“Altered Carbon”: Le Catene della Colpa (Episodio 1×01)

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[Recensione NO SPOILER] Appena sbarcata su Netflix, la serie “Altered Carbon” racconta un futuro distopico che ha moltissimi debiti con il padre del genere, Philip K. Dick. A livello visivo è impossibile infatti non pensare a “Blade Runner”, con la sua gigantesca città tecnologica, piovosa, dove il confine tra la realtà e il digitale è talmente sottile da perdercisi nel mezzo. La Bay City della nuova serie Netflix non sembra dunque tanto diversa dalla Los Angeles del film di Ridley Scott, allo stesso modo la società di “Altered Carbon” ricorda quella di un altro racconto di Dick, “Minority Report”, la cui trasposizione per il grande schermo fu affidata a Steven Spielberg. Al di là dei riferimenti e degli omaggi, inevitabili quando ci si occupa di fantascienza distopica, la serie creata da Laeta Kalogridis (tratta da un romanzo cyberpunk di Richard K. Morgan) fa il possibile per vivere di vita propria, in un mondo dove la morte non è la fine e dove il corpo umano è una semplice custodia per la coscienza.

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Twin Peaks 2017: Braccio di Ferro (Episodio 13)

E stiamo a 13. Cinque puntate al termine di uno show totalmente sopra le righe e fuori da ogni schema: che piaccia o no, non si potrà di certo metterne in discussione l’originalità, la capacità di farci ridere in una scena e di angosciarci subito dopo. Ancora una puntata di transizione, anche se bellissima da vedere: la sensazione è che Lynch stia dilatando i tempi per mandarci letteralmente fuori di testa nelle ultime due o tre puntate. Ho il sospetto che non vedremo più Cooper come lo conosciamo, o meglio, che l’ultima scena dell’ultima puntata di Twin Peaks coinciderà proprio con il suo ritorno (una sorta di contrappunto dell’ultima scena della seconda stagione, in cui invece avveniva proprio il contrario). Solo una sensazione, certo, ma comunque un’ennesima conferma che il tormentone di questa stagione sia proprio “Ma quando torna Cooper?”. Una domanda che ci accompagna puntata dopo puntata, come in passato ci aveva accompagnato l’interrogativo (molto più coinvolgente) su chi avesse ucciso Laura Palmer. Ma parliamo di questo tredicesimo episodio, sul quale non c’è molto da dire, a parte alcuni riferimenti al vecchio Twin Peaks e soprattutto ancora una volta il nome di Philip Jeffreys.

La puntata si apre con una risata enorme: negli uffici della Lucky 7, la compagnia di assicurazioni dove lavora Dougie, arriva proprio il signor Jones, in compagnia dei fratelli Mitchum e delle tre pin-up, tutti in fila per un allegrissimo trenino. Si recano dal direttore per consegnare una serie di regali, un ringraziamento per il maxi assegno ricevuto nelle scorse puntate. Anthony Sinclair (Tom Sizemore) assiste alla scena basito, ora che neanche i Mitchum hanno ucciso Dougie, toccherà a lui occuparsene: ha solo un giorno di tempo e Todd, il mediatore tra i sicari e il mandante (Mr C, cioè il Doppelganger), non sembra affatto soddisfatto.

Mr C intanto (ehi, non sto inventando niente, è il nome proposto da Kyle MacLachlan per il personaggio di Cooper malvagio) raggiunge Brian, l’uomo che lo aveva “ucciso” nell’episodio 7, se non ricordo male. La scena è fantastica: siamo in una sorta di garage dove una gang osserva su uno schermo gigante l’arrivo del demone. Mr C viene sfidato a braccio di ferro dal boss, se perderà dovrà lavorare per lui, se vincerà potrà avere Brian. Ovviamente, dopo una scena molto intensa, Cooper malvagio non solo vincerà la sfida, ma ucciderà il boss con un pugno secco in volto. Brian adesso sembra davvero “fucked”. Mr C gli domanda chi ha chiesto a Brian di ucciderlo: esce fuori che il mandante è Phillip Jeffreys (odio ripetermi, l’ho scritto mille volte: è il personaggio interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”). Il perché? “Dentro hai qualcosa che vogliono”. Wow. Ma c’è di più: Jeffreys aveva detto a Brian che prima di ucciderlo doveva infilare a Mr C l’anello verde! L’anello che impedisce ai demoni della Loggia Nera di possedere una persona (dai, avete capito di quale anello si parla, no?). Brian è costretto ad indossare l’anello, poi Cooper gli domanda le coordinate di Hastings (quelle che l’ormai defunto preside della scuola di Buckhorn ha avuto dal Maggiore Briggs), ottenendo il foglio con i numeri. Ora anche lui si dirigerà a Twin Peaks! Tra gli spettatori di questo interrogatorio, in un’altra stanza, c’è tutta la gang di prima, compreso Richard Horne (che probabilmente è il figlio di Mr C). Ultima domanda: dov’è Phillip Jeffreys? Brian risponde che l’ultima volta si trovava in un posto che si chiama “The Dutchman”, ma è un posto che non esiste. Cooper gli spara dicendogli che lo conosce. L’anello scompare dalla sua mano e fa ritorno sul celebre comodino dove si trova ogni qual volta lo vediamo nella Loggia Nera. Ora capiamo qualcosa a proposito della resurrezione di Mr C nell’episodio 7: Brian prima di ucciderlo non aveva messo l’anello verde alla sua mano, favorendo così l’intervento degli uomini neri. “E bravo lo svejo”, si dice a Roma.

