Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 9

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Siamo agli sgoccioli. Ultimo giorno pieno all’Auditorium, la bellezza di quattro film visti e la triste aria da fine della fiera. Sarà per lo spauracchio dello sciopero dei mezzi pubblici, sarà perché è il penultimo giorno e il fattore “sticazzi” scorre potente in molti di noi, fatto sta che le sale oggi, a differenza degli altri giorni, erano non proprio gremitissime (almeno per le proiezioni stampa al mattino, perché quelle aperte al pubblico, nel pomeriggio, erano abbastanza piene).

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 5

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Normalmente non ci si aspetta mai molto da un lunedì, ancora meno dai lunedì dei Festival di Cinema, giorno in cui solitamente si abbassano i toni e i livelli dopo un weekend di fuochi d’artificio (almeno nelle intenzioni). E invece Roma cosa ti combina? Ti piazza Martin Scorsese, uno dei più grandi registi viventi, in un tardo pomeriggio di un lunedì autunnale, dove i primi vagiti di freddo si affacciavano a rovinare quell’espressione tanto cara a noi romani: le ottobrate di cui andiamo fieri. Quel che è successo effettivamente oggi è stato addirittura meglio di un film, sembrava più l’incipit di un racconto di Ballard o la trama di un classico di Sam Peckinpah. Un pomeriggio di risse sfiorate, parole forti, scene di paura e delirio nel foyer della Sala Sinopoli. Ma andiamo con ordine.

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Festival di Roma 2013: voti ai film visti

Anche questo Festival è archiviato. Finita l’avventura all’Auditorium, ci divertiamo a sparare qualche voto ai film che abbiamo avuto modo di vedere. Da questo piccolo gioco si capisce come “Her” sia stato il miglior film del Festival e “Gods behaving badly” il peggiore. La grande sorpresa è “Song ‘e Napule” dei Manetti Bros, accompagnato da “Las brujas de Zugarramurdi” di Alex De La Iglesia. Andiamo a vedere nello specifico, film per film, i nostri giudizi ai film dell’ottava edizione del Festival di Roma.

Another me (Concorso) 4,5
las Brujas de Zugarramurdi (Fuori Concorso) 7,5
Castello Cavalcanti (Fuori Concorso) 7
Dallas Buyers Club (Concorso) 7,5
En solitaire (Alice nella Città) 7
Gods behaving badly (Fuori Concorso) 4
the Green Inferno (Fuori Concorso) 6+
Hard to be a god (Fuori Concorso) 7
Her (Concorso) 8,5
I’m not him (Concorso) 5,5
Je fais le mort (Fuori Concorso) 6
Like father, like son (Alice nella Città) 6,5
Little Feet (CineMaxxi) 6,5
Metegol (Alice nella Città) 7
the Mole Song (Concorso) 7,5
Out of the furnace (Concorso) 5
il Paradiso degli orchi (Fuori Concorso) 7
Patema inverted (Alice nella Città) 7
Quod erat demonstrandum (Concorso) 6,5
Snowpiercer (Fuori Concorso) 6,5
Song ‘e Napule (Fuori Concorso) 7+
Sorrow and Joy (Concorso) 5,5
Tales from the dark A (Fuori Concorso) 6,5
Take five (Concorso) 6,5
Tir (Concorso) 6,5
Who is Dayani Cristal? (Alice nella Città) 6,5
l’Ultima ruota del carro (Fuori Concorso) 5
Volantin cortao (Concorso) 7

Daniel Brühl, da “Goodbye Lenin” fino all’Oscar?

Nato a Barcellona e cresciuto in Germania, Daniel César Martìn Brühl Gonzàlez Domingo (meglio conosciuto semplicemente come Daniel Brühl) dopo la sua ultima interpretazione nel magnifico “Rush” di Ron Howard, ha lanciato la sua carriera verso soglie fino a qualche anno fa impensabili. È diventato in poco tempo uno degli attori più richiesti dalle produzioni europee e statunitensi, in un crescendo di popolarità giunto attraverso i set di Julie Delpy, Paul Greengrass, Quentin Tarantino e appunto Ron Howard. Sarà il suo straordinario Niki Lauda a portarlo alla Notte degli Oscar? Decisamente sì, il trentacinquenne Brühl dopo tanta gavetta è pronto per il palco più ambito dagli attori cinematografici.

Il mondo si è accorto di lui nel gioiello di Wolfgang Becker, quel “Goodbye Lenin!” ormai divenuto un cult (anche grazie alla colonna sonora di Yann Tiersen): nel 2003 vince così due importanti European Film Awards come migliore attore (premiato sia dal pubblico che dall’Academy). Daniel Brühl, di madre spagnola e padre tedesco, oltre alle due lingue imparate dai genitori, parla anche inglese e francese, motivo per cui viene scelto da produzioni di nazionalità diverse: dopo il già citato “Goodbye Lenin!” prende parte ai francesi “Joyeux Noel” e “2 giorni a Parigi”, allo spagnolo “Salvador – 26 anni contro” e soprattutto ai blockbuster statunitensi “The Bourne Ultimatum” e “Bastardi senza gloria”. La carriera di Brühl va avanti tra produzioni sparse per il mondo: è il protagonista del bellissimo “Eva” di Kike Maillo, torna a lavorare con Julie Delpy in “2 giorni a New York” (da noi in uscita nei prossimi mesi), quindi lo troviamo nel francese “E se vivessimo tutti insieme?” e nel film collettivo dedicato a Cuba “7 days in Havana” (entrambi distribuiti lo scorso anno in Italia), oltre che in “Intruders” di Juan Carlos Fresnadillo. Il 2013 è il suo anno: “Rush” lo consacra come uno degli attori più apprezzati della nuova stagione cinematografica, considerando che il film di Ron Howard gli varrà anche la prima (praticamente certa) nomination agli Oscar. Prossimamente lo troveremo ancora in sala con il nuovo film di Bill Condon, “Il Quinto Potere”, dedicato alla vicenda Wikileaks. Nel 2014 invece vedremo Brühl in “A most wanted man”, al fianco di Philip Seymour Hoffman, Willem Dafoe e Rachel McAdams. Dai tempi della Germania Est di “Goodbye Lenin!” fino al palco degli Oscar, il passo sembra esser stato davvero breve.