Omaggio a Jerry Lewis

“La gente mi domanda come vorrei essere ricordato. Io non voglio essere ricordato, ciò che voglio è sentire cose grandiose su di me adesso, fatemele sentire! Dalla bara non puoi sentire gli elogi!”

“Ho avuto un enorme successo facendo l’idiota totale”

“Sono stato pagato per fare ciò per cui la maggior parte dei ragazzini viene punita”

“La commedia è un uomo nei guai. Senza di questo, non c’è umorismo”

“Fai film, gira film, fai circolare film. Fa’ qualcosa. Realizza film. Gira qualunque cosa”

“Non darmi un contratto. Posso assumere lo stesso avvocato che l’ha stilato per romperlo. Ma se mi stringi la mano, vale per sempre”

“In questo Paese ho avuto il più grande rispetto nei confronti del mio lavoro dagli americani. I critici non hanno cervello”

JerryLewis

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Omaggio a Martin Landau

“Tutti possono camminare e parlare. Il lavoro dell’attore è creare la magia”

“I comici veramente bravi, come Chaplin, possono farti ridere e un secondo dopo possono farti piangere”

“Dio è un lusso che non posso permettermi”

“Io provo a non ripetere mai un personaggio. Cerco sempre di trovare qualcosa di nuovo, fresco e interessante che possa ispirarmi”

“Se non credi in te stesso non puoi credere negli altri. Devi fare una scelta e vedere dove ti conduce”

landaubela

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Omaggio a George A. Romero

“Io sono come i miei zombi, non resterò morto!”

“Ho sempre pensato che l’orrore reale sia intorno a noi, i mostri più spaventosi sono i nostri vicini”

“Gli zombi non mi stancano mai, sono i produttori a stancarmi”

“Sei davvero libero se lavori con un budget molto basso o molto alto”

“Quando non ci sarà più spazio all’inferno i morti cammineranno sulla Terra”

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Recensione “Alabama Monroe” (“The Broken Circle Breakdown”, 2013)

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Come riuscire a conciliare musica country e tatuaggi, spiritualità e progresso, religione e scienza, vita e morte, il tutto all’interno di una storia d’amore terribilmente intensa? Chiedete a Felix Van Groeningen, regista di questo melodramma belga dal forte retrogusto statunitense. Un film che vive delle sue emozioni, in una struggente collezione di memorabili scene madri, rabbioso come il suo protagonista Didier (Johan Heldenbergh, autore dell’opera teatrale dalla quale è stato tratto il film), doloroso come la straordinaria Elise (Veerle Baetens, interpretazione pazzesca). Due persone diverse che si ritrovano unite dalla bellezza della musica, spinte verso l’infinito dalle gioie di una nuova vita da accogliere, infine messe duramente alla prova con l’elaborazione di un lutto impossibile da superare. E Dio che figura ci fa in tutto questo? Se Didier lo ripudia (anche per colpa di George Bush…), Elise ne abbraccia i piccoli segni, quelle illusioni e le bugie che racconta a se stessa per rendere più sopportabile la propria esistenza.

Elise gestisce uno studio di tatuaggi (“C’è sempre qualcosa nella vita che vale la pena mettere sul proprio corpo”), Didier è un musicista country (il genere bluegrass per l’esattezza) innamorato dell’America e delle sue infinite opportunità. Si innamorano all’istante, e vivono di quell’amore appassionato, incondizionato, travolgente, che porterà alla nascita della piccola Maybelle. Ma quando la bambina viene colpita da una malattia incurabile, il cerchio di felicità di questa coppia fuori dagli schemi comincia a spezzarsi.

La musica ovviamente non è mai in secondo piano e anzi talvolta ruba la scena ai personaggi, diventando addirittura perfetta quando si incarica di sostenerne le emozioni. Inoltre il contrasto tra l’allegria della musica country e l’elaborazione del lutto dei due protagonisti crea un racconto ancor più profondo, pieno di sentimento ma al tempo stesso mai banale, mai retorico, semplicemente carico ed eloquente. Una delle storie d’amore più efficaci, travolgenti e intense di questo decennio cinematografico, ma anche una delle più dolorose: resterà impressa come un tatuaggio.

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