A Las Vegas intanto la polizia ha analizzato (finalmente!) le impronte di Dougie è ha scoperto che è appena evaso da una prigione in South Dakota e che era un agente dell’FBI. I poliziotti si fanno tutti una grassa risata e buttano i risultati nel cestino. Avrei fatto lo stesso anche io. Quindi nessuna speranza di poter collegare Dougie a Cooper, e di conseguenza nessuna speranza di vedere Gordon e Albert in rotta verso Las Vegas (anche se c’era quel messaggio ricevuto da Diane che parlava proprio di questa città…). Nel frattempo Anthony cerca di avvelenare Dougie, ma scoppia a piangere in preda ai sensi di colpa: l’attentato, anche in questo caso, va a vuoto e Dougie Jones può gustarsi in tutta tranquillità il suo caffè e una fetta di torta di ciliegie.

A Twin Peaks c’è il ritorno di Big Ed: è seduto al ristorante di Norma, ma tra loro due, per sua stessa ammissione, non c’è niente. E così Ed alla fine non è riuscito a stare con l’amore della sua vita, anche se sembra essere ancora innamoratissimo (a giudicare dagli sguardi che lancia a Norma). Scopriamo che il Double R è diventato un franchise e che esistono altri quattro ristoranti con lo stesso nome (!), ma che quello di Twin Peaks, l’originale, è quello che sta andando peggio: spende troppo per la qualità degli ingredienti. Ce ne frega una mazza? No, andiamo avanti. Nadine si è lanciata nel business delle tende silenziose, l’invenzione che l’avrebbe fatta diventare ricca (così diceva nelle prime puntate della prima stagione). La donna riceve la visita di Jacoby, ma il discorso tra loro due è fuffa (si parla di continuare a spalare via la cacca dalla vita). Stacco su casa Palmer: Sarah sta fumando e bevicchiando in salotto, dove assiste in loop ad una scena tratta da un incontro di pugilato. Ripeto: in loop, sempre la stessa scena, che ogni 30 secondi si ripete. La donna non sembra proprio mentalmente in forma. Non succede niente, tuttavia l’angoscia della scena, dell’inquadratura, degli specchi… Molto intensa, come spesso succede soprattutto nelle scene in cui non accade niente.

Audrey intanto cerca ancora di sapere il contenuto della telefonata della scorsa puntata: la donna è fuori di sé, è in pieno stato confusionale e dice di non sapere chi sia (Rita dice la stessa frase in “Mulholland Drive”, l’ho rivisto un paio di mesi fa, ne sono certo). Tutta la vicenda Audrey è spiazzante: tutte le persone nominate non ci dicono nulla, sembra qualcosa assolutamente fuori contesto. Potrebbe essere il preludio a qualcosa di inaspettato, chi può dirlo. Ad ogni modo la donna che è sempre stata capace di ottenere ciò che voleva, ora non riesce a sapere il contenuto di una telefonata. Ironico. L’unica teoria che mi viene in mente è: tutto ciò non è reale. Forse Audrey è ancora in coma e tutto ciò sta avvenendo nel suo cervello. Ma forse sarebbe troppo anche per Lynch.

Intanto al Roadhouse a sorpresa sul palco questa volta c’è James Hurley: l’ex di Laura e di Donna si esibisce in una versione live della terrificante “Just You”, la canzone che aveva suonato insieme a Maddy e alla stessa Donna nella seconda stagione della serie. Una ragazza (Renee, secondo i titoli di coda) assiste all’esibizione e scoppia in lacrime dall’emozione. Va’ a capire perché… è innamorata di James? La canzone le ricorda qualcosa o qualcuno? Forse lo sapremo più avanti, forse no. La chiusura della puntata è affidata però alla stazione di servizio di Big Ed, dove l’uomo sembra essere piuttosto pensieroso, davanti ad un caffè. L’inquadratura sulle pompe di benzina suggerisce la scena in cui sono nati gli uomini neri, nell’ottavo episodio. Diciamo che tutto ciò non aiuta ad alleviare l’angoscia di fondo.

Lynch sembra intento a fare a braccio di ferro con lo spettatore: sfida la sua pazienza, lo spiazza, gli regala un po’ di spazio per poi tenerlo in pugno ancor più di prima. Manca circa un mesetto alla fine e io penso che avrò seriamente bisogno di una terapia di gruppo per superare la fine della serie.

