Recensione “Inside Out” (2015)

INSIDE OUT

La Pixar sforna un altro miracolo d’animazione. Stavolta, l’idea di base è talmente affascinante e originale da tenerci incollati allo schermo per buona parte del film. Dopo i tanti sequel degli ultimi cinque anni (“Monsters University”, “Cars 2”, “Toy Story 3”), intervallati dal solo “The Brave” (Oscar nel 2013), la Pixar pesca dal cilindro uno dei suoi film più originali e profondi, esplorando un mondo che tutti conosciamo ma che nessuno ha mai visto: la mente umana. Lo fa dando vita e voce a cinque emozioni fondamentali dell’essere umano: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto. Cinque direttori d’orchestra all’interno del cervello, che grazie ad una stretta collaborazione riescono a gestire l’equilibrio psichico di ogni individuo.

Nel momento di nascere nella mente di Riley compare un’emozione: Gioia. Subito dopo altre quattro emozioni fanno il loro ingresso nella vita della piccola, ognuna con una funzione diversa e al tempo stesso importante. Gioia garantisce la felicità di Riley, Rabbia tira fuori il suo senso di giustizia, Paura la mantiene al sicuro, Disgusto cerca di evitare gli avvelenamenti sociali e fisici, Tristezza dovrebbe far sì che gli altri si accorgano di quando Riley ha bisogno di qualcosa. Nel momento in cui la famiglia di Riley si trasferisce dal Minnesota a San Francisco, un incidente all’interno della mente risucchia Gioia e Tristezza fuori dal Quartier Generale. Mentre la bambina si troverà a gestire i primi giorni di scuola in balia di Rabbia, Paura e Disgusto, all’interno del cervello l’avventura di Gioia e Tristezza dovrà fare i conti con luoghi imprevedibili, dalla memoria a lungo termine al subconscio di Riley, fino al baratro dei ricordi dimenticati.

Lontani echi di Charlie Kaufman, una simpatica citazione da “Chinatown” di Polanski, nel pentolone magico della Pixar, capace di alternare ironia e divertimento a momenti di lucida profondità: la prima parte del film funziona sicuramente di più della seconda, e forse il finale è sembrato un po’ troppo affrettato (ma probabilmente perché avremmo voluto che tutto il film durasse ancora di più). L’importanza dei ricordi (qui splendidamente resi come sfere di colore diverso, a seconda della emozione che li ha espressi), il modo in cui i passi che abbiamo percorso siano risultati decisivi nella caratterizzazione della nostra personalità e nelle esperienze di tutti i giorni. Una storia di formazione con non l’abbiamo mai vista, dove anche le emozioni nella nostra mente sono costrette a confrontarsi con l’arduo mestiere del vivere.

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Recensione “Ralph Spaccatutto” (“Wreck-it Ralph”, 2012)

In una sala giochi c’è un vecchio gioco che sembra non invecchiare mai, quello di Felix Aggiustatutto, in cui il protagonista ripara i danni comminati ad un palazzo signorile dall’antagonista del videogame: Ralph Spaccatutto. Il buon Ralph, stanco di essere ogni giorno della sua vita il cattivo di turno, sogna anche lui una medaglia e la gloria quotidianamente conquistate da Felix. Già, perché i personaggi dei videogiochi vivono di vita propria in quest’ultima geniale opera della Disney: una sorta di “Notte al museo” in chiave videogames, dove Ken e Ryu di Street Fighter escono a bersi una birra nel bar di Tapper, e dove uno zombi, Mr. Bison, il dinosauro di SuperMario e i fantasmi di Pacman si riuniscono in una seduta di sostegno per antagonisti anonimi, dove cerca aiuto anche Ralph.

Da questo incipit uno dei film d’animazione più geniali degli ultimi tempi: se solo la pellicola si fosse mantenuta sullo stesso ritmo e le stesse idee della prima mezzora, ci troveremmo a parlare di un capolavoro. Ciò che rimane invece è comunque un ottimo film, divertente, appassionante, con un miscuglio di videogiochi che non può che riscuotere la simpatia del pubblico, soprattutto per coloro cresciuti negli anni 80, capaci di cogliere tutte le strizzatine d’occhio lanciate dalle continue citazioni di sottofondo (come ad esempio il celebre Sonic, il riccio protagonista di un fortunato videogame della Sega, che compare nel film per qualche secondo).

“Ralph Spaccatutto”, che in Italia uscirà al cinema il 20 dicembre, sarà il film di Natale della Disney, una scelta azzeccata visto che negli Stati Uniti è in testa alle classifiche del box office. L’idea di far viaggiare un personaggio dei videogiochi in mezzo agli schermi di una moderna sala giochi è senz’altro da applaudire, così come i personaggi di contorno (su tutti la soldatessa tutta d’un pezzo, figlia di un moderno gioco di guerra in pieno stile “Call of Duty”). Un film pieno di buone intenzioni, ironia, ottimi protagonisti. Bisogna solo “inserire il gettone” e farsi trascinare dalla gigantesca simpatia di Ralph, che ci lascia con un grande insegnamento: essere sempre se stessi in fin dei conti non è così male.

pubblicato su Livecity