Recensione “Ralph Spaccatutto” (“Wreck-it Ralph”, 2012)

In una sala giochi c’è un vecchio gioco che sembra non invecchiare mai, quello di Felix Aggiustatutto, in cui il protagonista ripara i danni comminati ad un palazzo signorile dall’antagonista del videogame: Ralph Spaccatutto. Il buon Ralph, stanco di essere ogni giorno della sua vita il cattivo di turno, sogna anche lui una medaglia e la gloria quotidianamente conquistate da Felix. Già, perché i personaggi dei videogiochi vivono di vita propria in quest’ultima geniale opera della Disney: una sorta di “Notte al museo” in chiave videogames, dove Ken e Ryu di Street Fighter escono a bersi una birra nel bar di Tapper, e dove uno zombi, Mr. Bison, il dinosauro di SuperMario e i fantasmi di Pacman si riuniscono in una seduta di sostegno per antagonisti anonimi, dove cerca aiuto anche Ralph.

Da questo incipit uno dei film d’animazione più geniali degli ultimi tempi: se solo la pellicola si fosse mantenuta sullo stesso ritmo e le stesse idee della prima mezzora, ci troveremmo a parlare di un capolavoro. Ciò che rimane invece è comunque un ottimo film, divertente, appassionante, con un miscuglio di videogiochi che non può che riscuotere la simpatia del pubblico, soprattutto per coloro cresciuti negli anni 80, capaci di cogliere tutte le strizzatine d’occhio lanciate dalle continue citazioni di sottofondo (come ad esempio il celebre Sonic, il riccio protagonista di un fortunato videogame della Sega, che compare nel film per qualche secondo).

“Ralph Spaccatutto”, che in Italia uscirà al cinema il 20 dicembre, sarà il film di Natale della Disney, una scelta azzeccata visto che negli Stati Uniti è in testa alle classifiche del box office. L’idea di far viaggiare un personaggio dei videogiochi in mezzo agli schermi di una moderna sala giochi è senz’altro da applaudire, così come i personaggi di contorno (su tutti la soldatessa tutta d’un pezzo, figlia di un moderno gioco di guerra in pieno stile “Call of Duty”). Un film pieno di buone intenzioni, ironia, ottimi protagonisti. Bisogna solo “inserire il gettone” e farsi trascinare dalla gigantesca simpatia di Ralph, che ci lascia con un grande insegnamento: essere sempre se stessi in fin dei conti non è così male.

pubblicato su Livecity

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Festival di Roma 2012 (Giorno 0): primi assaggi con “Ralph Spaccatutto” e Takashi Miike

L’apertura ufficiale del Festival del cinema di Roma avverrà domani, ma per la stampa è già cominciato oggi con le prime proiezioni. In sette edizioni è la prima volta che le anticipate per gli accreditati cominciano con un giorno di anticipo, e la cosa è risultata spiazzante per coloro che intendevano ritirare l’accredito oggi. Per fortuna noi siamo passati dall’Auditorium già ieri, e per questo eravamo più che preparati a questo vero e proprio “Giorno 0” .

Tante facce conosciute, tante facce belle e tante altre meno belle, ma così è la vita. Ad aprire le danze nel primo pomeriggio è stato l’attesissimo film d’animazione della Disney, “Ralph Spaccatutto”, personalmente il miglior inizio del Festival di Roma in sette anni di esperienza. Introdotto dal romantico cortometraggio “Paperman”, quello di Ralph è un film che piacerà soprattutto a nerd dei videogames e ragazzi cresciuti negli anni 80, che davanti ai videogame di una volta e le continue citazioni raccoglieranno un po’ di sana nostalgia. Una sorta di “Notte al Museo” in cui però sono i personaggi dei videogiochi a prendere vita dopo l’orario di chiusura, viaggiando in metropolitana all’interno dei cavi elettrici, passeggiando tra un videogioco e l’altro (Ken e Ryu di “Street Fighter” che dopo la lotta propongono di andare a bere al bar del mitico barman Tapper, o la riunione degli antagonisti anonimi a casa dei fantasmi di Pacman sono scene cult). Un po’ di magia in un film pieno di buoni sentimenti, nella migliore tradizione Disney. Un po’ meno magici però i sottotitoli in italiano, capaci di tradurre in “Scialla” (!!!) il “Don’t worry” pronunciato da uno dei personaggi. Ad ogni modo un film divertentissimo, addirittura perfetto nella prima mezzora, che sicuramente ha reso l’inizio del Festival più piacevole di tante altre occasioni.

In un Auditorium pieno di operai, elettricisti ed attrezzisti vari, che stanno montando tutto il montabile in vista della giornata di domani, sono già volate impressioni, voci, domande e questioni irrisolte. Ad esempio Tarantino, che Muller aveva quasi annunciato in conferenza stampa, e che ora, ad un mese di distanza, non ha ancora confermato (e a questo punto siamo certi che Muller gli avrà strappato la promessa di presentare il film a Roma, ma in data da definire, a Festival concluso). Probabilmente se ci sarà un tarantino all’Auditorium sarà un qualunque abitante della provincia pugliese, ma non il tanto atteso regista di “Django”.

Nel tardo pomeriggio è stato presentato alla stampa il primo film in concorso, “Il canone del male” di Takashi Miike, che ha allagato di sangue una Sala Lotto non troppo gremita (a proposito, una cosa Muller è riuscita a migliorarla: la comodità delle poltroncine delle sale esterne, molto più comode rispetto alle poltrone di plastica delle passate edizioni). Il film di Miike è violento al punto giusto, dopo un’oretta di elucubrazioni e parole in cui il regista stava semplicemente preparando il terreno all’esplosione di violenza dell’ultima spettacolare mezzora. Una strage in piena regola, sulle note allegre di “Mack the Knife” cantata da Ella Fitzgerald, che per quanto ci riguarda è già la canzone simbolo di questo Festival. “Il canone del male” è un film che funziona, spettacolarizza la violenza ma mai in maniera gratuita, e cambia in qualche maniera il modo di intendere il rapporto studenti-insegnante (oltre ad alcune idee geniali, come il fucile parlante, figlio della pazzia del personaggio e dei primi film di Sam Raimi).

In chiusura di serata abbiamo visto il primo dei quattro episodi dell’opera collettiva “Centro Historico”, dove spiccano le regie di Kaurismaki e di Manuel De Oliveira. È proprio l’episodio di Kaurismaki ad averci trattenuto all’Auditorium oltre l’orario previsto, la storia di un solitario oste di una taverna di Guimaraes, culla della nazione portoghese e tema portante dell’intera pellicola (che non abbiamo avuto il cuore di portare a termine nella sua completezza).

Domani sarà presentato il vero e proprio film d’apertura del Festival, “Aspettando il mare” di Bakhtiar Khudojnazarov, mentre noi aspettiamo impazienti la nuova opera di Valerie Donzelli, acclamata autrice de “La guerra è dichiarata”, che domani sera presenta alla stampa il suo ultimo film, “Main dans la main” (che già a scatola chiusa dico che vincerà un premio, così, a istinto). Se quello di oggi è stato un assaggio, il Festival del cinema di Roma promette grandi cose. Staremo a vedere.

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