Strano Film Festival, il primo Cinefestival dedicato alla “Terra”

A Capestrano, in provincia de L’Aquila, da ormai tre anni, si svolge Strano Film Festival, il primo festival internazionale di cinema dedicato alla “Terra”.

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 8

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Una settimana fa cominciava la Festa del Cinema, con tutto il suo bagaglio di aspettative, speranze e desideri. Ci chiedevamo chi avremmo visto, chi sarebbe venuto a Roma, quali film ci avrebbero fatto battere il cuore, quali chicche avremmo scoperto. Come sempre quando comincia quasi non vedi l’ora che finisca, adesso invece che la fine si avvicina, già sai che ti mancherà: è sempre così. La consolazione è che domani, penultimo giorno, passerò l’intera giornata all’Auditorium, per vedere un paio di film e forse recuperarne un altro paio (uno sicuramente). Ma domani è un altro giorno, quindi dedichiamoci a ciò che è successo oggi.

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 6

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In 13 edizioni di Festa del Cinema forse è capitato soltanto una o due volte di non recarmi all’Auditorium durante il festival. Oggi ho ripetuto questo evento, un po’ per motivi di lavoro, un po’ perché non c’era praticamente niente che giustificasse la mia presenza alla Festa, motivo per cui ho deciso di sfruttare la giornata per riposarmi e per dedicarmi un po’ alle mie cose lavorative, che ovviamente non posso proprio sospendere del tutto durante i dieci giorni della rassegna cinematografica. Ad ogni modo ho mandato un doppelganger all’Auditorium, quindi non temete: anche oggi avrete il vostro diario quotidiano.

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 5

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Normalmente non ci si aspetta mai molto da un lunedì, ancora meno dai lunedì dei Festival di Cinema, giorno in cui solitamente si abbassano i toni e i livelli dopo un weekend di fuochi d’artificio (almeno nelle intenzioni). E invece Roma cosa ti combina? Ti piazza Martin Scorsese, uno dei più grandi registi viventi, in un tardo pomeriggio di un lunedì autunnale, dove i primi vagiti di freddo si affacciavano a rovinare quell’espressione tanto cara a noi romani: le ottobrate di cui andiamo fieri. Quel che è successo effettivamente oggi è stato addirittura meglio di un film, sembrava più l’incipit di un racconto di Ballard o la trama di un classico di Sam Peckinpah. Un pomeriggio di risse sfiorate, parole forti, scene di paura e delirio nel foyer della Sala Sinopoli. Ma andiamo con ordine.

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Festa del Cinema di Roma – Giorno 4

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Mi piacerebbe raccontarvi cose strabilianti, la verità è che oggi però ho visto soltanto un film, ma non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero: è finita la benzina. Si è bucato un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non è arrivato in tempo dalla tintoria! È venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi ha rubato la macchina! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette! Va bene. Basta citazioni. Arriva il racconto.

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Verso la Festa del Cinema di Roma 2018

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Ancora una decina di giorni prima dell’inizio della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (18-28 ottobre). Ricordo ancora il primo giorno della prima edizione, in quell’ormai lontano 2006 quando la sbornia per il mondiale vinto cominciava finalmente a scemare e quel piccolo me di dodici anni fa cominciava un corso di laurea magistrale che avrebbe cambiato la sua esistenza. Ora, nel 2018, l’Italia non è andata al Mondiale e invece di macchine volanti e skateboard senza ruote abbiamo una classe politica inadeguata e tanta monnezza per le strade. Il cinema e l’arte però, magari, ci salveranno dalle fake news e dalle raggelanti notizie quotidiane. Forse.

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Torna Visionär, il Festival del Nuovo Cinema

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Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, alla sua prima edizione, Visionär Film Festival torna e raddoppia: più film, più sale cinematografiche, una nuova sezione e molte altre novità. Di questi tempi, dove la cultura e l’arte sembrano avere sempre meno spazio, lo sviluppo e il successo di un nuovo festival cinematografico vanno accolti con entusiasmo e partecipazione. Anche per questo abbiamo deciso, già dallo scorso anno, di abbracciare Visionär, un festival di cinema per talenti emergenti che si svolge a Berlino dal 2 al 7 maggio 2018.

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Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 6

Sembrava una splendida mattinata: mi sono alzato alle 7 senza troppi patemi, non ho bruciato il caffè, non mi sono strozzato col plumcake, non sono scivolato nella doccia, non ho trovato 8 milioni di persone dentro la metro, il clima era gradevole e l’orario di arrivo all’Auditorium più che perfetto. Insomma, mancava solo Lou Reed ad improvvisarmi una “Perfect Day” lungo il tragitto (ma ammetto che far resuscitare Lou sarebbe stato un po’ complicato). Invece che è successo? Niente, ho completamente sbagliato la scelta dei film.