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Twin Peaks 2017: Let’s Rock (Episodio 12)

In questa nuova puntata c’è tanta carne al fuoco, tante piccole scene che invece di dissipare qualche dubbio ci creano nuovi interrogativi. Lo spettatore più esigente sarà stanco di tutte queste lungaggini, ma l’impressione è che Lynch voglia tirare la storia per le lunghe, fino alla fine della stagione. A me sta bene così. Di certo la prima cosa che viene in mente nel veder scorrere i titoli di coda è: quant’è strano guardare un episodio di Twin Peaks senza Kyle MacLachlan (a parte una scena della durata di cinque secondi). Ormai siamo abituati a qualunque stranezza che riusciamo a godere di Twin Peaks con qualunque personaggio, in qualunque ambiente.

La puntata comincia con un bello spiegone di Albert a proposito dei casi “Rosa Blu”. Se avete visto recentemente “Fuoco cammina con me” (e avreste dovuto farlo, per capire qualcosa di questa stagione) sapete che con questo codice l’FBI si riferisce a quei casi in cui c’è di mezzo il sovrannaturale. Per questo è stato creato il reparto Blue Rose, con a capo Phillip Jeffreys (che era interpretato da David Bowie). Al servizio di Jeffreys furono impiegati soltanto tre agenti: Albert, Cooper e Chet Desmond (sparito nel nulla mentre indagava sul caso Teresa Banks nel parcheggio per camper di Carl, che abbiamo visto molte volte in questa stagione). Albert fa giustamente notare che è l’unico dei quattro membri della squadra a non essere sparito, motivo per cui l’FBI non ha fatto trapelare informazioni a proposito di questa task force. Finora, perché ad ascoltare tutta questa storia è Tammy, che viene invitata ad entrare nella squadra. La ragazza accetta con entusiasmo. Poco dopo entra in scena, da un tendone rosso che ci ricorda ben altri luoghi, la solita enigmatica Diane. Albert e Gordon le offrono un lavoro, oltre all’occasione di capire che cosa è successo al suo amico Cooper. La donna accetta usando un’espressione piuttosto simbolica: “Let’s Rock!” (termine usato dal Nano – The Man From Another Place – nella Loggia Nera durante il sogno di Cooper e soprattutto il messaggio lasciato su un camper subito dopo la sparizione di Chet Desmond in “Fuoco cammina con me”).

Passiamo a Twin Peaks: qualche secondo con Jerry Horne stralunato, tanto per non farcelo mancare, quindi la scena si sposta in un supermercato. Qui c’è Sarah Palmer che compra bottiglie di alcolici fino a ritrovarsi in preda ad una visione. Attacca i cassieri dicendo che devono stare attenti e affermando molte altre cose un po’ sibilline: “La tua stanza sembra diversa e degli uomini stanno arrivando. Possono succedere delle cose! A me sono successe delle cose…”. Gli uomini di cui parla la madre di Laura sono probabilmente gli uomini neri (i barboni, i woodsmen o come vogliamo chiamarli): erano stati creati dentro un minimarket e il fatto di trovarci in un supermercato potrebbe essere simbolico. Subito dopo qualche scambio di battute tra Carl e un suo inquilino, prima di trasferire la scena a Las Vegas, dove il figlio di Dougie lancia una palla da baseball verso il padre, colpendolo su una spalla.

Torniamo a Twin Peaks, che è meglio. Una casa inconfondibile domina l’inquadratura: è la casa dei Palmer. Hawk si reca a far visita a Sarah, per capirne di più sulla sua scenata al supermercato. I due parlano sulla soglia, la donna dice di star bene adesso, poi si sentono dei rumori dentro casa e Hawk si insospettisce e domanda se in casa c’è qualcuno. Sarah sembra stia nascondendo qualcosa, anche se afferma che si tratta di semplici rumori in cucina (sta mentendo, cazzarola!): “è una stramaledetta brutta faccenda, non è vero, Hawk?”. La signora Palmer sembra di nuovo in piena crisi, ma subito dopo si calma e congeda il vice-sceriffo. Che donna inquietante (e che attrice straordinaria).

Breve panoramica su Miriam in terapia intensiva (non devo ripetere ogni volta chi sono i personaggi, vero? Miriam era la testimone oculare dell’incidente in cui Richard ha investito il bambino, mandata all’ospedale dallo stesso Richard, il quale ha tentato di ucciderla un paio di puntate fa), quindi andiamo in South Dakota, dove Diane si messaggia con Mr C (il Cooper malvagio, come abbiamo spiegato qui): “Las Vegas?”, chiede lui, “Non l’hanno ancora chiesto”, replica lei. Las Vegas! Dougie! Quindi Mr C pensa che l’FBI sia già a conoscenza dell’esistenza di Dougie. Altro cambio di scena, torniamo a Twin Peaks: lo sceriffo Truman va da Ben Horne per riferirgli che suo nipote ha ucciso il bambino (quindi Miriam è riuscita a denunciarlo, evvai!). La prima cosa che vedo in questa scena è il portachiavi verde della stanza 315: presumo che Ben, dopo le cattive notizie, sposterà la conversazione su Cooper. E così è! Il direttore del Great Northern consegna allo sceriffo le chiavi, ricevute per posta qualche puntata fa, lasciando Truman molto sorpreso dai collegamenti che si stanno creando negli ultimi episodi. Poi Ben, una volta salutato lo sceriffo, parla a Beverly di suo nipote Richard, dicendo che è cresciuto senza un padre (ma tanto si è capito che ad ingravidare Audrey è stato Cooper cattivo, è inutile che date altri indizi).

