La locandina di “Wonder Wheel”, ultimo film di Woody Allen

Il 1° Gennaio 2018 esce nei cinema italiani il nuovo film di Woody Allen, “Wonder Wheel”. Oggi è stata pubblicata la locandina del film, con la mitica ruota panoramica di Coney Island protagonista del poster e molto probabilmente fulcro della storia (come suggerisce il titolo). In attesa della pellicola, godiamoci questo splendido manifesto.
Sembra proprio che il nuovo anno inizierà alla grande…

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Recensione “Dunkirk” (2017)

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Un paio di premesse: la prima è che quando ho sentito che doveva uscire un altro film sulla Seconda Guerra Mondiale il mio istinto mi ha suggerito un eloquente “che palle”. La seconda premessa riguarda il regista: Nolan in passato mi ha fatto strappare i capelli dalla meraviglia, ma ormai è già qualche anno che ha smesso di convincermi: l’ultimo Batman l’ho trovato insopportabile, mentre “Interstellar” era stupendo tecnicamente quanto debole a livello narrativo. Insomma, non è che fossi così convinto di questo “Dunkirk” (ma poi perché nel titolo italiano lasciare il nome inglese della città francese di Dunkerque? Come se in Italia producessero un film sulla città tedesca Mainz e nei paesi anglofoni lasciassero il titolo italiano, cioè Magonza). Questioni toponomastiche a parte, dicevo che non sono partito convinto a proposito di questa operazione; poi però è successo che a luglio tutto il mondo conosciuto ha cominciato a osannare il film di Nolan: la cosa più importante che ho letto diceva che “sembrava un film di Stanley Kubrick” (non ricordo chi l’avesse detto, ma penso che dovrebbe rispondere di tutto ciò in qualche tribunale). Insomma, mi ero convinto di trovarmi davanti ad una sorta di epifania cinematografica, una di quelle opere capace di cambiare la mia concezione della settima arte. “Dunkirk” invece è “soltanto” un bel film, magari anche un gran bel film, che però non si avvicina assolutamente dalle parti del capolavoro, come hanno cercato di farmi bere da mesi.

La storia si basa sulla battaglia di Dunkerque, una delle storie più incredibili accadute durante la Seconda Guerra Mondiale, che già in passato aveva avuto l’onore di essere trasformata in un film. In poche parole: le truppe anglo-francesi, braccate dall’esercito nazista, riuscirono ad essere evacuate dal porto di Dunkerque grazie ad un vero e proprio miracolo militare (anche se nel film di Nolan i francesi sono pressoché inesistenti e già questa scelta narrativa dovrebbe dar da pensare). La cosa più bella di questo film è senza dubbio l’idea di raccontare le tre linee narrative (terra, acqua e cielo) in tre lassi temporali differenti (una settimana, un giorno, un’ora), per poi farle coincidere nel climax finale. Idea straordinaria. Un’altra cosa che ho amato molto è l’assenza visiva del nemico tedesco, la cui presenza si fa sentire dal fischio delle pallottole e dalle esplosioni assordanti delle sue bombe. Cose meno belle? Un’ora e mezza di colonna sonora, pesante, opprimente, che dà l’impressione di esser stata messa là proprio per coprire le magagne del regista (la parte legata al cielo, dunque all’aviazione, si serve della musica per dare pathos ad una serie di inutili primi piani sui piloti).

Ripeto: è un film bellissimo che rischia di annegare nel suo realismo, una pellicola di grande potenza che paradossalmente paga in maniera eccessiva la campagna messa in atto per supportarlo. Resta comunque un film da vedere, se non altro per la sua durata: un’ora e quaranta passa sempre abbastanza in fretta. A mio modesto parere non è uno dei film dell’anno, ma senza dubbio è il primo grande film della nuova stagione cinematografica: buon anno a tutti, se questo è l’inizio, direi che ci aspettano grandi cose.

