Cannes 2014: Palma d’Oro a Nuri Bilge Ceylan, Grand Prix a sorpresa per la Rohrwacher

Anche quest’anno il Festival di Cannes ha chiuso i battenti. Per cosa ricorderemo questo Festival? Ci sono parecchi motivi, dal poster con il faccione di Marcello Mastroianni a Godard che definisce la kermesse “un raduno di dentisti”. Su tutti pensiamo al ventennale di “Pulp Fiction” e al ritorno in pompa magna di Quentin Tarantino e Uma Thurman. Proprio la coppia più pulp degli ultimi vent’anni cinematografici ha premiato con la Palma d’Oro uno dei più grandi talenti del cinema europeo, quel Nuri Bilge Ceylan che a Cannes aveva già vinto due Grand Prix e un premio alla regia. Finalmente centra il premio più ambito con l’applauditissimo “Winter Sleep”. Ma c’è gloria anche per l’Italia: è la notizia che ha sorpreso un po’ tutti. Già nel pomeriggio il ritorno di Alice Rohrwacher sulla croisette aveva fatto pensare ad un’eventuale riconoscimento, sospetto che ha avuto conferma in serata, con il Grand Prix assegnato alla regista de “Le Meraviglie”, di certo non uno dei migliori film visti al Festival. Ad ogni modo possiamo rallegrarci per il secondo Grand Prix assegnato ad un film italiano negli ultimi tre anni (nel 2012 era toccato a Garrone).

Il premio della Giuria è andato ex-aequo al più giovane e al più anziano regista del Festival: l’enfant prodige canadese Xavier Dolan e il maestro Jean Luc Godard. Il primo, con “Mommy”, ha segnato il Festival (probabilmente è stato il film più amato di questa edizione); il secondo invece si è destreggiato con il 3D capovolgendo il linguaggio cinematografico al quale siamo abituati (già intuibile dal titolo “Adieu au langage”). A sorpresa il premio al miglior regista è andato a Bennett Miller con “Foxcatcher”, che vince contro le voci di corridoio e lo sfavore dei pronostici (si sono praticamente “dimenticati” di premiare Naomi Kawase per “Still the water”); sorprende anche la scelta per la migliore sceneggiatura, caduta su “Leviathan”. Infine gli attori: la nevrotica Julianne Moore di “Maps to the stars” sfila il premio dalle mani della favoritissima Marion Cotillard di “Deux jours, une nuit”, mentre il Timothy Spall di “Mr. Turner” vince più o meno senza troppi punti interrogativi come miglior attore.

I superfavoriti, ovvero i Dardenne, già vincitori due volte qui a Cannes, sono stati incredibilmente accantonati. Il 67° Festival è stato chiuso questa sera da Quentin Tarantino che ha presentato la versione restaurata di “Per un pugno di dollari”, parte finale di uno splendido omaggio al cinema di Sergio Leone.

cannes67

Annunci

Premi César, “Tutto sua madre” domina la cerimonia, Kechiche a mani vuote

Si è appena conclusa la 39° cerimonia di premiazione dei César, gli Oscar francesi. La crema del cinema transalpino si è riunita a Parigi per la serata che ha riservato non poche sorprese: la prima, incomprensibile, è il mancato riconoscimento a “La vita di Adele”, per chi scrive il miglior film in assoluto del 2013. Non è stato però così per l’Accademy francese, che ha lasciato campo libero al film d’esordio di Guillaume Gallienne, vero e proprio dominatore della serata con ben cinque premi, compreso quello per miglior opera prima e miglior film (gli altri tre sono andati alla sceneggiatura non originale, al montaggio e allo stesso Gallienne come miglior attore). Unica consolazione per il film vincitore del Festival di Cannes è il César come migliore attrice emergente alla meravigliosa Adele Exarchopoulos (mentre l’eccellente Lea Seydoux non è sembrata molto felice quando a ricevere il premio di miglior attrice è stata l’imprevedibile Sandrine Kiberlain di “9 mois ferme”). Il miglior attore emergente è invece Pierre Deladonchamps, protagonista de “Lo sconosciuto del lago”. A mani vuote anche Kechiche, che si è visto sfilare il César per la miglior regia dal collega Roman Polanski, premiato per la sua “Venere in pelliccia”. Le sorprese non finiscono qui: “Alabama Monroe” è il miglior film straniero, il film belga riesce nell’impresa di superare titoli del calibro di “Gravity”, “Django Unchained” e “La grande bellezza”, andrà così anche domenica a Los Angeles? A proposito di Oscar, il cortometraggio “Avant que de tout perdre”, in lizza anche per l’Accademy Award di domenica prossima, conferma il suo percorso trionfale, aggiudicandosi il premio nella categoria di appartenenza. Tante sorprese in una bella serata presentata dall’esuberante Cecille De France: aspettando gli Oscar di domenica, abbiamo già avuto un gustoso antipasto.