South Dakota, again, Gordon Cole è intento a bere bordeaux con una gattina francese, quando Albert lo interrompe. Il serioso agente racconta dei messaggi tra Diane e il misterioso interlocutore, domandandosi insieme a Gordon cosa dovrebbero chiedere a Diane a proposito di Las Vegas. Lo scopriremo, nel frattempo Cole vorrebbe tornare a bere vino con la signorina di prima. Albert resta impassibile: “Albert, certe volte mi preoccupo tantissimo per te” (ma come facevano durante le riprese a non ridere questi due fenomeni? Sono stupendi). Nel frattempo Tim Roth, in compagnia di Jennifer Jason Leigh, fa fuori il direttore del carcere del South Dakota (l’ho capito leggendo il nome sui titoli di coda, se no chi se lo ricordava…).

Altra scena: Jacoby, nelle vesti di Beppe Grillo, lancia una delle sue invettive televisive contro la società. Nadine, come al solito, è estasiata. Subito dopo c’è un’entrata in scena totalmente inaspettata: Audrey Horne (!!!) è in piedi davanti ad un camino e sembra arrabbiata. La sua entrata in scena non è cool come quella di Diane ad inizio stagione, anzi, sembra che Audrey non sia mai andata via. Lynch continua a prenderci per i fondelli: ci ha fatto desiderare il ritorno di Audrey per dodici puntate e poi ce la propone così, all’improvviso, in una scena del tutto inaspettata. Dietro ad una grossa scrivania c’è un nano, che è suo marito (!!!). Lei è infuriata, perché vuole convincere Charlie (il marito) a venire con lei per cercare un certo Billy, che a quanto pare è il suo amante. L’uomo parla di un accordo che ha stipulato con Audrey: “Rinunceresti al nostro contratto? Rinnegheresti un contratto?” (non credo sia il contratto matrimoniale, anche se questo matrimonio deve far parte di un qualche strano accordo tra i due, ma magari mi sbaglio). Audrey fa un sacco di nomi (Billy, Paul, Tina) e noi ci chiediamo cosa stia succedendo: Lynch mette altra carne al fuoco quando mancano solo sei puntate? L’uomo alla fine fa una telefonata per scoprire cosa è successo a Billy, parla con questa Tina e dalla conversazione sembrano emergere notizie sensazionali. Audrey è sbalordita, vuole saperne di più e anche noi, ma purtroppo la scena si interrompe prima che possiamo capirci qualcosa. Si parla comunque di un camion di cui Billy e proprietario: forse si tratta del tizio spaventatissimo interrogato da Andy e poi sparito nel nulla? Quello a cui Richard aveva preso il camion con il quale aveva investito il bambino (cfr. Episodio 7)? Boh. Il punto è: noi siamo Audrey: sbuffiamo, vogliamo capirci qualcosa ma non possiamo. Lynch è Charlie: sa tutto e non ce lo dice.

Stacco su Diane. Al bar dell’albergo la donna digita le coordinate che aveva visto sulla foto del braccio di Ruth Davenport: indovinate un po’ che luogo indicano quelle coordinate? Ovviamente la nostra Twin Peaks. Proprio qui, come al solito, va a terminare la puntata: due ragazze bevono Heineken e parlano di una loro amica, del tizio con cui esce e di varie frivolezze, anche se il tutto è avvolto da uno strano alone: qualcosa sta per succedere. Per ora non ne sappiamo di più, speriamo vivamente di avere qualche risposta in più tra sette giorni, ma tanto sappiamo già che non l’avremo. Buonanotte.

Sherilyn Fenn in a still from Twin Peaks. Photo: Courtesy of SHOWTIME

Twin Peaks 2017: Il Fuoco Nero (Episodio 11)

Dopo l’episodio sottotono della settimana scorsa, finalmente una ripresa, lenta come Dougie, ma comunque una ripresa (con due-tre scene a mio avviso eccezionali). Ancora non succede molto, ma si tratta ad ogni modo di una bella puntata che tra l’altro ci fornisce alcune piccole indicazioni sul proseguo della serie. Andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio dell’Episodio 11.