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Recensione “Castlevania” (2017)

Nel 1989 la Konami, nota casa produttrice di videogiochi, lancia sul mercato un nuovo platform basato sulle avventure di un eroe alle prese con vampiri, demoni e mostri di vario genere. In breve tempo diventa un classico. Quasi trent’anni dopo Netflix realizza una mini-serie animata ispirata a quel videogame di culto, una serie d’animazione destinata ad un pubblico adulto: nelle sue quattro puntate da venti minuti non mancano arti mozzati, schizzi di sangue, occhi strappati dalle orbite e altre scene per stomaci forti. Il suo difetto è probabilmente che è troppo breve: quattro puntate non sono abbastanza per approfondire a dovere personaggi e situazioni (forse sarebbe stato meglio realizzare direttamente un film da un’ora e mezza?). La buona notizia è che Netflix ha già annunciato una seconda stagione composta da otto episodi.

Il Conte Vlad Dracula, dopo che sua moglie è stata bruciata in piazza con l’accusa infondata di stregoneria, concede al popolo della Valacchia un anno di tempo per fuggire dalla regione, prima di scatenare un esercito di demoni che ucciderà tutti gli uomini presenti sul posto allo scopo di vendicare la morte della sua donna. La Chiesa non crede alle minacce del Conte e, un anno dopo, il clero è costretto ad assistere impotente all’uccisione di centinaia di abitanti. Le colpe ricadranno ingiustamente su un gruppo ristretto di filosofi, i Parlatori, che avranno però dalla loro parte il coraggioso Trevor Belmont, discendente di una famiglia di cacciatori di demoni, pronto a tutto pur di fermare l’esercito infernale e soprattutto l’ipocrisia della Chiesa.

La serie cattura sin da subito: è irriverente, appassionante, quasi spiazzante nella sua spettacolarizzazione della violenza. L’ambientazione è interessante, dettagliata, ma il punto forte sono indubbiamente le scene d’azione: Belmont è il tipico antieroe solitario, vizioso, ma puro di cuore e pieno di coraggio. La sua frusta e la piccola spada saranno l’unico baluardo tra le forze del male e la morte di tanti innocenti. Ma un aiuto in più potrebbe arrivare dalla sapienza dei Parlatori e soprattutto da un alleato impensabile, il figlio di Dracula: vedremo nella seconda stagione se le premesse gettate in questi primi episodi avranno il seguito che meritano. Per il momento, un grande pericolo continuerà a minacciare la Valacchia…

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“It” sta tornando: ecco trailer e locandina

Pennywise, il clown che ha infestato i nostri incubi quasi trent’anni fa, sta tornando. Il mostro creato dalla penna di Stephen King, dopo il film tv del 1990, arriva finalmente sul grande schermo (in due parti) e sembra essere davvero spaventoso. Ieri è uscito il poster del film, oggi invece è il giorno del primo trailer ufficiale. Fino al 21 settembre, data dell’uscita italiana, dovremo fare tutti più attenzione ai palloncini rossi…

 

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Posterabilia #9: Qualcuno volò sul nido del cuculo

So che vi era mancato. Parlo dell’appuntamento con “Posterabilia”, ovvero il giro del mondo attraverso le locandine dei film. La rubrica è stata purtroppo sospesa per un paio d’anni (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali), ma a noi piaceva molto e forse è giusto darle nuova vita. Stavolta abbiamo deciso di fare il giro del mondo con un grandissimo capolavoro di Milos Forman: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, vincitore di 5 premi Oscar. Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo”, “I sette samurai” e “Viale del tramonto”, questa volta ci dedichiamo ad un film leggermente più recente, il primo della serie ad appartenere agli anni 70.

La locandina originale statunitense vede il protagonista Jack Nicholson ringhiare sofferente, una posa che come vedremo non sarà però ripresa da nessuna delle immagini usate negli altri Paesi.