Festival di Roma 2012 (Giorno 9): A sorpresa vincono “Marfa Girl” e Paolo Franchi

La settima edizione del Festival di Roma si chiude nell’imbarazzo. “E la chiamano estate”, definito quasi all’unanimità il peggior film ha invece conquistato ben due premi: miglior regia per Paolo Franchi e migliore attrice per Isabella Ferrari. Il Marc’Aurelio d’oro al miglior film è andato invece a “Marfa girl” di Larry Clark, a dispetto di qualunque previsione della vigilia. La giuria, presieduta da Jeff Nichols, ha definitivamente affondato la credibilità di un Festival che mai come quest’anno è sembrato debole e, quel che peggio, di basso livello. Premiato il sesso dunque, visto che sia Clark che Franchi hanno incentrato le loro pellicole su questa tematica: ma se in “Marfa girl” le atmosfere create dallo squallore di questa cittadina del Texas hanno in qualche modo raggiunto (nel bene o nel male) l’obiettivo cercato dal regista, i premi per “E la chiamano estate” sono apparsi totalmente fuori luogo, immotivati e soprattutto ingiusti, ancor di più alla luce di alcune altre pellicole che avrebbero sicuramente meritato miglior sorte.

Per quanto riguarda gli altri premi, Jeremie Elkaim di “Main dans la main” ha battuto Charlie Sheen, Hideaki Ito e Stephen Dorff come miglior attore. Alla vigilia del Festival avevamo annunciato (totalmente a scatola chiusa) che il film della Donzelli avrebbe vinto almeno un premio: abbiamo avuto ragione. “Alì ha gli occhi azzurri”, un po’ a sorpresa, conquista invece il premio speciale della giuria, un bel segnale per il cinema italiano e una forte iniezione di fiducia per un autore interessante come Claudio Giovannesi (che ha vinto anche un premio collaterale per la migliore opera prima o seconda). Inaspettato il premio al migliore interprete emergente: Marilyne Fontaine di “Un enfant de toi”, quarta incomoda del triangolo amoroso del film, raccoglie un riconoscimento sul quale nessuno avrebbe puntato.

Il premio per il miglior contributo tecnico va giustamente alla splendida fotografia di “Mai morire”, realizzata da Arnau Valls Colomer, mentre “The motel life”, uno dei favoriti della vigilia, si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura e il premio del pubblico. Restano così a bocca asciutta le spose celesti di Fedorchenko e il film di Takashi Miike, entrambi molto amati dalla critica, così come “A glimpse inside the mind of Charles Swan III”, che in molti davano per favorito.

Nelle altre sezioni premiati il bellissimo film brasiliano “My sweet orange tree”  (Alice nella città), “Avanti popolo” (miglior film in Cinemaxxi), “Picas” (premio della giuria in Cinemaxxi), “Panihida” (miglior cortometraggio in Cinemaxxi), “Cosimo e Nicole” (miglior film in Prospettive Italia), “Pezzi” (miglior documentario in Prospettive Italia), “Il gatto del Maine” (miglior cortometraggio in Prospettive Italia). Il Mouse d’oro, premio della critica online ai Festival di Cinema, è andato invece a “The motel life” (a conferma dei gusti del pubblico). Si chiude così l’edizione forse più controversa e bistrattata del Festival di Roma: come ogni anno ci si domanda se vedremo una nuova edizione l’anno prossimo, e mai come stavolta siamo certi che ci sarà ancora una volta, anche perché con le elezioni comunali del prossimo maggio sarebbe improbabile e impopolare per l’eventuale nuovo sindaco perdere il Festival della capitale. Ad ogni modo, noi ci saremo.

pubblicato su Livecity