Quello delle 9 era il norvegese “Valley of Shadows”, di Jonas Matzow Gulbrandsen (detto anche “Jonas Ctrl+C/Ctrl+V”). Più che la valle delle ombre mi è sembrata la valle del sonno, e penso che mettere alle 9 del mattino un film norvegese con 6 o 7 dialoghi in tutto sia stata proprio una cattiveria. Eppure l’inizio prometteva benissimo: in una valle vicino ad una foresta, due bambini scoprono che alcune pecore sono state uccise durante una notte di luna piena. L’atmosfera del film fa il suo dovere, se prima aveva la mia curiosità, adesso aveva conquistato la mia attenzione. Poco dopo però il bimbo biondino, il protagonista, si lancia in un’avventura solitaria all’interno della foresta (con lo scopo di ritrovare il suo cane, sparito il giorno prima) e da là in poi ci saranno sì e no due dialoghi in tutto il film. Non che questo sia un difetto, per carità, però ho accusato duramente il colpo. La pellicola è girata bene, tecnicamente non le manca nulla, ma l’ho trovata davvero faticosa. Il messaggio è chiaro: non bisogna aver paura di ciò che non si conosce. Infatti ora che sto film lo conosco, il solo pensiero mi terrorizza. Lupo ululà, sbadiglio ululì.

Alle 11 ho deciso quindi di affidare i miei occhi ad un film giapponese, perché si sa, il cinema orientale spacca. Vi dirò soltanto che “And then there was light” detiene un record per questa edizione del Festival: non ho mai visto tante persone uscire dalla sala prima della fine del film. I primi due spettatori se ne sono andati dopo circa 7 minuti, da là in poi ho assistito ad un esodo di massa senza soluzione di continuità. Io ho resistito poco più di un’ora (in compenso appena uscito fuori mi sono imbattuto in Dakota Fanning).

L’argomento del giorno qui all’Auditorium è senza dubbio l’incontro di ieri sera con Nanni Moretti, che secondo alcuni è stato un vero e proprio “one man show” sul cinema e sulla vita. C’è chi ha definito questo incontro come il migliore di sempre qui a Roma. Sarebbe stato proprio bello esserci. La giornata di oggi non offre molto e penso che il programma non sia stato realizzato in maniera molto logica: ci sono tre proiezioni in contemporanea alle 9, altre due o tre alle 11 e poi soltanto una alle 15 (e se quello delle 15 è un film che hai già visto o se non riesci ad entrare per la fila, c’è il rischio di restare a spasso fino alle 18, quando si è fortunati). Insomma, la mia scelta di venire al Festival solo dalla mattina fino a metà pomeriggio non sta pagando molto: non riesco a vedere molti film e il livello medio è piuttosto basso quest’anno (ed è molto raro che io affermi una cosa del genere, sono quasi sempre rimasto soddisfatto negli anni precedenti). I grandi picchi del weekend non sono sufficienti: siamo a martedì e gli unici ottimi film che ho visto sono “Detroit”, “Last Flag Flying” e “I, Tonya”. Tre film in sei giorni sono davvero pochissimi. Ad appesantire tutto ciò c’è anche l’inattesa delusione per i film della sezione “Alice nella Città”, normalmente garanzia di qualità con la sua programmazione da sempre celebre per le chicche e per le sorprese offerte in passato. Anche da questo punto di vista, per quel che ho potuto osservare, non c’è stato il salvagente che tanto speravo. Non buttiamoci giù tuttavia, restano ancora quattro giorni di film, domani arriva Soderbergh a tentare di risollevare lo spirito e soprattutto sabato prossimo David Lynch potrebbe farci dimenticare qualunque licantropo norvegese o strambo tizio vendicativo giapponese.

Domani ho in mente un reportage fotografico costituito da ritratti di persone presenti al Festival. Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Auditorium, ma se state leggendo queste righe e domani avete in programma di venire al Festival io ve lo dico: acchittatevi, che io vi fotografo. In attesa dei film di domani, speriamo di aver finito con gli scherzetti: vogliamo un po’ di dolcetti.

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Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 2

Sveglia alle 7. Incredibile ma vero: è ancora buio. Esco di casa straordinariamente presto per evitare il caos dello sciopero dei mezzi e scopro che c’è davvero un mondo già vivo a quest’ora del mattino (ehi, ti ho sentito! Sì, tu che leggi, l’ho sentito quel “tacci tua” che hai appena detto!).