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I poster italiani, usciti dagli anni 60, hanno abbandonato le bellissime locandine dipinte che caratterizzavano le uscite cinematografiche del decennio precedente, per puntare su geometrie e grafiche decisamente più moderne. Quella usata per il film di Forman ne è un esempio: nella prima c’è Jack Nicholson all’interno di una spirale, una sorta di labirinto che mostra l’uscita, ma che ha bisogno di un lungo percorso. Nella seconda immagine il protagonista è triplicato in uno dei tanti momenti di folle allegria della pellicola: un’ottima locandina, già da sola capace di farci capire che il film al quale stiamo per assistere non è un film “normale”, ma folle.

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L’est europeo è sempre fonte di grande creatività grafica, almeno per quanto concerne la realizzazione dei poster cinematografici. Lo abbiamo visto nelle puntate precedenti e lo confermiamo adesso. Quelli di seguito sono il poster cecoslovacco e il poster polacco del film. Nel primo c’è ancora Jack Nicholson triplicato, ritagliato, incorniciato da un segno a penna rossa in un caso, indicato da tre frecce dello stesso colore. Come interpretare questa locandina? Quella polacca è ancora più bizzarra: il ritratto di Nicholson con una corona di cavi in testa, a richiamare l’immagine della corona di spine di Cristo, quasi ad annunciare l’arrivo di una sorta di “messia” all’interno del manicomio del film.

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I poster di lingua spagnola cambiano spesso stile e grafica (e anche titolo) quando c’è l’Oceano di mezzo. Si direbbe il caso della locandina spagnola e di quella sudamericana (probabilmente argentina) del film di Forman. Nella prima la testa di Nicholson è chiusa da un lucchetto all’interno del quale c’è una sorta di immagine di libertà. La libertà all’interno di un lucchetto: un ossimoro che sembra funzionare, se rapportato alla condizione del protagonista all’interno del film. Nella locandina sudamericana ci sono un paio di frame del film, uno è lo stesso ripreso dal poster italiano, l’altro è durante la partita di basket. Stavolta sul poster c’è anche Grande Capo.

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Come sempre chiudiamo la carrellata con l’immagine giapponese, probabilmente tratta dal dvd piuttosto che dalla locandina cinematografica originale, ma sempre poetica e molto bella. In basso c’è Jack Nicholson dietro la rete dell’ospedale, in alto c’è una corsa all’alba, o forse una fuga…

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Posterabilia #8: Viale del Tramonto

Dopo la pausa di ottobre dovuta al Festival di Roma, torna l’appuntamento mensile con “Posterabilia”, giunto al suo ottavo film (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali). Stavolta abbiamo deciso di fare il giro del mondo con un grandissimo classico di Billy Wilder: “Viale del Tramonto”, candidato a 11 premi Oscar (e vincitore di ben tre statuette). Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo” e “I sette samurai”, questo mese cominciamo il nostro giro attraverso le locandine dei film dagli Stati Uniti, con il poster originale di “Sunset Boulevard”, in cui il volto di Gloria Swanson/Norma Desmond giganteggia diabolicamente su Joe Gillis e Betty Schaefer (interpretati da William Holden e Nancy Olson), mentre una striscia di pellicola cinematografica è il pretesto grafico sul quale inserire il titolo del film (stessa locandina usata anche in Germania, come vedete).

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Il volto di Norma Desmond (sempre grande e in primo piano, quasi a ricordare le due battute più celebri del film a proposito della grandezza intatta della diva decaduta e di essere pronta per il primo piano…) che domina sulla coppia Joe-Betty torna in altre due locandine: come abbiamo visto in quella tedesca, identica in quasi tutto e per tutto a quella originale americana, ma soprattutto nel poster belga e in quello spagnolo, dove però il volto della diva è senza dubbio meno inquietante. Nella locandina belga inoltre c’è l’aggiunta del maggiordomo della diva, Max, interpretato dal regista Eric von Stroheim. In Spagna non c’è più la striscia di pellicola dove campeggia il titolo, e la locandina ha uno stile grafico sicuramente più classico.

