticamente certe della nomination sono la favorita Cate Blanchett (“Blue Jasmine”), Sandra Bullock (“Gravity”), Judi Dench (“Philomena”) e la solita Meryl Streep (“August: Osage County”). Il quinto posto in nomination se lo contenderanno Emma Thompson (“Saving Mr. Banks”) e la vincitrice di Cannes Berenice Bejo (“Il passato”). Poche chance per Amy Adams (“American Hustle”) e purtroppo anche per la straordinaria Adèle Exarchopoulos (“La vita di Adele”). Per quanto riguarda la miglior attrice non protagonista sicura nomination per Lupita Nyong’o (“12 years a slave”) e Oprah Winfrey (“Lee Daniel’s The Butler”). Probabile nomination (seconda consecutiva) per Jennifer Lawrence (“American Hustle”).

Miglior film straniero: Incredibile ma vero. Il capolavoro di Kechiche, “La vita di Adele”, trionfatore a Cannes, resterà fuori dai giochi per una stupida regola (il film straniero per entrare in gara deve uscire nel proprio Paese entro la fine di settembre, Adele è uscita in Francia soltanto a ottobre). Motivo per cui la scelta per il miglior film straniero si fa molto ardua. Probabile nomination per “Il passato” (Iran) di Asghar Farhadi, “Gloria” (Cile) di Sebastian Lelio e “Il sospetto” di Thomas Vinterberg. Ottime possibilità di entrare in cinquina anche per “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Ma qui le sorprese non mancheranno.

Miglior sceneggiatura originale: Qui abbiamo già quattro nomi certi, di quattro autori abituati a competere in questa categoria: “Her”, “Blue Jasmine”, “Nebraska” e “Inside Llewyn Davis”. Il quinto nome potrebbe essere quello di “Saving Mr. Banks” o forse di “American Hustle”. Ah, in tutto ciò stavamo quasi dimenticando il bellissimo “Before Midnight”.

Miglior sceneggiatura non originale: Certo della presenza in nomination “12 years a slave”, seguito subito dopo da “The Wolf of Wall Street”. Altri nomi papabili per la cinquina: “Captain Phillips”, “August: Osage County” e “Philomena”. Sarebbe bello trovare in cinquina anche “La vita di Adele” (che può competere in tutte le categorie tranne in quella come miglior film straniero).

Miglior film d’animazione: Per quanto ci riguarda, il vincitore deve essere Hayao Miyazaki per “The Wind Rises”, comunque certo della nomination. Nella cinquina probabile la presenza di “Frozen”, “Monster University”, “Cattivissimo Me 2” e forse del bellissimo “Ernest e Celestine”.

Non resta che aspettare il 16 gennaio per verificare effettivamente le nomination e ovviamente il 2 marzo per conoscere i nomi dei vincitori.