Oggi tre film per il sottoscritto e un altro incontro saltato, quello con il prodigio Xavier Dolan. La mattinata si è svolta all’interno del Teatro Studio, dove abbiamo aperto le danze con il francese “Tout nous separe”, un dramma con Diane Kruger e Catherine Deneuve. Dovete sapere che io amo follemente il cinema francese, insomma, diciamo che mi chiuderei in un bugigattolo per un mese solo con acqua, pane e film transalpini. Ecco, fatta questa premessa mi sento di poter dire a pieno titolo che questo film di Thierry Klifa mi ha lasciato piuttosto freddino. La storia è un po’ difficile da riassumere in poche righe: uno spacciatore sfrutta la tossica Diane Kruger, che è innamorata di lui, per farsi dare i soldi dalla ricca madre di lei, che è Catherine Deneuve. Con questo denaro il tipo deve pagare un debito con un boss della malavita. Diane Kruger, per sbaglio, uccide il suo ragazzo ma nessuno sospetta di lei, tranne un amico della vittima che non si lascia sfuggire l’occasione per ricattare la Deneuve. La donna dovrà farsi in quattro per trovare i soldi, aiutare la figlia e prendersi pure un po’ cura del ricattatore, preso di mira dal boss. Insomma, non mi è sembrato né carne né pesce: vuole essere un po’ thriller, un po’ dramma di provincia, alla fine non c’è moltissimo. Ad ogni modo mi ha tenuto sveglio per un’oretta e mezza, non è poco vista l’ora.

Quest’estate in Puglia ho scoperto che c’è un paese in provincia di Bari, Bitritto, che è simpaticamente chiamato Bitroit. Da allora ogni volta che sentivo nominare Detroit mi viene un po’ da ridere. Dopo aver visto però “Detroit” di Kathryn Bigelow, probabilmente non riderò mai più. Per ora è il miglior film visto a questa edizione del Festival. La storia narra degli scontri avvenuti a Detroit (ovviamente) nel 1967, causati dall’intervento della polizia in un bar privo di licenza, frequentato esclusivamente da neri. Il film sottolinea i destini di alcuni personaggi, tra cui il cantante di una band motown, un vigilante ed un poliziotto bianco. Si potrebbe definire il “Diaz” americano, con una macro sequenza all’interno di un motel che è un capolavoro di tensione, rabbia e angoscia. Se devo trovare un difetto penso che il finale sia un po’ troppo lungo (il film dura 140 minuti), si poteva tagliare qualcosa e lasciare in anticipo spazio alle tipiche scritte conclusive che ci raccontano che fine hanno fatto i personaggi in questione. Ad ogni modo è un film bellissimo, penso che ne sentiremo parlare durante la notte degli Oscar.

Durante la pausa pranzo ho fatto cadere una cinquantina di grammi di pasta col pesto su una sedia, durante uno dei miei classici numeri da morto di sonno. Nel frattempo decine di ragazzini cominciavano ad assediare l’Auditorium: si trattava dei cosiddetti “dolaners” (brrrr), ovvero i giovani fan di Xavier Dolan, già in fila sul red carpet in attesa del regista canadese. Neanche il tempo di rifiatare ed eccomi nella nuovissima Sala Google per il mio primo film della sezione Alice nella Città: la sigla d’apertura rasenta il capolavoro, ennesima conferma per questa categoria che ogni anno continua a crescere e a migliorarsi. Ho visto “Dreams by the sea”, una coproduzione tra Danimarca e Isole Far Oer: non male, anche se niente di particolarmente originale. Ma lo sguardo di Sakaris Stora, regista trentunenne al suo film d’esordio, è tenero, spesso chiuso sui primissimi piani delle sue brave protagoniste, quasi a volerle coccolare e proteggere. La storia è piuttosto lineare: su uno sperduto isolotto nordico una ragazzina passa una vita piuttosto grigia, per non dire “di merda”, anche e soprattutto per colpa dei genitori (i classici religiosi fomentati, in particolar modo la madre). Un giorno si trasferisce nel paese la scombinata famiglia di Ragna, ragazza ribelle, messa a dura prova dalla vita e dai problemi della madre alcolizzata. Le due diventano amiche e la ragazzina del posto, Ester, esce finalmente dal nido scoprendo i divertimenti e i sogni di avventure lontane. Come dicevo la storia non è niente di particolarmente originale, ma il film è godibile e piuttosto piacevole, anche se la totale mancanza di un raggio di sole mi ha messo abbastanza in difficoltà. All’uscita della sala ho poi trovato un cielo carico di pioggia, tanto per chiudere la giornata in allegria.