La puntata si apre con alcuni ragazzini che giocano con una palla da baseball e casualmente incappano in Miriam, la donna massacrata da Richard Horne nella scorsa puntata. Miriam è viva e insanguinata, striscia sull’erba, ma ancora resiste. Restiamo a Twin Peaks: Becky, la figlia di Shelley, è letteralmente fuori di sé, scopre che suo marito è con un’altra donna e si reca in un albergo o quello che è per ucciderlo. Non riuscirà nel suo intento e subito dopo la ritroveremo al Double R seduta al tavolo con i suoi genitori: Shelley e (rullo di tamburi) Bobby. Scopriamo inoltre che Shelley di cognome fa Briggs, dunque, come tra l’altro annunciato al termine della seconda stagione di Twin Peaks, Bobby l’ha sposata (anche se ora Shelley abbandona le riunioni di famiglia per fuggire innamorata tra le braccia di quel narcotrafficante di Red, a quanto pare il suo passato non le ha insegnato proprio niente eh!). Al ritorno di Shelley, degli spari rompono la tranquillità del locale di Norma. Sono partiti accidentalmente da un bambino, che aveva appena raccolto in macchina la pistola del padre (aah, gli Stati Uniti, mortacci vostra e di chi vi fa tenere le armi in libertà). Bobby esce dal locale e cerca di ricomporre la situazione, mentre dietro all’auto con il bambino una donna suona il clacson ininterrottamente. Dopo alcuni minuti Bobby finalmente le si avvicina e vi trova all’interno una signora urlante che parla di ritardi, di cene, di zii e di una bambina malata. Dal sedile del passeggero si alza improvvisamente dal buio la bambina, con movenze da zombi e con un rivolo di vomito verde che le esce dalla bocca senza soluzione di continuità. La scena è assurda ma agghiacciante. Nonostante il vento di scirocco di questa sera, la bambina col vomito mi ha davvero gelato il sangue, giuro.

A Buckhorn intanto, Gordon Cole, Albert, Tammy, lo sceriffo di Buckhorn e Hastings (il preside della scuola incriminato per la morte della bibliotecaria Ruth) si dirigono nel posto indicato dall’uomo durante l’interrogatorio (a Sycamore Street… ricordate gli alberi di sicomoro nel bosco di Twin Peaks?). Albert e Gordon vedono uno degli uomini brutti, sporchi e cattivi dietro una baracca. Gordon si avvicina alla “Zona” e vede uno strano vortice nero in cielo, all’interno del quale c’è una stanza con gli uomini neri (?!). Albert lo tira fuori da là prima che Gordon faccia la fine di Laura Palmer nel primo episodio (l’effetto-risucchio è molto simile). I due scoprono dunque il corpo senza testa di Ruth (la quale ha scritte sul braccio delle coordinate), mentre uno dei barbuti, cioè gli uomini neri, cioè i tizi sporchi, riesce a possedere Hastings fino a fargli esplodere la testa (!). Gli sbirri si riuniscono nell’ufficio dello sceriffo per cercare di dare una spiegazione a tutto ciò, Albert e Gordon affermano di aver visto uno di questi uomini e Diane addirittura aggiunge di averlo visto uscire dalla macchina dello sceriffo (il quale, così come Tammy, non ha visto assolutamente nulla). Albert mostra a Gordon le coordinate impresse sul braccio del cadavere di Ruth: Diane sembra decisamente molto interessata ai numeri e Albert lo capisce immediatamente. A Gordon Cole tra l’altro trema la mano: in Twin Peaks questo succedeva quanto il varco per la Loggia Nera si stava per aprire (ricordate tutte quelle mani tremanti al Double R, verso la fine della seconda stagione?).

Intanto nell’ufficio dello sceriffo di Twin Peaks, Truman e Hawk stanno studiando il luogo dove devono dirigersi. Attraverso Google Earth Truman non capisce un granché, ma ecco che Hawk tira fuori una mappa indiana piena di strani simboli: il vice-sceriffo comincia a parlare di un Pino Blu, del grano nero (simbolo di morte!) e del fuoco che, se associato al grano nero, si trasforma nel simbolo del Fuoco Nero (e la cosa a quanto pare non è molto incoraggiante). Neanche a dirlo, arriva la telefonata della Signora Ceppo che afferma che il suo ceppo ha paura del fuoco e che c’è il fuoco nel luogo dove Hawk è diretto. Truman, sorpreso, si sofferma ad osservare il Fuoco Nero disegnato sulla mappa.

Se in questo episodio non c’è traccia del Doppelganger, non può invece mancare il mitico Dougie Jones. Il suo capo gli dice che deve incontrare i fratelli Mitchum per consegnar loro un assegno con un risarcimento da trenta milioni di dollari (che proprio Dougie durante i suoi “compiti a casa” ha contribuito a far ottenere). I due gangster invece lo vogliono incontrare per ucciderlo. Jim Belushi tuttavia ha fatto un sogno premonitore: Doug deve avere con sé una scatola con dentro una torta di ciliegie, in questo caso non andrebbe assolutamente ucciso. L’autista porta Doug nel bel mezzo del deserto del Nevada, il nostro Cooper ha effettivamente con sé una scatola di cartone (comprata su indicazione di Mike, in una delle sue visioni della Loggia Nera). Rodney Mitchum gli punta contro una pistola e tutto ciò (scatola di cartone nel deserto + pistola puntata su un uomo disarmato) mi ha dato un vago sentore di deja-vu: forse è un omaggio a “Seven” di Fincher? I gangster non solo trovano la torta di ciliegie del sogno, ma anche l’assegno di trenta milioni che pensavano gli fosse stato negato. Insomma: Doug diventa tipo il loro nuovo migliore amico, i due fratelli lo portano fuori a mangiare la torta di ciliegie e Cooper la divora (“Damn good!”), il sapore probabilmente gli ricorda qualcosa di molto familiare…