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In Italia come sempre ci piace abbondare, e siamo riusciti a trovare ben quattro poster del film. Nei primi due vediamo i classici acquarelli utilizzati in moltissimi poster italiani del periodo, firmati dalla straordinaria mano del romano Ercole Brini, autore delle più belle locandine italiane degli anni 50 e 60. In questi due poster campeggia in solitaria Gloria Swanson, dominatrice totale della scena. Nelle altre due, una illustrata e un’altra composta da fotografie di scena sulle quali sono stati aggiunti colori, vediamo sia il solito tema con il volto di Norma Desmond e la coppia (più il maggiordomo a figura intera), e anche il suo inverso, con il volto di William Holden che domina Gloria Swanson (più un’anticipazione sul finale del film, già annunciato dalla prima scena e accennato sullo sfondo del poster).

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Ci siamo tenuti per ultime le tre locandine più curiose. Cominciamo da quella argentina, probabilmente la più brutta, con una foto della coppia composta da Joe e Betty in alto e il negativo del “triangolo amoroso” al centro del poster, con Holden che sembra voler cercare di fuggire dalle due donne. Torna in questo caso il tema della striscia di pellicola sul quale è stato inserito il titolo argentino (letteralmente “il declino di una vita”).

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La bellissima locandina francese ci mostra una Gloria Swanson magnifica a figura intera, accompagnata dal mezzo busto di Holden, intento ad ascoltare un suggerimento del maggiordomo Max. Sullo sfondo, bellissime scene illustrate raccontano momenti di lavoro su un fantomatico set cinematografico. Torna l’elemento grafico della pellicola, ma per quanto bella la locandina francese risulta un po’ fuorviante rispetto ai temi e all’atmosfera del film di Wilder.

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Chiudiamo con il poster più curioso, che come spesso accade ci giunge dall’est europeo, in questo caso dalla Polonia. Vediamo un’illustrazione che ci presenta Norma Desmond come una sorta di mitologica Medusa i cui capelli invece di essere composti da serpenti velenosi, sembrano essere rappresentati da frammenti di pellicola cinematografica, che le cadono dietro le spalle come vere e proprie ciocche di film. Idea assolutamente meravigliosa, capace di suggerire alla perfezione la potenza distruttiva della diva Norma Desmond.

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Posterabilia #7: I Sette Samurai

L’appuntamento mensile con “Posterabilia” arriva al numero 7 (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali), e per festeggiare questo numero speciale stavolta faremo il giro del mondo con uno dei più grandi capolavori del regista giapponese Akira Kurosawa: “I sette samurai”, del 1954. Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo”, questo mese partiamo dal Giappone il nostro viaggio attraverso le locandine dei grandi film del passato. Il poster originale di “Shichinin no Samurai” presenta Toshiro Mifune in tutta la sua grinta, circondato da immagini del film, dove spiccano i samurai in azione, una donna spaventata e l’arrivo dei predoni a cavallo.

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Prima di girare un po’ in Europa attraversiamo l’Oceano e andiamo a dare un’occhiata alla locandina statunitense, senza dubbio più sobria, ma anche più epica, con un caldo tramonto che illumina i sette samurai del titolo, guidati da un Toshiro Mifune concentrato e pronto all’azione.

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Eccoci dunque in Europa, dove da Paese a Paese, l’unico elemento ricorrente è la presenza del capo dei samurai in piena azione. L’unico poster a non seguire questo filo conduttore è, come al solito, quello italiano, dove a colpire sono soprattutto gli occhi spaventati di una contadina, mentre alle spalle del titolo infuria l’azione del contadini e dei samurai.