Mentre mi allontanavo dall’Auditorium, un platinato Xavier Dolan cominciava a calcare il tappeto rosso per la gioia dei suoi accoliti. Tra gli altri film presentati oggi va segnalato l’ultimo dei fratelli Taviani, “Una questione privata” (tratto da un racconto di Beppe Fenoglio) e il film inglese “The Party”, già presentato a Berlino lo scorso febbraio (e che io probabilmente recupererò lunedì). Sui Taviani ho percepito pareri deludenti, ma se posso cercherò comunque di recuperare il film domani pomeriggio, anche perché quando l’argomento è l’antifascismo io potrei restare davanti allo schermo per 239 ore senza mai annoiarmi. “The Party” invece ha riscosso ottime critiche (sempre secondo le mie più o meno fidate voci da bar, o uccellini, come li chiamerebbe Lord Varys di Game of Thrones): una commedia tutta girata all’interno di una stanza, ha l’aria di essere davvero un film imperdibile.

Per il resto oggi non c’è molto da segnalare, al contrario di domani dove arriva “Stronger” con Jake Gyllenhaal e soprattutto il nuovo film di Richard Linklater, che sto aspettando come un bambino aspetterebbe i regali di Natale (anche se purtroppo il regista non sarà al festival). Per i più nostalgici domani c’è anche il film di “Mazinga Z” e poi in serata gioca la Roma. Insomma, un programmino niente male: sempre meglio che stare a Detroit nel ’67.

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Verso la Festa del Cinema di Roma 2017

Poco più di due settimane all’inizio della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (quest’anno dal 26 ottobre al 5 novembre), il che significa che mi restano circa poco più di due settimane di sonno. Ancora devo capire come sia possibile aspettare con tanta partecipazione un periodo in cui si dorme poco, si mangia male e si vive fuori dal mondo: deve essere quella cosa che chiamano passione. Dodici edizioni e non ne ho persa neanche una: dal 2006 ho passato dieci giorni all’anno a guardare film, a scrivere le mie sensazioni, ad incontrare attori, registi, addetti ai lavori. Per cosa? Per passione, niente di più, niente di meno.

So che non è questo pippone sentimentale ad interessarvi, quindi se siete usciti indenni dal primo paragrafo ora posso raccontarvi qualcosa del programma cinematografico. La selezione ufficiale sarà composta da 39 film, di cui parlerò tra poco perché prima devo dirvi quali sono le due cose che mi faranno fare i salti di gioia: 1) Dell’incontro con David Lynch si sapeva già da tempo, ma ancora non riesco ad abituarmi all’idea. Sono sicuro che sarà una di quelle serate che restano addosso per molto tempo (come fu quella con Al Pacino nel 2008, ancora ho i brividi). 2) Il nuovo film di Richard Linklater, che è uno dei miei registi preferiti. Non mi sarei mai aspettato di trovare “Last Flag Flying” nella selezione dei film e ormai sono un paio d’ore che cammino per casa a dieci centimetri da terra. Non so se Linklater sarà al Festival (ma magari!), oppure che ne so, Bryan Cranston, ma per ora mi accontento di vedere il film.

Selezione ufficiale dicevamo: i primi titoli a balzare agli occhi, Linklater a parte, sono “Logan Lucky”, di Steven Soderbergh, “The only living boy in New York” di Marc Webb, “Una questione privata” dei fratelli Taviani, “Borg McEnroe” di Janus Metz, “Detroit” di Kathryn Bigelow e “C’est la vie” dell’accoppiata Toledano-Nakache (registi del francese “Quasi amici”). Come sempre però, le cose migliori da vedere saranno quelle che al momento dell’uscita del programma non hai minimamente calcolato: ora voglio prendere in contropiede le sorprese e affermare già adesso, in tempi non sospetti, che potrebbero risultare parecchio interessanti “Mon garçon” di Christian Carion, ma soprattutto lo spagnolo “Abracadabra” di Pablo Berger (già regista del meraviglioso “Blancanieves”), sul quale sono disposto a puntare tutti i miei risparmi (anzi, facciamo giusto un paio d’euro). Mi intrigano inoltre il norvegese “Skyggenes Dal” e “Stronger”, che verrà presentato a Roma dal suo protagonista Jake Gyllenhaal. E poi, per tutti i giovani uomini come me cresciuti negli anni 80, c’è il film su Mazinga che, ne sono certo, sarà uno spasso. Mi sembra già abbastanza, ma ancora non ho spulciato per bene il programma delle altre sezioni, da “Tutti ne parlano”, “Eventi Speciali” (da segnalare un documentario su Spielberg) fino ad “Alice nella città” (che da sempre riserva grandissime chicche).

Per quanto riguarda gli incontri quello con David Lynch è il fiore all’occhiello di questa dodicesima edizione. Così importante da mettere in ombra Ian McKellen, Christoph Waltz, Vanessa Redgrave, Xavier Dolan, Jake Gyllenhaal, Chuck Palahniuk, Nanni Moretti e molti altri.

Ancora una decina di giorni di sonno e poi ricominceranno le levatacce più belle della mia vita. A voi che leggete, anche quest’anno toccherà sorbirvi dieci appuntamenti quotidiani con i miei diari da cinefilo. Auguri!

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