In conclusione, tra bambini inquietanti, teste esplose all’improvviso e sogni premonitori, la puntata non è stata proprio sprecata, anche se aspettiamo ancora che Lynch ci lanci qualche bomba. Cooper/Dougie dopo 11 episodi sembra sempre lì lì per riprendersi ma invece non si sveglia mai (e probabilmente la cosa andrà avanti fino alla puntata 18, ve lo dico io). Truman e Hawk si preparano sempre più per l’entrata nella Loggia, dove in qualche modo sembrano diretti anche Gordon e Albert. Sette episodi al termine, ora è il momento di aspettarsi i veri botti da parte di una serie che, al netto di alcune scene davvero evitabili, è davvero formidabile (e che soprattutto non sembra avere tutti i punti morti delle prime due stagioni, le quali restano però imbattibili in quanto ad emozioni forti e coinvolgimento). Cosa aspettarsi dalla prossima puntata? Si tratta di David Lynch quindi… aspettiamoci di tutto!

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Twin Peaks 2017: Laura è la sola (Episodio 10)

Abbiamo talmente tanta fame di Twin Peaks che vedere sprecata così una preziosissima ora ci ha fatto un po’ soffrire. Ora mancano soltanto 8 episodi alla fine e questo di certo non ha contribuito molto all’avanzamento della trama. A parte un messaggio abbastanza criptico della Signora Ceppo e un interessante confronto tra Cole, Albert e Tammy, il resto della puntata non è stato proprio indimenticabile (beh, a parte il fatto che Dougie meriterebbe uno spin-off a parte, la scena di sesso con Naomi Watts, di cui parleremo dopo, è esilarante).

L’episodio 10 si apre con Richard Horne che arriva da Miriam, testimone oculare dell’uccisione del bambino nella puntata 6. Richard scopre che la ragazza lo ha già denunciato alla polizia e che ha appena scritto una lettera allo sceriffo per dirgli che se le succederà qualcosa la colpa sarà di Richard. Questi si introduce nella sua abitazione e la uccide brutalmente, quindi telefona a Chad, il poliziotto corrotto, per fare in modo che intercetti la lettera accusatoria prime che arrivi sulla scrivania di Truman. Nel frattempo, Carl, il custode del parcheggio di roulotte di cui avevamo già parlato nell’Episodio 6 (e visto in “Fuoco cammina con me”), sta suonando alla chitarra “Red River Valley”, ma viene interrotto da una lite furibonda tra Steven Barnett e Becky, la figlia di Shelly. L’anziano custode sbuffa, dicendo che la presenza del ragazzo è un “fottuto incubo”. Così come la madre, anche Becky deve fare i conti con un marito violento e pressoché nullafacente.

La scena si sposta a Las Vegas dove uno dei fratelli Mitchum, i mafiosi che hanno il controllo del Casinò dove Dougie aveva sbancato, viene colpito da una delle tre donne che accompagnano sempre i due fratelli. Qualche decina di secondi è dedicata al tentativo della donna di catturare una mosca, cosa che mi ha fatto pensare molto alla puntata di Breaking Bad dedicata interamente alla presenza di una mosca nel laboratorio dove lavorano Walter e Jesse. A parte ciò, i due fratelli scoprono in tv della cattura del nano assassino che aveva cercato di uccidere Doug Jones. Jim Belushi e suo fratello scoprono così che il loro “Mr. Jackpot” si chiama effettivamente Doug Jones, come gli aveva detto l’ormai ex direttore del Casinò. Dougie intanto è dal dottore con sua moglie e sembra davvero in forma smagliante: fisico asciutto, pressione perfetta, cuore e polmoni a pieno regime. Appena tornati a casa, dopo un’inquadratura sulle scarpe rosse della donna, i due fanno l’amore: sarà una delle scene più esilaranti di tutta la stagione. Inutile dire che Janey-E si ritroverà più che soddisfatta dalla prestazione di Dougie.

Torniamo a Twin Peaks: il dottor Jacoby si è ormai trasformato in Beppe Grillo, vede complotti ovunque e sembra pienamente convincere Nadine, che per la prima volta in questa stagione apre bocca per commentare quanto sia meraviglioso (il discorso o l’uomo?). Non vedo come questa linea narrativa possa tornare utile ai fini della trama, ma sicuramente da qualche parte dovrà portare (e secondo me avrà a che fare con la celebre pala che Jacoby cerca di vendere ai suoi spettatori). Stesso discorso vale per Jerry Horne, sempre più perso nei boschi, ma che secondo me avrà un ruolo interessante in futuro: scommetto un euro che si trova nei pressi del luogo in cui si aprirà il varco per la Loggia Nera, il punto segnato sul foglietto lasciato da Briggs in cui dovranno dirigersi lo sceriffo, Bobby e Hawk. Intanto quell’infame di Chad riesce a rubare la lettera destinata allo sceriffo in cui Miriam denuncia Richard. Ma occhio a Lucy: potrebbe aver capito che Chad nasconde qualcosa. Speriamo di sì.

