Recensione “It – Capitolo 2” (2019)

Due anni dopo il successo del primo capitolo di “It” e ventisette anni dopo i fatti accaduti allora, Pennywise è tornato e sembra più arrabbiato che mai. I “perdenti” sono cresciuti, hanno dimenticato il passato e sono diventati tutti persone di successo (tranne Mike, l’unico ad essere rimasto nel Maine e a non aver dimenticato). La bellezza delle pagine di Stephen King, seppur con molte licenze, riprende vita nel lavoro di Muschietti, dove l’horror, come nel romanzo, è soltanto un pretesto per raccontare molto di più: la forza soverchiante della memoria, le paure dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi, i traumi infantili e il modo in cui riescono ad incidere sulla psiche ma soprattutto la magia del crescere insieme, nonostante la brutalità del mondo, e del ritrovarsi ancora una volta, adulti senza essere davvero cresciuti, ancora spaventati dai traumi di un passato nascosto nei labirinti della mente e mai davvero dimenticato.

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Recensione “It” (2017)

Ma quanto lo abbiamo aspettato questo film? Noi che nel 1990 eravamo bambini, noi che non abbiamo dormito per colpa di Pennywise, noi che siamo stati costretti per tutta la vita a mantenere le distanze dai clown e dai palloncini rossi. E poi noi che, una volta cresciuti magari abbiamo deciso di affrontare il libro. Noi che lo abbiamo amato. Noi che avevamo bisogno di una vera trasposizione di “It” per il cinema. Quel giorno è arrivato: Pennywise è finalmente qui, nei cinema di tutto il Paese, pronto a rovinare i sonni di tanti ragazzini che oggi hanno l’età che avevamo noi ventisette anni fa…

Estate 1988. Nella cittadina di Derry molti bambini stanno sparendo nel nulla. Un gruppo di outsider, i cosiddetti “perdenti”, si mette sulle tracce dell’assassino, il mostruoso pagliaccio Pennywise, che si sveglia ogni 27 anni per nutrirsi delle paure (e della carne) dei bambini. Tra bulli pericolosi e genitori problematici, i sette ragazzi dovranno fronteggiare tutte le loro paure e, insieme, affrontare il mostro.

Allora? Com’è questo “It”? Riuscito, senza dubbio. Forse resterà deluso chi si aspettava un horror nel vero senso della parola, perché questo film è soprattutto un’avventura. L’avventura di un gruppo di ragazzini che amano stare insieme, che insieme affrontano le loro paure più grandi e, sempre insieme, crescono. Una storia di formazione puntellata da palloncini rossi e da qualche spavento. Andres Muschietti ha studiato bene il romanzo di Stephen King e sembra conoscere bene l’immaginario degli anni 80: questo film è un po’ figlio dell’effetto nostalgia scatenato lo scorso anno da “Stranger Things”, che a sua volta è figlio del romanzo di Stephen King. Dopo tanti decenni di astinenza, è bellissimo ritrovare questi film con un gruppo di ragazzini in bicicletta, pronti a vivere l’estate più lunga ed indimenticabile delle loro vite. Il clown in tutto ciò si erge ad antagonista perfetto, anche se imperfetto nel suo “non essere” Tim Curry (concedetemi questo momento di nostalgica evidenza). Pennywise, che nella storia è un mostro assassino, a livello simbolico può rappresentare la paura di diventare grandi, il bisogno di liberarsi da genitori violenti oppure opprimenti, di scrollarsi di dosso la malinconica solitudine adolescenziale, l’irrazionale terrore per il cambiamento che trova rifugio nell’amicizia, talvolta nell’amore. E così ci abbandoniamo anche noi, ultra-trentenni fin troppo cresciuti, seduti per un paio d’ore a rivivere quella magica età dove tutto sembrava enorme, spaventoso e, probabilmente, bellissimo.

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“It” sta tornando: ecco trailer e locandina

Pennywise, il clown che ha infestato i nostri incubi quasi trent’anni fa, sta tornando. Il mostro creato dalla penna di Stephen King, dopo il film tv del 1990, arriva finalmente sul grande schermo (in due parti) e sembra essere davvero spaventoso. Ieri è uscito il poster del film, oggi invece è il giorno del primo trailer ufficiale. Fino al 21 settembre, data dell’uscita italiana, dovremo fare tutti più attenzione ai palloncini rossi…

 

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Recensione “It” (1990)

Vedere la miniserie televisiva di Tommy Lee Wallace subito dopo aver letto le 1315 pagine del romanzo di Stephen King è un po’ come trovarsi davanti ad un immenso buffet e mangiare soltanto un pezzo di pane. Strano, ad ogni modo, come le percezioni e le emozioni provate davanti a un film possano cambiare con il passare degli anni. Ci sono pellicole che non invecchiano mai, altre che invece sentono pesantemente il passare del tempo: “It” è senza dubbio una di queste, alla quale va comunque il merito di essere apparso terrificante negli anni in cui è stato proposto sui nostri schermi televisivi, spedendo il meraviglioso Pennywise di Tim Curry dritto dritto nei nostri incubi peggiori (e soprattutto in un immaginario collettivo che dopo di lui non ha più avuto un grande personaggio horror al quale affidarsi). Un film tv a basso budget, ultra censurato a causa proprio della destinazione televisiva, capace però di diventare l’ultimo grande cult degli anni 80 (anche se è del 1990, il mood del racconto è senza dubbio figlio del decennio precedente, al quale appartiene anche il romanzo di Stephen King).

Nel 1960, nella città di Derry, nel Maine, una mostruosa creatura, che si palesa sotto le sembianze di un clown, terrorizza la città uccidendo bambini, tra cui il piccolo Georgie, fratello di Bill Denbrough. L’estate successiva Bill, accompagnato da altri sei amici (la banda dei Perdenti) riesce a sconfiggere il mostro, promettendo a loro stessi che se It un giorno dovesse tornare i sette si sarebbero ritrovati ancora per ucciderlo definitivamente. Nel 1990 Mike Hanlon, unico dei Perdenti ad aver continuato a vivere a Derry, ritrova una foto del piccolo Georgie vicino al luogo in cui è stata uccisa una bambina. Capisce che Pennywise è tornato: è il momento di richiamare i suoi vecchi amici per onorare la promessa che avevano fatto da piccoli.

Al netto di alcune sequenze meravigliose (le apparizioni di Pennywise rubano inevitabilmente la scena, in particolare nel momento in cui minaccia i Perdenti dall’interno di una vecchia fotografia), il film, o miniserie che dir si voglia, paga decisamente il debito con la sua scarsa qualità tecnica: scritto piuttosto male (succede tutto troppo velocemente), senza grandi intuizioni di regia, senza interpretazioni (né attori) memorabili (a parte il già citato Tim Curry). In questo caso il film annunciato per il 2017 desta molta curiosità, perché si tratterà della prima vera e propria trasposizione cinematografica del romanzo, già annunciata come due film decisamente splatter e spaventosi. In un’epoca in cui non c’è più nulla che può far davvero paura, riuscirà il mito di Pennywise ad imporsi nuovamente come tormentone horror? Nel frattempo, non possiamo far altro che ricordarlo così: “Sono l’incubo peggiore che abbiate avuto, sono il più spaventoso dei vostri incubi diventato realtà, conosco le vostre paure, vi ammazzerò ad uno ad uno”. Parola di It.

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