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Tutte le locandine, europee e non, che abbiamo trovato a proposito del film di Kurosawa, si sono affidate ad un’illustrazione per rappresentare il film. In Romania e in Germania il volto del protagonista è il tema principale del poster, ma se nel manifesto romeno la grinta di Mifune fa da sola il poster, in quello tedesco il volto del protagonista è accompagnato dalle sagome dei suoi sei compagni di avventura.

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Anche la locandina francese predilige il disegno del frame sul grido di battaglia di Mifune, circondando però il protagonista con un gruppo di predoni in arrivo, e con colori infernali quali il rosso e il nero a farla da padroni.

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Chiudiamo il nostro viaggio attraverso i poster de “I sette samurai” con le due locandine più particolari. In quella polacca un personaggio non proprio identificabile (anche se ovviamente si dovrebbe riferire al protagonista) si trova in piena azione sotto una pioggia di frecce e un cimitero di katane; in quella spagnola, probabilmente la meno bella, il protagonista sembra danzare sul villaggio dei contadini, spada in mano.

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Posterabilia #5: Psycho

Come ogni mese eccoci all’appuntamento con Posterabilia, il giro del mondo attraverso le locandine dei grandi classici del cinema. Dopo aver girato il globo grazie ai poster di “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi” e “Ladri di biciclette”, torniamo ad occuparci di Alfred Hitchcock e di uno dei film più celebri dell’intera storia del cinema, “Psycho”. Le locandine che vedremo di seguito hanno tutte più o meno in comune il personaggio di Norman Bates, in una delle indimenticabili pose di Anthony Perkins, ma vedremo spesso anche Janet Leigh, Vera Miles e addirittura lo stesso Hitchcock. Ma procediamo con calma: per cominciare ecco la locandina originale statunitense, che cerca di fuorviare il pubblico mettendo in primo piano la star Janet Leigh e in piccolo Anthony Perkins e John Gavin.

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La posa dell’attrice viene ripresa anche dalla locandina francese e da quella russa, che si somigliano anche graficamente, visto che entrambe introducono anche la posa più celebre di Perkins e Vera Miles (in pose però differenti). John Gavin invece resta presente soltanto sul poster francese.

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La Germania mantiene sulla locandina soltanto il volto spaventato di Anthony Perkins, ma in secondo piano: a vedersi è soprattutto la sua mano, forse un richiamo alla celebre locandina di “M il mostro di Dusseldorf”? Ci piace pensare di sì, visto che si tratta comunque di due pellicole che parlano di assassini. Si tratterebbe di una mossa commerciale che gioca sul richiamo inconscio al capolavoro di Lang, senza dubbio una strategia intelligente.

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Nella locandina israeliana ritroviamo la povera Marion Crane, stavolta impegnata a lanciare un urlo lancinante, mentre l’inquietante Norman Bates impugna un coltello sotto lo sguardo obliquo del regista Alfred Hitchcock. Una grafica senza dubbio originale, tra il nero della paura e il rosso del sangue.

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Il premio originalità lo diamo alla locandina italiana e soprattutto a quella dell’ormai ex-Cecoslovacchia. Noi come al solito a quei tempi ci differenziavamo dal resto del mondo mostrando nelle locandine delle splendide illustrazioni, anche in questo caso non siamo stati da meno. Sul nostro poster c’è una spaventatissima Janet Leigh/Marion Crane che è letteralmente finita tra le mani di un misterioso Anthony Perkins/Norman Bates. Sul poster cecoslovacco troviamo il celebre frame con la silhouette dell’antagonista fuori dalla casa del mistero, il tutto sormontato da un montaggio grafico decisamente curioso.

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Infine le locandine di lingua spagnola. Tra la penisola iberica e il continente latino americano si sono sbizzarriti tra disegni, frame originali tratti dal film e due diverse pose di Alfred Hitchcock, soprattutto nel poster spagnolo, dove il regista intima il silenzio a chi la osserva.

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