Eccoci dunque al momento “Kubrick” di questo episodio: Richard Horne si rivela ufficialmente come il figlio di Audrey, visto che per la prima volta si rivolge a Sylvia Horne chiamandola “nonna” (fino ad oggi sapevamo il suo cognome esclusivamente grazie ai titoli di coda). Il ragazzo fa irruzione in casa della nonna e dello zio Johnny, che è vivo, contrariamente a quanto si pensava dopo lo scorso episodio, ed è legato mani e piedi ad una sedia. Richard minaccia la donna e alza le mani su di lei, costringendola a rivelargli la combinazione della cassaforte. Johnny intanto assiste impotente alla scena, mentre suo nipote rapina la nonna (in sottofondo si può ascoltare un accenno di musica classica). La scena ricorda l’irruzione violenta di “Arancia Meccanica”, in cui Alex e i suoi drughi rapinano una coppia sulle note di “Singin’ in the rain”. L’ennesima cattiveria di Richard ci dà un’ulteriore conferma del fatto che Cooper malvagio possa aver ingravidato Audrey mentre era in coma (come abbiamo sospettato dopo l’episodio 7).

Ancora Las Vegas. Anche Tom Sizemore, ovvero Anthony, cioè il collega di Doug, è al soldo di Cooper malvagio: il suo compito è di riferire ai fratelli Mitchum che Dougie ha impedito il risarcimento assicurativo della vincita effettuata dallo stesso Dougie (!) al casinò. Insomma, dovrà riferire ai due fratelli criminali che Jones si sta accanendo personalmente sui loro affari. Ovviamente la reazione non potrà che essere una: Dougie deve morire (ancora!). Ad ogni modo, criminale o no, Jim Belushi è adorabile.

Il finale si fa decisamente più interessante. Gordon Cole e Tammy scoprono Albert e il medico legale (la donna che ha effettuato l’autopsia sul corpo del maggiore Briggs) a cena insieme. Più tardi, mentre Gordon Cole sta disegnando qualcosa di molto strano (una mano che cerca di afferrare una sorta di alce), qualcuno bussa alla porta: Gordon apre e ha la visione di Laura Palmer che urla terrorizzata. In realtà è Albert, che informa Gordon del messaggio ricevuto da Diane nella scorsa puntata. La donna ha risposto al messaggio di Cooper con un piuttosto evidente: “Hanno Hastings. Ha intenzione di portarli là”. Hastings è il preside della scuola di Buckhorn, in carcere per l’omicidio della bibliotecaria Ruth. “Là” è ovviamente la cosiddetta “Zona”, il luogo dove i due amanti si erano recati e in cui avevano incontrato Briggs e gli uomini che lo hanno ucciso. Insomma, Diane, dopo l’incontro con il Doppelganger, non è più la stessa e a quanto pare ha mantenuto una sinistra relazione con il Cooper capellone. Arriva anche Tammy con delle novità: ricordate l’attico di Manhattan con quella misteriosa scatola trasparente dalla quale era comparso il mostro che aveva ucciso i due ragazzi sul divano? Da una foto risulta che Cooper malvagio è implicato in questo progetto misterioso.

Mentre Ben Horne litiga con la moglie, negandole altri soldi dopo la rapina effettuata dal nipote, e invita (finalmente) a cena la sua assistente Beverly (Ashley Judd), c’è ancora tempo per un paio di chicche lynchiane: la signora Ceppo parla al telefono con Hawk e come al solito è piuttosto ermetica. L’anziana signora afferma che lo splendore dell’elettricità sta scomparendo e si domanda cosa ci sarà nell’oscurità che le sopravviverà: “Il cerchio ora è quasi completo. Ascolta e presta attenzione al sogno del tempo e dello spazio. Adesso tutto viene a galla, scorrendo come un fiume. Quello che è e quello che non è. Laura è la sola”. Laura Palmer è la sola? La sola a fare cosa? Ad impedire che il male prenda il sopravvento? Sembra di sì, visto che nell’episodio 8 la ragazza sembra esser stata creata per combattere il male (o quantomeno per avere un ruolo cruciale in questa missione).

Intanto al Roadhouse c’è il solito finale musicale, ma con un’interessante auto-citazione: Rebekah Del Rio, la cantante latina che si esibiva al Club Silencio in “Mulholland Drive”, canta una canzone scritta insieme allo stesso Lynch, “No Stars”. Il vestito della donna inoltre richiama il pavimento della Loggia Nera. Ah, avete riconosciuto il chitarrista? È Moby!

In conclusione, possiamo trarre alcune considerazioni: Cooper malvagio, forse su indicazione di Diane, si dovrà dirigere probabilmente verso la Loggia Nera, dove sappiamo che stanno arrivando i tre migliori agenti di polizia di Twin Peaks. Su Dougie incombe una nuova minaccia di morte e la sua (ri)scoperta del sesso mi fa pensare ancora di più al fatto che sarà Audrey a trovarlo, a saltargli addosso e svegliare definitivamente il nostro Cooper (non riesco a togliermi dalla testa la battuta che Audrey fece a Cooper nella seconda stagione: “Adesso ascoltami bene agente Cooper: uno di questi giorni, prima che tu te ne accorga, io diventerò grande, diventerò una donna. Dio ti salvi quel giorno!”). Ci giochiamo un altro euro?

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Twin Peaks 2017: il ritorno di David Lynch (Episodio 1-2)

“Twin Peaks” è tornato. Sembra incredibile a pensarci, ma dopo 25 anni abbiamo nuovamente la possibilità di parlare di una nuova stagione di una delle serie più amate della storia della tv. E così sono passati 25 anni. Io ero un ragazzino allora, adesso sono più o meno un adulto. Ho meno capelli ma in compenso oggi esiste Internet e fortunatamente ho un blog sul quale poter scrivere queste righe: per la prima volta nella storia di “Una vita da Cinefilo” ci sarà, settimana dopo settimana, una recensione per ogni puntata di questo nuovo Twin Peaks. Appuntamento dunque ogni sette giorni, tra lunedì e martedì, con un’analisi sulla puntata appena uscita, con considerazioni a caldo e teorie varie ed eventuali. Mi aspetto la vostra partecipazione nei commenti, qui e su Facebook. Neanche a dirlo, tutto ciò che leggerete dopo l’immagine di Laura Palmer è assolutamente pieno di spoiler. “Let’s Rock!”.

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EPISODIO 1 e 2
L’attesa finalmente è finita. La prima cosa che viene in mente è senza dubbio questa: le prime due ore di questo nuovo show ci regalano tanto David Lynch e forse poco “Twin Peaks”, come ci si poteva in fondo aspettare. Tra le cose più belle possiamo senza dubbio festeggiare il fatto che i misteri non manchino mai: nella Loggia Nera troviamo il Gigante che annuncia a Cooper il ritorno di Laura Palmer (“è nella nostra casa ora”), prima di consegnargli un nuovo enigma: “Ricordati: 430. Richard e Linda. Due piccioni con una fava” (???). Ho amato molto la comparsa di Leland Palmer che chiede a Cooper di trovare Laura (richiesta interessantissima a mio parere, anche perché Laura è sparita dalla Loggia, risucchiata chissà dove). E poi facciamo la conoscenza del braccio di Mike (cioè il Nano delle prime due stagioni), che si è evoluto in una sorta di albero senziente e parlante. Nel mondo reale sembra interessante la storia del preside della scuola di Buckhorn, posseduto da un demone che gli fa prima uccidere una donna per poi sparire non potendo più sfruttare il suo ospite, ormai sotto la custodia della polizia (come fece Bob con Leland, per capirci). L’esperimento di New York  è un altro mistero decisamente intrigante: cosa era quella “cosa” che esce fuori dal box durante la scena di sesso (sesso e morte in Lynch e in Twin Peaks vanno di pari passo)? Inoltre, il ritorno di Laura Palmer nella Loggia Nera è piuttosto emozionante (“Salve Agente Cooper, lei può uscire adesso”), ma soprattutto: dove diavolo è finita? Ovviamente sono da apprezzare le piccole comparse dei vecchi personaggi che dal punto di vista dell’effetto nostalgia fanno bene il loro dovere (in particolare Lucy nella stazione di polizia, le ricerche di Hawk, le osservazioni sempre ermetiche della Signora Ceppo e Sarah Palmer intenta a fumare mentre guarda un sanguinoso documentario naturalistico). Le premesse sono piuttosto interessanti.

Tra le cose meno belle non posso non citare la mancanza di quell’atmosfera che aveva reso “Twin Peaks” quello che è: un mix di kitsch, grottesco e surreale, immerso in colori vividi, illuminazioni enigmatiche e cariche di ansia. Mi ha deluso molto l’uso del digitale nella Loggia Nera: sia le tende che i pavimenti sono stati ricostruiti al computer e, rispetto alla scenografia della serie originale, non essendo reali non riescono a trasmettere quella stessa sensazione di pericolo e di tangibile disagio che avevamo provato nel finale della seconda stagione. Altra grave mancanza: la colonna sonora è quasi assente, manca totalmente quel sound pressoché unico che contribuiva a creare l’atmosfera di cui sopra (a parte la canzone nel finale). Inoltre non ho molto amato il doppelganger di Cooper, giustamente spietato ma troppo appariscente: Bob sapeva essere molto più discreto. Su questo fronte mi aspetto comunque sviluppi interessanti, mi riservo dunque il giudizio su questo personaggio più avanti.

In conclusione il potenziale per una bella stagione c’è: il pilota non poteva certamente avere la carica esplosiva ed emozionale della prima puntata della prima stagione, ma ci sono molti elementi che promettono grandi cose, oltre ad alcuni momenti di grande tensione, che fanno letteralmente affondare le unghie nel divano (o sul letto, o dovunque l’abbiate vista). “Si tratta del futuro oppure si tratta del passato”? La domanda di Mike, nella Loggia Nera, non può non farci pensare a questa nuova stagione: sarà “Twin Peaks” come lo conosciamo, o qualcosa di totalmente nuovo?

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